Pietro Capuano: Figure Ecclesiastiche Storiche e il loro Legame con Amalfi

Contesto Storico: L'Arcidiocesi di Amalfi-Cava de' Tirreni

L’arcidiocesi di Amalfi - Cava de Tirreni unisce, dal 30 settembre 1986, i territori dell’arcidiocesi di Amalfi e della diocesi di Cava de Tirreni, che ne costituiscono oggi le due zone pastorali. Già sede vescovile al tempo di S. Gregorio Magno, nel 987 Amalfi fu elevata a sede metropolitana dal papa Giovanni XV, con giurisdizione sulle diocesi suffraganee di Scala, Minori, Lettere e Capri.

Prima Repubblica Marinara d’Italia, Amalfi fu benemerita in molteplici interventi in difesa della Santa Sede, donde il motto: Contra hostes fidei semper pugnavit Amalphis. Fu irradiatrice di cristiana civiltà soprattutto nel Vicino Oriente, con la fondazione di chiese, monasteri, ospizi, ospedali, nonché dell’Ordine degli Ospedalieri, divenuto poi il Sovrano Militare Ordine di Malta.

Il Duomo di Amalfi e le Reliquie di Sant'Andrea

Nello storico Duomo di Amalfi sono custodite dal 1208 le reliquie dell’apostolo Andrea, patrono della città e dell’arcidiocesi. Esse furono trasferite ad Amalfi da Costantinopoli dal Cardinale Pietro Capuano e deposte sotto l’altare della cripta da lui stesso fatta costruire. Nelle tele, opera di due discepoli del Solimena, Sant’Andrea fa da padrone: le quattro grandi tele della navata centrale furono eseguite nei primi anni del 1700 da Andrea D’Asta e rappresentano, a partire dalla porta, la sua flagellazione, la crocifissione, il Miracolo della Manna e la deposizione nel sepolcro. Le due tele laterali del transetto, eseguite dal Castellano, sono della stessa epoca e rappresentano la Vocazione di Sant’Andrea e la Pesca miracolosa. Due antiche superbe colonne di granito, provenienti da Paestum, sostengono l’arco trionfale dell’abside. Sul lato destro del transetto c’è la Cappella delle Reliquie o della Riconciliazione, dove si conservano le reliquie di molti santi portate in Amalfi insieme con il Corpo di Sant'Andrea. Nelle nicchie laterali si conservano un busto reliquiario di Sant’Andrea in argento cesellato (sec. XVI) e la bara di Gesù morto, che, la sera del Venerdì Santo, viene portata in una suggestiva processione. Al centro, sull'altare della cappella, è stata collocata una venerata statua della Vergine, dinanzi alla quale andò in estasi Sant’Alfonso; nella sua biografia si legge che dal viso della Madonna partì un raggio di luce che investì il santo, mentre stava predicando nella Cattedrale. Nella medesima navata, in fondo, sulla porta, c’è una grande tela che ricorda un miracolo attribuito all’intervento di Sant’Andrea e San Matteo: il 27 giugno 1544 un’improvvisa mareggiata mise in fuga e affondò le navi di Ariadeno Barbarossa, che aveva assalito Amalfi e Salerno.

Veduta storica del Duomo di Sant'Andrea ad Amalfi con la cripta

La Zona Pastorale di Cava de' Tirreni

La zona pastorale di Cava de Tirreni è tutta raccolta in una fertile vallata, che si estende da nord a sud, fino a raggiungere il Tirreno nel Golfo di Salerno; a est e ad ovest la vallata è delimitata dall’Appennino Campano. La città di Cava si è sviluppata, nel corso dei secoli, intorno alla Badia benedettina della SS. Trinità, fondata da S. Alferio nel 1011. A essa nel 1058 il principe longobardo di Salerno, Gisulfo II, aveva donato il territorio dell’intera vallata. Nel 1092, pur continuando a far parte dell’arcidiocesi di Salerno, essa fu affidata, con bolla di Urbano II, nello spirituale come già nel temporale, all’autorità della Badia, i cui abati la governarono per tre secoli. Il 7 agosto 1394 fu staccata dall’arcidiocesi di Salerno e costituita in diocesi direttamente dipendente dalla Santa Sede; l’abate commendatario della Badia fu anche vescovo di Cava. Ma i Cavesi, mal sopportando la dipendenza feudale dalla Badia, l’assalirono e devastarono più volte tra il 1335 e il 1508, reclamando la propria autonomia. Leone X accolse la loro richiesta e, con la bolla Sinceræ devotionis del 22 marzo 1513, costituì Cava in diocesi autonoma. Dal 1520 la diocesi di Cava de' Tirreni venera come patrono il vescovo Sant'Adiutore, uno dei vescovi africani che si rifugiarono in Campania in seguito all’invasione dell’Africa settentrionale da parte dei Vandali, svolgendo il suo apostolato di evangelizzazione nella valle di Cava.

Il 25 settembre 1972 si procedette a una ridistribuzione dei territori delle diocesi viciniori: al vescovo di Nocera Inferiore venne affidato il governo anche di Sarno, mentre a quello di Cava de Tirreni venne affidato il governo anche di Amalfi, risultando così dette diocesi unite di fatto, in persona episcopi. Tale unione cessò con l'accorpamento definitivo del 1986.

Badia della Santissima Trinità di Cava de' Tirreni

Il Cardinale Pietro Capuano (zio, morto nel 1214): Teologo e Legato Pontificio

Il Cardinale Pietro Capuano, zio dell'omonimo cardinale prete di San Marcello morto nel 1214, nacque a quel che pare intorno al 1180. Apparteneva a una famiglia della nobiltà amalfitana che discendeva dal conte longobardo Lando de Prata e possedeva terre, case e botteghe ad Amalfi, Atrani, Agerola, Maiori e Capri, detenendo anche diritti di patronato sulla chiesa di S. Maria de Fontanella. Ricevette i primi ordini ad Amalfi ed entrò a far parte del clero del Duomo, proseguendo gli studi prima a Bologna e poi a Parigi.

Nella scuola della cattedrale di Notre-Dame, il Cardinale Capuano entrò nella cerchia formatasi intorno a Pietro Lombardo, scambiando idee con allievi come Pietro da Poitiers e Prepositino da Cremona. Egli è l'autore della Summa alle Sentenze di Pietro Lombardo e di un'enciclopedia (ordinata alfabeticamente) dei significati delle parole, dei concetti e delle immagini tramandata con i titoli di Alphabetum, Lexicon condonatorium, oppure Alphabetum de arte sermocinandi, che furono erroneamente attribuite per lungo tempo al nipote omonimo. La prefazione dell'Alphabetum, indirizzata al clero romano, vide la luce probabilmente verso il 1190, ma la redazione definitiva risale al periodo dopo il 1193. Nelle sue opere teologiche, seguì i metodi conservatori di Pietro Lombardo, elaborando spunti altrui e proponendo soluzioni personali. La grande diffusione dei codici della Summa e l'apprezzamento per l'Alphabetum come strumento per la predicazione, dimostrano che era un autore molto stimato.

Fu questa fama di dotto teologo e brillante predicatore che indusse Celestino III, nel febbraio o marzo del 1193, a conferirgli la diaconia di Santa Maria in Via Lata. Dal marzo del 1193 fino al luglio del 1195 si trattenne alla Curia, dove presenziò alla canonizzazione di San Giovanni Gualberto e funse da giudice delegato del papa. Nel 1195 fu nominato legato in Calabria e Puglia, con poteri di legato generale nel Regno di Sicilia, esercitando anche le funzioni di rettore di Benevento. Durante questa legazione, mediò la lite tra i canonici e il vescovo di Vieste e consigliò il vescovo Guglielmo di Melfi in questioni matrimoniali. Fu legato anche per riformare le Chiese di Boemia e Polonia, dove introdusse riforme ecclesiastiche, inclusa la richiesta di rinnovare le ordinazioni sacerdotali non canoniche e il celibato per il clero. Durante il viaggio di ritorno, fu derubato e malmenato dal marchese Guglielmo Pallavicini.

Nel 1198, tornato in Curia, fu uditore nei processi e accompagnò il papa a Rieti. Nel quadro dei preparativi per la crociata indetta da Innocenzo III, il Cardinale Pietro Capuano fu inviato in Francia per mediare la pace. Riuscì a ottenere una tregua tra Riccardo Cuor di Leone e Filippo Augusto di Francia, rinnovandola poi con il successore di Riccardo, Giovanni. Ottenne anche la liberazione di vescovi imprigionati. Affrontò anche la questione matrimoniale del re francese, Filippo Augusto, e, dopo aver convocato sinodi e minacciato l'interdetto, lo impose su tutta la Francia, rendendo precari i rapporti con il re.

Nel marzo del 1201, Innocenzo III lo elevò alla dignità di Cardinale Prete, conferendogli il titolo di San Marcello. Nel 1202, fu nominato legato per la Quarta Crociata e inviato a Venezia per impedire l'attacco a Zara. Successivamente, si recò a San Giovanni d'Acri (1203), dove risolse il conflitto tra Pisani e Genovesi e indusse i vescovi maroniti a riconoscere l'obbedienza romana. Cercò anche di risolvere la crisi di successione nel principato di Antiochia, ma i suoi sforzi furono compromessi dalla diffidenza armena. Il Cardinale Pietro Capuano, legato alle reliquie di Sant'Andrea, morì il 23 marzo 1214.

Festa della traslazione delle reliquie di Sant’Andrea Amalfi 07 08 Maggio 2026

Il Cardinale Pietro Capuano (nipote, morto nel 1236): Docente e Diplomatico

Un altro Pietro Capuano, nipote dell'omonimo cardinale morto nel 1214, nacque, a quel che pare, intorno al 1180. Il suo padre era forse Mansone di Landolfo. È sicuro che aveva un fratello di nome Giovanni, al quale l'imperatore Federico II concesse feudi e la comestabulia militaris. La sua carriera era predeterminata dall'esempio dello zio, che aveva studiato e si era affermato nella scuola di Parigi. È probabile che lo zio gli abbia spianato la strada a quell'università, dove Pietro si dedicò agli studi filosofici e teologici. Gli furono garantiti vari benefici e canonicati francesi, incluso nelle cattedrali di Parigi e Sens, che gli permisero di sostenere gli anni di studio e la successiva attività di insegnamento come doctor theologiae a Parigi, probabilmente tra il 1206 e il 1218. Al tempo di Onorio III, il Cardinale Capuano era uno dei corrispondenti preferiti del papa nell'università di Parigi e uno dei più rinomati professori, interpellato per questioni universitarie e finanziarie. Fu maestro di Gregorio, futuro abate del monastero della SS. Trinità di Monte Sacro.

Tra la fine del 1218 e l'inizio del 1219, Onorio III lo accolse nella sua cappella come suddiacono. Fu nominato patriarca di Antiochia, ma nel corso dello stesso anno il papa cambiò idea, nominandolo Cardinale Diacono prima dell'ottobre 1219, conferendogli il titolo di S. Giorgio in Velabro, che conservò fino alla morte. Nella sua veste di cardinale diacono, accompagnò Onorio III in diverse occasioni, come a Terni nel 1219, dove il pontefice restaurò la diocesi. Con molta probabilità fu anche uno dei consiglieri del papa in occasione della redazione della costituzione "Super speculam", emanata per impedire l'introduzione dell'insegnamento della giurisprudenza a Parigi. La sua attività rimase circoscritta alla Curia; non gli furono affidate legazioni o cariche nell'amministrazione dello Stato della Chiesa, né iniziative personali nella politica estera della Curia. Tuttavia, la sua prolungata attività a Parigi lo predestinava a svolgere le funzioni di protettore delle chiese francesi in Curia, tanto che il necrologio di Notre-Dame di Parigi elogia i suoi meriti per "tota ecclesia Gallicana". Godette anche della fiducia di Federico II, che nel 1223 lo chiamò "amicus noster", quando accolse sotto la sua protezione il monastero cistercense di S. Pietro di Canonica ad Amalfi, fondato dalla famiglia del Capuano.

Fu attivo come auditore pontificio, annullando l'elezione di Tommaso a vescovo di Fondi e raggiungendo compromessi in dispute beneficiarie. Al tempo di Gregorio IX, esaminò, insieme con altri due cardinali, il monaco Walter di Eynsham, la cui elezione ad arcivescovo di Canterbury fu poi annullata. Respinse la protesta dei giovanniti di S. Basilio a Roma contro il progetto di Gregorio IX di affidare la riforma del monastero di S. Damiano ai cistercensi. Tuttavia, decise di non intervenire in un'altra iniziativa pontificia riguardante la sua terra nativa, per non ledere i diritti del suo parente l'arcivescovo Giovanni Capuano di Amalfi. Si rivolse con successo al capitolo generale dei cistercensi per trasformare una proprietà. Il Cardinale Pietro Capuano è ricordato per l'ultima volta nel febbraio del 1236 a Viterbo, al seguito del papa, e sottoscrisse per l'ultima volta una bolla pontificia il 26 dello stesso mese. È molto probabile che sia morto il 23 marzo 1236, e non nel 1242 come talvolta affermato.

Mappa dell'Europa nel XIII secolo, con enfasi sulle aree di influenza pontificia

L'Arcivescovo Pietro Capuano del XIV Secolo

Nel Duomo di Amalfi, al centro dell’area liturgica, ornata con statue e colonne degli antichi amboni, c’è il nuovo altare per il quale è stato utilizzato il sarcofago dell’Arcivescovo Pietro Capuano, morto nel 1359. Il sarcofago è ornato di belle figure in altorilievo, raffiguranti i 12 apostoli con San Basilio e San Nicola con al centro da una parte Gesù e dall’altra la Vergine.

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