La Crocifissione di Pietro Perugino in Santa Maria Maddalena de' Pazzi

Tra le opere più significative del Rinascimento italiano, la Crocifissione di Pietro Perugino, situata nella Sala Capitolare dell'ex-convento di Santa Maria Maddalena de' Pazzi a Firenze, rappresenta un capolavoro di serenità compositiva e profonda spiritualità. Questo affresco monumentale, databile tra il 1494 e il 1496, testimonia l'apogeo della popolarità dell'artista e la sua capacità di creare opere di grande impatto visivo ed emotivo.

L'Artista: Pietro Perugino a Firenze

Pietro Perugino, uno tra i più importanti pittori italiani a cavallo tra il XV e il XVI secolo, fu particolarmente attivo tra Firenze, Perugia e Roma, ed è noto anche per essere stato il maestro di Raffaello. Pietro Vannucci, detto il Perugino, nasce a Città della Pieve, città allora ricadente nei domini del Comune di Perugia. Dopo un primo contatto con la realtà artistica perugina, dovette avvicinarsi, secondo quanto scrive Giorgio Vasari nel 1550, a Piero della Francesca, assimilandone la prospettiva e la luminosità.

Particolarmente importante fu la formazione che ebbe a Firenze presso la bottega del Verrocchio, una prolifica e versatile officina in cui si formarono anche Leonardo da Vinci, Botticelli, Ghirlandaio e Filippino Lippi. Nel 1472, anno in cui iniziò la sua attività autonoma, il Perugino si iscrisse alla Compagnia di San Luca a Firenze e contemporaneamente iniziò a frequentare la prestigiosa bottega del Verrocchio. Una lunga consuetudine con l’ambiente fiorentino segnò profondamente la sua espressione artistica, al punto che i contemporanei non esitarono a considerarlo maestro toscano: «Pietro Perugino, ben si può dire fiorentino, ch’è allevato qui» (F. Albertini, 1510).

Dopo una serie di importanti opere realizzate in Umbria, in particolare a Perugia, e a Roma, come la decorazione delle pareti laterali della Cappella Sistina insieme ad artisti fiorentini come Botticelli e Ghirlandaio, Perugino si recò nuovamente a Firenze. Dal 1493, nel capoluogo toscano, anche grazie alla sua fiorente bottega, l’artista eseguì varie opere, la maggior parte delle quali si trova tuttora in città. Nel Cenacolo di Fuligno affrescò la splendida Ultima Cena; nella Galleria degli Uffizi si conserva il più alto numero di dipinti del Perugino a Firenze, tra cui l’Orazione nell’orto e la Pietà (eseguite per il Convento di San Giusto alle Mura), il ritratto di Francesco Delle Opere, e la Madonna con Bambino tra San Giovanni Battista e San Sebastiano.

Ritratto di Pietro Perugino (dipinto)

Il Convento di Santa Maria Maddalena de' Pazzi: Storia e Trasformazioni

Il complesso monumentale della chiesa con l’annesso convento, oggi conosciuto come Santa Maria Maddalena de' Pazzi, fu fondato nel 1257 e intitolato originariamente a "Santa Maria Maddalena delle Convertite". Questo nome derivava dal fatto che sorgeva su una casa di accoglienza per donne di "malaffare" pentite, le "repentite", che seguivano la regola di San Benedetto e da cui forse prese il nome la vicina via Borgo "Pinti". Della grande struttura conventuale, ampliata a partire dal 1479 su progetto di Giuliano da Sangallo, oggi sono visibili il Chiostro, anch'esso opera di Giuliano da Sangallo, e altri ambienti della chiesa.

Nel corso dei secoli, nel complesso si sono susseguiti vari ordini religiosi: i Cistercensi di Badia a Settimo vi si stabilirono nel 1442, e il convento fu ricostruito sempre su progetto di Giuliano da Sangallo. Fu per la Sala Capitolare di questo convento cistercense che venne commissionato il grande affresco della Crocifissione.

Nel 1629, le Monache Carmelitane di Santa Maria degli Angeli, che nel 1628 avevano scambiato il loro edificio con quello dei Cistercensi in Borgo Pinti, vi portarono le spoglie della consorella Maria Maddalena de' Pazzi (1566-1607), a cui la chiesa è dedicata. Questa santa, entrata in clausura nel 1582, era famosa per le sue estasi, durante una delle quali ebbe la visione della volontà divina di riforma della chiesa. Morì nel 1607, fu beatificata nel 1626 e canonizzata nel 1662. La presenza delle monache carmelitane e la successiva clausura resero l'affresco ignoto ai più fino al 1867, quando le monache abbandonarono il convento. Nel 1926 la chiesa è passata agli Agostiniani dell'Assunzione.

La "Crocifissione" del Perugino: Commissione, Riscoperta e Analisi

La Crocifissione di Pietro Perugino è un affresco imponente (480x812 cm), databile al 1494-1496 e conservato nella sala capitolare dell'ex-convento di Santa Maria Maddalena de' Pazzi a Firenze. L'opera, che è la più grande di Perugino a Firenze, venne eseguita quando il convento era ancora sotto i frati cistercensi, per volere della famiglia Pucci. Monastero di S. Don Antonio Brilli riferisce che l'affresco venne commissionato il 20 novembre 1493, da Dionigi e Giovanna Pucci, devoti della chiesa, e fu terminato il 20 aprile 1496 da "Mastro Piero della Pieve a Chastello perugino", che ricevette in pagamento 55 ducati d'oro.

Ricordato dalle fonti cinquecentesche, l'affresco cadde in oblio quando, nel 1628, il convento passò alle monache carmelitane di Santa Maria degli Angeli e divenne di clausura. Il luogo, compreso nella clausura, rimase così ignoto fino al 1867, quando le monache abbandonarono il convento, e si ebbe la piena riscoperta critica dell'affresco.

Affresco della Crocifissione di Pietro Perugino nella Sala Capitolare

Composizione e Simbolismo

La scena è dipinta su tutta la parete di fondo della Sala Capitolare. Il Perugino sfruttò lo spazio di risulta dell’imposta della volta a vela che ricopre l’ambiente, utilizzando anche i quattro peducci su cui poggia la copertura. Il dipinto raffigura tre scene che occupano un'intera parete, suddivisa dalle arcate e dalle colonne dipinte che seguono le volte del soffitto. La sala capitolare, coperta da volte a crociera sorrette da peducci addossati alle pareti, impose una tripartizione della decorazione in tre parti al di sotto delle arcate, dove il Perugino stesso impostò un'intelaiatura architettonica prospettica con un gradino, pilastri e semicolonne, la cui veduta è perfezionata da un punto di vista centrale sul lato opposto della stanza.

La novità sta nell’aver ribaltato la soluzione, abitualmente adottata, del portico aperto che funge da fondale per il primo piano; stavolta, infatti, il loggiato in primo piano introduce alla scena. Nonostante questa tripartizione architettonica, gli affreschi sono unificati dal paesaggio continuo e rarefatto, che si dispiega nelle scene come se si trattasse di un loggiato aperto. Tra dolci colline punteggiate da esilissimi alberelli frondosi, sfumanti verso l'orizzonte tra laghetti e tonalità azzurrine schiarite dalla foschia, si svolge la scena della crocifissione.

Il pannello centrale vede una grande croce alla cui sommità si trova Gesù crocefisso, campeggiante nella parte alta dell'affresco sullo sfondo del cielo dell'alba, velato da nubi rosate e schiarito in prossimità dell'orizzonte. Ai piedi della croce sta inginocchiata la Maddalena penitente, chiara allusione alle "Pentite" che venivano accolte nel convento. Negli affreschi laterali, che si sviluppano su ciascun lato del pannello centrale, si vedono i personaggi che assistono alla Crocifissione: a sinistra, la Vergine e San Bernardo di Chiaravalle, fondatore dei Cistercensi; a destra, San Giovanni Battista e San Benedetto, fondatore dei Benedettini, dei quali i Cistercensi sono una congregazione.

Nello stesso ambiente si trova anche un altro affresco dello stesso autore, San Bernardo accoglie il Cristo che si stacca dalla croce (247 x 145 cm). A sinistra, in un paesaggio analogo, questo affresco testimonia il vivo misticismo del fondatore cistercense. La scala di quest'ultimo è più piccola e contiene maggiori spunti legati alla riflessione, come la presenza delle ossa del Calvario, richiamo al memento mori. Vicino è esposta anche la sinopia.

Martedì dell'Arte del 29.11.2022 Docente Alessandro Delpriori “Perugino, Signorelli...”

Stile e Rilevanza Artistica

L'opera nel complesso è una trasposizione di un trittico su scala monumentale. L'intonazione aulica e contemplativa, con pochi, sobri personaggi e un'amplissima apertura paesistica, dimostrano la versatilità dell'artista, in quegli anni all'apogeo della popolarità fiorentina. Perugino era capace di creare opere molto diverse, dal vivido realismo del Ritratto di Francesco delle Opere, alla concitata azione del Compianto sul Cristo morto, fino alla solenne monumentalità delle pale d'altare come l'Apparizione della Vergine a San Bernardo, anch'essa un tempo in Santa Maria Maddalena de' Pazzi.

Attraverso finti pilastri e finte colonne che sorreggono tre archi dipinti, il Perugino sfrutta lo spazio per creare un potente gioco illusionistico, ampliando l’architettura della sala che si trasforma in una loggia aperta verso un paesaggio sereno, quasi sospeso nel tempo. Questa maestria compositiva, unita alla delicatezza dei colori e alla pacatezza delle espressioni dei personaggi, rende la Crocifissione un esempio eccelso dello stile maturo di Perugino.

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