Il Processo "12 Apostoli": Abusi, Sentenze e Contesto Ecclesiale

Il processo noto come "12 Apostoli" ha rappresentato un caso giudiziario di grande rilevanza, incentrato su presunti abusi sessuali ai danni di minori perpetrati all'interno di una comunità di ispirazione cattolica. La complessità della vicenda ha coinvolto non solo gli accusati principali, ma anche figure legate all'ambiente ecclesiastico e testimonianze di vittime e loro familiari, rivelando dinamiche di manipolazione e complicità.

Il Contesto Giudiziario e gli Imputati Principali

Il filone principale del processo "12 Apostoli", con rito ordinario, ha visto al centro il "santone" Pietro Capuana, accusato di avere abusato sessualmente di numerose ragazze, molte delle quali all’epoca dei fatti minorenni. Insieme a lui, tre donne sono state imputate quali sue fiancheggiatrici: Rosaria Giuffrida, Fabiola Raciti e Katia Concetta Scarpignato.

foto del tribunale di Catania o aula di giustizia

Il processo si è svolto "a porte chiuse", una decisione presa dal presidente della seconda sezione penale del Tribunale di Catania, Ignazia Barbarino, accogliendo la richiesta della Procura, data la delicatezza dei temi trattati dal procedimento. La prima udienza, inizialmente fissata per il 14 ottobre, era stata rinviata per un difetto di notifica.

Piero Alfio Capuana, 79 anni all'epoca, ex bancario a capo della comunità, è stato accusato di aver abusato di ragazzine tra i 13 e i 15 anni, in alcuni casi con la complicità delle madri delle vittime. Nel processo, alcune delle giovani vittime si sono costituite parte civile, assistite dagli avvocati Tommaso Tamburino e Salvo Pace.

Il Ruolo della Chiesa e le Testimonianze Chiave

Buona parte delle udienze è stata dedicata ad esplorare il ruolo della Chiesa in questa vicenda. Monsignor Antonino Raspanti, vescovo di Acireale e alla guida della diocesi dal 2011, ha riferito nell’aula bunker del carcere di Bicocca di aver sentito parlare dell’Associazione Cattolica Cultura e Ambiente (Acca) sin dal suo insediamento.

A parlargliene sarebbe stato l’ex deputato e assessore regionale Mimmo Rotella, all'epoca imputato di favoreggiamento in un processo collegato. Rotella sarebbe stato a conoscenza di tutti i fatti, anche perché la moglie Rosaria Giuffrida - che è una delle "ancelle" del santone - era la nipote di padre Cavalli, il sacerdote deceduto che negli anni Ottanta guidava la comunità di Lavina nel territorio di Aci Bonaccorsi, nota all’epoca per i riti esorcisti che vi si praticavano.

mappa della diocesi di Acireale con focus sull'area di Aci Bonaccorsi e Lavina

Al centro dell'attenzione è stata anche la testimonianza della madre di una delle vittime, che ha raccontato di essersi rivolta, nel 2003, a un prelato di Catania dopo che la figlia, all’epoca minorenne, era diventata oggetto degli interessi sessuali di Capuana. Dall'uomo di chiesa, tuttavia, non sarebbe giunta alcuna risposta o azione. Solo quando sono scattati gli arresti ed è emersa la realtà della congregazione religiosa - all’interno della quale le violenze sessuali sarebbero state spacciate per azioni mistiche spirituali - la madre si è spontaneamente rivolta alla polizia.

Tra le parti civili costituitesi nel processo figura anche la Diocesi di Acireale, che ha rilasciato una nota ufficiale. In essa si legge: "Il 13 maggio nel Tribunale di Catania si è aperto il procedimento a carico di persone che hanno fatto parte della cosiddetta 'comunità di Lavina'. Distinguendo queste persone dagli altri componenti dell’associazione ACCA e da quanti hanno partecipato alle sue attività sociali e religiose, è noto che esse vi hanno svolto un ruolo chiave, proponendo la 'comunità' con le sue attività presso le autorità della Diocesi, presso il popolo cristiano e presso l’intera società come entità e opera di apostolato cattolico. Se le accuse saranno provate, sarà evidente che tali persone hanno arrecato un grave danno ai cattolici e alla Diocesi, per lo scandalo conseguente."

Le Motivazioni della Sentenza di Condanna

La sentenza di condanna di Pietro Capuana e delle altre tre imputate di violenza sessuale è stata accompagnata da motivazioni di 194 pagine, che ricostruiscono anni di un dibattimento complesso conclusosi con un verdetto di colpevolezza. Il presidente del collegio giudicante, Santino Mirabella, ha scritto che "Quel che emerge dagli atti è una scia di violenze e intimidazioni elevata a sistema". Per i giudici, l’apparato probatorio ha condotto a un unico epilogo: la colpevolezza.

La Struttura dell'Associazione a Delinquere

Il giudice Mirabella ha precisato la sussistenza dell’associazione a delinquere, evidenziando che "La struttura organizzativa vi era e vi erano anche più ‘sedi’ logistiche ove consumare i fatti contestati; vi era una netta divisione di ruoli tra le ‘donne’ di Capuana (Fabiola Raciti, Rosaria Giuffrida, Katia Concetta Scarpignato), nel reclutare, convincere, intimidire le ragazze, predisponendosi sempre pronte per ogni evenienza e a qualsiasi orario".

infografica che illustra la struttura organizzativa della

Le imputate, definite "ancelle", intervenivano in più occasioni nei momenti di diffidenza delle vittime, convincendole "sempre che i desideri sessuali del ‘capo’ fossero la strada della verità e della felicità, per dimostrare a Dio di amarlo". Nello specifico, la Giuffrida compilava i turni, mentre la Raciti e la Scarpignato convincevano le vittime a parteciparvi "per stare più vicino a lui". Dal processo è emerso che tutte le complici erano a conoscenza di queste "voglie", tanto che la Raciti si sarebbe "perfino congratulata con lei per aver infine ‘ceduto’ fisicamente".

Capuana è stato descritto come "un uomo che si atteggia a guida spirituale per irretire potenziali vittime; vittime individuate tra le ragazze giovani e giovanissime e fragili; donne che lavorano ininterrottamente per il ‘capo’, creando e conservando un contesto per le sue voglie".

Credibilità delle Vittime e Confutazione delle Difese

Il Tribunale ha ritenuto le vittime credibili, smontando pezzo per pezzo le tesi della difesa. Il collegio giudicante ha rilevato "un quadro di ingenuità (in alcuni casi), di connivenze compiacenti (in altri casi) o di acritico fervore (in altri casi ancora) che era diffuso tra i consociati come una nebbia spinta dal ventilatore". Vi è stato anche il sospetto di false dichiarazioni, con alcuni testimoni che "ponendo un muro di granito anche alle domande più semplici, negando l’evidenza o, comunque, fatti ammessi anche da altri testi della difesa, manifestavano un atteggiamento di chiusura tale da lasciare perplessi della loro stessa buona fede". Per alcuni di questi casi, gli atti sono stati mandati alla Procura.

Un’intercettazione in particolare ha avuto per il tribunale il valore di un’ammissione, quando "la stessa Raciti smette di fare la dribblatrice e finalmente ammette che tutto quel che fa Capuana non è normale, che lui esagera, che i baci a stampo non sono mai senza malizia (lo sarebbero quelli sulla fronte)". Il giudice Mirabella ha parlato di "manipolazione, lavaggi del cervello, stati di trance" subiti dalle vittime.

Come riconoscere e difendersi da un manipolatore

Sviluppi Giudiziari e Procedimenti Collegati

La seconda Corte d'Appello di Catania ha assolto Don Orazio Caputo dall'accusa di favoreggiamento personale, stabilendo che "il fatto non sussiste". Il sacerdote era stato coinvolto in uno stralcio del processo "12 Apostoli". La Corte ha anche confermato l'assoluzione di Domenico 'Mimmo' Rotella, già scagionato in primo grado dalla stessa accusa di favoreggiamento. Don Caputo è stato difeso dagli avvocati Stefano Pipitone e Antonio Miriello.

Rimane invece in primo grado la parte principale del processo, che vede i quattro imputati principali (Piero Alfio Capuana, Katia Concetta Scarpignato, Fabiola Raciti e Rosaria Giuffrida) davanti al Tribunale di Catania. La prossima udienza del processo era stata fissata per il 22 marzo, e la decisione su un'istanza sarà discussa il prossimo 10 ottobre.

Uno dei tre indagati per favoreggiamento, l’ex presidente dell’Associazione Cattolica Cultura ed Ambiente di Aci Bonaccorsi, Salvatore Torrisi, ha avuto accesso al rito abbreviato, con la prima udienza fissata per il 28 ottobre.

Da intercettazioni della polizia postale di Catania è emerso che un sacerdote avrebbe appreso nel segreto della confessione delle indagini avviate su una denuncia per abusi sessuali e avrebbe avvisato dell’attività in corso Torrisi e Rotella. Nell’inchiesta sono confluiti anche gli incidenti probatori con gli interrogatori delle vittime.

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