L'Arte della Ceramica in Sardegna: Tra Tradizione di Desulo e Innovazione di Edina Altara

La Sardegna è terra di antiche tradizioni e di un ricco patrimonio artistico, in cui la ceramica occupa un posto di rilievo. Questo articolo esplora la produzione ceramica legata all'iconografia tradizionale, in particolare quella di Desulo, attraverso l'opera di Alessandro Mola, e la straordinaria versatilità dell'artista sarda Edina Altara, la cui produzione include significative mattonelle in ceramica dipinta.

La Ceramica Sarda tra Artigianato e Arte: Alessandro Mola

Tra le opere che celebrano la tradizione sarda vi è una rara e grande scultura in ceramica policroma, alta 22 cm, che raffigura il volto di una giovane donna sarda con il tipico copricapo del costume di Desulo, legato sottogola con un fiocco. Questa scultura è stata realizzata intorno agli anni '30 dallo scultore e ceramista cagliaritano Alessandro Mola (Monti 1903/Cagliari 1957).

Una scultura emblematica: il volto di Desulo

Alessandro Mola, agli esordi della sua carriera, lavorò con la produzione dei F.lli Dessì a Cagliari. Solo successivamente, verso il 1935, divenne titolare di un suo laboratorio artigianale che chiamò "Mola Ceramiche", sito in Via Manno 3 a Cagliari. Nonostante avesse il suo laboratorio, nei primi anni '40 si trasferì a Torino, dove lavorò dapprima con la manifattura Lenci e dopo con la Essevi (Sandro Vacchetti). L'antica statuina, testimonianza del suo primo periodo, reca nel fondo la scritta F.lli Dessì Cagliari.

Scultura in ceramica policroma con copricapo tradizionale di Desulo

Edina Altara: Una Vita Dedicata all'Arte e al Design

Un'altra figura centrale nel panorama artistico sardo, con un significativo apporto nel campo della ceramica, è Edina Altara. La sua ricerca artistica e la sua produzione, comprese le mattonelle in ceramica, sono oggi al centro di un rinnovato interesse.

Gli Esordi e la Versatilità Artistica

Edina Altara esordì diciassettenne come ideatrice di una serie di balocchi di cartoncino. La sua ricerca si inseriva in quel movimento di modernizzazione del primo Novecento che prestava attenzione al modo in cui l'arte può incontrare non solo la produzione industriale, ma anche l'espressività popolare. Questa congiunzione era già viva tra le artiste e gli artisti dediti alle arti applicate e al design contemporaneo e toccava in particolare i settori dell'illustrazione e del giocattolo. In Sardegna, dove Altara era nata e visse per diverso tempo, questo rinnovamento conobbe discreta fortuna grazie all'apporto di numerosi animatori, fra i quali Eugenio Tavolara. Nei primi decenni del secolo questa ricerca annoverava in Sardegna anche numerose donne, tra cui Olimpia Melis, le sorelle Coroneo e le sorelle Altara: Edina, Lavinia e Iride. Fra loro Edina ha lasciato la traccia più importante, segnalandosi per la fedeltà a se stessa e alle proprie scelte. Edina Altara fu sempre interessata a sperimentare. Di famiglia agiata, sviluppò in modo autonomo un notevole senso estetico e una manualità allenata al ritaglio prima ancora che al disegno. Il suo status di artista le venne riconosciuto prima che compisse vent'anni, con un articolo sulla rivista «Emporium» che la poneva sullo stesso piano di artisti ben più affermati.

La Transizione al Design e alla Ceramica

Nel 1918 Edina Altara si trasferì a Casale Monferrato e iniziò a collaborare con diverse riviste. Nel 1922 giunsero le nozze con Vittorio Accornero de Testa, affermato scrittore, disegnatore e scenografo noto sotto il nome di Ninon. La coppia era molto ricercata in società, conduceva una vita agiata e rimase unita fino al 1934; nel frattempo cresceva, a firma di entrambi, la produzione di illustrazioni, gadget pubblicitari e vari lavori di gusto Deco. Superata una fase di disorientamento, Edina si dedicò alla moda, al design del tessuto e alla ceramica. Accantonò il linguaggio per lei limitativo del periodo precedente - basato su una stilizzazione convenzionale e sui colori smaltati richiesti dalla committenza - e si dedicò alla decorazione delle maioliche prodotte da alcune ditte faentine e torinesi; acquisì un tratto leggero e sfumato, con cui dipingeva i bozzetti di figure soprattutto femminili e scene di particolare estro fiabesco, riscontrando considerevole gradimento tra gli acquirenti. Secondo un modello affermatosi nell’ambito del design, Edina progettava ciò che altri avrebbero poi riprodotto.

La Produzione Ceramica: Collaborazioni e Tecniche

Tra le attività più note di Edina Altara c'è quella della produzione ceramica, alla quale l'artista si dedica a partire dagli Anni '30. L'intervento di Edina nella ceramica, tuttavia, si limitava alla creazione dei disegni. A produrre i pezzi - piatti, piattini e mattonelle dipinti sottovetrina, con cornici sarde o in palma nana (queste ultime realizzate da Iride) - era la ditta sassarese Margelli (un negozio di gioielli e articoli da regalo), che ne affidava la realizzazione alla Manifattura Ceramiche Faentine di Minardi.

Le collaborazioni continentali e la Manifattura Faentina

La collaborazione con le aziende del continente divenne meno stretta durante la guerra. Dei piatti e delle mattonelle realizzate a Faenza, si conoscono una ventina di soggetti, in gran parte scene con più persone. Questi soggetti venivano tradotti sia su piatti di varie misure, da piccolissimi a enormi (si conosce un esemplare del piatto "A Convegno" di una sessantina di centimetri di diametro), sia su mattonelle.

Esempio di mattonella ceramica di Edina Altara con scene corali

La "Tecnica a Freddo" e l'Impresa Familiare

Negli anni Quaranta, a causa delle difficoltà della guerra, l’artista ripiegò sulla più economica tecnica "a freddo" (decorazione con colori sintetici su ceramiche smaltate in bianco), e coinvolse le sorelle Iride e Lavinia nella realizzazione dei propri bozzetti, dando vita quasi a una piccola impresa familiare. L’attività fu sostenuta dalle sorelle, che riportavano i suoi bozzetti sui supporti di ceramica. L’iniziativa rappresentò un vero esempio di piccola imprenditoria femminile, capace di consentire proventi sicuri in un periodo difficile come quello bellico. Ma soprattutto fu un modello di collaborazione che assicurò visibilità reciproca, in un panorama - quello italiano - generalmente incapace di supportare il talento delle donne.

Delle mattonelle prodotte con la tecnica a freddo, si conoscono una settantina di soggetti differenti, in prevalenza figure femminili (quelle maschili sono pochissime).

Vari soggetti di mattonelle ceramiche di Edina Altara realizzate con tecnica a freddo

L'Eredità Artistica e le Attività Didattiche

Come stilista Edina collaborò con diverse riviste, mentre l'atelier di moda da lei aperto nel 1934 dovette chiudere a causa della guerra. La collaborazione con la rivista femminile «Bellezza» (la risposta italiana, curata da Giò Ponti, a «Vogue» e «Harper’s Bazaar») le permise di occuparsi anche di arredamento, tanto che negli anni Cinquanta ebbe l’incarico di allestire gli interni di cinque transatlantici, fra cui l’Andrea Doria. In particolare la pittrice decorò i vetri della sala ristorante con diverse nature morte, costruite con pennellate dense che accordano colori caldi e freddi, secondo uno stile quasi espressionista. Durante questo periodo si moltiplicavano i riferimenti di Edina al patrimonio storico artistico, con omaggi alle forme di Massimo Campigli e alla mitologia greca. Negli ultimi anni la pittrice ricevette spesso commissioni per soggetti molto convenzionali, ai quali si adattava suo malgrado pur di lavorare.

La Sala Monografica e la Riscoperta dell'Artista

Come accade spesso alle artiste, dopo la morte il nome di Edina è sembrato quasi scomparire, per poi riaffiorare a distanza di tempo sollevando nuovo interesse nel pubblico: di recente le sono state dedicate diverse retrospettive, che hanno saputo mettere l'accento sulla sua esperienza di imprenditorialità creativa, comprendendone le utili ripercussioni per le nuove generazioni.

Il museo dedica una sala monografica a Edina Altara: vetri dipinti, collages di carte stampate e, soprattutto, mattonelle in ceramica dipinta testimoniano la versatilità dell’artista sarda, che si misura con tecniche e produzioni artistiche differenti.

Ricordo di Edina Altara

Laboratori Didattici: Un Viaggio nel Processo Creativo

L'attività didattica si svolge nella sala espositiva dedicata all’artista sarda Edina Altara per quanto riguarda la visita guidata introduttiva, per poi spostarsi negli spazi dell'aula didattica per la fase laboratoriale. L'attività didattica è strutturata in due momenti: una visita guidata per introdurre l'opera di Edina con la sua biografia e una fase laboratoriale in cui le/i giovani utenti si confrontano con la pratica artistica, sperimentando lo stesso procedimento adottato dall'artista e dalle sorelle, collaboratrici della “bottega”.

Partendo da sagome di figure in abiti tradizionali, i partecipanti ne riproducono sulle mattonelle i contorni e poi, liberamente, ne definiscono i dettagli con l'uso della tempera. Sono messi a disposizione dei partecipanti i materiali necessari allo svolgimento del laboratorio ludico-creativo: modelli a colori delle opere oggetto del laboratorio, mattonelle bianche in ceramica, sagome riproducenti figure maschili e femminili in abito tradizionale sardo, matite e tempere colorate. Qualora i partecipanti vogliano avere un ricordo dell’attività svolta, si consiglia di portare una mattonella in ceramica.

Il laboratorio si pone l’obiettivo di far comprendere alle giovani generazioni, attraverso un'attività ludico-creativa, il processo creativo impiegato da Edina Altara per la realizzazione delle opere ceramiche. Il risultato atteso è quello sia di trasferire una conoscenza concreta delle opere, in modo più efficace che col ricorso alla sola visita guidata, propedeutica al laboratorio, sia di far comprendere l’eccezionalità della figura dell'artista, quando ancora per una donna non era semplice intraprendere la carriera artistica.

Illustrazione del laboratorio didattico sulle mattonelle ceramiche di Edina Altara

Contesto Espositivo: La Pinacoteca

La Pinacoteca, che ospita la sala monografica e le attività didattiche dedicate a Edina Altara, è allestita all'interno del restaurato ex collegio gesuitico del Canopoleno, storico edificio eretto tra la fine del Cinquecento e l'inizio del Seicento, nel cuore del centro storico in prossimità dei maggiori e più significativi edifici monumentali della città.

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