La Chiesa Parrocchiale di San Michele Arcangelo a Lemie: Storia e Contesto

Il paese di Lemie, un tipico esempio di comunità della montagna alpina, sorge su un promontorio ricco di faggi e castagni, allo sbocco del vallone del Rio d'Ovarda. Chiuso in una struttura orografica che consente sbocchi solo verso la pianura sottostante, risente di un certo isolamento. Il mancato passaggio di correnti di traffico attraverso le Alpi contribuisce a formare un sistema economico basato essenzialmente sulle risorse locali, sul turismo estivo e su quello interessato a un ambiente ecologicamente intatto. Sul punto più alto di questo promontorio si erge l'imponente Chiesa Parrocchiale di San Michele Arcangelo. Lemie vanta un ragguardevole patrimonio architettonico, storico-artistico e religioso.

Origine e Sviluppo di Lemie

Etimologia del Toponimo

L’etimologia del toponimo, Lemie, è incerta. Alcuni studiosi fanno derivare il nome dal latino "limina", "limite o luogo posto ai confini", probabilmente località di confine in cui stazionavano le truppe romane di frontiera. Altri, con un’argomentazione suggestiva, ne fanno risalire l'origine al termine sempre latino "lamiae", a designare un luogo "infestato da streghe o creature dai poteri sovrannaturali". Questa interpretazione trova supporto nelle numerose leggende sulle "masche" (streghe) che popolano l'immaginario del paese. Il termine "lamiae" è tratto dalla mitologia greca per cui le "lamie" erano esseri femminili mostruosi, a metà tra la strega e il vampiro, che rapivano e divoravano i bambini.

Contesto Storico e Minerario

L'antico villaggio di Lemie era situato in una zona di campi che venne distrutta da un'alluvione nel corso del XV secolo. Feudo del Vescovo di Torino intorno all'anno Mille, Lemie passò successivamente ai Visconti di Baratonia, poi ai Giusti di Susa, ai Provana di Leinì ed altre famiglie feudali, tra cui gli Arcour che nel XV secolo ottennero la concessione delle miniere di Lemie ed Usseglio.

Nel XIV secolo si iniziarono a sfruttare le miniere di ferro e rame della zona. Per questo motivo, alcune famiglie valsesiane e bergamasche si trasferirono a Forno di Lemie, che prende il nome proprio da un forno lì collocato, usato per la fusione di minerali ferrosi. Il lavoro pittorico per la cappella della confraternita, commissionato dai componenti della facoltosa famiglia Goffi (raffigurati in veste di donatori), era dedito fin dai secoli centrali del Medioevo alla redditizia attività mineraria legata all’estrazione e alla lavorazione del ferro e del rame, di cui sono ricche le montagne circostanti. L'ultimo feudatario, Giacomo Ottavio Gastaldo, morì nel 1741 senza discendenti ed il feudo passò al demanio.

Mappa storica o illustrazione che mostri la posizione di Lemie e le sue miniere

La Chiesa Parrocchiale di San Michele Arcangelo

Sul punto più alto del promontorio, da cui si gode una veduta del paese di Lemie, sorge la Chiesa Parrocchiale di San Michele Arcangelo.

Costruzione e Stile Architettonico

L'attuale Parrocchiale di San Michele Arcangelo fu riedificata tra il 1689 e il 1701 in stile barocco piemontese sopra la precedente costruzione trecentesca, ritenuta ormai insufficiente per un paese di 2000 abitanti. Inaugurata nel 1701, dopo dodici anni di lavori, essa presenta uno stile assai sobrio ma di una certa armonia e grandiosità, notevole per un paesetto montano. Fu successivamente decorata e arricchita di altari laterali. Nel 1808, con il concorso di tutta la popolazione, fu costruito il monumentale campanile.

Foto della Chiesa Parrocchiale di San Michele Arcangelo a Lemie

Opere d'Arte e Decorazioni Interne

La chiesa è stata decorata nella seconda parte dell’Ottocento dal pittore viucese Giovanni Battista Fino, autore degli affreschi presbiteriali con la Coena Domini e il Miracolo del Corpus Domini, che riempiono i due lati delle pareti del presbiterio. Fino eseguì pure gli affreschi che decorano tutta la volta, nonché la pala dell’altare maggiore, rappresentante la Vergine e il Bambino tra San Michele e San Lorenzo.

Tra le tele che sormontano gli altari laterali, è notevole soprattutto la tela di Luigi Morgari con il Santo Cottolemo sullo sfondo di Lemie e la Madonna del Rosario di Candida Fenoglio Boffi.

Chiesa di San Michele

Altri Edifici e Patrimoni Religiosi di Lemie

La Cappella della Confraternita del SS. Sacramento e gli Affreschi del Cottolengo

A poca distanza, sul fianco meridionale della Chiesa di San Michele, si trova la cappella della ex Confraternita del SS. Sacramento. Il centro del paese è poi dominato dall’imponente fabbricato della Piccola Casa della Divina Provvidenza, di proprietà del Cottolengo di Torino, che racchiude un vero e proprio gioiello artistico: il ciclo di affreschi realizzati nel 1546 per ornare gli interni della cappella appartenuta alla Confraternita della Vergine Maria, poi intitolata al SS. Sacramento. Il lavoro pittorico, commissionato dai componenti della facoltosa famiglia Goffi, è stato accostato, per alcune analogie, alla scuola di Giovanni Martino Spanzotti e Defendente Ferrari, due maestri del Rinascimento piemontese, e propone episodi della Vita di Gesù e di Maria.

La Cappella della Santa Sindone

Un altro edificio religioso che merita attenzione è la Cappella della Santa Sindone, d’impianto seicentesco, che custodiva, fino a qualche tempo fa (prima del trasferimento in luogo protetto), un dipinto raffigurante il telo sindonico, con gli angoli superiori annodati e la doppia immagine del corpo di Gesù rappresentato "con veristica anatomia".

Santuari Mariani nel Territorio Extraurbano di Lemie

Nel territorio di Lemie, ma al di fuori del centro abitato, sorgono inoltre due importanti santuari mariani, entrambi sorti, come sovente accade, attorno ad antichi piloni votivi, eloquenti testimoni di religiosità popolare alpina. Possiamo ipotizzare che la costruzione in loco di un pilone con l’immagine della Vergine, cui potersi affidare per soccorso e protezione, sia stata promossa in tempi remoti dalla comunità lemiese proprio con una funzione apotropaica, tranquillizzante, per esorcizzare ancestrali paure, connesse al raduno delle masche o al possibile ritorno delle anime dei defunti. D’altronde i piloni delle nostre campagne, con le nicchie abitate da immagini mariane e dalle figure di santi depositari di poteri taumaturgici e protettivi, non venivano mai costruiti a caso, senza una precisa motivazione: spesso li ritroviamo presenti nei luoghi che segnavano i confini estremi del territorio abitato da una comunità, nel ruolo di sentinelle soprannaturali, quasi a formare una "cintura sanitaria" a difesa della stessa.

Santuario della Madonna degli Angeli (Collombardo)

Il primo santuario mariano, posizionato a 1890 metri d’altitudine, in cima al Collombardo (o Colombardo), il passo montano che consente di raggiungere il versante valsusino di Condove, è il Santuario della Madonna degli Angeli. Costruito tra il 1870 e il 1905 nell’area dove, in precedenza, sorgeva una cappella eretta nel 1705, che inglobava un preesistente pilone votivo, l’edificio sacro era meta di pellegrinaggio devozionale. Fu anche teatro di accese dispute tra i residenti nelle borgate degli opposti versanti, che si contendevano la proprietà e lo sfruttamento dei ricchi pascoli della zona dando origine a dissidi legali, ma anche a violente liti che, in certe occasioni, degenerarono in scontri sanguinosi tra le fazioni rivali dei lemiesi e dei mocchiesi. Tra i tanti episodi, ricordiamo quello, particolarmente cruento, che si verificò la mattina del 2 agosto 1837, giorno della festa della Madonna degli Angeli, fissato nella memoria popolare come la "battaglia del Collombardo".

Discussa è l’origine del nome, Collombardo, spiegata dai cultori di storia locale con tre diverse ipotesi. Esiste poi una terza, suggestiva, ipotesi, che mette in correlazione "lombardo", contrazione di "longobardo", con una possibile frequentazione del valico da parte dei Longobardi, che sopraggiunsero in area piemontese nella seconda metà del VI secolo, ma che furono arrestati nella loro prorompente espansione verso ovest dalla resistenza dei Burgundi, popolo federato ai Franchi.

Santuario della Madonna degli Olmetti

L’altro santuario mariano di Lemie s’incontra percorrendo la strada del fondovalle, all’altezza della frazione Chiandusseglio, ed è conosciuto con il nome di Madonna degli Olmetti per via dei boschetti di olmi che prosperavano nella zona. Una prima chiesa, fin dalle origini meta di pellegrinaggio, venne edificata nel 1721 sul sito di un pilone votivo che fu testimone di un fatto miracoloso e che si trova oggi incorporato nella struttura del santuario, in seguito ingrandita e rimaneggiata. Come risulta dalla lettura dell’atto notarile con cui si certificò la veridicità dell’evento, nel 1701 un pescatore di nome Bernardo Bovero, residente con la famiglia nella borgata di Castagnole di Germagnano, s’era recato a "prendere pesci" lungo la Stura, nel territorio di Lemie, e qui, giunto in località Olmetti, si era raccolto in preghiera dinnanzi all’effigie della Vergine affrescata su un pilone implorando l’intercessione mariana per la salute dei due figli, che giacevano gravemente ammalati e in pericolo di vita.

Immagine dei santuari mariani di Lemie, ad esempio il Santuario della Madonna degli Angeli o della Madonna degli Olmetti

tags: #piazzale #della #chiesa #parrocchiale #di #san