La Perseveranza nella Preghiera e la Vita degli Apostoli

Fatica, mancanza di tempo, distrazione, indolenza… Talvolta è difficile trovare il tempo di pregare nella giornata. Eppure, utilizzando qualche accorgimento di facile attuazione, è possibile perseverare nella preghiera senza sforzarsi (troppo). Questo è un insegnamento fondamentale che si può trarre anche dall'esempio degli apostoli e della prima comunità cristiana.

L'Esempio degli Apostoli e della Chiesa Primitiva

Come riporta il libro degli Atti degli Apostoli, i primi discepoli di Gesù erano «assidui nella preghiera» (At 1,14). Ogni giorno si riunivano nel Tempio per pregare e per celebrare la cena nella loro casa (At 2,42-46). La vita della prima comunità cristiana a Gerusalemme era un paradigma di fratellanza e devozione, un'icona di una comunità che affascina e che non va mitizzata ma nemmeno minimizzata. Essa rifletteva l'opera di Dio manifestata con prodigi e segni per mezzo degli Apostoli, rendendo l'ordinario straordinario e la quotidianità lo spazio della manifestazione di Cristo vivo.

L'apostolo Paolo, riconoscendo le sfide della vita cristiana, raccomanda: «Non raffreddate il vostro slancio, restate nel fervore dello Spirito, servite il Signore, abbiate la gioia della speranza, tenete duro nella prova, siate assidui nella preghiera» (Rom 12,11-12). Con il progredire nella vita cristiana, si tendono ad acquisire le abitudini e il ritmo della vita moderna. Le sue distrazioni e sollecitazioni sono altrettanti ostacoli alla preghiera, senza dimenticare che spesso manca il tempo o semplicemente la voglia di pregare. Ma come rimediare a questo e come perseverare nella preghiera?

Strategie per Perseverare nella Preghiera Quotidiana

Esistono accorgimenti pratici per mantenere viva la fiamma della preghiera, ispirandosi anche alla saggezza cristiana.

1. Pregare con Qualcuno

Il fatto che si debba pregare non è sempre autoevidente nella vita quotidiana. Farsi sostenere da un parente o da un amico può essere di grande aiuto. Pregare in coppia, tra amici o in famiglia permette di sostenervi a vicenda e perseverare entrambi nella preghiera.

2. Imporre Progressivamente una Disciplina

Madre Teresa si chiedeva: «Come fa una lampada a brillare, se non tramite l’apporto continuo di gocce d’olio?». Fissare un orario di preghiera, ad esempio la mattina al risveglio o la sera prima di dormire, e impostare una sveglia sullo smartphone per segnare l'inizio e la fine di quell’orario può aiutare ad aumentare il tempo di raccoglimento. Cercare di attenersi a quanto deciso aiuta a restare disciplinati e a non cadere nel laccio della pigrizia.

3. Trasformare le Distrazioni in Preghiera

Le distrazioni durante la preghiera sono la vita dell’inconscio che riaffiora, ma possono diventare occasioni di preghiera. Quando esse perturbano lo spirito, si possono offrire a Dio, trasformandole in supplica, intercessione, azione di grazia o offerta di perdono. Ad esempio: "Signore, Ti benedico per questi bambini che mi dànno pensiero… Ti chiedo perdono per questo desiderio di vendetta che sento ardermi in petto quando penso al mio vicino di casa… Dammi coraggio nel mio lavoro… Aiutami a superare questo problema finanziario che attraverso…"

4. Impregnarsi della Parola di Dio

Persona che legge la Bibbia in un momento di raccoglimento

Se pregare tutti i giorni è un esercizio difficile, rileggere la Bibbia può dare slancio e coraggio per perseverare. Leggere il Vangelo del giorno, seguire la Liturgia delle Ore o scegliere un salmo al giorno da recitare sono modi efficaci per nutrire la fede e la preghiera. Come afferma Colossesi 2,5: «Anche se sono assente col corpo, sono con voi nello spirito, e vedo con gioia il buon ordine che regna tra di voi, nonché la saldezza della vostra fede in Cristo».

5. Ricorrere alle Giaculatorie

Tutto può essere occasione per elevare il cuore verso Dio, che conosce le debolezze della nostra natura. Ripetute di tanto in tanto nella giornata, o in previsione di una decisione importante, le preghiere giaculatorie invitano a gustare la grazia dell’abbandono. Queste piccole grida del cuore che si alzano verso il Cielo aiutano a perseverare nella preghiera quotidiana, specialmente quando sembra difficile pregare in modo strutturato.

6. Recitare Attentamente una Preghiera Semplice

Quando pregare sembra impossibile, come suggerito da Grégory Turpin, recitare una preghiera già pronta può essere un supporto. Può essere un Padre Nostro, un’Ave Maria, la preghiera del cuore o un’altra preghiera che si è abituati a recitare spesso.

La Perseveranza degli Apostoli di Fronte alle Avversità

L'esempio degli apostoli, e in particolare di Paolo e Pietro, dimostra che la perseveranza è essenziale per la salvezza e per il servizio a Dio.

L'Insegnamento di Gesù sulla Perseveranza

Gesù Cristo, nella grande profezia sulla sua “presenza”, fece questa incoraggiante dichiarazione: «Chi avrà perseverato sino alla fine sarà salvato» (Matteo 24:3, 13). Per noi individualmente, la “fine” può essere il “termine del sistema di cose” oppure la nostra morte, forse dopo una lunga e dura prova. Comunque sia, per ottenere infine la salvezza è indispensabile perseverare fedelmente.

L'Esempio di Paolo: Un Ministero Tra Pericoli e Fatiche

Mappa dei viaggi missionari di San Paolo

L’apostolo Paolo, pur essendo un uomo imperfetto, costituisce per noi un ottimo esempio di perseveranza che conduce alla salvezza. Egli si distinse in maniera preminente come ‘ministro di Cristo’ rispetto ad altri, sopportando immense difficoltà e sofferenze, come descritto in 2 Corinzi 11:23-27:

  • In viaggi spesso: Paolo fece frequenti e lunghi viaggi per proclamare la buona notizia, affrontando i pericoli comuni ai viaggiatori nel mondo romano e compiendo tragitti estenuanti in città come Antiochia di Pisidia, Iconio, Listra, Derbe, Filippi, Tessalonica, Berea, Atene e Corinto. I suoi viaggi erano resi ancor più pericolosi dal fatto che era ‘oggetto di odio a motivo del nome di Cristo’.
  • In pericoli di fiumi: Essendoci pochi ponti, Paolo dovette spesso trovarsi in pericolo nel guadare fiumi in piena, come i torrenti impetuosi della Pisidia.
  • In pericoli di banditi da strada: I banditi erano comuni in molte zone che Paolo attraversò, come i territori montuosi infestati dai criminali, pronti ad aggredire i viaggiatori in luoghi isolati.
  • In pericoli da parte della mia razza: Predicando un Messia messo al palo e risuscitato, rigettato dal suo stesso popolo, Paolo fu odiato, percosso e desiderato morto dagli ebrei, che lo consideravano un apostata.
  • In pericoli da parte delle nazioni: Fu perseguitato anche dai gentili, a volte istigati dai suoi nemici giudei, ma questi pericoli non misero mai a tacere l'intrepido proclamatore del Regno.
  • In pericoli nella città: Subì persecuzioni in città come Damasco, Gerusalemme, Listra ed Efeso, e a Filippi fu aggredito da una turba, percosso e imprigionato.
  • In pericoli nel deserto: Non limitò la sua attività alle zone popolate, ma i suoi viaggi lo portarono anche in regioni scarsamente abitate, perfino “in zone selvagge”.
  • In pericoli nel mare: Quando necessario per divulgare la buona notizia, viaggiò “in alto mare”, affrontando violente tempeste e la possibilità di naufragio.
  • In pericoli tra falsi fratelli: Il pericolo maggiore e più doloroso furono gli ingannevoli “falsi fratelli” o “pseudo-fratelli”, sleali e traditori che cercavano accuse contro di lui, ma Paolo non cedette mai per preservare “la verità della buona notizia”.
  • In fatica e lavoro penoso: Ciò includeva l’estenuante lavoro manuale per mantenersi nel ministero e gli sforzi e la stanchezza dovuti ai viaggi faticosi, all’esposizione agli elementi, alle privazioni e ad altre difficoltà sopportate nel suo “sacro servizio” a Geova.
  • In notti insonni spesso: Svolgeva lavori manuali “notte e giorno” per non gravare economicamente su chi predicava, con notevole perdita di sonno, talvolta dedicando le notti alla preghiera o alla profonda preoccupazione per i conservi.
  • Nella fame e nella sete: Poté provare ‘fame e sete’ viaggiando attraverso zone impervie o calde zone desertiche, o dovendo dipendere da estranei, ma Geova provvide sempre per la sua sopravvivenza.
  • Nell’astinenza dal cibo molte volte: Questo si riferisce sia a digiuni volontari per la preghiera o questioni spirituali, sia a privazioni involontarie a causa di malattie o difficoltà nel ministero.
  • Nel freddo e nella nudità: Sopportò le difficoltà dovute al freddo e a una relativa nudità, o “esposizione” alle intemperie, lavorando per soddisfare le sue necessità.

Nonostante tutte queste prove, Paolo, sebbene imperfetto e con una “spina nella carne” (forse un disturbo alla vista), continuò a servire. La sua esperienza dimostra che la forza di Dio si rende perfetta nella debolezza, sostenendo i suoi servitori nel proclamare intrepidamente la buona notizia nonostante persecuzioni e difficoltà. Fino alla sua morte, Paolo fu sostenuto dalla potenza dall'alto, permettendogli di perseverare fedelmente sino alla fine.

L'Apertura del Vangelo ai Gentili: Pietro e Cornelio

Pietro e Cornelio

Un esempio significativo di perseveranza nella comprensione della volontà divina è offerto dalla storia di Pietro e Cornelio (Atti 10-11). A Cesarea viveva Cornelio, un centurione pio e timorato di Dio, che faceva molte elemosine e pregava sempre. Un giorno, un angelo gli apparve in visione, esortandolo a mandare uomini a Giaffa per chiamare Simone, detto Pietro.

Il giorno seguente, mentre gli uomini di Cornelio si avvicinavano, Pietro salì sulla terrazza per pregare. Ebbe fame e, in attesa del pasto, fu rapito in estasi. Vide il cielo aperto e un oggetto simile a una grande tovaglia, contenente ogni sorta di animali "profani" secondo la legge ebraica. Una voce gli disse: «Alzati, Pietro, uccidi e mangia!». Pietro rispose che non aveva mai mangiato nulla di profano o immondo, ma la voce replicò: «Ciò che Dio ha purificato, tu non chiamarlo più profano». Questo avvenne per tre volte.

Mentre Pietro era perplesso, lo Spirito gli disse che tre uomini lo cercavano e che doveva andare con loro senza esitazione. Pietro, superando le sue riserve, li accolse e partì per Cesarea. Giunto alla casa di Cornelio, trovò molte persone riunite. Disse loro: «Voi sapete che non è lecito per un Giudeo unirsi o incontrarsi con persone di altra razza; ma Dio mi ha mostrato che non si deve dire profano o immondo nessun uomo». Cornelio raccontò la sua visione.

Pietro comprese allora: «In verità sto rendendomi conto che Dio non fa preferenze di persone, ma chi lo teme e pratica la giustizia, a qualunque popolo appartenga, è a lui accetto». Mentre Pietro parlava, lo Spirito Santo scese su tutti gli ascoltatori, anche sui pagani. I fedeli circoncisi con Pietro si meravigliarono, e Pietro ordinò che fossero battezzati nel nome di Gesù Cristo. Questa esperienza dimostra la perseveranza di Pietro nel seguire la guida divina, permettendo al Vangelo di estendersi oltre i confini giudaici, superando tradizioni e pregiudizi grazie alla forza dello Spirito Santo manifestatasi nella preghiera e nell'apertura del cuore.

La Comunità di Antiochia: Nascita e Crescita nella Fede

La sincerità e l’umiltà di Pietro convinsero gli anziani di Gerusalemme che Dio, attraverso il suo Spirito, agisce anche sui pagani, spalancando le porte del Regno di Dio al mondo intero. Luca riparte dalla persecuzione scatenata al tempo di Stefano. Questo fu un momento difficile per la Chiesa nascente, ma la Parola e lo Spirito Santo si servirono di ogni rivolo umano, anche nello sconcerto e nella paura.

Coloro che erano stati dispersi dopo la persecuzione scoppiata al tempo di Stefano, giunsero fino in Fenicia, a Cipro e ad Antiochia. Inizialmente, predicavano la parola solo ai Giudei. Ma alcuni di loro, cittadini di Cipro e di Cirene, giunti ad Antiochia, cominciarono a parlare anche ai Greci, predicando la buona novella del Signore Gesù. La mano del Signore era con loro, e un gran numero credette e si convertì.

Antiochia, la terza città più grande dell'Impero Romano e un crocevia di popoli e culture, era il luogo ideale per questa espansione. La tolleranza culturale e religiosa della città permise al seme del Vangelo di attecchire rapidamente tra i pagani, che non avevano gli stessi impedimenti o tradizioni da conservare come gli ebrei. Tutto nacque spontaneamente, portando alla formazione di una vera e propria comunità.

La notizia di questa crescita giunse agli orecchi della Chiesa di Gerusalemme, che inviò Barnaba ad Antiochia. Barnaba, uomo virtuoso e pieno di Spirito Santo e di fede, si rallegrò nel vedere la grazia del Signore all'opera. Egli esortava tutti a perseverare con cuore risoluto nel Signore, e una folla considerevole fu condotta a Cristo. Barnaba, riconoscendo i suoi limiti e le vocazioni degli altri, capì che servivano persone con mente aperta e strumenti culturali adatti per "inculturare" il Vangelo in una radice non israelitica.

Per questo, Barnaba andò a Tarso a chiamare Saulo (Paolo), che era stato "allontanato" da Gerusalemme. Insieme, rimasero un anno intero ad Antiochia, istruendo molta gente e facendo crescere la nuova comunità. Fu ad Antiochia che per la prima volta i discepoli furono chiamati Cristiani, cioè "quelli di Cristo". Paolo e Barnaba, guide virtuose e non dominate dal carrierismo, non si sentirono mai indispensabili, ma lavorarono per promuovere gli altri e rendere la comunità autonoma. Questo esempio dimostra come la fraternità e l'amicizia crescono quando tutti sono corresponsabili e nessuno è indispensabile.

Questa giovane comunità capì che la fede è dono di Dio attraverso lo Spirito Santo e il frutto della fede è la Carità. La carità si espresse in un gesto concreto di solidarietà: fecero una colletta per la Chiesa madre di Gerusalemme, che era nel bisogno a causa di una grave carestia sotto l’impero di Claudio. Questo gesto sigillò l’incorporazione dei pagani alla Comunità di Gerusalemme, manifestando la comunione in una solidarietà concreta che era anche un annuncio efficace della fede nel Cristo Risorto.

I Pilastri della Vita Cristiana Primitiva

Illustrazione degli Apostoli che insegnano e pregano insieme

Il frutto della Pentecoste e la potente effusione dello Spirito di Dio sulla prima comunità cristiana portarono migliaia di persone ad aderire a Cristo. L'evangelista Luca ci mostra la chiesa di Gerusalemme come il paradigma di ogni comunità cristiana, descrivendo i credenti raccolti come famiglia di Dio, spazio della koinonia, cioè della comunione d’amore tra fratelli e sorelle in Cristo. Essi vivevano in un modo ben preciso, essendo «perseveranti nell'insegnamento degli apostoli e nella comunione, nello spezzare il pane e nelle preghiere» (At 2,42). Questi sono i quattro atteggiamenti del cristiano, le tracce di un buon credente.

Perseveranza nell'Insegnamento degli Apostoli

I cristiani ascoltavano assiduamente la didaché, ovvero l’insegnamento apostolico. Oggi, abbiamo la Parola di Dio scritta nel Nuovo Testamento, che contiene l'insegnamento ufficiale degli apostoli. Seguendo l'esempio dei primi credenti, anche noi dobbiamo essere perseveranti nel seguire l'insegnamento degli apostoli.

La Koinonia: Comunione Fraterna e Condivisione

Oltre a essere perseveranti nell'insegnamento degli apostoli, questi credenti erano perseveranti nella comunione (koinonia). Questa parola greca significa fondamentalmente "condividere insieme", sia beni materiali ed economici, sia tempo e vita. Descrive un profondo e ricco legame tra i credenti, che va oltre la semplice amicizia, un legame che dev'essere curato e mantenuto. La vera salvezza non solo porta una persona a essere riconciliata con Dio, ma la lega ad altre persone che Dio ha salvato, creando una forte premura gli uni per gli altri, e spingendo all'amore e al coinvolgimento reciproco nella vita.

La comunità dei credenti bandisce l’individualismo per favorire la condivisione e la solidarietà, poiché non c'è posto per l'egoismo nell'anima di un cristiano. La prossimità e l’unità sono lo stile dei credenti, che si preoccupano l'uno per l'altro, aiutandosi e condividendo "secondo il bisogno di ciascuno", attraverso generosità e attenzione verso i bisognosi, i malati e chi necessita di consolazione. Questa fraternità, che sceglie la via della comunione e dell’attenzione ai bisognosi, è il fondamento di una vita liturgica vera e autentica.

Lo Spezzare il Pane: Memoria e Unità

I credenti erano perseveranti nello "spezzare il pane". Questo termine si riferisce al fatto di celebrare la Cena del Signore, ricordando la morte e la risurrezione di Gesù Cristo con il pane e il calice. Era un modo per ricordare costantemente che la morte di Gesù Cristo aveva pagato i loro peccati e provveduto il perdono. Come loro, anche noi abbiamo bisogno di ricordare sempre l'opera di Cristo, il nostro Sommo Sacerdote e Mediatore, in cui tutte le promesse di Dio hanno il loro "sì".

L'Assiduità nelle Preghiere

Infine, questi credenti erano perseveranti nelle preghiere. È un privilegio poter pregare, sapendo che per mezzo di Gesù Cristo, abbiamo libero accesso al trono della grazia di Dio. La preghiera è fondamentale sia a livello individuale che comunitario. I credenti di Atti pregavano insieme, portando a Dio lodi, ringraziamenti e suppliche con una sola mente e un solo cuore. Questo include vari tipi di preghiera: adorazione, lode, richiesta di perdono, ringraziamento e supplica per la gloria di Dio e la grazia di non vacillare nelle prove.

La perseveranza nella preghiera è essenziale perché non possiamo superare le prove, i peccati o portare frutto a Dio con le nostre sole forze. Seguire l'esempio dei primi credenti significa impegnarsi a pregare insieme, sia come Chiesa riunita, sia in casa, in serate di condivisione o anche per telefono. Lo Spirito Santo, che aveva operato potentemente per salvare quelle persone, continuava a operare in loro mentre essi partecipavano alla sua opera attraverso la perseveranza nei quattro pilastri della vita cristiana.

L'opera di Dio in queste persone divenne visibile nella città, e molti segni e miracoli erano fatti per mano degli apostoli, dimostrando che Dio era all'opera e confermando la verità del messaggio proclamato da apostoli autentici. I miracoli servivano a rendere testimonianza della loro missione divina, specialmente in un'epoca in cui il Nuovo Testamento non era ancora stato scritto. Oggi, pur non essendoci più apostoli nel senso originario, Dio continua a operare potentemente attraverso i credenti che vivono secondo la guida dello Spirito Santo, rendendo visibile la sua presenza e salvando persone in tutto il mondo.

Il Pericolo della Negligenza e la Necessità della Vigilanza

La Bibbia avverte chiaramente che anche i credenti devoti possono allontanarsi da Cristo, come dimostrano gli esempi delle chiese di Efeso (che si allontanò dal suo primo amore), Laodicea (divenuta tiepida) e Sardi (caduta nella morte spirituale). Paolo stesso ammoniva i credenti in Galazia che si erano allontanati dalla vittoria della croce di Cristo, tornando alle opere della carne. Egli esortava: «Risvegliati o tu che dormi» (Efesini 5:15-16), e ancora: «È ormai ora che ci svegliamo dal sonno, poiché la salvezza ci è ora più vicina di quando credemmo» (Romani 13:11).

È fondamentale considerare le lezioni della legge della natura: ciò che non usi, alla fine lo perdi. Come un pesce cieco che ha perso la funzionalità degli occhi non avendone bisogno nell'oscurità, così le facoltà spirituali devono essere costantemente esercitate per mantenere la vita spirituale. Non basta frequentare la chiesa la domenica; è necessario un impegno quotidiano e costante.

Illustrazione di un giardino abbandonato con erbacce

La negligenza può essere provocata dalla pesantezza delle lotte del cammino cristiano. Molte anime si sentono stanche, abbattute dalle battaglie fisiche e spirituali. Come Davide, che desiderava scappare in un luogo di pace e sicurezza a causa dell'angoscia, molti credenti oggi si trovano in una "tempesta perfetta" e vorrebbero abbandonare la lotta. Tuttavia, è proprio quando la barca sembra affondare che Gesù si manifesta, camminando sulle onde e dimostrando che la sua forza è resa perfetta nella debolezza (2 Corinzi 12:9).

La negligenza paralizza ogni crescita spirituale. Trascurare le piante o gli animali li porta alla morte; un giardino abbandonato diventa selvaggio e soffocato dalle erbacce. Salomone descrive il campo del pigro, coperto di spine e rovi, con il muro di pietre crollato: «Tutto è stato sprecato dalla negligenza». Questa lezione si applica al negligere la Parola di Dio e la preghiera. Se si trascura la dolce comunione con il Signore e il tempo prezioso nella sua Parola, si sarà attratti nel campo magnetico della carne, e la spinta della negligenza sarà verso il basso. Come un albero che appassisce senza acqua e concime, così l'anima avvizzisce se la Bibbia, il nostro "Concime Miracoloso", viene trascurata.

L'apostolo Paolo ammoniva Timoteo: «Applicati alla lettura, all'esortazione e all'insegnamento, finché io venga. Non trascurare il dono che è in te» (1 Timoteo 4:13-14). È una responsabilità personale, non un legalismo. La natura ci insegna anche che i granchi eremiti, cercando sicurezza in conchiglie altrui e smettendo di lottare, perdono le parti cruciali del loro corpo, mentre i granchi che continuano a lottare crescono forti e robusti. Allo stesso modo, i credenti, sballottati da onde di difficoltà, diventano più forti continuando a lottare e confidando in Gesù, la nostra "roccia".

Un esempio eloquente di questo pericolo è Pietro, che temporaneamente si allontanò da Cristo a causa dell'orgoglio, credendo che il suo amore per Gesù non potesse mai raffreddarsi. Dimenticò la sua chiamata e tornò a pescare, sentendosi incapace di lottare dopo aver rinnegato Gesù. Tuttavia, dopo il suo pentimento, Gesù lo restaurò, soffiando su di lui lo Spirito Santo. Sulla spiaggia, Gesù chiese a Pietro per tre volte: «Mi ami più di tutti questi?». E ogni volta, dopo l'affermazione di Pietro, rispose: «Pasci le mie pecore». Questa frase, più che un monito a pregare o leggere la Parola (che erano già insegnate), era un'istruzione contro la negligenza, un invito a dimenticare il fallimento passato e a dedicarsi diligentemente al servizio. Ci invita a fare un inventario spirituale: com'è la nostra comunione con Cristo? La stiamo preservando con ogni diligenza? Ci stiamo affidando a lui nei momenti difficili?

Conclusione: La Forza di Dio nella Debolezza

Abbiamo bisogno di persone che si preoccupino di costruire fraternità con il materiale che hanno, che non si lascino turbare dai limiti, ma aiutino a superarli; che amino l’unità, ma non impongano l’uniformità, che suscitino sinergie senza gelosie. Con la grazia di Dio, possiamo essere trasformati in persone buone e intelligenti, miti e intraprendenti, che credono che la fraternità e l’amicizia disinteressata sono le premesse di ogni crescita nella fede, che si esprime soprattutto con la carità verso i più poveri.

Se siamo chiamati a soffrire “a causa della giustizia”, siamo grandemente confortati dallo spirito santo di Geova, dalle sue splendide promesse e dalle sue risposte alle nostre preghiere. Come l’apostolo Paolo, potremmo essere «perplessi, ma non assolutamente senza via d’uscita;... perseguitati, ma non abbandonati;... abbattuti, ma non distrutti» (2 Corinzi 4:8, 9). Il nostro Dio ci dà la forza di proclamare intrepidamente la buona notizia nonostante persecuzioni e difficoltà, permettendoci di perseverare fedelmente ‘sino alla fine’.

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