La Storia Biblica di Tobia, Sara e l'Arcangelo Raffaele

Il libro di Tobia è un testo dell’Antico Testamento, un racconto breve che narra le vicissitudini di Tobia e Sara, due giovani che, dopo una serie di problemi e ostacoli, riescono a sposarsi. È una storia sacra, molto bella, ricca di pathos e poesia, salutare e proficua, quasi geniale. Questa narrazione popolare vivace, piena di colpi di scena, è ambientata sullo sfondo storico dell'antico mondo assiro e persiano, con riferimenti a città come Ninive ed Ecbatana e a sovrani del VII secolo a.C. Il testo prevenuto in greco narra le vicende a puntate di una famiglia di ebrei.

In questa storia, le cose della vita si accompagnano e si mescolano ad elementi fantastici: un pesce magico, un compagno misterioso e celeste, l’amico fedele, una maledizione che rende la vita impossibile e un amore predestinato, la fiducia in Dio e la presenza del più cattivo dei malvagi, una cecità da guarire, la bontà d’animo, il male vinto, la gioia incontenibile e il lieto fine, tranne che qui tutte le stranezze e i misteri contenuti sono storia dettata da Dio.

Il Contesto e i Protagonisti del Libro di Tobia

Lo scopo etico-religioso del racconto è esaltare la fedeltà di un ebreo che vive nella Diaspora tra popoli pagani spesso ostili e che si mantiene fedele alla legge e alla fede dei suoi antenati. La scelta dei nomi non è casuale nella narrazione; la radice ebraica del nome Tobia significa "il Signore è buono" e questa virtù è messa in luce nel corso della storia. Anche il nome dell'arcangelo Raffaele ha un significato profondo, "medicina di Dio" o "Dio guarisce", contrapponendosi al demone Asmodeo, il cui nome ebraico significa "distruggere, annientare".

Le Vicende di Tobi il Vecchio: Fede nella Prova

I protagonisti sono padre e figlio che recano lo stesso nome emblematico, Tobia. Tobi è un deportato ebreo che vive nella grande capitale assira, Ninive, con sua moglie Anna e il figlio che porta lo stesso nome, Tobia. Tobi padre è un uomo giusto e molto pio e umile, fa l'elemosina, aiuta i poveri con il suo denaro, paga puntualmente le decime di ciò che ricava dalle sue terre e dal suo bestiame e seppellisce i correligionari morti, sfidando i severi decreti assiri. La sua pietà arriva a farsi carico perfino della sepoltura dei cadaveri abbandonati.

A quest’uomo giusto, però, capita una grande disgrazia: improvvisamente gli occhi sono colpiti dallo sterco degli uccelli e gli procurano la cecità. Il cielo si oscura e il mondo attorno si confonde nell’ombra; non può più camminare se non guidato da qualcuno. Pure sua moglie lo insulta: «a che cosa sono servite le tue elemosine? A che cosa è servito fare il bene? Guarda come sei ridotto!» Ferito da quelle parole, forse più ancora che dalla stessa cecità, Tobia si rivolge a Dio, lamentandosi: «Tu sei giusto, Signore, e giuste sono tutte le tue opere. Ogni tua via è misericordia e verità. Tu sei il giudice del mondo.»

Questa situazione porta a dubitare di Dio. Confrontandoci con la storia di Tobia, abbiamo l’occasione di verificare se la nostra fede è semplicemente abitudinaria o possiede radici profonde, anche di fronte a prove forti. Siamo invitati oggi a difendere la nostra identità cristiana in mezzo a un ambiente non facile, condizionato dall’idolatria.

Tobi il vecchio cieco con la moglie Anna e il figlio Tobia, illustrazione biblica

Il Dramma di Sara: La Maledizione di Asmodeo

Non lontano da Ninive, a Ecbatana in Persia, si sviluppa la storia triste e drammatica di Sara. Questa giovane donna, parente di Tobi, era vittima di un demonio innamorato, Asmodeo, che la induceva ad uccidere ogni sposo. Sara aveva già sposato sette uomini, ma tutti erano morti la prima notte di matrimonio nel talamo nuziale. Sara viveva una sconsolata tristezza, si insinuava in lei persino l’intenzione di togliersi la vita, chiedendo aiuto a Dio.

«Tu sai, Signore, che sono pura e che non ho disonorato il mio nome, né quello di mio padre nella terra dell'esilio... Già sette mariti ho perduto: perché dovrei vivere ancora? Se tu non vuoi che io muoia, guardami con benevolenza: che io non senta più insulti», implorava Sara. Le sue preghiere salirono al Cielo e lo perforarono; la supplica è accolta da Dio. Dio non vuole la nostra morte.

Il Viaggio di Tobia e l'Intervento Divino dell'Arcangelo Raffaele

Quando Tobi si ammalò gravemente e, divenuto cieco, si raccomandò con suo figlio Tobia di dargli una degna sepoltura, di essere un uomo giusto, di accudire sua madre e di amare sinceramente i suoi fratelli, gli chiese infine di andare a riprendersi dieci monete d’argento che aveva lasciato ad un parente di nome Gabael, in Media, ad Ecbatana. Spaventato ma fiducioso, Tobia si mise in cammino e sulla strada trovò un uomo che si presentò col nome di Azaria, dicendo di essere in cerca di un lavoro e di conoscere a menadito la regione dove Tobia doveva recarsi. Non lo sapeva, ma si trattava dell’Arcangelo Raffaele sotto mentite spoglie, inviato da Dio in loro aiuto, poiché le preghiere di Tobi e Sara erano salite al Cielo nello stesso istante.

Il viaggio iniziò in modo insolito, accompagnato dal cane di Tobia, affettuosa e scodinzolante presenza in questo racconto, che è tutto intriso di fragranza di vita familiare. Quando giunsero sulle rive del fiume Tigri, Tobia fu assalito da un grosso pesce. Azaria lo avvertì in tempo del pericolo e lo incitò ad afferrare il pesce e a non lasciarselo sfuggire. «Aprilo», gli suggerì, «e togline il fiele, il cuore e il fegato. Mettili da parte e getta via invece gli intestini.» Tobia sconfisse il pesce ed estrasse il fiele, il fegato e il cuore, che custodirà in sacca durante il cammino.

L'Amore Predestinato tra Tobia e Sara

Riprendendo il cammino, l'angelo Raffaele parlò a Tobia di Sara, la bella figlia di Raguele, un parente di Tobia che risiedeva a Ecbatana. Glene parlò così bene che Tobia se ne innamorò ancora prima di conoscerla, anzi, comprese che Sara era la donna scelta per lui dal Cielo come compagna della sua vita. Giunti a Ecbatana, Tobia e Sara si incontrarono: ai due bastò uno sguardo, un sussulto del cuore, un brivido lungo le braccia, per comprendere che erano fatti l'uno per l'altra. Tobia la chiese subito in moglie. Raguele, padre di Sara, acconsentì alle nozze ma, senza rivelare nulla all’ignaro sposo, fece scavare dai suoi servi una nuova fossa al malcapitato.

La Prima Notte di Nozze e la Liberazione

L'Arcangelo Raffaele informò Tobia della possessione demoniaca di Sara e lo incitò a cucinare il cuore e il fegato di quel pesce e di farlo bruciare sul braciere dell’incenso che stava nella stanza, prima di coricarsi con la sposa. L'odore del pesce respinse il demonio, che fuggì nelle regioni dell’alto Egitto. Raffaele vi si recò all’istante e in quel luogo lo incatenò e lo mise in ceppi. La notte d’amore, per la gioia di Sara e di Tobia, passò felicemente sotto ogni punto di vista: la maledizione finalmente era sparita. Dopo una preghiera di invocazione a Dio, i due sposi si addormentarono abbracciati teneramente.

Tobia brucia il fegato e il cuore del pesce, scacciando il demone Asmodeo

Il Profondo Significato della Prima Notte di Nozze

La narrazione di quanto avviene è ricca di significato e di simboli che vanno letti, compresi e rielaborati perché dicono tanto del matrimonio e di quanto sia importante il rapporto fisico. Il testo ci mette di fronte a un vero e proprio esorcismo, un esorcismo che nasce dall’amore coniugale. Dio guarisce attraverso l’amore. Per i cristiani, c’è un significato ancora più chiaro: il sacramento del matrimonio ci libera dal male e ci permette di amarci da Dio, di amarci come Dio.

Non a caso Tobia brucia cuore e fegato. Il cuore e il fegato rappresentano due componenti costitutive di ogni persona, in ebraico néfèsh. Il cuore è il luogo della volontà, del voler il bene o il male, mentre il fegato è l’organo delle sensazioni più istintive e basiche, come possono essere la passione, le emozioni e l’impulso sessuale. Offrendo queste nostre due realtà, volontà e passioni, a Gesù, attraverso la nostra promessa matrimoniale, accade il miracolo: il male viene cacciato dalla nostra casa e viene allontanato da noi.

Solo con la nostra volontà non potremmo però impedire al male di tornare; per questo serve un sacramento. È Dio, in questo caso attraverso l’Arcangelo Raffaele (che significa appunto "Dio guarisce"), che incatena in ceppi il diavolo, impedendo così che possa tornare a distruggere la nostra unione. Non significa che non commetteremo più errori - impossibile. Significa che, se ci metteremo tutto il nostro impegno e cercheremo di governare le nostre emozioni e i nostri istinti senza farci trascinare da essi, Dio ci darà la forza per superare ogni prova e per restare insieme tutta la vita. Tutto questo passa dalla prima notte di nozze, dal dono totale che ci facciamo vicendevolmente in anima e corpo, attraverso il rapporto sessuale che sigilla la promessa matrimoniale.

"Sorella, alzati!": Un Invito alla Resurrezione e all'Alleanza

Tobia si alzò dal letto e disse a Sara: «Sorella, alzati!» Due sole parole che aprono un mondo. Perché Tobia chiama la propria sposa sorella? Noi spesso crediamo che i rapporti più importanti siano quelli di sangue. La Bibbia ci dice che non è così. Il rapporto più importante è quello che nasce da una promessa che diventa alleanza, da una promessa che diventa sacramento e vita. Per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una carne sola (Matteo 19). Questo vale per gli sposi in modo evidente, ma vale anche per tutti i fratelli e le sorelle nella fede. Cari sposi, ogni tanto chiamatevi amato fratello o amata sorella per ricordarvi che quella persona viene prima di vostro padre e di vostra madre, non perché i vostri genitori non meritino altrettanto amore e considerazione, ma perché esistono delle priorità. È importante mettere ordine per amare nel modo giusto.

Infine, la parola "alzati". Nella versione greca è utilizzato il termine anastethi, che è lo stesso verbo usato nel Vangelo per indicare la resurrezione di Gesù. Tobia sta conducendo la propria sposa a una resurrezione, a una nuova vita. Non è Tobia, naturalmente, ad avere il potere di innescare questo cambiamento incredibile nella vita dell’amata. È l’amore che Tobia e Sara si sono promessi e che stanno per sperimentare nel corpo attraverso l’amplesso fisico. Prima di abbandonarsi all’amore corporeo, i due elevano infatti una bellissima preghiera a Dio. L'amore viene da Dio, è stato Dio che, fin dal tempo di Adamo ed Eva, ha pensato a questa meravigliosa complementarità tra l'uomo e la donna e ha istituito il matrimonio.

Leggendo questa pagina edificante, non si può fare a meno di pensare alla differenza con il modo con cui oggi in molti casi si porta a termine il fidanzamento e il matrimonio dei giovani, non certo con la fede, con l’atteggiamento di preghiera e con la maturità che dimostrano Tobia e Sara. Non c’è fretta, non vanno bruciate le tappe. C’è una dimensione del tutto pratica nell’aiuto che Raffaele offre a Tobia: l’angelo dà un consiglio, ma la volontà e l’impegno del giovane sono fondamentali.

Il Ritorno e la Guarigione di Tobi Anziano

Dopo due settimane di festeggiamenti e con la nomina di Tobia a erede di tutti i beni di Raguele, i giovani sposi, carichi dei doni d’animali, di servi e delle altre ricchezze, iniziano il viaggio di ritorno. Il cane, scodinzolando, continua a seguirli fedelmente. Giunti a Ninive, su indicazione dell’angelo, Tobia spalmò il fiele del pesce sugli occhi del padre Tobi, che riacquistò subito la vista. Anche il vecchio padre Tobi senior alla fine sarà guarito dalla cecità a opera sempre di Azaria-Raffaele attraverso il fiele di quel pesce.

Solo a quel punto l’uomo misterioso si rivelò come l’Arcangelo Raffaele, inviato da Dio per salvare dalle sventure il vecchio Tobi e la giovane Sara. Spiegò di essere stato inviato da Dio, attirato dalle preghiere e dalla carità di ciascuno, per guarirli e guidarli e disse di sé: «Io sono Raffaele, uno dei sette angeli che sono sempre pronti ad entrare alla presenza della maestà del Signore.» Con queste parole, gioiose e commosse, si conclude la storia.

Quello che nella storia di ognuno di noi a volte sembra disastroso, molte volte porta a un bene. Dio riporta tanti avvenimenti a nostro vantaggio. Quante volte facciamo l’esperienza di una malattia o della mancanza di fortuna o di un insuccesso che ci fanno soffrire, ma vediamo che poi portano risultati benefici per la nostra vita? Siamo invitati ad avere sempre fede e fiducia in Dio, qualunque cosa accada nella nostra vita, anche se la situazione appare assurda e incontrollabile. Dio sa ricavare il bene anche dal male. Il racconto di Tobia e Sara ci assicura che Dio ascolta, che Dio è vicino, che non si disinteressa della nostra storia. La Parola di Dio è sempre come uno specchio nel quale siamo invitati a guardarci, traendo le conseguenze coerenti.

L'Arcangelo Raffaele rivela la sua vera identità a Tobi e Tobia, illustrazione biblica

L'Arcangelo Raffaele: Protettore dell'Amore e dei Viaggiatori

L’Arcangelo Raffaele è considerato il protettore dei giovani, dell’amore coniugale, dei fidanzati, dei viaggiatori, dei profughi e dei farmacisti. I suoi simboli sono il pesce e il vaso farmaceutico. La figura di Raffaele, "medicina di Dio", si contrappone al significato del nome del demone Asmodeo, "colui che fa perire".

«Benedetto Dio che vive in eterno, benedetto il suo regno; egli castiga e ha compassione, fa scendere agli inferi, nelle profondità della terra, e fa risalire dalla grande perdizione: nessuno sfugge alla sua mano. Lodatelo, figli d’Israele, davanti alle nazioni, perché in mezzo ad esse egli vi ha disperso e qui vi ha fatto vedere la sua grandezza; date gloria a lui davanti a ogni vivente, poiché è lui il nostro Signore, il nostro Dio, lui il nostro Padre, Dio per tutti i secoli. Vi castiga per le vostre iniquità, ma avrà compassione di tutti voi e vi radunerà da tutte le nazioni, fra le quali siete stati dispersi. Quando vi sarete convertiti a lui con tutto il cuore e con tutta l’anima per fare ciò che è giusto davanti a lui, allora egli ritornerà a voi e non vi nasconderà più il suo volto.»

L'Eredità e la Devozione: La Statua del Tobiolo e l'Angelo a Napoli

Una storia affascinante è legata alla figura dell’Arcangelo Raffaele, protettore dell’amore coniugale. Lo spunto per poterla raccontare ci viene tramandato da una scultura napoletana che proprio nel giorno di San Valentino si può ammirare in tutto il suo splendore. Il fulcro d’attrazione è il Museo del Tesoro di San Gennaro, che conserva una preziosa collezione di argenti di grande valore e fra questi spicca la scultura molto venerata dagli innamorati: è quella del Tobiolo e l’Angelo.

Si tratta di una bellissima statua in argento del 1797, finemente lavorata, realizzata su disegno dello scultore napoletano Giuseppe Sanmartino (l’autore del celebre Cristo Velato), che raffigura San Raffaele Arcangelo e Tobia con ai piedi il pesce miracoloso, simbolo cristiano legato al santo. Secondo un’antica tradizione, che fondeva elementi pagani e cristiani, per augurare fecondità alle donne e auspicare il fidanzamento delle ragazze in cerca di marito, queste si recavano il 24 ottobre (data poi spostata al 29 settembre, giorno degli Angeli Custodi) nella Chiesa di San Raffaele Arcangelo a Materdei a baciare il pesce leggendario della statua per assicurarsi il divino intervento; usanza derivata dalla tipica espressione sarcastica e di buon auspicio «va’ a vasà ‘o pesce ‘e San Rafèle» e da quell’antico rituale di fecondità sacro-profano, di potenziamento sessuale. Ancora oggi, nel giorno di San Valentino, si possono vedere le file di donne in cerca di marito davanti alla statua di San Raffaele al Museo del Tesoro di San Gennaro a chiedere la sua intercessione.

Statua del Tobiolo e l'Angelo al Museo del Tesoro di San Gennaro a Napoli

tags: #arcangelo #raffaele #tobia #e #sara