Chi è San Vitale? Un’analisi dei diversi martiri e figure omonime

La figura di San Vitale si presenta ricca di sfaccettature e, in alcuni casi, di sovrapposizioni leggendarie. La Chiesa Cattolica venera diversi santi con questo nome, tra cui un martire di Ravenna, un martire di Bologna e un giovane venerabile siciliano. È fondamentale distinguere queste figure per comprenderne appieno la storia e il culto.

infografica sulla distinzione dei vari San Vitale nella tradizione cattolica

San Vitale di Ravenna: martire, marito di Santa Valeria e padre di Santi

Vitale è venerato come santo dalla Chiesa cattolica. La tradizione lo identifica come marito di Santa Valeria, e li vuole come genitori di altri due santi molto venerati a Milano e Ravenna: i Santi Gervasio e Protasio. Secondo l'opuscolo scritto da Filippo, ritrovato assieme ai corpi dei due figli in un cimitero di Milano da Sant'Ambrogio nel 396, Vitale era un soldato romano.

Il Martirio di Vitale di Ravenna

Secondo il documento, Vitale scortava il giudice Paolino in un viaggio da Milano a Ravenna. In quest'ultima città, il giudice condannò a supplizi e morte per decapitazione il medico ligure Ursicino che si era dichiarato cristiano. Vitale fu vicino al medico, lo aiutò ad affrontare i supplizi e la morte e provvide anche alla sua sepoltura. Scoppiata la persecuzione contro i Cristiani, Vitale accompagna e incoraggia Ursicino, condannato a morte, il quale, durante il tragitto verso il luogo dell’esecuzione, era rimasto turbato dall’orrore di trovarsi davanti alla morte violenta. Lo stesso Vitale venne pertanto arrestato e subì varie torture con l’intento di convincerlo ad apostatare dal Cristianesimo. Vitale subì per primo il martirio. I persecutori, per indurlo a rinnegare la sua fede cristiana, "sperimentarono in lui - così afferma sant’Ambrogio - ogni genere di tormento, così che nel suo corpo non vi era più parte alcuna senza ferite".

Il Culto e la Rappresentazione Artistica

Vitale e Valeria, genitori dei santi Gervasio e Protasio, anch'essi martiri, sono celebrati insieme il 28 aprile. Molti studiosi ritengono che la narrazione sia in parte fantasiosa, riconoscendo nei personaggi citati altre figure di Martiri omonimi venerati sia a Milano che a Ravenna. La Basilica ravennate, consacrata il 17 maggio 548, è dedicata, oltre che a San Vitale, anche ai suoi figli Gervasio e Protasio, le cui immagini sono poste sotto la lista degli Apostoli, mentre un Altare laterale è dedicato a San Ursicino. Nei mosaici di Sant’Apollinare Nuovo sono poi rappresentati tutti e cinque i personaggi; dall’11° al 14° posto della fila dei Santi vi sono i quattro uomini e al 9° posto della fila delle Sante c’è Valeria. Come scrive Antonio Borrelli, Vitale ha avuto una raffigurazione nell'arte molto vasta.

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Le Basiliche dedicate a San Vitale di Ravenna

  • A lui è dedicata la Basilica di San Vitale a Ravenna, consacrata il 17 maggio 548, sorta sul luogo del suo martirio, con i suoi magnifici mosaici. Questa basilica è tuttora ammirata come un capolavoro dell'architettura bizantina. Quando nel 409 Galla Placidia si trasferì da Milano a Ravenna portò con sé le reliquie di S. Vitale (traslate da Bologna al capoluogo lombardo da sant’Ambrogio) e dei santi Gervasio e Protasio, martiri milanesi.
  • La chiesa omonima a Venezia, dove è raffigurato vestito da soldato a cavallo che solleva uno stendardo, con lancia, spada e mazza, strumento del martirio della sua sposa Valeria.
  • La Basilica dei Santi Vitale e Compagni Martiri in Fovea a Roma, con gli affreschi narranti il suo martirio. A Roma, la matrona Vestina, alla fine del IV secolo, fa erigere una grande Basilica a tre navate in onore dei Santi Vitale, Valeria, Gervasio e Protasio sul luogo dove sorgeva un primitivo Oratorio intitolato ai due fratelli.

La collocazione cronologica della vita del Santo, a cui è dedicata ufficialmente dal 595, è estremamente incerta: San Vitale è vissuto nel I o forse tra il III e il IV secolo.

San Vitale e Agricola di Bologna: Martiri del IV Secolo

A Bologna, San Vitale e Sant'Agricola sono venerati come martiri della persecuzione dell’imperatore Diocleziano (284-305). Vitale era il servitore cristiano di Agricola, un cittadino cristiano di Bologna. Non vi era più parte alcuna senza ferite nel corpo di Vitale dopo i tormenti subiti, mentre Agricola fu crocifisso.

Il Ritrovamento delle Reliquie e il Culto

Le prime notizie sui martiri Vitale e Agricola risalgono al vescovo Paolino di Nola del 403. Sant'Ambrogio, probabilmente nel 393 d.C., rinvenne i loro resti in un cimitero ebreo dell’odierno capoluogo emiliano, esumandoli per onorarli degnamente. Le reliquie di Vitale e Agricola da Bologna furono portate a Firenze e a Milano da Sant’Ambrogio; altre reliquie furono donate a San Paolino vescovo di Nola e San Vittorio vescovo di Rouen. Il loro culto era già diffuso nel V e VI secolo. Le loro spoglie sono venerate nella Chiesa madre di Bologna. A Bologna, dove San Vitale aveva realmente subito il martirio, la sua nascita al cielo, insieme ad Agricola, è celebrata il 4 novembre, come risulta dal calendario liturgico locale risalente al IX secolo. Con la riforma del calendario Romano Generale, portata a termine nel 1969, il presunto santo martire ravennate non compare né il 28 aprile né in altro giorno dell’anno liturgico. Pertanto, il San Vitale venerato a Fuorigrotta, nella monumentale chiesa parrocchiale a lui intitolata, è il martire di Bologna la cui festa liturgica ricorre il 4 novembre.

Il Venerabile Pietro Di Vitale: La Breve Vita di un Giovane Siciliano

Pietro Di Vitale, nativo di Castronovo di Sicilia, in provincia di Palermo, trascorse la sua esistenza tra il suo paese d’origine e il Seminario arcivescovile di Palermo. Iscritto all’Azione Cattolica e membro del Terz’Ordine francescano, intraprese gli studi per il sacerdozio con generosità, avendo come mira la santificazione propria e quella degli altri. L'ambiente castronovese, oltre al clima familiare, con la presenza dei cappuccini fu di ulteriore stimolo alla maturazione spirituale del ragazzo: nella sua breve esistenza ebbe contatti tra gli altri con fra Vitale Lino (1868-1960) morto in fama di santità. Nel 1930 Pietro manifestò alla zia suora il proprio desiderio di aderire alla vita religiosa, e con il di lei sostegno e l’aiuto economico di amici per pagare la retta del seminario vi entrò l’anno successivo.

La Malattia e la Santificazione

All’inizio della seconda liceo gli si presentarono i sintomi di una sindrome dolorosa da enterogastroptasi, che lo consumò lentamente. Offrendo la sua vita e la mancata realizzazione del suo grande desiderio, Pietro si spense il 29 gennaio 1940, a ventitré anni. Aveva una intensa devozione verso il Santissimo Sacramento e la Madonna: si tramanda che durante le sue estasi di preghiera nella sacrestia della Matrice di Castronovo si sollevasse da terra. Nel 1937 Pietro ebbe temporaneamente, tramite don Giuseppe Germanà, un guanto di san Pio da Pietrelcina, a cui era stata rivolta richiesta di intercessione in favore del suo recupero. Le sue ultime parole, rivolte alla madre, furono: «Mamma, viva Gesù e Maria!». Il giorno seguente il suo corpo non manifestava i segni del rigor mortis, ed i medici verificarono, ma invano, di un possibile caso di apparente decesso.

Il Processo di Beatificazione

L’Inchiesta diocesana è stata celebrata nella Curia arcivescovile di Palermo dal 6 marzo 1987 al 25 giugno 1995. La "Positio super virtutibus", consegnata nell’agosto 2000, è stata esaminata dai Consultori Teologi della Congregazione delle Cause dei Santi il 16 novembre 2017, ottenendo parere affermativo. Il 3 luglio 2018 è stata celebrata la Sessione Ordinaria, nella quale i Cardinali e i Vescovi hanno espresso anch’essi parere affermativo. Due giorni dopo, il 5 luglio 2018, papa Francesco ha autorizzato la promulgazione del decreto con cui Pietro veniva dichiarato Venerabile. I suoi resti mortali sono custoditi presso la Chiesa Madre dedicata alla Santissima Trinità a Castronovo di Sicilia. I resti mortali di Pietro furono riesumati il 9 maggio 1986 e traslati il 14 dicembre nella Chiesa Madre della Santissima Trinità.

La Basilica di San Vitale al Quirinale: Un Trattato di Teologia Visiva

La Basilica di San Vitale al Quirinale, scrigno di storia e spiritualità nel cuore di Roma, conserva un’opera straordinaria per la sua potenza teologica e iconografica: l’affresco del catino absidale, realizzato da Andrea Commodi (1560-1638) alla fine del Cinquecento. La scena rappresenta la Salita al Calvario, con Cristo che cade sotto il peso della croce.

Storia e Ristrutturazione

La Basilica di San Vitale, una delle più antiche di Roma, venne affidata ai Gesuiti nel 1595 per diventare il loro studentato. La sua ristrutturazione avvenne sotto il generalato di Claudio Acquaviva (1581-1615), che guidò la Compagnia in un’epoca di grande espansione e di riforma educativa. L’affidamento ai Gesuiti avvenne in vista del Giubileo del 1600, indetto da Papa Clemente VIII, e fu accompagnato da un rinnovamento artistico della basilica. Proprio in questo clima di fervore controriformista e di ridefinizione del linguaggio visivo sacro nacque l’affresco di Commodi. La Basilica (basilica “minore”, per l’esattezza) paleocristiana di S. Vitale si trova in Via Nazionale, ma notevolmente più in basso rispetto al livello stradale. La chiesa di San Vitale venne costruita agli inizi del V secolo riutilizzando un precedente oratorio dedicato ai Martiri Gervasio e Protasio (figli di S. Vitale), trasformato in basilica a tre navate durante il pontificato di Innocenzo I (401-417).

affresco della Salita al Calvario di Andrea Commodi nella Basilica di San Vitale

Il Significato Teologico dell'Affresco di Commodi

Il dettaglio più sconcertante dell’opera è la raffigurazione di Simone di Cirene, l’uomo che nei Vangeli viene costretto ad aiutare Gesù a portare la croce. In genere, è rappresentato come un uomo pietoso o riluttante, ma mai ostile. In quest’affresco, lo sguardo del Cireneo-demone è carico di ira e costrizione, come se volesse mostrarci il suo tormento e la sua rabbia per essere stato obbligato a servire Dio. Cristo non poteva morire prima di giungere al Golgota. Il suo sacrificio doveva compiersi sulla croce, nel luogo del Cranio, identificato dalla tradizione come la tomba di Adamo. Il pittore sembra voler suscitare nell’osservatore un senso di disagio, quasi di rimorso. Questo sguardo accusatorio si rivolge in particolare al sacerdote che sale i gradini per celebrare i divini misteri. Il messaggio è chiaro: la celebrazione del sacrificio di Cristo non può essere compiuta con leggerezza o distrazione. L’affresco di Andrea Commodi non è solo un capolavoro artistico, ma un trattato di teologia visiva. L’affresco della Basilica di San Vitale al Quirinale è un invito alla meditazione: Dio ha costretto il male a portare la croce.

Gli Affreschi dei Martiri

Il tema fondamentale del ciclo di affreschi, realizzati dai pittori Ciampelli, Ligustri e Commodi al principio del Seicento, è infatti il martirio. La rappresentazione del martirio ha una precisa funzione “pedagogica”: i Gesuiti, nella loro attività missionaria sia nei paesi ancora pagani, sia in quelli protestanti, devono essere pronti al sacrificio supremo. In chiara polemica con la chiesa riformata, che ha esaltato il valore della fede rispetto alle opere, nell’ottica controriformistica il martirio è proprio da vedere come la massima opera umana possibile in funzione della salvezza eterna.

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