La storia di Casa Madre Teresa di Calcutta, situata nel villaggio di Encañada, provincia di Cajamarca, in Perù, rappresenta un faro di speranza e dedizione. Al centro di questo progetto umanitario e cristiano si trova Daniela Salvaterra, infermiera e missionaria laica di Tione, che da oltre un decennio ha dedicato la sua vita all'assistenza di persone con disabilità fisiche e psichiche.
L'Inizio di una Missione Nelle Ande
Il desiderio di Daniela di "toccare con mano la realtà missionaria" è nato dopo anni di lavoro in Italia a favore delle missioni. Nel 2003, è partita volontaria per le Ande, iniziando il suo percorso a Cajamarca, dove operava già Padre Alessandro Facchini, un prete di Brescia, insieme ad altri volontari. Arrivata a Encañada, una parrocchia a 3000 metri di altitudine, Daniela ha subito affrontato una realtà di estrema povertà, che ha generato in lei commozione e rabbia per un sistema ingiusto. Questa esperienza ha rafforzato la sua scelta di stare con i più deboli e indifesi, offrendo tutto ciò che possedeva: il bagaglio di conoscenze infermieristiche, il tempo, le energie e l'amore.

Le Case della Carità: Un Rifugio per i Dimenticati
La risposta di Daniela a questa realtà è stata la creazione di case di accoglienza, vere e proprie "Case della Carità".
Casa Madre Teresa di Calcutta
Inaugurata nel 2008, Casa Madre Teresa di Calcutta è stata la prima struttura a nascere. Attualmente ospita circa 70 tra bambine, ragazze e donne con disabilità fisiche o psichiche, provenienti da situazioni di grave disagio, abbandono e violenza. Molte di loro sono state segnalate dal tribunale per maltrattamenti, oppure trasferite da altri istituti incapaci di fornire l'assistenza necessaria, o ancora portate dalle proprie famiglie impossibilitate ad accudirle. Daniela Salvaterra conosce ogni ospite, e a nessuno di coloro che hanno bussato alla porta è stato mai detto di no.

L'Espansione: Casa Giuseppe Cottolengo e Casa Santa Rita
- Casa Giuseppe Cottolengo: Inaugurata nel 2014, questa struttura, destinata all'assistenza degli uomini, accoglie una cinquantina di persone a Pariamarca. È coordinata da Stefania Facella.
- Casa Santa Rita: Aperta più recentemente a Cajamarca, questa casa è gestita da una famiglia peruviana (mamma, papà, tre figli e uno in affido proveniente dalla missione di Daniela), e si dedica a ospiti più giovani o a chi necessita di un ambiente familiare.
Le tre case collaborano come una grande famiglia, condividendo esperienze, risorse e mezzi.
Gli Ospiti e la Filosofia di Accoglienza
Gli "ospiti" delle case sono giovani con disabilità fisiche e psichiche di ogni tipo, spesso gravi, in certi casi con possibilità terapeutiche nulle, richiedendo un semplice mantenimento dell'esistente. Molti sono totalmente dipendenti dagli altri, non parlano e necessitano di essere imboccati. In un contesto dove i genitori talvolta definiscono i figli disabili "Hijo inútil" (un figlio inutile), per Daniela non sono un peso ma un dono. "È importante chiamarli per nome," dice Daniela, "non sono un gruppo, una massa, ciascuno conserva la propria identità e deve conservarla. Così si queste ragazze e questi ragazzi si emozionano, sorridono, fanno mille gesti che esprimono riconoscenza per l'affetto che li circonda."
La prima ospite di cui si prese cura Daniela fu Blanca, affetta da una grave artrite reumatoide degenerante che la rendeva praticamente immobile e le toglieva via via l'uso delle articolazioni. Trovata avvolta in uno scialle, sofferente e piangente, Blanca divenne il simbolo di questa missione. Stupisce la sua capacità di apprendimento, tanto da capire l'italiano, nonostante la malattia non curata nella fase iniziale le avesse lasciato segni permanenti.
Servizi e Vita Quotidiana
Nelle due Case nulla è lasciato al caso. Dalle cinque del mattino, ci si prende cura dei circa 62 casi gravi, offrendo un'assistenza completa:
- Vitto e Alloggio
- Assistenza Sanitaria: Medici e infermieri peruviani e volontari si alternano. Marlene, un'infermiera peruviana, è una spalla fondamentale per Daniela.
- Fisioterapia e Riabilitazione
- Scolarizzazione: I bambini di Casa Madre Teresa vengono portati a scuola con un pulmino, che serve anche per innumerevoli altri spostamenti, data l'assenza di trasporto pubblico in zona.
- Attività Ricreative ed Educative: Grest, attività di espressione creativa, laboratori per sviluppare le singole abilità e affinare le autonomie di base (falegnameria, mosaico, tessitura, musica).
- Affetto e Cura Personale: "Non riesco a ritirarmi se prima non faccio un giro a vedere che tutti stiano bene nel proprio letto," racconta Daniela, sottolineando l'importanza di una cura attenta e personalizzata.
Molto importante è anche l'interazione con le altre attività di Operazione Mato Grosso nell'Encañada di Cajamarca: dalla scuola materna a quella elementare, all'oratorio, a un'esposizione di artigianato in città. Alcuni dei ragazzi più autonomi sono alloggiati per brevi periodi anche in alcune case, dove si occupano dell'allevamento di piccoli animali e orticoltura.
Le mamme dei dintorni, al mattino presto, portano i loro figli bisognosi di una visita o feriti. Tutti vengono accolti, se necessario portati in città, all'ospedale o da un pediatra, senza chiedere a quale religione appartengano. Daniela racconta di come si sia affidata al Signore per costruire la missione, che inizialmente doveva accogliere "gli ultimi" ma si è poi specializzata sulle disabilità a causa della grande affluenza.

Sfide e Supporto
"Ogni mese c'è la preoccupazione di non farcela," osserva Daniela, poiché il progetto conta molto sulle donazioni, anche piccole, e sugli aiuti spontanei. In un contesto difficile, caratterizzato dall'assenza quasi totale di servizi statali, i volontari italiani (una quindicina solo nei primi mesi dell'anno) e i due sacerdoti faticano a far credere alla gente del luogo di operare senza uno stipendio fisso. Il "maltrattamento è una delle ferite più profonde e difficili da sanare, proprio come diceva Madre Teresa: - la peggior malattia è il sentirsi non amati - le ferite fisiche si rimarginano, quelle dell’anima, del non sentirsi amati no!" sottolinea Daniela.
Il progetto è sostenuto da un "filo che lega Encañada e il Trentino". L'associazione trentina Terre Comuni e l’équipe di Daniela Salvaterra hanno cercato di dare una prima risposta all'abbandono. Il progetto, promosso dal Comitato Speranza di Vita in partnership con l’"Obispado de Cajamarca" (Perù), la Scuola Musicale Giudicarie, la Cooperativa Sociale Il Bucaneve e l’associazione Comunità Handicap, è attivo dal 2018 in continuità con iniziative precedenti.
Grazie a questi sforzi:
- Nel 2018, due operatrici trentine (un'infermiera e una logopedista) hanno trascorso un mese in Perù per attività di supporto e formazione nel laboratorio di fisioterapia e riabilitazione.
- Nell’estate 2019, Daniela Salvaterra è venuta in Italia accompagnata da Emily, una bambina ospite di Casa Madre Teresa con sindrome di Down, bisognosa di cure particolari. Durante il soggiorno, Daniela ha potuto confrontarsi con realtà locali che si occupano di disabilità e permettere accertamenti sanitari per Emily.
- Sempre nell’estate 2019, un docente della Scuola Musicale delle Giudicarie e un'altra volontaria trentina sono stati in Perù per rafforzare il laboratorio musicale e consolidare le competenze delle operatrici sull'utilizzo di Figurnotes, una tecnica musicale molto utile per persone con disabilità, anche grave.
Un Impatto Culturale e una Visione per il Futuro
In un Paese dove non sono previsti aiuti, servizi socio-sanitari né l'abbattimento delle barriere architettoniche, e dove la gente comune definisce i disabili "Pobrecito es infermito" (povero e ammalato), lasciandoli spesso chiusi in casa o addirittura legati, la sfida di Casa Madre Teresa è unica. L'obiettivo a lungo termine è quello di provocare un diverso atteggiamento culturale, un approccio migliore nei confronti dei bambini diversamente abili, trasformando la percezione di chi è "inutile" in un "dono".