Il Natale, con le sue tradizioni radicate, e il Carnevale, con la sua esplosione di colori e allegria, rappresentano due momenti fondamentali nel calendario culturale italiano. Entrambe le festività sono ricche di storia, simbologia e usanze che affondano le radici in epoche lontane, plasmando l'identità e il folclore del Paese.
La Tradizione del Presepe in Italia e nel Mondo
Origini e Prime Rappresentazioni della Natività
La Natività, fulcro del Natale cristiano, ha una storia iconografica profondissima. La prima rappresentazione nota della Natività, datata al III secolo D.C., è raffigurata nelle Catacombe di Priscilla, a Roma. Gli evangelisti Luca e Matteo sono i primi a descrivere la nascita di Gesù, e nei loro brani si trovano gli elementi della sacra rappresentazione che a partire dal Medioevo prenderà il nome latino di praesepium, ovvero recinto chiuso o mangiatoia. Luca, infatti, riporta l'umile nascita "in una mangiatoia perché non c’era per essi posto nell’albergo", l'annuncio dato ai pastori e i Magi venuti da oriente seguendo la stella per adorare il Bambino che i prodigi del cielo annunciano già re.
Il mistero di un Dio che si fa uomo è alla base della fede dei primi cristiani, i quali iniziano a rappresentarlo nelle effigi parietali del III secolo nel cimitero di S. Agnese e nelle catacombe di Pietro e Marcellino (Epifania con due Magi) e di Domitilla a Roma, dove compare l'Epifania con quattro Magi. Altre figure arricchiscono l’iconografia originale con il tempo, portando spesso significati allegorici: il bue e l’asino, aggiunti da Origene, interprete delle profezie di Abacuc e Isaia; i Magi, il cui numero di tre, fissato da S. Leone Magno, può significare le tre età dell’uomo o le tre razze in cui si divide l’umanità; gli angeli, esempi di creature superiori; i pastori, interpretabili come l’umanità in attesa di redenzione.
A partire dal IV secolo la Natività diviene uno dei temi dominanti dell’arte religiosa. In questa produzione spiccano per valore artistico la Natività e l’Adorazione dei Magi del clinico a cinque parti in avorio e pietre preziose del V secolo del Duomo di Milano e i mosaici della Cappella Palatina a Palermo, del Battistero di S. Maria a Venezia e delle Basiliche di S. Maria Maggiore e S. Maria in Trastevere a Roma. Solo dopo il XII secolo, con l’affermarsi del culto mariano per le elaborazioni teologiche di S. Tommaso e S. dall'Alto Medioevo, nelle Chiese e nelle Confraternite vennero allestiti i vari episodi della nascita di Gesù sotto forma di sacre rappresentazioni, ed è probabile che da queste si sia passati a rappresentazioni con figure scolpite.
La tradizione vuole che San Francesco “inventi” il presepe quando, nel 1223, a Greccio (oggi in provincia di Rieti, nel Lazio), ricostruisce la scena della Natività, portando davanti ad una greppia piena di fieno un bue e un asino. Niente altro che questo; non c’è la Madonna, non c’è Giuseppe. Per la verità, senza nulla togliere alla ormai consolidata fama di “primo presepio”, quello che abbiamo descritto è più simile ad una delle sacre rappresentazioni che, da tempo, si mettevano in scena intorno al tema della Natività, piuttosto che al presepio quale lo intendiamo noi. Le origini di quest’ultimo, ad essere rigorosi, vanno ricercate, più che nella leggenda francescana, nelle raffigurazioni plastiche medievali. È bene che sia chiaro un fatto: quando si costruisce un presepe non si stanno seguendo i vangeli canonici. In nessuno dei quattro libri del Nuovo Testamento, infatti, c’è traccia di capanna, grotta, bue, asino. Si trovano nei vangeli apocrifi, quelli che la Chiesa ha rifiutato, nei quali si estrapola una profezia veterotestamentaria di Isaia (che peraltro non si riferisce per niente a Cristo) nella quale compaiono le figure del bue e dell’asino.

Tipologie e Significati del Presepe
Il presepe ha oltrepassato i confini culturali, diventando una tradizione globale. Tra i presepi più particolari del mondo ci sono quelli realizzati con la sabbia e quelli sommersi sott’acqua. La natività luminosa più grande del mondo si ritiene che sia quella realizzata nella cittadina di Manarola, in Liguria.
Quando pensiamo ai presepi naturali, non vengono in mente solo natività con elementi botanici come piante grasse, fiori secchi e rami, che possono essere utilizzati per creare un paesaggio naturale che dona al presepe una bellezza senza tempo. Esistono anche soluzioni creative “green”, realizzate con materiali che saranno amatissimi anche dai bambini, come la pasta di zucchero e le cortecce di ciliegio e melograno, il legno e la cioccolata, la pasta alimentare e le matite colorate.
Quando i napoletani mettono nel presepio statuine di persone della nostra contemporaneità, hanno ragione. Non è la rievocazione della nascita di Gesù, ma è Gesù che rinasce realmente, e allora, di necessità, si imbatte nei personaggi del nostro tempo. Questo lo fa il presepe bolognese e lo fanno quelli marchigiani, pugliesi, siciliani e così via. Il presepe storico ha i suoi grandi nomi di artigiani e altri virtuosi dell’arte plastica che si applicarono a questa ricostruzione e realizzarono veri e propri capolavori artistici. Il presepe popolare, invece, constava di un numero limitato di elementi e di personaggi, ma tutti rigorosamente “direzionati” verso un centro, che era il Mistero della Divina Nascita in una grotta, dove conduceva tutto il ritmo della composizione.
Una serie di figure si rincorrono, uguali o analoghe, da un presepio all’altro e che, inconsapevolmente, mettiamo anche in quello di casa nostra. Non è casuale: si trova nel presepe napoletano (ha anche un nome, Benino), e in quelli bolognese (il Dormiglione) e siciliano (Susi Pasturi), e ha un senso importante, perché tutta la scenografia presepiale è immaginata come frutto del sogno di questo pastorello. L’attenzione, poi, posta dai compratori di “pastori” nello scegliere per i Magi dei cavalli dai colori giusti, la cura posta dagli artigiani nella colorazione delle vesti della Madonna e di San Giuseppe, rimandano all’importanza che i colori rivestono nelle varie fasi della Grande Opera su cui si incentra tutta la ricerca dell’Alchimia. Per l’apocrifo di Giacomo, con il bue si identificano gli ebrei e con l’asino i pagani destinati, gli uni e gli altri, a riconoscere l’unicità divina del Cristo.
L'interpretazione del presepe popolare napoletano è costituita dal confronto con il folclore e le leggende dei vari popoli, soprattutto con la mitologia greca e con l'Alchimia. L’immagine di un presepe povero, le cui statuine, a volte rozzamente abbozzate e dipinte, non potevano certo competere con le ricche statuette del Museo di San Martino, del Palazzo Reale di Napoli o della Reggia di Caserta. Era come se, sul presepe del Settecento, le scene, composte con un gusto di documentazione spinto fino ad un crudo verismo, si susseguissero alquanto caoticamente: lo sguardo dello spettatore si muoveva incerto fra i mille particolari, degni, uno per uno, di attenzione e di interesse, ma senza un vero centro catalizzatore. La scena che sarebbe dovuta essere la fondamentale, cioè la Natività, finiva quasi relegata in secondo piano, soffocata dalla massa di personaggi, di animali, di minuterie. Insomma, il centro di interesse nel “presepe colto” non è la nascita del Bimbo Divino, ma la variopinta vita delle strade di Napoli e dei dintorni della città: per questo il “presepe colto” ha uno straordinario valore documentaristico per la vita del tempo. Questo verismo si spinge fino a rappresentare le deformità e le malattie.

Mostre ed Esposizioni
Ogni anno, l'arte presepiale viene celebrata attraverso varie esposizioni. La tradizionale esposizione dei 100 presepi viene inaugurata l’8 dicembre sotto il colonnato a Piazza San Pietro, a Roma, ed è visitabile fino al 6 gennaio. Torna a piazza del Popolo, nelle Sale del Bramante, l’esposizione che raccoglie 183 realizzazioni da 30 Paesi, anch'essa fino al 6 gennaio. Tra i materiali usati ci sono il ferro come il plexiglas o il glitter o il materiale riciclato, fiori essiccati, conchiglie, sassi, grani di pepe e una vasta gamma di cereali, e molto altro ancora. Tutto nel rispetto della sacralità della Natività che si vuole rappresentare. Per i più piccoli, dai 4 ai 10 anni, è dedicato il laboratorio “Il presepe come gioco”, realizzato in collaborazione con l’Accademia delle Belle Arti di Roma, uno spazio dove possono divertirsi costruendo, con l’aiuto di professionisti dell’arte, un personaggio del presepe da portare a casa. La mostra internazionale è aperta tutti i giorni, festivi compresi, dalle 9.30 alle 20, fino all’Epifania. Per partecipare al laboratorio è necessaria la prenotazione allo 06.3230493.
100 Presepi in Vaticano 2021: creatività e fede a Piazza San Pietro
Le Maschere Tradizionali del Carnevale Italiano
Il Significato e le Origini del Carnevale
Il Carnevale è il periodo di festa tra l’Epifania e il digiuno quaresimale nei paesi a tradizione cattolica. Per molto tempo si è creduto che l’origine del termine Carnevale derivasse da “carne levare”, ovvero prepararsi al digiuno quaresimale. Il fatto che per 40 giorni si dovesse digiunare per fede e per prepararsi alla Pasqua doveva risultare non poco pesante per un popolo che già il “digiuno” lo faceva forzatamente tutto l’anno. Dunque, trascorrere un certo periodo prima della Quaresima spensieratamente doveva rappresentare quella valvola di sfogo per evitare che la gente, già in condizioni di povertà, potesse trovare sfogo in rivolte. Il Carnevale, infatti, è una festa allegra e divertente, in cui ci si indossa una maschera, si festeggia, per poi riversarsi festanti nelle piazze insieme ai carri.

Le Principali Maschere della Commedia dell'Arte
Le maschere italiane hanno avuto un pubblico europeo durante il periodo della Commedia dell'Arte, e alcune di esse sono diventate icone del folclore e della tradizione popolare italiana.
Arlecchino
Tradizione vuole che Arlecchino sia nato a Bergamo e che la madre, poverissima, gli abbia cucito il festoso costume con scampoli di vari colori. Secondo un’altra versione, Arlecchino sia stato al servizio di un avarissimo speziale che lo vestiva con le toppe dei propri abiti sdruciti. Gli attori che impersonavano Arlecchino, la popolare maschera lombarda, la trasformarono conservando la maschera nera e il berretto bianco, ma sostituendo all’antico abito rappezzato con un elegante costume nel quale le toppe dei tempi poveri sono vagamente ricordate da losanghe a colori alterni, ma ben disposte.

Il Dottor Balanzone
Il Dottor Balanzone è un costume tipico di Bologna; è una maschera che rappresenta un personaggio pedante e brontolone; spesso parla tanto e non conclude niente, ma è anche dotto e sapiente. In testa ha un cappello nero a larghe falde; indossa una toga lunga e nera, il panciotto e i pantaloni neri. Ha un merletto bianco sui polsi e, sul collo, un bel colletto di pizzo. Porta le calze bianche e delle scarpe nere con tanto di tacco. Ha i baffetti all’insù. Molto spesso tiene un libro sotto il braccio che completa la sua immagine.

Brighella
Brighella è una maschera tradizionale dell’Italia, che proviene dalla Lombardia, precisamente da Bergamo. Il suo personaggio era originariamente quello del servo buffo e intrigante, astuto (il nome Brighella deriva da “briga”) al punto che non si riesce mai a capire se la furberia sia un voluto abbandonarsi al gioco degli inganni e se la balordaggine non nasconda una buona dose di finezza. Vivace e insolente con le donne, chiacchierone coraggioso con i poltroni. Brighella indossa giacca e pantaloni decorati di galloni verdi; ha le scarpe nere con i pon pon verdi; il mantello è bianco con due strisce verdi, la maschera e il cappello sono neri. È un servo sempre in cerca di avventure, che normalmente inizia a litigare, ed è da questa sua caratteristica che prende il nome. Suona e canta molto bene, è un tipo spiritoso e scherzoso.
Burlamacco
Maschera ufficiale del Carnevale di Viareggio è Burlamacco, un pagliaccio che veste indumenti presi da varie maschere italiane: una tuta a scacchi bianchi e rossi, ripresa dal costume di Arlecchino, un pon pon bianco rubato dal camicione di Pierrot, una gorgiera bianca alla Capitan Spaventa, un copricapo rosso, su imitazione di quello di Rugantino, e un mantello nero, tipico di Balanzone.
Capitan Spaventa
Capitan Spaventa è una maschera tradizionale della Liguria del XVI secolo. Ha un vestito a strisce colorate, gialle e arancioni, un cappello a larghe tese abbellito con piume colorate, ricchi stivali e una spada lunghissima che trascina facendo molto rumore. Ha dei lunghi baffi ed un pizzo castano. È uno spadaccino temerario che combatte più con la lingua che con la spada, cioè parla e discute molto.
Colombina
La maschera di Colombina si trova già nelle commedie di Plauto, fra le furbe ancelle, ciniche e adulatrici, sempre pronte a suggerire alla padrona malizie e astuzie. Da antica schiava, nel ‘500 Colombina diventa la Servetta complice interessata nei sotterfugi domestici e amorosi della padrona. Il nome di Colombina compare per la prima volta nella Compagnia degli Intronati verso il 1530. Colombina è sempre l’Amorosa o la moglie di Arlecchino, assumendo i nomi di Betta, Franceschina, Diamantina, Marinetta, Violetta, Corallina o anche Arlecchina, secondo le rappresentazioni.
Farinella
Maschera tipica del Carnevale di Putignano è Farinella, simile ad un jolly, con un abito a toppe multicolori e sonagli sulle punte del cappello, delle scarpe e del colletto.
Gianduia
Gianduia indossa un tricorno e la parrucca con il codino. L’abito è di panno color marrone, bordato di rosso, con un panciotto giallo e le calze rosse. Il personaggio nasce nel ‘700, e non ha attinenza con la commedia dell’arte. Gianduia deriva dall’espressione piemontese ‘Gioan d’la douja’, che vuol dire Giovanni del boccale. Gianduja è originario di Caglianetto, in quel di Asti, ed è un galantuomo che incarna lo spirito bonario piemontese, cui piace il vino, l’allegria e di cui è proverbiale la distrazione.