I Santi Andrea Kim Taegon e Paolo Chong Hasang e i Compagni Martiri Coreani

Il 20 settembre, il Martirologio Romano celebra la memoria dei santi Andrea Kim Taegon, sacerdote, Paolo Chong Hasang e i loro compagni, martiri in Corea. In questa data, in un'unica celebrazione, si venerano tutti i centotré martiri che testimoniarono coraggiosamente la fede cristiana in un regno dove essa fu introdotta inizialmente con grande fervore da laici, e successivamente alimentata e consolidata dalla predicazione dei missionari e dalla celebrazione dei sacramenti.

Tra questi martiri spiccano il primo presbitero coreano, sant'Andrea Kim Taegon, e il catechista san Paolo Chong Hasang. Il gruppo comprende anche tre vescovi e sette sacerdoti missionari, tutti membri francesi della Società per le Missioni Estere di Parigi. Questi "atleti di Cristo", tra cui laici (coniugati e non), anziani, giovani e bambini, con il loro prezioso sangue consacrarono gli inizi della Chiesa in Corea, sottoposti al martirio tra il 1839 e il 1866.

Mappa storica della Corea con indicazione dei luoghi del martirio

Le Radici della Fede Cristiana in Corea

La narrazione della fondazione della comunità cristiana in Corea e del martirio dei suoi primi membri, tra la fine del Settecento e l'Ottocento, ha il sapore degli Atti degli Apostoli. La fede cristiana comparve in Corea agli inizi del 1600 attraverso le delegazioni che ogni anno visitavano Pechino per uno scambio culturale. Qui, i coreani vennero in contatto con la fede cristiana e riportarono in patria il libro del grande padre Matteo Ricci, "La vera dottrina di Dio". Ispirandosi a questo testo, il laico Lee Byeok, un grande pensatore, fondò una prima comunità cristiana molto attiva.

La vicenda ebbe un impulso significativo nel 1782, quando alcuni letterati incaricarono il giovane Ni-Tek-tso (o Lee-sunghoon), in viaggio verso la Cina, di assumere maggiori informazioni sulla religione cattolica, della cui esistenza avevano letto in alcuni libri. Due anni dopo, nel 1784, Ni ritornò battezzato con il nome di Pietro e a sua volta amministrò il sacramento ad altri letterati. Con il fervore degli inizi, essi svilupparono un forte movimento di proselitismo. L'azione dello Spirito, che soffia dove vuole, con l'apostolato di un generoso manipolo di laici, è alla radice della santa Chiesa di Dio in terra coreana, una comunità unica nella storia della Chiesa, fondata unicamente da laici.

L'Arrivo dei Missionari e l'Intensificarsi delle Persecuzioni

Al suo arrivo nel 1794, il sacerdote cinese Giacomo Zhu (Chu-mun-mo) trovò nel Paese circa 4000 cristiani. Questo numero andò crescendo nel corso dell'Ottocento, nonostante tre gravi persecuzioni. Purtroppo, la persecuzione si scatenò ben presto, già dal 1785, e si incrudelì sempre più. Nel 1801, l'unico sacerdote presente, Giacomo Zhu, fu ucciso. Il re Sunjo, nel 1802, emanò un editto in cui si ordinava addirittura lo sterminio dei cristiani, ritenuto l'unica soluzione per soffocare il germe di quella "follia".

Rimasti soli e senza guida spirituale, i cristiani coreani chiedevano continuamente al vescovo di Pechino e al Papa l'invio di sacerdoti. Le condizioni locali permisero ciò solo nel 1837, quando furono inviati il vescovo Lorenzo Imbert e i sacerdoti Pietro Maubant e Giacomo Chastan delle Missioni Estere di Parigi. Essi penetrarono clandestinamente in Corea e furono martirizzati due anni dopo, il 21 settembre 1839.

Un secondo tentativo, operato da Andrea Kim Taegon, riuscì a far entrare nel Paese un vescovo e un sacerdote. Da quel momento, la presenza di una gerarchia cattolica in Corea non sarebbe più mancata, nonostante l'incrudelirsi della persecuzione nel 1866. Nelle persecuzioni coreane perirono, secondo fonti locali, più di diecimila martiri. Nonostante la ferocia delle persecuzioni, la fede dei neofiti non fu soffocata, bensì suscitò una "primavera dello Spirito" a immagine della Chiesa nascente. Finalmente, nel 1882, il governo concesse la libertà religiosa.

Illustrazione storica raffigurante i primi missionari che arrivano in Corea

La Vita e il Martirio di Sant'Andrea Kim Taegon

Andrea Kim Taegon nacque nel 1821 da una nobile famiglia cristiana. Cresciuto in un ambiente profondamente ispirato ai principi cristiani, il padre, Giuseppe Kim, aveva trasformato la sua casa in una "chiesa domestica", dove affluivano cristiani e neofiti per ricevere il battesimo. A soli quindici anni, nel 1836, uno dei primi missionari francesi lo inviò a Macao per prepararlo al sacerdozio. Ritornò come diacono nel 1844 per facilitare l'ingresso del vescovo Mons. Ferréol, organizzando un'imbarcazione con marinai tutti cristiani e andandolo a prendere a Shanghai. Qui, Andrea fu ordinato sacerdote e insieme, con un viaggio avventuroso, penetrarono clandestinamente in Corea, dove operarono sempre in un clima di persecuzione.

Con la nobiltà del suo atteggiamento e la capacità di comprendere la mentalità locale, Andrea ottenne ottimi risultati nell'apostolato. Nel 1846, il vescovo Ferréol lo incaricò di far pervenire delle lettere in Europa tramite il vescovo di Pechino. Durante un incontro con barche cinesi, fu casualmente scoperto e arrestato. Subì interrogatori e spostamenti di carcere, prima con il mandarino, poi con il governatore e infine con il re, manifestando a tutti la sua fedeltà a Dio e rifiutando i tentativi di farlo apostatare, nonostante le atroci torture. Venne decapitato il 16 settembre 1846 a Sai-Nam-Hte (Seul), diventando il primo sacerdote martire della nascente Chiesa coreana.

Anche il padre di Andrea, Giuseppe Kim, fu martirizzato. Quando il figlio venne arrestato, si presentò alle autorità dichiarandosi cristiano. Fu battezzato dal figlio in carcere prima di ricevere insieme a lui la corona del martirio.

Ritratto di Sant'Andrea Kim Taegon

La Vita e il Martirio di San Paolo Chong Hasang

Paolo Chong Hasang, un eroico laico coreano, nacque nel 1795 a Mahyan. Il padre Agostino e il fratello Carlo furono martirizzati nel 1801. La sua famiglia, composta da lui, la madre Cecilia e la sorella Elisabetta, venne imprigionata e privata di ogni bene, costringendoli a rifugiarsi presso un parente. Appena possibile, Paolo si trasferì a Seul, aggregandosi alla comunità cristiana.

Spinto dall'eroismo di una fede genuina, professata nonostante i gravi pericoli, Paolo compì almeno quindici difficilissimi viaggi a piedi in Cina, a Pechino. Collaborò alacremente affinché il primo sacerdote, Giacomo Zhu, arrivasse in Corea e poi, dopo di lui, i missionari francesi: il vescovo Imbert e i sacerdoti Maubant e Chastan. Fu accolto con la madre e la sorella dal vescovo Imbert, il quale desiderava che Paolo diventasse sacerdote. Tuttavia, la persecuzione infuriava e un apostata li tradì, facendoli imprigionare. Paolo Chong Hasang venne interrogato e torturato per fargli abbandonare la religione, ma vista la sua grande fermezza, fu condannato e decapitato il 22 settembre 1839 a Seul, insieme al suo caro amico Agostino Yu Chin-gil. Anche la madre e la sorella di Paolo vennero uccise dopo alcuni mesi.

Ritratto di San Paolo Chong Hasang

I Centotré Martiri Coreani: Testimoni di Fede Incondizionata

Le persecuzioni coreane videro perire, secondo fonti locali, più di diecimila martiri. Di questi, centotré furono beatificati in due gruppi distinti nel 1925 e nel 1968, e poi canonizzati tutti insieme il 6 maggio 1984 a Seul da papa Giovanni Paolo II, in occasione del secondo centenario della fondazione della Chiesa Cattolica in Corea. Di questi centotré, dieci erano stranieri (tre vescovi e sette sacerdoti), mentre gli altri novantatré erano coreani, tra cui catechisti e fedeli laici.

Questi martiri hanno portato la loro testimonianza al Cristo crocifisso e risorto, diventando simili a Cristo in un modo molto speciale attraverso il sacrificio della propria vita. Le loro ultime parole riflettono la profondità della loro fede. Teresa Kwon, una delle prime martiri, affermò: "Dato che il Signore del cielo è il Padre di tutta l'umanità e Signore di tutto il creato, come potete chiedermi di tradirlo? Perfino in questo mondo colui che tradisce il proprio padre o la propria madre non sarà perdonato." Una generazione più tardi, il padre di Pietro Yu, Agostino Yu, dichiarò decisamente: "Ora che io ho conosciuto Dio, non mi è possibile tradirlo." Pietro Cho andò oltre, dicendo: "Supponendo anche che il proprio padre commettesse un crimine, nessuno ha il diritto di ripudiarlo e di non riconoscerlo più come il padre." E la diciassettenne Agata Yi, di fronte alla falsa notizia che i suoi genitori avessero rinnegato la fede, rispose: "Il fatto che i miei genitori abbiano tradito o meno è cosa loro. Per quanto ci riguarda, noi non possiamo tradire il Signore del cielo che abbiamo sempre servito." A queste parole, altri sei cristiani adulti si consegnarono volontariamente ai magistrati per affrontare il martirio.

La morte dei martiri è simile alla morte di Cristo sulla croce, perché, come la sua morte, così anche la loro è divenuta l'inizio di una nuova vita, il lievito della Chiesa come comunità viva di discepoli e testimoni di Gesù Cristo.

I martiri coreani

Elenco dei Santi Martiri Coreani Canonizzati (1839-1866)

Il gruppo dei 103 martiri canonizzati include:

  • Vescovi:
    • Simeone Francesco Berneux, Vicario apostolico di Corea (7 marzo 1866, Sai-Nam-Hte)
    • Antonio Daveluy, coadiutore del Vicario apostolico di Corea (30 marzo 1866, Su-Ryong)
    • Lorenzo Maria Giuseppe Imbert, Vicario apostolico di Corea (21 settembre 1839, Sai-Nam-Hte)
  • Sacerdoti:
    • Pietro Aumaître (30 marzo 1866, Su-Ryong)
    • Bernardo Luigi Beaulieu (7 marzo 1866, Sai-Nam-Hte)
    • Giacomo Onorato Chastan (21 settembre 1839, Sai-Nam-Hte)
    • Pietro Enrico Dorie (7 marzo 1866, Sai-Nam-Hte)
    • Martino Luca Huin (30 marzo 1866, Su-Ryong)
    • Andrea Kim Taegon (16 settembre 1846, Sai-Nam-Hte)
    • Pietro Filiberto Maubant (21 settembre 1839, Sai-Nam-Hte)
    • Simone Maria Giusto Ranfer de Bretenières (7 marzo 1866, Sai-Nam-Hte)
  • Catechisti:
    • Pietro Ch'oe Ch'ang-hub (29 dicembre 1839, Seul)
    • Francesco Ch'oe Kyong-hwan (12 settembre 1839, Seul)
    • Giuseppe Chang Chu-gi (30 marzo 1866, Su-Ryong)
    • Paolo Chong Ha-sang (22 settembre 1839, Seul)
    • Andrea Chong Hwa-gyong (23 gennaio 1840, Seul)
    • Marco Chong Ui-bae (11 marzo 1866, Seul)
    • Benedetta Hyon Kyong-nyon (29 dicembre 1839, Seul)
    • Carlo Hyon Song-mun (19 settembre 1846, Sai-Nam-Hte)
    • Lorenzo Han I-hyong (20 settembre 1846, Seul)
    • Pietro Hong Pyong-ju (31 gennaio 1840, Dangkogae)
    • Paolo Hong Yong-ju (1º febbraio 1840, Seul)
    • Luca Hwang Sok-tu (30 marzo 1866, Su-Ryong)
    • Antonio Kim Song-u (29 aprile 1841, Tangkogae)
    • Damiano Nam Myong-hyok (27 maggio 1839, Seul)
    • Pietro Nam Kyong-mun (20 settembre 1846, Seul)
    • Agostino Pak Chong-won (31 gennaio 1840, Dangkogae)
    • Pietro Son Son-ji (13 dicembre 1866, Tiyen-Tiyon)
    • Agostino Yu Chin-gil (22 settembre 1839, Seul)
    • Giuseppe Cho Yun-ho (23 dicembre 1866, Tiyen-Tiyon)
    • Giovanni Battista Yi Kwang-hon (27 maggio 1839, Seul)
    • Giovanni Pak Hu-Jae (20 luglio 1839, Seul)
    • Pietro Kwon Tu-gin (27 maggio 1839, Seul)
    • Pietro Ch'oe Hyong (9 marzo 1866, Nei-Ko-Ri)
    • Giuseppe Han Won-so (13 dicembre 1866, Tiyen-Tiyon)
    • Pietro Chong Won-ji (13 dicembre 1866, Tiyen-Tiyon)
  • Laici, Vergini, Vedove, Coniugati e Adolescenti:
    • Pietro Yi Ho-yong (27 maggio 1839)
    • Protasio Chong Kuk-bo (27 maggio 1839)
    • Maddalena Kim Ob-i (27 maggio 1839)
    • Anna Pak A-gi (27 maggio 1839)
    • Agata Yi So-sa (27 maggio 1839)
    • Agata Kim A-gi (27 maggio 1839)
    • Agostino Yi Kwang-hon (27 maggio 1839)
    • Barbara Han A-gi (27 maggio 1839)
    • Lucia Pak Hui-sun (27 maggio 1839)
    • Giuseppe Chang Song-jib (27 maggio 1839)
    • Barbara Kim (27 maggio 1839)
    • Barbara Yi (27 maggio 1839)
    • Rosa Kim No-sa (27 maggio 1839)
    • Marta Kim Song-im (27 maggio 1839)
    • Teresa Yi Mae-im (27 maggio 1839)
    • Anna Kim Chang-gum (27 maggio 1839)
    • Maddalena Yi Yong-hui (27 maggio 1839)
    • Lucia Kim Nu-sia (27 maggio 1839)
    • Maria Won Kwi-im (20 luglio 1839)
    • Maria Pak K'un-agi (20 luglio 1839)
    • Barbara Kwon Hui (20 luglio 1839)
    • Giovanni Pak Hu-Jae (20 luglio 1839)
    • Barbara Yi Chong-Hui (20 luglio 1839)
    • Maria Yi Yon-Hui (20 luglio 1839)
    • Agnese Kim Hyo-Ch'u (3 settembre 1839, Seul)
    • Maddalena Ho Kye-Im (22 settembre 1839, Seul)
    • Sebastiano Nam I-Gwan (22 settembre 1839, Seul)
    • Giulitta Kim (22 settembre 1839, Seul)
    • Agata Chon Kyong-Hyob (22 settembre 1839, Seul)
    • Carlo Cho Shin Ch'ol (22 settembre 1839, Seul)
    • Ignazio Kim Che-Jun (22 settembre 1839, Seul)
    • Maddalena Pak Pong-Son (26 settembre 1839, Seul)
    • Perpetua Hong Kum-Ju (26 settembre 1839, Seul)
    • Colomba Kim Hyo-im (26 settembre 1839, Seul)
    • Lucia Kim (settembre 1839, Seul)
    • Caterina Yi (settembre 1839, Seul)
    • Maddalena Cho (settembre 1839, Seul)
    • Pietro Yu Tae-Ch'ol (21 ottobre 1839, Seul)
    • Cecilia Yu So-sa (23 novembre 1839, Seul)
    • Barbara Cho Chung-i (29 dicembre 1839, Seul)
    • Maddalena Han Yong-i (29 dicembre 1839, Seul)
    • Elisabetta Chong Chong-hye (29 dicembre 1839, Seul)
    • Barbara Ko Sun-i (29 dicembre 1839, Seul)
    • Maddalena Yi Yong-dok (29 dicembre 1839, Seul)
    • Teresa Kim (9 gennaio 1840, Seul)
    • Agata Yi (9 gennaio 1840, Seul)
    • Stefano Min Kuk-ka (20 gennaio 1840, Seul)
    • Paolo Ho Hyob (30 gennaio 1840, Seul)
    • Maddalena Son So-byok (31 gennaio 1840, Dangkogae)
    • Agata Yi Kyong-i (31 gennaio 1840, Dangkogae)
    • Maria Yi In-dok (31 gennaio 1840, Dangkogae)
    • Agata Kwon Chin-i (31 gennaio 1840, Dangkogae)
    • Giovanni Yi Mun-u (1º febbraio 1840, Seul)
    • Barbara Ch'oe Yong-i (1º febbraio 1840, Seul)
    • Pietro Yu Chong-Nyul (17 febbraio 1866, Pyongyang)
    • Giovanni Battista Nam Chong-Sam (7 marzo 1866, Seul)
    • Giovanni Battista Chon Chang-Un (9 marzo 1866, Nei-Ko-Ri)
    • Alessio U Se-yong (11 marzo 1866, Seul)
    • Tommaso Son Cha-Son (30 marzo 1866, Su-Ryong)
    • Bartolomeo Chong Mun-ho (13 dicembre 1866, Tiyen-Tiyon)
    • Pietro Cho Hwa-so (13 dicembre 1866, Tiyen-Tiyon)
    • Pietro Son Son-j (13 dicembre 1866, Tiyen-Tiyon)
    • Pietro Yi Myong-so (13 dicembre 1866, Tiyen-Tiyon)
    • Giovanni Yi Yun-il (21 gennaio 1867, Taegu)
    • Susanna U Sur-im (20 settembre 1846, Seul)
    • Giuseppe Im Ch'i-p'ek (20 settembre 1846, Seul)
    • Teresa Kim Im-i (20 settembre 1846, Seul)
    • Agata Yi Kan-nan (20 settembre 1846, Seul)
    • Caterina Chong Ch'or-yom (20 settembre 1846, Seul)

L'Eredità Spirituale e la Chiesa Coreana Oggi

L'impronta apostolica di questa comunità dell'Estremo Oriente fu resa, con linguaggio semplice ed efficace ispirato alla parabola del buon seminatore, dal presbitero Andrea alla vigilia del martirio. Nel suo viaggio pastorale in quella terra lontana, Papa Giovanni Paolo II, il 6 maggio 1984, iscrisse i martiri coreani nel calendario dei santi. La loro memoria si celebra nella data odierna perché un gruppo di essi subì il martirio in questo mese, alcuni il 20 e il 21 settembre.

San Giovanni Paolo II, il 16 maggio 1984, al ritorno dal suo viaggio apostolico, sottolineò come la Chiesa in Corea, "crescendo sul terreno reso così profondamente fertile dal sangue dei martiri", avesse avuto un grande sviluppo. All'epoca contava circa 1.600.000 fedeli, e "questo sviluppo continua". Papa Francesco, in un'udienza, ha definito Sant'Andrea Kim Taegon come "una testimonianza eloquente dello zelo per la proclamazione del Vangelo," sottolineando che prima dell'arrivo dei sacerdoti, "erano i laici ad evangelizzare la Corea."

La splendida fioritura della Chiesa di oggi in Corea è realmente frutto della testimonianza eroica dei martiri. Questa Chiesa, così giovane e già così forte nella sua fede, ha resistito a diverse ondate di feroci persecuzioni, arrivando a vantare decine di migliaia di martiri in meno di un secolo. Questa nuova vita non si è manifestata unicamente in coloro che hanno patito la morte di Cristo, ma si è estesa ad altri. La Chiesa in Corea desidera ringraziare nel modo più solenne la Santissima Trinità per il dono della redenzione.

Inoltre, altri 124 martiri coreani furono beatificati da papa Francesco il 16 agosto 2014, riconoscendo ulteriormente la profonda eredità di fede e sacrificio di questa nazione.

Pratica e Preghiera

PRATICA: Meditiamo sulla sofferenza dei Santi martiri coreani, per riscoprire la profondità dell'amore senza limiti di chi dona tutto se stesso, uniformandosi alla passione di Cristo.

PREGHIERA: Signore, mandaci i Tuoi doni, affinché anche la nostra vita sia pura e senza compromessi, per poter testimoniare il nostro amore per Te e lottare, insieme con i nostri fratelli di tutte le religioni e di tutte le razze, per l'unità, la libertà, la pace su questa nostra Terra, imbevuta del sangue di tanti Tuoi santi martiri e godere in cielo la luce della Tua gloria. Amen.

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