Le Natività di Pietro da Cortona e la sua eredità artistica

Pietro Berrettini, meglio conosciuto come Pietro da Cortona (Cortona, Arezzo 1º Novembre 1596 - Roma, 16 Maggio 1669), è stato un celebre pittore ed architetto di origine toscana. Egli fu un grande esponente del primo periodo del Barocco romano, unitamente a figure come Gian Lorenzo Bernini e Francesco Borromini.

La sua cultura pittorica toscana si alimentò con lo studio dell'antichità classica, di Raffaello, di Michelangelo e l'interesse per la nuova pittura di Simon Vouet e di Rubens, all'epoca punti di riferimento per gli artisti nell'Urbe. Già nei primissimi anni Venti raggiunse una maturità artistica favorita dal talento e dal costante studio, che gli permise di ricevere committenze di alto livello.

Ritratto di Pietro da Cortona

La Natività di Maria Vergine per la Chiesa di San Filippo Neri a Perugia

Tra le opere significative di Pietro da Cortona, si annovera la Natività di Maria Vergine. L’opera fu realizzata nel 1643 su commissione di Sofonisba Petrini per l’altare della cappella della Natività di Maria Vergine nella chiesa di San Filippo Neri a Perugia.

Il nome di Pietro da Cortona fu probabilmente suggerito alla committente dagli stessi Oratoriani, in quanto l’artista aveva instaurato uno stretto rapporto con l’ordine, sancito dalle commissioni che si susseguirono negli anni per la decorazione della Chiesa Nuova a Roma, chiesa madre e modello per quella perugina. Insieme con la Presentazione di Maria Vergine al Tempio di Luigi Scaramuccia (inv. 503) e la Purificazione di Maria di Andrea Sacchi (inv. 510), l'opera venne requisita dalle truppe napoleoniche e trasferita in Francia; al rientro, le tre opere furono collocate nell’allora Pinacoteca Civica.

L’opera affascinò critici e artisti e fu oggetto di numerose copie e repliche; solo i filippini non la apprezzarono particolarmente, forse perché poco aderente alle regole della sobrietà, del decoro e della spiritualità richieste dai dettami dell’ordine.

La composizione del dipinto è giocata sul rapporto tra interno ed esterno, ottenuto grazie a un’ambientazione domestica che si apre, attraverso un arco, verso un arioso paesaggio. È una scena di intimità e tenerezza, ma anche di vitalità ed energia; le sorridenti figure femminili, elegantemente abbigliate con vesti dagli ampi panneggi e dalla ricca cromia, sono intente ad accudire la neonata. La descrizione delle attività e degli oggetti quotidiani rende la rappresentazione simile a una scena di genere; la dimensione sacra si avvicina così a quella dello spettatore e lo coinvolge sentimentalmente.

La Natività di Maria Vergine di Pietro da Cortona (Perugia, San Filippo Neri)

Il restauro della Natività della Vergine Maria nella Chiesa del Gesù di Perugia

Dopo un accurato lavoro di restauro, è tornato al suo originale splendore e fruibilità il dipinto della Natività della Vergine Maria di Pietro da Cortona, rinvenuto recentemente nell’Oratorio dei Contadini della chiesa del Gesù di Perugia.

«Questo splendido dipinto conferma la grande devozione alla Madonna Bambina presente alla chiesa del Gesù», ha sottolineato don Angelini, intrattenendosi con gli operatori dei media presenti alla celebrazione eucaristica inaugurale del lavoro di restauro, tenutasi la sera del 10 novembre alla presenza dei rappresentanti delle Istituzioni civili e culturali di Perugia, dal prefetto Armando Gradone (la chiesa del Gesù, si ricorda, è di proprietà del Ministero dell’Interno) all’assessore comunale alla cultura Leonardo Varasano, al presidente del Rotary Club Perugia Est Riccardo Pelliccia, che ha finanziato il restauro eseguito dal maestro Giovanni Manuali.

«La chiesa del Gesù con quest’ultimo capolavoro rinvenuto - ha commentato don Angelini - diventa sempre più una chiesa santuario mariano. Anche l’arcivescovo Maffeis, nel visitarla, è rimasto stupito dai tanti ex voto per grazia ricevuta custoditi, caratteristici dei santuari, tra cui l’ultimo ritrovato della Madonna Bambina del secolo XVIII con i capelli del bambino che aveva ricevuto la grazia.»

«Per questo è anche una “chiesa-museo”, ma è soprattutto - ha concluso il rettore - un punto di riferimento spirituale per tanti giovani e adulti. È bello vederli entrare in chiesa in silenzio, raccogliendosi in preghiera, esprimendo la propria devozione verso il Sacro Cuore di Gesù, la Madonna Bambina, San Giuseppe e la Madre della Divina Provvidenza.»

Pietro da Cortona: Il trionfo della Divina Provvidenza.

Opere e committenze romane di Pietro da Cortona

Gli Affreschi e i Dipinti

La carriera di Pietro da Cortona fu costellata di importanti commissioni a Roma. Tra le sue opere romane occorre citare gli affreschi nella volta, sui pennacchi della cupola (raffiguranti i profeti biblici Geremia, Ezechiele, Isaia e Daniele) e nel catino absidale con l’Assunta tra Angeli e Santi nella Chiesa di Santa Maria in Vallicella, detta anche Chiesa Nuova, nel rione Parione.

Altre opere significative includono Anania ridà la vista a san Paolo, dipinto realizzato intorno al 1631 e conservato all’interno della Chiesa di Santa Maria della Concezione dei Cappuccini, o anche Chiesa di Santa Maria Immacolata a Via Veneto, situata in Via Veneto, nel rione Ludovisi; San Carlo reca in processione il Santo Chiodo durante la peste di Milano (anno 1667), conservato sull’altare maggiore della Chiesa di San Carlo ai Catinari; il Monumento funebre del conte Asdrubale Montauto all’interno della Cappella Marescotti nella Chiesa di San Girolamo della Carità.

Presso la Pinacoteca Capitolina è possibile osservare il Ratto delle Sabine, un dipinto realizzato nel 1629 circa, la Madonna col Bambino e angeli (anno 1625-1630), il Sacrificio di Polissena (anno 1624 circa) e il Carro di Venere (anno 1622).

Il suo più grande capolavoro romano viene indicato nella decorazione del soffitto del salone di Palazzo Barberini, un affresco che raffigura il Trionfo della Divina Provvidenza. L'affresco raffigura nella parte centrale il Bambino, adagiato nella mangiatoia e circondato da una serie di figure umane, ai lati la Madonna e i pastori, e San Giuseppe nella parte posteriore, tutti in adorazione. Pietro scelse per "raccontare" un poema un complesso coacervo di elementi allegorici, mitologici e figurativi e sviluppò le moderne concezioni spaziali secentesche e la poetica barocca dello stupore e del coinvolgimento emotivo attraverso il dinamismo delle scene e delle figure, il virtuosismo degli scorci, la forza dei colori e la soluzione compositiva. L'effetto finale è strabiliante e il punto di vista ottimale di visione è concepito in funzione del visitatore che accede dal grande scalone, progettato da Bernini, testimoniando ancora una volta che il fine dell'arte barocca è quello di creare un senso di stupore continuo e crescente che mette sempre al centro lo spettatore e lo "chiama in causa" direttamente, coinvolgendolo e rendendolo parte attiva di una "scena viva" in cui si fondono architettura, pittura, scultura, decorazione, ottica e scienza.

Dettaglio del soffitto di Palazzo Barberini - Trionfo della Divina Provvidenza

Architettura e Scenografia

Le prime commissioni di prestigio che Pietro eseguì per i Barberini furono gli affreschi per la chiesa di Santa Bibiana; l'incarico si inseriva in un progetto voluto dal papa Urbano VIII di ricostruire l'edificio a seguito del ritrovamento del corpo della santa. Per i Barberini Pietro esplorò anche il suo talento di scenografo "dell'effimero", progettando apparati e macchine sceniche per spettacoli pubblici e privati celebrativi e teatrali. Nel 1632 lavorò alla cappella di palazzo Barberini eseguendo la Crocifissione, mentre la restante decorazione spettò ai suoi collaboratori.

Tornato a Roma, Pietro esercitò il suo talento anche come architetto, apportando innovazioni significative soprattutto nelle cupole e nell'articolazione degli spazi. Ridisegnò completamente la pianta, l'assetto e la facciata della chiesa dei Santi Martina e Luca, su richiesta di Urbano VIII e Francesco Barberini in seguito al ritrovamento del corpo della santa. Per segnalare la presenza della chiesa come luogo di culto all'interno di quello che già all'epoca era una zona con un tessuto urbano molto fitto e articolato, Pietro attuò un espediente innovativo: elevò la cupola molto più in altezza che in larghezza e, per compensare la sproporzione, creò grandi volute per raccordare in modo armonico calotta e tamburo.

Per la galleria di Palazzo Barberini, che è stretta e lunga e si configura come luogo di passaggio e di collegamento tra vari ambienti del palazzo, non come un ambiente di rappresentanza, ne derivò l'adozione di soluzioni più tradizionali, con le sette scene separate da una cornice dipinta color oro e decorata da fregi vegetali, cartelle e nudi. Qui non si provocò più uno sconvolgimento dei sensi, ma un coinvolgimento della mente, che legge le vicende di Enea analizzandole con calma.

Chiesa dei Santi Martina e Luca a Roma (esterno)

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