Pregare con Isaia: Guida Spirituale e Profezie di Salvezza

Chi era il Profeta Isaia?

Il nome Isaia in ebraico, "Yeshaia", significa salvezza di Dio o Dio è salvezza, un significato che riflette profondamente il suo messaggio profetico. I profeti erano uomini giusti e santi che Dio sceglieva per ricordare al popolo il suo patto di alleanza. Essi prendevano le difese dei deboli, predicavano la conversione e invitavano il popolo ad avere fiducia in Dio. Uno di questi profeti fu Isaia, che visse a Gerusalemme negli anni dal 750 al 700 circa prima della nascita di Gesù, nascendo intorno al 765 a.C.

Le sue profezie da sempre accompagnano la vita dei credenti e sono guida all’incontro con il Signore, specialmente nel periodo di Avvento. Esse custodiscono l’eco della grande Speranza che ha confortato il popolo d'Israele durante i secoli duri e decisivi della sua storia, in particolare durante l’esilio. Per mezzo di lui Dio preannunziò la venuta del Salvatore, il figlio della Vergine Maria.

La Chiamata Divina e la Missione Profetica

La vita di Isaia fu segnata all’età di venticinque anni da una visione: mentre si trovava nel tempio, Dio gli apparve circondato da sei serafini che ne cantavano le lodi. Sentendosi impuro e indegno di prender parte a quella lode, uno dei sei angeli prese l’iniziativa e con una brace ardente gli toccò le labbra, dicendogli: «Il tuo peccato è espiato». A quel punto Dio prese la parola: «Chi manderò e chi andrà per noi?». Isaia, sentitosi reso degno, non poté più sottrarsi all’appello e rispose: «Eccomi, manda me» (Is 6). Da questo momento ebbe inizio una delle più incredibili vicende bibliche, che diede vita al più lungo dei libri profetici della Scrittura.

Visione di Isaia nel Tempio con i serafini e la brace ardente

Le profezie di Isaia iniziano nel 740 a.C. circa, sotto il regno di Ozia, estendendosi per circa 44 anni, durante i regni di Giatan, Acaz, Ezechia e, infine, Manasse. In questo periodo, il benessere e la ricchezza avevano da tempo corrotto i costumi del popolo, che adorava l’opera delle proprie mani e si dimenticava del Signore. Intanto, eserciti stranieri invadevano la terra di Giudea, bruciavano le città e devastavano le campagne. Dio chiamò Isaia ad essere profeta in mezzo al popolo e gli disse: «Va’ e riferisci a questa gente le mie parole. Anche se moltiplicate le preghiere io non vi ascolto. Le vostre mani grondano sangue. Purificatevi, togliete il male dalle vostre azioni. Imparate a fare bene, ricercate la giustizia, soccorrete l’oppresso. Su, venite, dice il Signore, e discutiamo: anche se i vostri peccati fossero come scarlatto diventeranno bianchi come neve».

Il profeta spesso si oppose alle alleanze umane, esortando gli uomini a non cercare aiuto tra loro, ma a rivolgersi soltanto a Dio. Un esempio è quando Ezechia si alleò con gli Egiziani contro gli Assiri; Isaia profetizzò la distruzione del regno. L'insuccesso fu spesso la cifra della sua missione, ma il suo ricco linguaggio espresse sempre ciò che gli stava a cuore. L’espressione "Santo d’Israele" è una caratteristica della sua teologia, rivelando un amore di Dio per il popolo eletto che, tuttavia, non esclude la visione dell’intera umanità.

Il Libro di Isaia: Una Maestosa Opera Profetica

Il libro di Isaia è diviso in 66 capitoli in cui si parla della venuta del Liberatore, descrivendone la nascita e le opere, fino alla Passione e alla morte. È il libro profetico più citato, sia esplicitamente che implicitamente, nel Nuovo Testamento. Tuttavia, non è opera di un’unica persona, un fenomeno assai frequente nell’Antico Testamento. Sembra che il circolo dei suoi discepoli fosse costituito anche dalla sua famiglia, dai figli che associò al suo ministero e dalla moglie. Alcuni studiosi parlano di una vera e propria “scuola di Isaia”.

Proto-Isaia (Capitoli 1-39)

Al profeta storico Isaia si attribuiscono i primi 39 capitoli del libro. Egli profetizzò per almeno quarant’anni, iniziando sotto il lungo regno di Ozia (o Azaria) in Giuda, periodo in cui il lusso sfrenato cresceva inversamente all’oppressione dei poveri, una situazione che Isaia non poté non stigmatizzare. Fu con il re Acaz e la sua condotta filo-assira che il profeta entrò prepotentemente sulla scena politica.

Deutero-Isaia (Capitoli 40-55)

Il capitolo 40 segna uno spartiacque: il lettore è catapultato dall’VIII secolo a.C. al VI, in pieno esilio babilonese. L’Assiria è sostituita dalla Babilonia. Qui subentra il Deutero-Isaia, attivo tra il 550 e il 539 a.C., che annuncia l’imminente liberazione degli Ebrei esiliati in Mesopotamia. Questo ritorno in patria è vissuto come un nuovo esodo, ancora più grande dell’antico. Una caratteristica di questo Isaia è l’ampio uso del termine «servo», che nella maggior parte dei casi è identificato con il popolo d’Israele, ma nel Nuovo Testamento viene letto come riferimento alla persona e all’opera di Gesù. Il Dio tratteggiato dal Deutero-Isaia ha il volto dell’Eterno, dell’Onnipotente, Giudice, Salvatore, Creatore, Santo e Giusto, la cui giustizia (menzionata ventotto volte) coincide con la salvezza che offre.

Trito-Isaia (Capitoli 56-66)

Il terzo autore, o Trito-Isaia (per alcuni un gruppo di autori), si colloca tra il 537 e il 520 a.C. Si trova di fronte a diversi interlocutori: gli Ebrei ritornati dall’esilio, quelli rimasti in patria, gli stranieri e quelli rimasti nella diaspora. A partire da queste quattro categorie, Isaia intende ricostruire un popolo santo e unito, che non disgiunga la morale dalla religione.

Il Messaggio di Isaia sulla Preghiera

Il compito dei profeti, oltre a predicare, era anche quello di pregare. Il profeta Isaia si dedicò fedelmente a questo ufficio, promettendo di non tacere mai sul trono della grazia finché non avesse prevalso presso Dio per le misericordie promesse. Questo impegno riflette il dovere dei ministri di Cristo, che devono lavorare frequentemente sia nella preghiera che nel ministero della parola.

Il popolo professante di Dio deve essere un popolo che prega, con uno spirito pubblico nella preghiera, che lotta con Dio e non si stanca di farlo. Dio, lungi dall'essere dispiaciuto della nostra insistente importunità, la invita e la incoraggia, ordinandoci di fare pressanti richieste al trono della grazia e di non dargli riposo. Il benessere pubblico e la prosperità della Gerusalemme di Dio sono ciò per cui dovremmo essere più assidui nella preghiera. Dobbiamo perseverare nelle nostre preghiere per la misericordia verso la chiesa fino a quando la misericordia non arrivi. È un buon segno che Dio si sta muovendo verso un popolo con vie di misericordia quando riversa su di esso uno spirito di preghiera e lo incita ad essere fervente e costante nelle sue intercessioni.

L'Essenza della Vera Preghiera

Molti considerano la preghiera lo strumento per chiedere aiuto a Dio, e la libertà di chiedere aiuto a Dio è un privilegio. Le nostre preghiere dovrebbero iniziare concentrando su chi è Dio, esprimendo i nostri cuori in fedeltà e verità, riconoscendo che l'Eterno è il SUO Dio. Dobbiamo pregare con preghiere di adorazione e ringraziamento. Come la visione di Dio seduto sul suo trono, in Isaia 6, ci ricorda che possiamo venire a Dio con i nostri peccati, avendo purificazione per mezzo del sacrificio di Gesù Cristo. La nostra preghiera, iniziando con la lode, ci aiuta in tutto il resto della nostra preghiera, traboccando di lode per Dio, proprio come Isaia esalta e celebra l'Eterno.

La Sovranità di Dio e la Fede nella Preghiera

La preghiera non dovrebbe essere generica, ma formulata con fedeltà e verità, riconoscendo l'assoluta sovranità di Dio. Dio fa tutto ciò che decide e dichiara di fare, e questa consapevolezza fortifica la nostra fede, facendoci capire che Egli manterrà le sue promesse. Dobbiamo ringraziare per la Sua cura perfetta e per Cristo come sacrificio propiziatorio e intercessore alla destra del Padre, così come per lo Spirito Santo che ci guida e insegna. Questo include anche il ringraziare per benedizioni specifiche, come il privilegio di avere una chiesa in cui crescere o per una persona cara credente, e per la Bibbia come guida personale.

Profezie di Isaia: La Sofferenza e Nascita di Gesù

Le Profezie di Speranza e Salvezza

Le profezie di Isaia offrono un vasto panorama di speranza, dalla venuta del Messia alla restaurazione eterna.

Il Segno dell'Emmanuele

In un momento di grande crisi per Gerusalemme, quando i re di Aram e del regno settentrionale di Israele si unirono per attaccare la città, il Signore disse a Isaia di andare incontro al re Acaz e di rassicurarlo: «Stai tranquillo e non temere i tuoi assalitori. Confida nella forza e nell’aiuto del tuo Dio». Ma Acaz non ebbe fiducia. Allora Isaia pronunciò una delle profezie più significative: «Ascoltate, casa di Davide. Non siete contenti di stancare la pazienza degli uomini, perché ora vogliate stancare anche quella del mio Dio? Pertanto il Signore vi darà un segno. la Vergine concepirà e darà alla luce un figlio che chiamerà Emmanuele».

La Gioia della Salvezza Eterna

Isaia annuncia grandi cose che Dio farà per la Sua chiesa, rendendola onorevole e preziosa ai Suoi occhi. Essa sarà chiamata con un nome nuovo, un nome piacevole, nominato dalla bocca del Signore. Dio la chiamerà la Sua corona di gloria e la Sua sposa, "Hephzi-bah" (il mio diletto è in lei) e "Beulah" (sposata), in contrasto con la sua passata condizione di "abbandonata" e "desolata".

Il profeta rivela che l'Eterno preparerà per tutti i popoli un banchetto di cibi succulenti, di vini vecchi e raffinati (Isaia 25:6-8). Questa promessa è per persone di tutte le nazioni, una festa di migliori cibi e vini, sempre nella presenza di Dio. La gloria di Dio sarà visibile in tutta la terra, togliendo il velo che la copre. Dio distruggerà la morte per sempre, una vittoria che sarà totale al ritorno di Cristo, e asciugherà ogni lacrima per sempre. La nostra salvezza è desiderare di vedere Cristo, e non saremo delusi, poiché Egli supererà ogni aspettativa, soddisfacendo pienamente il nostro cuore. Allora diremo: «Ecco il nostro Dio! In lui abbiamo sperato, perché ci salverà. Questi è il Signore, in lui abbiamo sperato; esultiamo e rallegriamoci nella sua salvezza!».

Il Giudizio e la Giustizia di Dio

Isaia profetizzò anche la distruzione dei malvagi e dei nemici del popolo di Dio, come Moab. Il Signore punirà ogni malvagità e disubbidienza. Verrà nella sua gloria per salvare i suoi e per giudicare il mondo. Ogni empietà, piccola e grande, sarà punita. Questo dovrebbe cambiare il modo in cui preghiamo, spingendoci a portare suppliche al Signore riconoscendo le sue grandi opere.

Il Vero Digiuno Secondo Isaia 58: Un Atto di Vera Devozione

I Giudei avevano l’impressione che il Signore non riconoscesse il loro digiuno. Tramite Isaia, il Signore insegnò loro il giusto modo di digiunare. Il Signore ha stabilito la legge del digiuno e le offerte di digiuno per benedire il Suo popolo e per fornire loro un modo per servire chi è nel bisogno. Il digiuno può essere fatto in qualsiasi momento, sebbene di norma i membri osservino la prima domenica del mese come giorno di digiuno. Un’offerta di digiuno è una donazione volta ad aiutare chi è nel bisogno, e i membri sono invitati a versare un’offerta equivalente almeno al valore dei pasti non consumati, incoraggiati ad essere generosi.

Infografica: I benefici e gli scopi del digiuno secondo Isaia 58

Il Signore comandò a Isaia di dichiarare con audacia i peccati del casato d’Israele, poiché il loro digiuno era una mera formalità esteriore, non accompagnata da un cambiamento del cuore. Il “sacco” (versetto 5) si riferisce a un materiale grezzo che le persone indossavano anticamente come simbolo della loro umiltà o del loro dolore. Il Signore, tuttavia, vuole che digiuniamo in modo diverso. Isaia 58:6-12 descrive gli scopi del digiuno e le benedizioni che il Signore promette a coloro che digiunano come Lui vuole. In particolare, Isaia 58:6-7, un passo di Padronanza dottrinale, illustra "Le benedizioni di un digiuno appropriato". Il Salvatore stesso digiunò prima di iniziare il Suo ministero terreno (Matteo 4:1-2), non per essere tentato dal diavolo, ma, come suggerisce la Traduzione di Joseph Smith, “per stare con Dio”.

L'Eredità di Isaia: Ascolto, Fede e Vigilanza

Il profeta Isaia, dopo la chiamata a tenere desta la promessa del nostro Dio, coltivò nel cuore la missione affidatagli e non si arrese mai. Era il profeta della calma interiore, convinto che anche ciò che sembra assurdo è parte del cammino che il nostro Dio compie per condurci alla libertà e alla giustizia. Anche oggi, in tempi di smarrimento e sfiducia, Isaia invita all'ascolto profondo della Parola del Signore:

«Ascolta. Ascolta.
Lascia che la parola del Signore prenda dimora nel tuo cuore e nella tua mente, come il seme entra nella terra. Ascolta. Ascolta.
Consenti al tempo di far germogliare il seme, lascia che la scintilla accenda il fuoco. Lascia che il silenzio si animi di una commozione.
Ascolta. Ascolta.
Non permettere al malumore di diventare una obiezione. Non permettere alla presunzione di diventare indifferenza e disprezzo per chi parla nel nome del Signore. Non permettere alla rassegnazione di diventare ottusità.
Ascolta. Ascolta» [1]

Ricordate le promesse di Jahvè: attendete con fiducia e vigilanza, scorgendo i segni della sua azione. Questi segni sono piccoli e si trovano nella logica delle possibilità nascoste. Isaia ci parla di libertà, di germogli, di virgulti… e di bambini che sono il rovescio della storia, dove la Parola di Dio ci fa entrare nel confronto tra forza e debolezza.

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