La Sabina è una regione fisico-storica situata nell'Italia centrale, estesa sulla sinistra del basso corso del Tevere a monte di Roma. Rientra totalmente nel compartimento del Lazio e comprende una sessantina di Comuni, per la massima parte nella provincia di Rieti (Alta Sabina) e per il resto (Bassa Sabina) in quella di Roma. Sebbene il nome "Sabina" sia uno dei più antichi nomi regionali d'Italia, e uno di quelli mantenutisi più vivi nell'uso, il suo significato e la sua estensione sono variati nel tempo. Questa regione è stata sempre ben distinta dalle aree circostanti, anche in periodi in cui amministrativamente non aveva un significato territoriale specifico.

Dalle Origini all'Età Romana
Anticamente, la Sabina era abitata dal popolo dei Sabini, da cui prende il nome. I Sabini erano una popolazione preromana indoeuropea di ceppo osco-umbro, discendente dallo stesso gruppo etnico dei Sanniti, stabilitisi nell'Italia centromeridionale. L'origine della Sabina vera e propria è da collegarsi ai Sabini, presumibilmente nati dalla migrazione in queste terre da parte di un gruppo di Umbri. Sebbene la prima antichissima occupazione del territorio sia stata attribuita al popolo degli Aborigeni, grazie a reperti storici e testimonianze letterarie, i Sabini sono i fondatori riconosciuti. I riferimenti nella tradizione storica alla partecipazione sabina alla fondazione di Roma sono numerosi, inclusi eventi come il ratto delle Sabine e la guerra con Tito Tazio, e si ritiene che Numa Pompilio avesse origini sabine.
La Conquista Romana e l'Integrazione
Nel 290 a.C., Manio Curio Dentato conquistò tutto il territorio sabino. Inizialmente, la popolazione fu ridotta a cives sine suffragio, ma in seguito, nel 268 a.C., gli abitanti ottennero la cittadinanza romana completa. Dopo la vittoria di Sentino (295 a.C.), i Romani annessero il territorio dei Sabini, conferendo agli abitanti la cittadinanza piena con diritto di suffragio. Scavi condotti nella Sabina tiberina documentano, per il periodo orientalizzante e arcaico (VII-VI sec. a.C.), una cultura materiale che presenta contatti con l'ambiente falisco-capenate ed etrusco e affinità con quello medio-adriatico e piceno. Questi dati restituiscono l'immagine di un'organizzazione sociale complessa, dominata da un'aristocrazia guerriera e caratterizzata dalla precoce affermazione di fenomeni di alfabetizzazione e urbanizzazione. Più povero è il quadro per la Sabina interna.
In età romana, fiorirono centri importanti come Reate (Rieti), Nursia (Norcia), Amiternum (Amiterno), Trebula Mutuesca (Monteleone Sabino), Eretum (Ereto) e Cures (Curi). A seguito del forte terremoto del 174 a.C., il sorgere di numerose ville romane (denominate villae rusticae) nella Sabina testimonia un cambiamento nella riorganizzazione del territorio e dell’agricoltura. Sotto Augusto, la Sabina venne a far parte della IV regione e, dopo Costantino, fu incorporata nella Tuscia.
Il Periodo Medievale e l'Influenza Ecclesiastica
In età longobarda, la Sabina venne divisa tra i ducati di Roma e Spoleto. Dopo l'ordinamento dell'Italia in ducati, buona parte della Sabina fu incorporata al ducato di Spoleto e una parte al ducato romano; quest'ultima fu detta, più tardi, Patrimonio di Sabina.
La Diffusione del Cristianesimo e l'Abbazia di Farfa
Intorno al II secolo d.C., il propagarsi del cristianesimo fu marcato da una serie di segni importanti. Nel territorio di Torri in Sabina, tra le rovine dell’antico municipio romano di Forum Novum, si ritrovano catacombe, chiese e cappelle. Di particolare interesse è anche la cattedrale edificata nelle vicinanze del Forum, risalente allo stesso periodo di costruzione. Notevole è il ciclo pittorico realizzato che scandisce i muri laterali: sulla parte destra sono raffigurate scene dell’Antico Testamento, alcune delle quali oggi quasi illeggibili; sulla parete sinistra sono invece rappresentati momenti del Nuovo Testamento.
Si deve al duca di Spoleto Faroaldo la ricostruzione della celebre Abbazia di Farfa, che era stata antecedentemente distrutta dai barbari. L'abbazia attraversò un fulgido periodo storico sotto l’abate Ugo I°, protetta dai Carolingi, in primis da Carlo Magno. Grazie all’opera dei monaci seguaci della regola di San Benedetto, intorno all’abbazia si sviluppò un borgo attivo di artigiani e di contadini, che vendevano i loro prodotti nelle fiere romane. Tuttavia, nel IX secolo l'Abbazia di Farfa fu nuovamente invasa e distrutta, nonostante avesse raggiunto l'apice della sua potenza e espansione, e durante il XII secolo subì un declino del suo potere.
Nel IX secolo, gli abitanti della Sabina, per sottrarsi alle scorrerie dei Saraceni, costruirono i tipici castelli intorno ai quali sorsero poi i centri della regione. È dell'VIII e dei primi del IX secolo la distruzione di Eretum, Fidenae, Gabii, Antemnae e Cures; rimase in piedi Nomentum che alla fine del X secolo riunì il suo vescovado a quello di Forum Novum, mentre il vescovado di Cures fin dal 593 era stato riunito a Nomentum.

La Sabina sotto la Giurisdizione Pontificia
Dopo un periodo di diretta giurisdizione della Chiesa, la Sabina passò sotto la signoria dei comites, con predominio prima della famiglia dei Crescenzi, poi dei Savelli, degli Orsini e dei Colonna. Tuttavia, Paolo V poté restituire la regione sotto il dominio diretto della Sede Apostolica, affidandone il governo a un rettore con sede a Collevecchio. Il rettorato si mantenne fino al 1800.
Sotto la dominazione francese, la Sabina fu assegnata al dipartimento di Roma con Rieti capoluogo. Il 6 luglio 1816, con un motu proprio di Pio VII, la Sabina fu ricreata come provincia con sede del delegato apostolico a Rieti e due governi distrettuali a Rieti e Poggio Mirteto. Dopo il ristabilimento del governo pontificio, Pio VII nominò un governatore provvisorio della Sabina. Successivamente, la Sabina fu unita alla provincia umbra nel 1861.
Caratteristiche Geografiche e Morfologiche
La Sabina antica, con una superficie di circa 1600 km², è in assoluta prevalenza montuosa, ma non molto elevata (massima altitudine, Monte Navegna, nei Monti Carseolani, 1508 m). Il gruppo centrale è costituito dai Monti Sabini, formati essenzialmente da calcari marnosi, parte della fascia più occidentale dell'Appennino Abruzzese, estesa tra le valli del Turano e del Velino a est e quella del Tevere a ovest. Non molto elevati (massima altitudine, Monte Pizzuto, 1287 m), i Monti Sabini hanno peraltro forme aspre, dovute soprattutto alle profonde incisioni provocate dall'erosione torrentizia. I Monti Reatini, che chiudono la conca ad est, culminano nel Monte Terminillo (2213 m), frequentato per gli sport invernali. A ponente dei Monti Sabini e a settentrione dei Lucretili e dei Cornicolani si estende una plaga collinosa, solcata da fossi e torrenti affluenti di sinistra del Tevere (Fosso dell'Aja, torrente Galantina, F. Farfa, Fosso Corese ecc.).
Tutto il territorio sabino rientra nel bacino idrografico del Tevere, abbondando di acque sia superficiali che sotterranee. Le condizioni geologiche, morfologiche e climatiche conferiscono ai corsi d'acqua un carattere fortemente torrentizio: anche i fiumi maggiori, quali il Velino e i suoi affluenti Salto e Turano, hanno piene rovinose. La costituzione calcarea predominante è all'origine di una certa diffusione dei fenomeni carsici (cavità sotterranee, doline) e della presenza di grosse sorgenti, come quella di Santa Susanna (5 mc d'acqua al secondo), che sgorga presso Rivodutri.
Il clima della Sabina, nel complesso, non differisce molto da quello delle altre regioni montuose dell'Appennino centrale, ma presenta notevoli differenze tra una parte e l'altra a causa della varia esposizione e delle condizioni altimetriche. La Sabina occidentale, collinosa e più esposta all'azione mitigatrice del mare, ha un clima più dolce rispetto alla Sabina orientale, più elevata e montuosa, dove sono maggiori le escursioni annue e diurne e più abbondanti le precipitazioni.
Demografia e Insediamento
L'andamento demografico della Sabina ha mostrato una crescita costante nel corso dei secoli. Nel censimento del 1701 la popolazione della Sabina risultò di 61.704 abitanti, saliti a 65.476 nel 1742, a 65.734 nel 1816, a 83.531 nel 1853, a 96.563 nel 1871, a 117.394 nel 1901 e a 135.466 nel 1931. L'aumento, lieve fino alla metà del XIX secolo, divenne più marcato successivamente.
La densità della popolazione, pari a 79 abitanti per km² nel 1931, è considerata mediocre. Le zone più densamente popolate sono la conca di Rieti e la Sabina di nord-ovest, a causa della maggiore fertilità del suolo e delle condizioni topografiche e climatiche più favorevoli. La popolazione si addensa particolarmente tra i 200 e i 600 metri di altitudine (in questa zona altimetrica, che occupa il 39% della superficie totale, vive il 66% degli abitanti). Qui, sulla sommità di colline, di poggi e di contrafforti, sorse, per ragioni di difesa contro le incursioni e le acque, la maggior parte dei centri, tutti di antichissima origine. La popolazione sparsa è circa un terzo del totale e rappresenta percentuali più forti là dove le condizioni agricole sono migliori, in rapporto diretto con l'estensione delle colture (alta Sabina e Sabina di nord-ovest).
I centri sabini sono per la maggior parte piccoli, compatti, con le case separate da stradicciole strette, mal selciate, tortuose e ripide. Le case sono costruite generalmente con grosse pietre calcaree cementate e hanno spesso la scala esterna, che dà su una specie di veranda.
Alla Scoperta del Lazio ( I Borghi d'Autore) | Documentario | In Italiano
Economia e Vie di Comunicazione
La Sabina è una regione essenzialmente agricola, con il 96% della sua superficie produttivo. Di questa superficie, oltre la metà è a seminativi, il 28% a prati e pascoli permanenti e il 20% a boschi. Il suolo è ben coltivato, specialmente nella conca di Rieti e nella Sabina di nord-ovest; le colture principali sono quelle dei cereali (celebre il grano di Rieti), dell'olivo (l'olio della Sabina è rinomato quanto quello di Lucca) e della vite. Produzioni ragguardevoli danno anche le patate, le barbabietole, gli alberi da frutto e i foraggi. Il bestiame è abbondante, soprattutto quello bovino e ovino.
L'industria ha conseguito un certo sviluppo soltanto a Rieti, dove sono presenti, fra l'altro, uno zuccherificio, un grande stabilimento per la fabbricazione del rayon, un mobilificio e una fornace per laterizi. Fornaci per laterizi si trovano anche a Magliano Sabina, Montopoli Sabina, Poggio Mirteto, Monterotondo, Selci e Tarano.
A causa del carattere montuoso di gran parte della regione, le comunicazioni non si sono potute sviluppare molto. Attraverso il territorio sabino corre un tratto (27 km) della linea a semplice binario Terni-Aquila-Sulmona e un tratto (44 km) della linea a doppio binario Roma-Orte-Foligno-Ancona. Numerose linee automobilistiche collegano i centri principali tra loro o alle ferrovie.
Patrimonio Artistico e Culturale
Un'arte sabina vera e propria non esiste, ma la Sabina ha partecipato con i suoi pittori, il più delle volte anonimi, al movimento dell'arte, seppur lentamente, e conserva monumenti insigni. Notevolissima importanza hanno le pitture murali di Vescovio, il primo vescovato sabino, attribuite a Pietro Cavallini ma invece opera di alcuni dei suoi migliori scolari. La chiesa di Vescovio, ampliata nel XII-XIII secolo su una vecchia costruzione, conserva nella cripta affreschi più antichi. Un altro monumento di grande interesse è la celebre Abbazia di Farfa, dove recenti scavi e restauri hanno rimesso in luce parecchie parti interessanti dell'antica basilica farfense con notevoli dipinti e decorazioni medievali. Notevolissimi, nei pressi di Rieti, sono gli avanzi della celebrata abbazia cistercense di Sant'Urbano. La chiesa di Santa Maria in Legarano ad Aspra (l'antica Casperia) custodisce un pregevole dipinto del Sassoferrato, un Battesimo di Gesù di Iacopo Siciliano, un imponente Giudizio Universale dei fratelli Torresani e sculture di legno del XV secolo. A Cantalupo domina il castello Camuccini, opera del Vignola e vero museo d'arte. Il palazzo baronale di Stimigliano è assai interessante ed è dipinto dagli Zuccari.
Altri luoghi e opere d'arte degni di nota includono:
- Leonessa, che risente molto dell'arte abruzzese nelle facciate di Santa Maria del Popolo e di San Francesco.
- Nel mandamento di Fara Sabina, gli avanzi dell'antichissima Curi e i ruderi dell'ex-oratorio di San Martino, oltre alle "Grotte dei Massacci" sull'altipiano di Osteria Nuova presso Frasso.
- Numerosi avanzi di costruzione romana nei pressi di Mompeo.
- A Scandriglia, il ben conservato palazzo Orsini del XV secolo con una artistica bifora e nella chiesa di San Nicolò una bella tavola bizantina del XII secolo.
- Ponticelli, che possiede Santa Maria del Colle, una delle prime chiese costruite in Sabina, rifatta nell'età romanica.
- A Toffia, il palazzo Orsini con un bel loggiato a quattro arcate e tre magnifiche finestre guelfe al piano inferiore.
- La chiesa di San Lorenzo a Toffia, con origine anteriore al Mille.
- A Magliano Sabina, nella chiesa della Madonna delle Grazie un pregevole quadro bizantino, e la caratteristica struttura romanica della chiesa di San Pietro.
- A Collevecchio, il palazzo Pistolini costruito su disegno del Vignola e il palazzo Piacentini attribuito ad Antonio Sangallo il Giovane.
- Montebuono, con la chiesa di San Pietro costruita su avanzi delle Terme e contenente interessanti affreschi della metà del XV secolo.
- La chiesa di Tarano, di puro stile romanico, interessante per il frontespizio e la torre con cinque ripiani di monofore.
- A Orvinio, i notevoli resti della chiesa di Santa Maria del Piano, suggestiva chiesa romanica, e il bel castello di Collalto e il palazzo Savelli di Poggio Moiano.
- A Poggio Mirteto, l'arco di Alessandro Farnese e la chiesa duecentesca di San Paolo con affreschi di Lorenzo Torresani, e interessantissimi avanzi di terme romane nella frazione di San Valentino.
- Nei pressi del caratteristico paese di Poggio Catino, importanti avanzi romani denominati Terme di Silla.
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