Don Giovannino Puggioni, nato ad Anela nel 1948 e ordinato sacerdote a Nuoro nel 1976, ha ricoperto ruoli significativi all'interno della diocesi di Nuoro, lasciando un'impronta profonda nella vita delle comunità che ha servito.
Una lunga e feconda stagione pastorale
Per 28 anni ininterrotti, Don Giovannino Puggioni è stato alla guida della parrocchia del Sacro Cuore a Nuoro, la più popolosa dell’intera diocesi, situata nel rione che conta attualmente 7300 abitanti. Durante questo lungo periodo, Don Puggioni è stato molto più che un semplice sacerdote.
L'impatto sulla comunità del Sacro Cuore
- Ha battezzato due generazioni di fedeli.
- Ha cresimato numerosi ragazzi che sono poi diventati genitori.
- Ha insegnato religione presso il liceo classico.
- Si è dedicato, insieme ai suoi collaboratori, alla creazione e al mantenimento di oratori, circoli per anziani e centri studi.
- Ha impartito "piccole e grandi lezioni di vita" tra il campetto di calcio della chiesa e i campi scuola dell’Azione cattolica a Baumela.
Il 16 giugno del 1984, giorno del suo ingresso nella comunità del Sacro Cuore, Don Puggioni trovò "un gregge scoraggiato e smarrito, privo financo di una dimora", ma sotto la sua guida, riuscì a costruire "una vera comunità di credenti". Il consiglio pastorale parrocchiale lo ha ricordato come un pastore che "come Gesù con Zaccheo, ha saputo immediatamente cogliere il desiderio di Dio in quella moltitudine", rendendo "vivo e autentico il progetto di rinnovamento della Chiesa" e la ricchezza del Concilio Vaticano II.
Il congedo dalla parrocchia del Sacro Cuore
Don Giovannino Puggioni ha chiuso quella che lui stesso ha definito "la più lunga stagione della mia vita", lasciando la parrocchia del Sacro Cuore con un carico di emozioni, ricordi e ringraziamenti sinceri. Il suo addio, avvenuto in punta di piedi, è stato affidato a una lettera per i suoi fedeli, coerentemente con il suo stile pastorale "sobrio ma profondo".
Le parole di Don Puggioni
Nella sua lettera ai "carissimi amici" parrocchiani, Don Giovannino ha scritto: «Ho accolto con serenità e fiducia questo nuovo impegno che pone fine alla più lunga stagione della mia vita, pur lasciando l’amata parrocchia del Sacro Cuore con tanta commozione e rimpianto. La comunione, l’amicizia, gli affetti, maturati in tanti anni, non possono, infatti, essere cancellati in un istante. Ho contratto con tutti un debito inestinguibile per il bene e l’amore ricevuti: sacerdoti, organismi pastorali, collaboratori, associazioni di fedeli. Solo il Signore potrà ricompensarvi».
Il saluto della comunità
I parrocchiani hanno salutato Don Puggioni con affetto sincero, attraverso una lettera del consiglio parrocchiale e una pubblicazione intitolata "Un pastore venuto dal futuro". Quest'ultima, di otto pagine, è densa di ricordi, iniziative e momenti pastorali e di vita quotidiana trascorsi da Don Giovannino con i suoi fedeli.
Nuovi incarichi e onorificenze
Dopo aver lasciato la parrocchia del Sacro Cuore, Don Giovannino Puggioni ha intrapreso una nuova avventura sacerdotale. Attualmente, riveste l’incarico di vicario episcopale per i religiosi e si occupa della formazione delle religiose della diocesi, dell’Ordo virginum (consacrate che svolgono diverse funzioni nella società civile) e dei diaconi permanenti.
L'investitura a canonico e monsignore
Don Giovannino Puggioni è stato uno dei quattro nuovi canonici del capitolo della Cattedrale di Santa Maria della Neve a Nuoro. Insieme a Don Ciriaco Vedele, Don Francesco Mario Mariani e Don Antonio Sedda, è stato elevato ufficialmente al titolo di monsignore. Questa nomina, che ha sigillato la sua intensa attività a servizio della Chiesa, lo ha visto mettere la sua competenza ed esperienza a servizio di tutta la Diocesi, collaborando ancora più strettamente con il vescovo Mosè Marcia.
La cerimonia religiosa di investitura, tenutasi nella Cattedrale di Santa Maria della Neve, è culminata con la promessa di fedeltà al vescovo e alle sacre funzioni, con la consegna delle insegne tradizionali di questo prestigioso incarico.
Onorificenze pontificie
Don Giovannino Puggioni è stato insignito di un'importante onorificenza pontificia: quella di Cappellano di Sua Santità.
La riflessione sulla Passione del Signore
Don Giovannino Puggioni, in qualità di arciprete, ha presieduto la liturgia della Passione del Signore il Venerdì Santo, insieme al parroco Don Giovanni Maria Chessa, Don Alessandro Fadda e Don Antonio Sedda. Dopo la lettura della Passione secondo Giovanni, ha offerto una breve ma profonda riflessione.
Il contesto della pandemia
La riflessione è partita dalla preghiera che assume un carattere universale e personale, in particolare alla luce degli eventi determinati dalla pandemia, che ha sconvolto il quadro sociale mondiale. Don Puggioni ha evidenziato come il testo di Giovanni, "solenne, teologico, offra una chiave di lettura profonda del mistero".
Dal rifiuto alla rivelazione
Ha sottolineato il passaggio «dalle tenebre della notte dell’arresto alla luce del mezzogiorno, quella luce che Gesù era venuto a portare». Don Puggioni ha posto l'accento sul clima di "grande e terribile rifiuto" intorno a Gesù da parte del male, che assume le fattezze di personaggi come Anna, il "grande faccendiere", o l'autorità romana "fragile di fronte alle opposte ragioni della giustizia e del consenso popolare", o Barabba, il criminale. Ha riconosciuto il male anche in persone che "stanno nell'ombra", evidenziando come Gesù muoia "in un clima di ingiustizia e di non accoglienza della sua voce".
Parallelamente, il Vangelo rivela Gesù, con i titoli messianici che si compiono e si realizzano nel momento della Passione: "Re, che inaugura un regno diverso da quelli del mondo, l’agnello immolato nella parasceve, il Figo di Dio, lo sposo che chiama ogni credente ad entrare in intimità".
Il desiderio di intimità e l'unità della Chiesa
A proposito dell'intimità, l'arciprete ha evidenziato come "la grande quantità e la qualità degli olii e profumi fa pensare piuttosto alla profumazione del talamo che al sepolcro di Gesù", manifestando un profondo desiderio di intimità con gli uomini, che traspare anche nelle parole "Ho sete". Questo invita i fedeli ad amare Gesù con passione, così come Lui ha vissuto la passione della sofferenza.
Infine, Don Puggioni ha richiamato l'immagine delle vesti di Gesù come motivo di preghiera e riflessione sull'unità della Chiesa. Le vesti divise in quattro parti richiamano il Vangelo destinato al mondo intero. La veste indivisa è immagine dell’unità della Chiesa, una realtà non compiuta "non solo per le grandi divisioni delle comunità cristiane, ma anche per le divisioni delle nostre comunità, nelle chiese locali, nelle parrocchie", incoraggiando così "a ripercorrere il cammino verso l’unità".
L'invito all'affidamento
Nel canto dell’adorazione della croce, è stato rivolto l’invito a cantare un antico Gosos composto contro la peste dai nostri antenati. «Di fronte a questo grande mistero di dolore i nostri antenati si riferivano a Gesù crocifisso e trovavano sicurezza di esaudimento», invitando a vivere lo stesso atto di affidamento.
Gosos in tempus de peste
- Revocàde sa sentenzia
Onnipotente Segnore
applàcade su dolore
cessàde sa pestilenzia. - Gesù Cristu Salbadore,
chi pro nois sezis mortu,
o Divinu Redentore
dàdenos veru accunnòrtu,
revocade dei su tottu
custa crdele sentenzia. - Clementissimu Segnore
ch’istezis piagàdu pro noi,
e cun dolore de ispinas coronàdu,
pro su sàmben de su costàdu
pro sa ostra passienzia. - Pr cuddu dolore forte
cand’inclavèsin sas manos,
e pro cudda santa morte
prèghen infirmos e sanos,
usènde de soberànos
favores e de clemenzia.