Il servizio pastorale nello sport: la figura del cappellano

Il ruolo del cappellano sportivo, incarnato con dedizione da don Mario Lusek, si definisce non come un “coach dell’anima”, bensì come una “presenza amica”, discreta e riservata, al fianco di atleti, tecnici e dirigenti. Il servizio svolto da don Lusek, cappellano ufficiale della Delegazione olimpica accreditato dal CONI, si modella sulla figura del prete dell’oratorio, unendo l’aspetto culturale e liturgico alla condivisione quotidiana della vita sportiva.

Infografica che illustra il ruolo del cappellano sportivo: vicinanza, ascolto, supporto spirituale e condivisione dei momenti di vita quotidiana all'interno del Villaggio Olimpico.

L'accompagnamento dell'atleta tra vittorie e sconfitte

La presenza del cappellano è un segno tangibile della vicinanza della Chiesa, che si integra nel quotidiano degli atleti: condividendo la mensa e gli spazi di tempo libero, il sacerdote diventa una figura familiare. Egli vive “gomito a gomito” con i professionisti, evitando le “invasioni di campo” durante gli allenamenti, ma rendendosi disponibile per assaporare la gioia di una vittoria o per offrire conforto nei momenti di amarezza.

Consolare un atleta dopo una sconfitta al fotofinish, specialmente in contesti ad alta pressione come le Olimpiadi, richiede una profonda sensibilità. In questi casi, il compito è aiutare l'atleta a tenere alta la testa, ricordando che le capacità personali non vengono azzerate da un singolo episodio e che i limiti fanno parte del vissuto umano.

Il valore della rinascita e il superamento del doping

Il tema della fragilità umana emerge con forza nel dibattito sportivo, in particolare quando si affrontano vicende complesse come quella del marciatore Alex Schwazer. La posizione di don Lusek è chiara: l’errore, anche grave come il ricorso al doping, non definisce l’intera esistenza di una persona. Chi ha sbagliato, se ammette la propria colpa e intraprende un cammino di riscatto, mantiene intatta la propria dignità di “immagine di Dio”.

  • Rinascita: Dagli errori e dai fallimenti si può sempre ripartire.
  • Responsabilizzazione: È necessario rifiutare i falsi valori e il “doping esistenziale”.
  • Vita interiore: Allenare lo spirito attraverso perseveranza, costanza, rispetto ed equilibrio.

Secondo don Lusek, la vicenda di Schwazer insegna che è necessario tendere una mano invece di puntare l’indice. La rigenerazione avviene attraverso la ricostruzione della coscienza, il recupero dell'autostima e l'affidamento a figure di riferimento - “maestri di vita” - capaci di guidare l'atleta oltre la tentazione del successo facile e immediato.

Sport e spiritualità: una prospettiva educativa

L’impegno della Chiesa nel mondo dello sport, portato avanti attraverso il lavoro congiunto delle Commissioni Episcopali della CEI, mira a promuovere una visione dello sport aperta all’Assoluto. Questo approccio si traduce in numerosi strumenti educativi e pastorali:

Iniziativa Obiettivo
Progetti di catechesi Avvicinare i giovani ai valori evangelici tramite lo sport.
Sussidi per l'Avvento Utilizzare le virtù sportive per affrontare tempi di crisi.
Via Crucis sportiva Riflettere sulla passione attraverso il concetto di allenamento e lealtà.

Attraverso la proposta di modelli positivi, come la storia di Pietro Mennea, si incoraggiano i giovani a comprendere l'importanza del sacrificio, della fatica e del rispetto delle regole. In ultima analisi, lo sport diventa un terreno fertile per far crescere una generazione critica, capace di distinguere l’utile dall’inutile e di cercare, oltre il chiacchiericcio, la sostanza dei grandi temi della vita.

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