Le Ragioni per Credere in Gesù Cristo

Introduzione: La Ricerca di Senso e la Figura di Gesù

Gesù Cristo è la persona più famosa mai esistita, e la maggior parte delle persone conoscono il Suo nome, anche se realmente non sanno né chi è né come è. Se veramente Egli è il Salvatore, come alcuni dicono, in che maniera questo potrebbe realmente influenzare le nostre vite oggi? Perché dovremmo credere in Lui?

Moltissimi di noi cercano qualcosa di reale per le proprie vite. Si chiedono se è possibile avere pace, scopo e potenza in un mondo che sembra cadere a pezzi ogni giorno di più. Le circostanze nella nostra vita ci portano a combattere con domande, come "perché sono qui?", "che cos'è la verità?", "qual è il significato della vita?", "cos'è l'amore?", "qual è il mio scopo?", "qual è il mio futuro?". Oltretutto, ci chiediamo dell’esistenza di un Essere Superiore a cui possiamo correre in cerca di aiuto.

Gesù che insegna alla folla

Il Messaggio di Salvezza attraverso Gesù

Gesù è nato a Betlemme, un piccolo paesino ad appena 10 chilometri da Gerusalemme. È nato per un motivo ben preciso. Un testimone oculare della sua vita ci dice che si chiama Gesù (che significa “Dio salva”) perché “salverà il suo popolo dai peccati” (Matteo 1:21).

Forse l'idea di “punizione per i peccati” può sembrare ridicola, ma tutti quanti ci ribelliamo a Dio in qualche modo, come spiegato nell’epistola ai Romani (3:23), e quindi meritiamo un giudizio. Dio, nel Suo profondo amore e nel desiderio di ristabilire una relazione diretta con ogni persona, ha mandato Gesù, come si legge in Giovanni (3:16). E Gesù, l’unico uomo che non ha davvero mai peccato, si è sacrificato morendo su una croce romana, scontando la punizione che avremmo meritato noi per vivere nel mondo come se Dio non esistesse. È proprio attraverso quel sacrificio che Dio ci può vedere come vede Gesù. Incredibilmente, Egli non vede più il nostro peccato, ma la perfezione di Suo Figlio.

In tutto questo è cruciale il pentimento, che è l’atto di riconoscere e voler abbandonare il nostro peccato, e la fede, cioè il confidare completamente in Gesù. Questo è ciò che cambia tutto.

Dio non poteva perdonarci senza il sacrificio di Gesù?

La Trasformazione della Vita: L'Esempio di Paolo

Immagina di trovarti da solo, in una fredda e buia cella di prigione nel 60 d.C. circa, incatenato ventiquattr’ore su ventiquattro, sette giorni su sette, a una guardia. È il contesto in cui l'apostolo Paolo, una figura centrale nel Cristianesimo, poteva affermare: "A dire il vero, ritengo che ogni cosa sia un danno di fronte all’eccellenza della conoscenza di Cristo Gesù, mio Signore, per il quale ho rinunciato a tutto; io considero queste cose come tanta spazzatura al fine di guadagnare Cristo e di essere trovato in lui non con una giustizia mia, derivante dalla legge, ma con quella che si ha mediante la fede in Cristo: la giustizia che viene da Dio, basata sulla fede."

Quando Paolo scrive di aver rinunciato a tutto, dice sul serio. La sua libertà, i suoi averi, la sua sicurezza, la sua salute, il suo status sociale: ha rinunciato a tutto quanto. Questo perché ha trascorso gran parte della vita ad annunciare il messaggio di Gesù. Per Paolo, “conoscere Cristo” era più importante rispetto a, letteralmente, ogni cosa. Tutto ciò ha a che fare con la sua profonda certezza dell’amore che Dio ha per lui, e di come questo amore sia stato manifestato in Gesù. Dato che ha posto la sua fede in Gesù, Paolo da Tarso può essere sicuro che non deve temere il giudizio di Dio. Egli è certo del perdono ottenuto alla croce. Così, anche se sta marcendo in una cella non può, incredibilmente, fare a meno di essere felice.

La Risurrezione: Fondamento della Fede Cristiana

Il vangelo si conclude dichiarando esplicitamente a che cosa mira: "perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome". Scopo del vangelo è portare a riconoscere in Gesù il Figlio di Dio, perché credendo in lui diventiamo partecipi della sua stessa vita divina. La fede è questione di vita, capace di vincere tutto, persino la morte, come appunto è già avvenuto di Cristo risorto: "Questa è la vittoria che ha sconfitto il mondo: la nostra fede. E chi è che vince il mondo se non chi crede che Gesù è il Figlio di Dio?"

Ci sono milioni di uomini che credono in Dio, ma solo i cristiani aggiungono a questa fede qualcosa che sia i Giudei che i Musulmani rifiutano con forza: che cioè Dio è Padre, Figlio e Spirito; e che il Figlio s'è incarnato in Gesù di Nazaret. Cioè in sostanza che Dio in persona s'è reso visibile e comunicabile in un uomo ben preciso, e con quanto lui ha detto e ha fatto. Questa verità sorprendente non è stata inventata né poteva essere immaginata, ma s'è imposta per un dato storico, per un fatto che ha aperto gli occhi a chi gli ha vissuto vicino: è la risurrezione dai morti, segno vistoso della divinità di questo Gesù.

Illustrazione della risurrezione di Gesù

La Testimonianza degli Apostoli e il Dubbio di Tommaso

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A chi rimetterete i peccati saranno rimessi..!».

Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli altri discepoli gli dicevano: «Abbiamo visto il Signore!». Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Tommaso percepiva l'assoluta novità e voleva essere sicuro di persona, non essendo mai capitato che uno messo al cimitero fosse poi venuto in carne ed ossa dall'aldilà. Ma Gesù gli apparve e Tommaso, constatato che era proprio quel medesimo Gesù di prima, con ancora le cicatrici delle sue ferite, capì tutti i segni e le prove di divinità che Gesù aveva dato di sé in precedenza.

Gli apostoli hanno toccato con mano che quel Gesù era Dio e ne sono rimasti così convinti da spendere poi tutta la vita fino al martirio per testimoniare questa verità sorprendente: "Noi non possiamo tacere quello che abbiamo visto e ascoltato" (Atti 4:20). Hanno creduto perché hanno veduto, e questo è a nostra sicurezza. Fortunati siamo noi oggi che, pur senza vedere e toccare, possiamo credere con sicurezza perché qualcuno prima di noi, e con 'cervello', ha costatato e toccato. La nostra è anzitutto una fede apostolica, fondata sulla testimonianza così concreta di quanti hanno "mangiato e bevuto con lui dopo la sua risurrezione dai morti" (Atti 10:41).

Gesù e Tommaso

La Chiesa: Comunità di Fede e Prolungamento di Cristo

Così è nata la Chiesa: "Con gran forza gli apostoli rendevano testimonianza della risurrezione del Signore Gesù e tutti godevano di grande stima" (Atti degli Apostoli). Questa gente seria e stimata era anche capace di tradurre la novità di fede in novità di vita fraterna: "La moltitudine di coloro che erano venuti alla fede avevano un cuor solo e un'anima sola". È ancora nella comunità cristiana che noi oggi riceviamo la fede, poiché Gesù ha proprio voluto così: "Come il Padre ha mandato me, anch'io mando voi".

La Chiesa è il prolungamento nel tempo dell'incarnazione di Cristo, per continuare a dare la vita divina agli uomini. Assieme alla testimonianza della risurrezione, riceviamo il dono dello Spirito, attraverso i sacramenti che Gesù ha voluto. "Questi è colui - dice san Giovanni nella seconda lettura - che è venuto con acqua e con sangue, Gesù Cristo; non con acqua soltanto, ma con acqua e con il sangue". Il suo battesimo e la sua croce oggi raggiungono noi col nostro battesimo e l'Eucaristia celebrati nella Chiesa. La beatitudine allora è proprio per noi, chiamati a credere entro la Chiesa, madre resa feconda dal dono dello Spirito che le è stato dato, poiché "è lo Spirito che rende testimonianza, perché lo Spirito è la verità". Il vangelo di oggi anzi sembra più preciso: è al momento della convocazione domenicale che si può incontrare Gesù risorto e vivo, cioè alla messa, "allo spezzare del pane", come dicono i due discepoli di Emmaus.

Che una fede, presa sul serio, oltre che darci la vita eterna, cambi anche già da oggi la vita, è segnalato dall'esempio della Chiesa primitiva, dove "nessuno diceva sua proprietà quello che gli apparteneva, ma ogni cosa era fra loro comune". La carità viene dalla fede: "Da questo conosciamo di amare i figli di Dio, se amiamo Dio e ne osserviamo i comandamenti".

La Natura di Dio: Onnipotente, Creatore, Relazionale

Dovremmo porre la nostra fiducia in Dio, Padre onnipotente, creatore del cielo e della terra. L’onnipotenza di Dio si mostra nella pratica: è la capacità illimitata di esserci, di esser fedele a un mondo profondamente instabile, ingiusto, sospettoso, ribelle, e di stare dalla sua parte. È la capacità di far sempre nuovi tentativi per farcela a ogni costo, faticando e lottando contro il cuore umano. Ecco perché la fede, la fiducia in Dio Padre Onnipotente, è la scoperta, fatta da Abramo e Mosè, di un Dio che non esaurisce mai l'amore e la libertà.

Quando esprimiamo fiducia in "Dio, Padre onnipotente, creatore del cielo e della terra, di tutte le cose visibili e invisibili" affermiamo di aver motivo di sperare che le nostre vite, in tutte le loro frammentazioni, i loro conflitti e le loro imperfezioni, possano essere tenute e portate a coesione, così come il mondo stesso tanto diversificato e preoccupante è mantenuto nella coesione. Abbiamo motivo di sperare che le nostre vite all'interno del nostro complesso sistema di realtà creata siano in grado di mostrare qualche barlume di quell'amore gratuito e generoso da cui ogni cosa proviene: l'amore del Creatore a immagine del quale siamo fatti.

E in Gesù Cristo, suo unico Figlio, nostro Signore. Ciò che è vivo e operante in Gesù è il primo e unico “prodotto” della vita divina, generato da un amore incondizionato, indipendente dall'esistenza del mondo. E la relazione di questa realtà unica con Dio Padre non è soltanto quella di un figlio con il genitore, è piuttosto quella di una fiamma con un'altra fiamma da cui è stata accesa. Il Figlio condivide veramente la fiamma vivente della natura di Dio senza limitazione né diminuzione, è “della stessa sostanza” del Padre; il suo carattere, o la sua natura, è da definire esattamente come si definisce il Padre. Ed è a causa di tale relazione eterna che esiste il mondo: perché Dio è sempre un Dio di relazione e di dono, ci sia o non ci sia un universo. Ciò che Dio mostra di essere in Gesù è semplicemente ciò che sempre è; egli non decide di essere come Gesù per poco più di trent'anni, e nemmeno per trentamila. Dio è così e non altrimenti.

Rappresentazione della Trinità

La Fede che Genera Miracoli e Trasforma l'Esistenza

Quando i cristiani parlano di salvezza hanno in mente l'intera serie di eventi che circondano il venerdì santo e la Pasqua, la croce e la resurrezione. Da questa serie di eventi nasce il nuovo mondo, la nuova creazione di cui parla Paolo. La crocifissione di Gesù libera il terreno, stabilisce la presenza di Dio al centro degli abissi del mondo. Ma poi c'è la costruzione, c'è la realizzazione delle possibilità. La resurrezione ci dice anche qualcosa sulla pura saldezza e sulla persistenza dell'amore di Dio. Quando abbiamo raggiunto l'abisso, Dio rimane Dio, e rimane impegnato a essere il nostro Dio. Dio era Dio anche quando Dio in carne umana moriva angosciato sulla croce; Dio è Dio adesso nella nuova vita di Gesù risorto da morte.

Chi crede in Dio sa che Dio produce miracoli che si nutrono della nostra speranza. Quando si ha un problema è inutile temere di non poterlo risolvere, si dovrebbe piuttosto nutrire la speranza di poterlo superare e ci si sorprenderà di scoprire che la soluzione verrà da sé, anzi: da Dio! Grazie alla fede si compiono i miracoli. È un concetto che Gesù ripete spesso: Cristo si accerta che la nostra fede sia capace di credere nell’impossibile prima di realizzarlo. Gesù ci coinvolge quando ci guarisce, chiedendo: «Che vuoi che io ti faccia?», per poi dire: «Va’, la tua fede ti ha salvato» (cfr. Marco 10,51-52). Egli mette alla prova la nostra sete di Lui quando sazia la nostra fame: «Quanti pani avete? Andate a vedere» (cfr. Marco 6,38). Gesù misura la nostra fede persino quando deve risuscitare una persona, come a Marta: “Gesù le disse: «chiunque vive e crede in me, non morrà in eterno. Credi tu questo?». Gli rispose: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio che deve venire nel mondo»”.

La Parola ci dice una cosa nuova: «In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre» (Giovanni 14:12). Questa riga può sembrare raccontare qualcosa di impossibile, ma il Nuovo Testamento è pieno di miracoli compiuti dagli apostoli dopo la morte e Risurrezione di Cristo: san Pietro guarì uno storpio alla porta del tempio (cfr. Atti 3,1-10), un paralitico a Lidda (cfr. Atti 9,33-35) e una donna di nome Tabità a Giaffa (cfr. Atti 9,36-42). Filippo guarì molte persone e compì esorcismi nelle regioni di Samaria (cfr. Atti 8,7). San Paolo addirittura risuscitò un adolescente a Troade (cfr. Atti 20,9-12), guarì il padre di Publio (cfr. Atti 28,8) e un infermo a Listra (cfr. Atti 14,8-10), poi compì un esorcismo a Filippi. Questo invita ad aprirsi allo straordinario, poiché qualcosa di straordinario può avvenire in ognuno.

Mani che pregano e una luce divina

Come la Fede in Gesù Modella la Nostra Vita

Cristo è più che un sistema religioso, tradizione, o credenza: è una persona che conosce i nostri bisogni, è sensibile alla nostra sofferenza e simpatizza con la nostra debolezza. In cambio della nostra fiducia in Lui, ci offre di "dimenticare" le nostre colpe, di intercedere per noi e di presentarci al Padre. Ha pianto per noi, è morto per noi ed è risorto dalla morte dimostrando che Egli è tutto quello che ha dichiarato di essere. Trionfando sulla morte, Egli ci ha mostrato che davvero può salvarci dai nostri peccati, vivere la Sua vita sulla terra attraverso di noi e, infine, portarci sicuramente in cielo. Egli offre Se stesso come un dono a chiunque confiderà in Lui.

Credere in Gesù può non rendere la tua vita migliore adesso, almeno non secondo gli standard a cui siamo abituati, anzi potrebbe renderla anche più difficile, proprio com’è successo a Paolo. Credere in Dio però cambia radicalmente la tua prospettiva spazio-temporale: dai 70, 90 anni al massimo che puoi vivere in questo mondo all’eternità insieme a Gesù. Quello che fa davvero la differenza è che la tua relazione con Dio ti soddisfa completamente perché non è temporanea. Non è come il piacere che proviamo di solito, non finisce nell’arco di poco tempo. La vita cristiana può non essere tutta rose e fiori, ma i momenti più difficili sono nulla di fronte alla gloriosa verità per cui si è già perdonati, e ci si dirige verso un futuro migliore, più luminoso, eterno.

Conoscere Gesù significa ottenere un perdono che ci trasforma, una perfetta relazione con Dio, una prospettiva completamente nuova e una soddisfazione eterna. Il Padre ha mandato Gesù, Gesù ha mandato i suoi amici. Gli amici di Gesù hanno formato quella comunità che si è allargata sempre più nel tempo e nello spazio. La fede non nasce da un ragionamento, ma da una esperienza concreta. Dove c’è esperienza di perdono reciproco, lì si fa esperienza della bontà di Dio, e allora la fede cresce e si diffonde.

Famiglia che prega insieme

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