L'Abbazia di Montecassino, fondata da San Benedetto da Norcia intorno all’anno 529 sui resti dell’acropoli del monte che domina l’antico Castrum Casinum, rappresenta uno dei luoghi più emblematici della spiritualità e della cultura europea. Qui San Benedetto ha scritto la “Regola” dell’Ordine Benedettino, una linea guida che ha cambiato sia il concetto di monachesimo sia la filosofia di vita, influenzando profondamente anche il paesaggio. I Benedettini hanno risollevato le sorti dell’Italia dopo la caduta dell’Impero Romano, hanno fatto ripartire l’economia salvando la popolazione dalla fame e dalla miseria, e hanno modellato i territori attraverso la diffusione della loro inestimabile conoscenza.

Le Radici e le Rinascite della Fede Benedettina
Il monastero è stato sin dall’inizio una grande struttura centralizzata e unitaria. Benedetto e i primi monaci del cenobio cassinese si dedicarono all’evangelizzazione e alla cura pastorale delle comunità del circondario, alla formazione degli aspiranti monaci, oltre che alla costruzione materiale delle strutture, come la chiesa e l’oratorio. In questo luogo, il padre dell’ordine benedettino concluse la composizione della Regola prima di morire dopo il 546.
Le Prime Distruzioni e le Ricostruzioni
- Distruzione Longobarda (577 d.C.): A pochi decenni dalla fondazione, sotto l’abate Bonito, il monastero subì la prima di una serie di distruzioni integrali o parziali della sua storia, ad opera dei Longobardi del duca beneventano Zotone. I monaci superstiti ripararono prima a Teano e poi a Capua.
- Rinascita Carolingia (VIII secolo): Il monastero risorse agli inizi del secolo VIII, intorno al 718, quando papa Gregorio II affidò al monaco bresciano Petronace il compito di ricostituire il cenobio. La comunità ricominciò a crescere, accogliendo monaci da Inghilterra, Francia, Spagna, Germania e dal mondo bizantino, e il suo prestigio aumentò.
- Distruzione Saracena (883 d.C.): All’inizio del IX secolo, il pericolo saraceno si manifestò nella sua potenza devastante. Il 4 settembre 883, i Saraceni di Agropoli distrussero il monastero uccidendo l’abate Bertario e i suoi monaci.
Nonostante le molteplici distruzioni, la forza di Montecassino risiedeva nella sua capacità di rinascere. Nel 949, con il ritorno a Montecassino al seguito dell’abate Aligerno, ebbe inizio per il cenobio cassinese una nuova ricostruzione. La rinascita fu spirituale, culturale e materiale, segnando l’avvio di un lungo periodo di splendore che l’Abbazia raggiunse compiutamente nel secolo successivo, nella seconda metà dell’XI secolo.
Il Periodo d'Oro e l'Abate Desiderio
Il più grande degli abati di Montecassino fu Desiderio (1058-1087), promotore di un rinnovamento culturale, architettonico e artistico dell’abbazia. Al tempo del suo abbaziato si dovette un imponente programma di interventi architettonici, con la costruzione di una nuova basilica, inaugurata da papa Alessandro II. L’incremento del patrimonio librario fu strabiliante e i maestri che vi operarono furono tra i più illustri del tempo. L’abate di Montecassino fu nominato legato pontificio, cardinale e vicario papale per l’Italia meridionale.

Sede Episcopale, Commenda e l'Età Moderna
Per quasi cinquant’anni, dal 1322 al 1367, l’Abbazia di Montecassino fu sede episcopale, elevata a tale rango dal papa Giovanni XXII. Successivamente, dal 1465 al 1504, una serie di cardinali si susseguì alla guida del monastero, senza tuttavia risiedervi, segnando una fase di sfruttamento dei beni. L’ingresso di Montecassino nella congregazione di Santa Giustina (1504) segnò la fine di questo periodo, dando avvio a una vera rinascita nel XVI secolo, con il ripristino della vita monastica e lo sviluppo di studi. La fine del XVIII secolo vide le truppe di Napoleone Bonaparte saccheggiare gli edifici, e le successive leggi di soppressione (1806-1807) trasformarono l’abbazia in uno “Stabilimento di oggetti d’arte e antichità”, un museo di fatto.
Dall'Unità d'Italia alla Seconda Guerra Mondiale
Con l’annessione del Regno delle Due Sicilie al Regno di Sardegna (1861), si temette la soppressione del monastero. Grazie all'intercessione di figure come William Ewart Gladstone e l'abate Luigi Tosti, la legge del 7 luglio 1866 n. 3036 dichiarò Montecassino monumento nazionale, salvaguardandone la millenaria storia. Il periodo a cavallo tra XIX e XX secolo fu segnato da un grande fervore intellettuale e spirituale, volto a ravvivare la vita monastica anche attraverso la promozione di studi letterari e ricerche scientifiche.
La Seconda Guerra Mondiale e la Distruzione del 1944
Nel 1944, l'Abbazia di Montecassino si trovò tragicamente al centro del fronte di guerra. Il 15 febbraio 1944, l'abbazia fu distrutta da un bombardamento alleato, un evento che sollevò numerose questioni e dibattiti circa le responsabilità e le possibilità di evitarlo.
Il Ruolo della Santa Sede e di Pio XII: Tra Critiche e Documenti
Il quotidiano britannico «The Guardian» ha ripreso recentemente un articolo che intitolava «Nothing was done»: Vatican note suggests part blame in bombing of Monte Cassino, mettendo in discussione il ruolo del Vaticano nella catastrofe di Cassino, basandosi su carte del pontificato di Pio XII aperte nel 2020. L’articolo citava l’ammissione da parte della Santa Sede che il bombardamento avrebbe potuto essere evitato con un’azione decisa per rafforzare la zona neutrale intorno al monastero. Si teorizzava un “silenzio” di Pio XII, proprio quando una sua parola avrebbe potuto salvare Montecassino, citando un appunto manoscritto di quattro pagine redatto dal diplomatico vaticano monsignor Armando Lombardi subito dopo la liberazione di Roma.
Tuttavia, le carte rivelano una situazione molto diversa da quella narrata. Monsignor Armando Lombardi, uditore di nunziatura alla Prima Sezione della Segreteria di Stato, si trovò a occuparsi delle rovine di Montecassino. Il Sostituto della Segreteria di Stato, monsignor Domenico Tardini, lamentava la mancanza di un appunto dettagliato da parte di Lombardi. Questo appunto, redatto da Lombardi il 24 giugno 1944, criticava la Santa Sede per aver fatto troppo poco e “sulla base di informazioni inesatte o inesattamente interpretate”. Lombardi aggiungeva che la Segreteria di Stato si era “disinteressata della questione” nel periodo più critico e che “il Monastero si sarebbe forse potuto salvare se il principio della zona neutra fosse stato accettato e rispettato da entrambi i belligeranti. Con un’azione energica la S. Sede avrebbe forse potuto ottenere ciò”.
Il bombardamento di Montecassino
Le Iniziative Diplomatiche del Vaticano e di Pio XII
Monsignor Tardini, destinatario dell'appunto, reagì immediatamente, convocando Lombardi e probabilmente ordinandogli di studiare a fondo la documentazione. Lombardi ne trasse, nel luglio 1944, un secondo lungo appunto che annullava il precedente. Questo nuovo promemoria evidenziava che le preoccupazioni dei monaci erano condivise dalla Segreteria di Stato, che fra il 23 e il 25 ottobre 1943 aveva chiesto ai belligeranti di non fare dell’abbazia un campo di battaglia. Furono riportati i passi svolti dal Segretario di Stato cardinale Maglione presso gli alleati per la tutela degli archivi e della biblioteca.
Quando da Londra giunsero notizie allarmanti, la Santa Sede si affrettò a comunicarle ai tedeschi, i quali assicurarono la “preservazione dell’Abbazia” e che i nuovi piani militari avrebbero evitato una “funzione di prima linea”. Ricevute analoghe assicurazioni da Washington, il 10 novembre 1943 la Santa Sede le comunicò al comando tedesco del fronte sud.
A inizio dicembre 1943, tuttavia, i tedeschi avviarono lavori di fortificazione nei pressi dell’abbazia, e il 7 dicembre fu effettuato un nuovo passo dalla Santa Sede presso i belligeranti. Tre giorni dopo, i tedeschi comunicarono all’Abate la delimitazione di una zona di sicurezza di 300 metri intorno al monastero. Nuove assicurazioni giunsero dagli inglesi il 13 dicembre, e la Segreteria di Stato le inoltrò ai tedeschi, ottenendo una rinnovata promessa di fare il possibile per preservare l’abbazia. La Santa Sede inoltrò tale ulteriore assicurazione agli alleati.
A inizio 1944, giunsero in Vaticano “vaghe notizie” su lavori di fortificazione germanici. La Segreteria di Stato chiese nuovamente ai tedeschi “assicurazioni riguardanti non solo l’edificio dell’Abbazia ma anche la zona circostante”, e “di evitare tutto ciò che potesse richiamare sullo storico monastero l’attenzione e l’offesa”. I tedeschi risposero senza menzionare la zona circostante, adontandosi che le loro precedenti assicurazioni fossero state messe in dubbio.
Il 5 gennaio 1944, i tedeschi comunicarono all’Abate di aver annullato la zona di protezione di 300 metri, esortando monaci e civili a evacuare il monastero. L’Abate rifiutò di lasciare il sepolcro di San Benedetto, ma l’evacuazione divenne necessaria. Dal 13 gennaio cannonate e granate alleate colpirono il monastero con intensità crescente. Dal 20 gennaio nessun tedesco si trovava in abbazia, ma i tedeschi allestirono osservatori militari a 300 e 50 metri dal monastero. Il 25 gennaio 1944 gli americani inviarono alla Santa Sede una nota affermando che il fuoco non poteva essere evitato e che probabilmente si trattava di “fuoco erratico”, rinnovando comunque le assicurazioni di “far tutto il possibile”.
L’impegno della Santa Sede non venne meno neppure quando la Gran Bretagna, quattro giorni prima del “raid” alleato su Montecassino, chiese assicurazioni che l’abbazia non sarebbe stata occupata dai tedeschi. I tedeschi il 14 febbraio 1944 dichiararono false le notizie sulla presenza di armi o truppe e si impegnarono a non fare di Montecassino un luogo di transito. Il giorno dopo, la Segreteria di Stato comunicò agli alleati quanto appreso. Ma proprio mentre si accingeva a far questo, poco dopo le nove del mattino del 15 febbraio 1944, il bombardamento alleato di Montecassino ebbe inizio.
Nel suo definitivo memorandum dattiloscritto del luglio 1944, Lombardi non trovava più alcun motivo di accusa contro Pio XII o la Segreteria di Stato, riconoscendo l’impegno della Santa Sede per la salvaguardia di Montecassino. Il documento, intitolato Les dernièrs Jours de Mont-Cassin, fu consegnato agli americani e ai britannici. Non “nulla fu fatto”, dunque, ma ben più di qualcosa fu fatto.
L'Appello di Pio XII e la Ricostruzione "Ubi Erat, Uti Erat"
La ricostruzione di Cassino e Montecassino iniziò subito dopo la fine della guerra. Il primo atto fu costruire tra le macerie una cappella provvisoria sulla tomba di San Benedetto e Santa Scolastica, consacrata il 19 marzo 1946. I monaci ritornarono ufficialmente l’11 luglio 1946. Il 15 marzo 1945 era stato posto l’inizio dell’oratorio di San Giuseppe, alla presenza dell’abate Diamare, del presidente del consiglio Ivanoe Bonomi e dei delegati dei governi Alleati.

La necessità di ricostruire il monastero era chiara, e la Commissione Ministeriale già il 16 gennaio 1946 decise di ricostruire l’abbazia “ubi erat uti erat”, “dov’era e com’era”. Il ministro dei Lavori Pubblici Meucci Ruini e la Pontificia Commissione Centrale di Arte Sacra si interessarono alla situazione. Dopo la morte dell’Abate Diamare il 6 settembre 1945, i monaci votarono l’Abate Ildefonso Rea, uomo che si adoperò al massimo per la ricostruzione.
L'Intervento di Pio XII e la Ricognizione delle Reliquie
Anche Papa Pio XII, il 21 marzo 1947, nella lettera enciclica Fulgens radiatur, fece un accorato appello a tutti gli uomini di buona volontà e ai più facoltosi perché fosse ricostruito il famoso monastero. Questo diede conforto e slancio alla comunità cassinese nella ricostruzione.
I lavori della basilica furono avviati sotto la guida di Giuseppe Breccia Fratadocchi, coadiuvato dall’ingegnere e monaco Angelo Pantoni. Ad inizio agosto 1950 fu demolita la cappella provvisoria, e il 31 luglio 1950 si decise di aprire l’altare per una ricognizione sulle reliquie. Il 1° agosto, dopo la preghiera, si demolì l’altare e alle 18.30 i monaci si inginocchiarono davanti all’urna in alabastro contenente le spoglie di San Benedetto. Durante queste operazioni furono messe in luce anche le reliquie di San Simplicio, Costantino e San Carlomanno.
L’urna fu portata all’oratorio di San Giuseppe e il giorno successivo fu aperta nel Capitolo. All’interno si lesse la scritta: «Le sacre ossa e le ceneri dei santissimi Padre Benedetto e (di) Scolastica». Conteneva una cassetta di legno di cipresso e una in piombo divisa in due parti, con ceneri e resti ossei.
Il 5 agosto 1950, un gruppo di periti esaminò le reliquie. I periti poterono affermare che San Benedetto doveva essere molto alto, probabilmente 1.80 mt, mentre la sorella era più piccola, probabilmente 1.60 mt. Il giorno successivo le reliquie furono radiografate e composte a formare il corpo: furono riconosciute 61 ossa di San Benedetto e 21 per Santa Scolastica. Alla fine della ricognizione, le reliquie furono risistemate, la nuova urna sigillata e posta nuovamente sotto l’altare maggiore. Il 1° dicembre 1955 le reliquie furono nuovamente poste sotto l’altare e Papa Paolo VI, il 24 ottobre 1964, venne nella nuova abbazia a riconsacrare il nuovo altare e proclamò San Benedetto Patrono d’Europa.
La Nuova Abbazia: Un Percorso attraverso la Rinascita
La visita all'abbazia ricostruita inizia nel chiostro d’ingresso. In quest’area sorgeva il tempio dedicato ad Apollo, che San Benedetto riadattò ad oratorio per la preghiera comunitaria dei monaci, dedicandolo a San Martino. Nei lavori di ricostruzione del 1953 furono ritrovate le tracce delle fondamenta originarie di questo oratorio, il cui perimetro si vede tracciato sotto il mosaico con il Cristo tra la Madonna e San Martino. In questo oratorio morì San Benedetto, episodio ricordato dal gruppo bronzeo al centro del giardino, opera dello scultore A. Selva del 1952 e dono del cancelliere tedesco K. Adenauer.

Il Chiostro del Bramante e le Statue dei Santi Fondatori
Il chiostro, realizzato nel 1595 e largo 30 m, nella sua serena ampiezza arieggia lo stile del grande architetto rinascimentale. Dalla balconata si gode uno splendido panorama verso Occidente con la sottostante vallata del Liri. Ai piedi della scalinata sono poste due maestose statue: San Benedetto, a sinistra, rimasto quasi indenne nell’ultima distruzione, è dello scultore P. Campi; Santa Scolastica, a destra, è una copia di quella distrutta, anch’essa del Campi, con l’iscrizione “Veni colomba mea, veni, coronàberis“.
Ascesa la scalinata, si giunge nell’antiportico del chiostro superiore. Nelle due nicchie di marmo bardiglio sono collocate le statue settecentesche di Urbano V, il papa benedettino che si adoperò per la ricostruzione di Montecassino dopo il terremoto del 1349, e di papa Clemente XI, munifico verso l’abbazia. La facciata della Basilica Cattedrale, ben intonata con la linea architettonica del chiostro, è opera dell’ingegnere G. B. Reffi. Dal portico tre porte bronzee immettono nella Basilica: quella centrale risale in parte al tempo dell’abate Desiderio (secolo XI). Le porte laterali, dono del Presidente della Repubblica L. Einaudi, sono dello scultore P. Canonica, eseguite nel 1954, e recano pannelli con episodi della vita di San Benedetto e Santa Scolastica.
La Basilica Cattedrale Ricostruita
La Basilica Cattedrale è stata ricostruita secondo le linee architettoniche e decorative sei-settecentesche attribuite all’architetto e scultore C. Fanzago. Si è persa per sempre tutta la decorazione pittorica originale. La volta della navata centrale, tuttora vuota, aveva affreschi di L. Giordano. Sulla facciata interna, dove c’era un grande dipinto ad olio su muro di L. Giordano, ora campeggia l’affresco di circa 50 mq di P. Annigoni, eseguito nel 1979: “La gloria di S. Benedetto” ossia “Paradiso benedettino”. Qui San Benedetto è attorniato da monaci, vescovi e monache che hanno vissuto in santità seguendo la sua Regola. In primo piano emergono tre figure di papi: San Gregorio Magno, primo biografo di San Benedetto; al centro Paolo VI, che nel 1964 riconsacrò la Basilica e proclamò San Benedetto Patrono Principale d’Europa; a destra San Vittore III, già abate Desiderio, artefice dello splendore di Montecassino nel secolo XI. Pure sfuggito alla distruzione è il dipinto su rame di G. Cesari, detto il Cavalier d’Arpino (secolo XVII).
La Cripta e le Reliquie dei Santi
La Cripta, realizzata nel 1544 al tempo dell’abate G. de’ Medici, ospita la Cappella di San Mauro, discepolo prediletto di San Benedetto. Sotto il mosaico con l’immagine della Madonna e il Bambino, sono scolpiti i santi fondatori dei vari rami dell’Ordine benedettino: San Guglielmo, San Romualdo, San Roberto, San Giovanni Gualberto, San Silvestro e San Bernardo Tolomei. Sul lato sinistro dell’arco centrale sono raffigurati i papi Leone XIII e Pio X, sotto i quali avvenne il restauro della cripta; sull’altro lato gli abati L. Tosti e B. Krug, che ne promossero il rinnovamento. Sull’altare sono collocate le statue bronzee di San Benedetto e Santa Scolastica in estasi, opera del monaco di Montecassino F. Gargiulo. Tutta l’area della cripta è circondata dal coro in granito di Svezia e da un fregio a bassorilievo in marmo di Candoglia, opera del monaco A. Vespignani. L’altra cappella è dedicata a San Martino.
Il Museo e gli Antichi Resti
Un caratteristico ambiente a crociera, sorretto da possenti pilastri, fa da ingresso al Museo. Qui si visita un piccolo chiostro medievale ricostruito con antiche colonnine e capitelli a gruccia del secolo XII. Al centro, una vera di pozzo romano del II secolo d.C. Nella cappella dedicata a Sant’Anna e risalente al 1420, notevole è l’affresco del secolo XIII con Cristo pantocratore tra Santi e, nella fascia mediana, San Benedetto, Santa Scolastica e San Mauro. Il coro a tarsie lignee è del secolo XVI. Il monte Cairo, con i suoi 1690 m, domina lo sfondo del paesaggio.
Il Legame Indissolubile tra Montecassino e il Papato
I fasti del monastero cassinese costituiscono una parte non piccola della Chiesa romana, come ricordava Pio X nel 1913. Un dipinto di Paolo de Matteis nella basilica distrutta raffigurava San Pietro in cammino verso Montecassino, a testimonianza del contributo dei figli di San Benedetto alla causa della Sede Apostolica. Da Montecassino sono usciti ben tre Pontefici: Federico di Lorena (Stefano IX), l'abate Desiderio (Vittore III) e Gelasio II di Gaeta. La comunità cassinese, specialmente al tempo dell’abate Desiderio, fornì anche molti vescovi.
Attraverso scritti e testi agiografici, Montecassino partecipò attivamente alla Riforma Gregoriana. Papi come Urbano II e Pasquale II espressero grande riconoscenza e sostegno, definendo Montecassino “il sollievo dei poveri fuggiaschi, il rifugio degli stanchi, l'inestimabile quiete dei figli della Sede Apostolica”.
Nel chiostro dei benefattori di Montecassino, sei statue di Papi ricordano le benemerenze dei Sommi Pontefici verso la Casa di San Benedetto: Gregorio Magno, Gregorio II, Zaccaria, Vittore III, Benedetto XIII e Benedetto XIV. Sul quadriportico, altre due statue di Papi sono ben visibili: Urbano V e Clemente XI. A questo lungo elenco di Papi che hanno visitato o sostenuto il monastero (tra cui Benedetto VIII, Leone IX, Nicolò II, Gregorio VII, Pasquale II, Callisto II, Onorio II, Innocenzo III, Innocenzo IV, Celestino V) si aggiunse anche il nome di Benedetto XVI, la cui visita fu attesa con trepidazione dalla comunità monastica.
Esattamente venti anni dopo il bombardamento dell’abbazia, il 24 ottobre 1964, Paolo VI, accompagnato da cardinali e vescovi, salì sull’Arce cassinese per consacrare la ricostruita basilica e proclamare san Benedetto patrono d’Europa con il breve Pacis nuntius. Successivamente, alla vigilia del XV centenario della nascita di Benedetto, Giovanni Paolo II salì a Montecassino nel maggio del 1979 e poi nel 1980 per celebrare il centenario. La storia di Montecassino è costellata da consacrazioni celebrate dai Sommi Pontefici, come quella di Alessandro II il 1° ottobre 1071 al tempo dell’abate Desiderio, e quella di Zaccaria (741-752) per la ricostruzione di Petronace, testimonianza del legame indissolubile tra l'Abbazia e la Sede Apostolica.