Ritrovare il senso profondo dell'esistenza spesso significa aprirsi alla presenza divina in ogni momento, giorno e notte. Questa ricerca di un dialogo costante con Gesù è la base di ogni vera esperienza di fede e si manifesta in diverse forme, dalle pratiche devozionali profonde alle riflessioni sulla liturgia quotidiana, fino agli incontri inaspettati che ci ricordano la pervasività della speranza.
L'Adorazione Eucaristica Perpetua: Un Dialogo Costante con Gesù
Nel cuore di Borgosatollo, un paesino di circa 9mila anime a soli quindici minuti da Brescia, la parrocchia di Santa Maria Annunciata vive da oltre dodici anni un'esperienza straordinaria: l'Adorazione Eucaristica Perpetua. Centinaia di fedeli si alternano, giorno e notte, in un dialogo continuo con Gesù, elemento fondamentale di ogni autentica fede. La strada provinciale che conduce a Borgosatollo, passando per paesi limitrofi come Montirone e Flero, si apre sul sagrato acciottolato della parrocchia.

Una targa posta sul portoncino accanto al portale d'ingresso della chiesa segnala chiaramente l'Adorazione Eucaristica Perpetua. Varcata la soglia, un pannello accoglie i visitatori nella penombra con i potenti versi dell’Apocalisse: “Ecco: sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me” (Ap 3,20).
Origini e Sviluppo di una Devozione Continua
Il parroco, don Gino Regonaschi, racconta che tutto è nato nel 2008, su proposta di fra Marco Ferrario, reduce da missioni zonali cittadine e dall’amicizia tra i sacerdoti e un gruppo di frati. «Quando abbiamo lanciato l’idea - sorride don Gino - c’è stata subito adesione da parte di alcuni parrocchiani. All’inizio sembrava impossibile pensare che potesse esserci sempre qualcuno anche di notte: eppure gradualmente, passo dopo passo, dopo poco più di un anno siamo arrivati a riempire le 24 ore di turno di ogni giorno della settimana e istituirla in modo perpetuo dall’ottobre 2009. Non abbiamo mai chiuso, neppure durante il lockdown, pur rispettando gli orari del coprifuoco: oggi moltissimi vengono da Brescia e dai paesi vicini».
Quella di Borgosatollo è una delle sole cinque parrocchie in Lombardia ad offrire questo spazio di preghiera aperto giorno e notte, e una delle appena 85 in tutta Italia. Don Gino riflette sulla scarsità di tali iniziative: «Forse c’è bisogno di riscoprire la centralità dell’Eucarestia nella nostra vita quotidiana e in quella delle nostre comunità parrocchiali. Oggi si parla molto di amare Dio attraverso l’amore per il prossimo, e questo certamente è importante: ma talvolta dimentichiamo che per amare il prossimo secondo Dio abbiamo bisogno di un rapporto personale con il Signore nella preghiera».
La Comunità degli Adoratori e il Significato delle Icone
Oggi circa 160 sono gli adoratori fissi, presenti per almeno un’ora a settimana, alcuni dei quali hanno preso il posto di fedeli vittime del Covid-19. Ma in tredici anni, circa 700 persone (alcuni anche solo per pochi minuti) si sono alternate davanti all’altare. Tra gli adoratori si contano giovani, il sindaco di Borgosatollo Giacomo Marniga, e perfino un autotrasportatore, Roberto.

L'altare è dominato da due grandi icone: a sinistra, quella che ritrae la vedova di Sarepta (1Re 18, 8-16), e a destra, quella dei discepoli di Emmaus. Al centro, la mano del Padre indica Gesù, il Santissimo esposto all’adorazione. Don Gino spiega: «Con queste icone abbiamo voluto indicare come l’Eucarestia sia la linfa che ci dà la forza di vivere da cristiani: nell’Antico testamento leggiamo “la farina della giara non venne meno e l’orcio dell’olio non diminuì” (1Re 17, 16) e nel Nuovo “Quando fu a tavola con loro prese il pane, lo benedisse, lo spezzò e lo diede loro. Allora i loro occhi si aprirono e lo riconobbero” (Luca 24, 30-31). Credo ci sia bisogno di riscoprire la presenza di Dio nelle nostre vite e vivere la gioia dell’amore di Dio per ciascuno di noi: questo è il senso della mano su Gesù Eucarestia che dà se stesso per noi».
Nella piccola cappella, anche in un giorno feriale di gennaio, si può osservare un uomo e una donna di mezza età che alternano la lettura spirituale al raccoglimento davanti al Santissimo.
La Speranza Nascosta: L'Incontro con i Carabinieri
«Alla luce dei tantissimi benefici spirituali e grazie che ho visto in questi anni - conclude don Gino - sono ancora più convinto di quanto si tratti di recuperare la dimensione spirituale della vita, che in fondo è ciò che realmente cercano in noi credenti le persone, anche le più lontane dalla Chiesa. La gente non cerca in noi l’assistente sociale, l’insegnante di sostegno, tanto meno lo psicologo… La gente cerca da noi la speranza, fondamento della fede, e la testimonianza della nostra fiducia in Dio». Un esempio significativo di questa ricerca di speranza si è manifestato durante il primo lockdown. Quando non si poteva uscire, è capitato che alcuni fedeli diretti all'adorazione venissero fermati al posto di blocco dei Carabinieri. Spiegando cosa stessero facendo e il significato dell’adorazione, la risposta è stata invariabilmente: «Va’ e dì una preghiera anche per noi».

Riflessioni Liturgiche e il Cammino della Fede
Il Comandamento dell'Amore e il Buon Samaritano
La XV Domenica del Tempo Ordinario ci ricorda che il primo e massimo comandamento - amare Dio - faceva parte delle preghiere mattutine di ogni buon israelita. Non è un problema conoscere i comandamenti, ma attuarli. Al dottore della legge non faceva problema il primo (amare Dio), ma il secondo (amare il prossimo). Per questo chiese a Gesù chi fosse il suo prossimo. Gesù gli rispose con la parabola del Buon Samaritano, concludendo: «Va’ e anche tu fai lo stesso!». Non si sa nient’altro del dottore, tanto meno se abbia fatto quello che Gesù gli aveva detto.
La Missione dei Discepoli e la Grazia di Cristo
La XIV Domenica del Tempo Ordinario colpisce per il fatto che coloro a cui sono mandati i discepoli non è il mondo indistinto, ma sono “messe”, un terreno da coltivare perché produca frutto, anche se alcuni non li accoglieranno. Gesù sa di mandare i suoi in un mondo già salvato, in cui agisce già la sua grazia: la “Gratia Christi”, una messe già anticipatamente redenta dalla sua Croce e che ha infinitamente amato. I discepoli andranno soltanto a raccontare questa verità: «Sta per venire il vostro Salvatore, il vostro Redentore, Cristo Signore»; «Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio come Salvatore».
Il Volto Deciso di Gesù Verso Gerusalemme
La XIII Domenica del Tempo Ordinario evidenzia l’atteggiamento di Gesù che si mette in viaggio verso Gerusalemme, consapevole di ciò che lo attende. Luca sottolinea che non era per niente allegro, ma anzi «indurì il suo volto», o, come altri traducono, «prese la ferma decisione di mettersi in cammino». Il volto ci rivela un Gesù tutto preso dalla sua missione, quella che aveva udito dal Padre e che doveva portare a termine. La volontà del Padre è sempre una cosa impegnativa per tutti e non può essere mai presa alla leggera.
La Festa del Corpus Domini in Tempi Difficili
La festa del Corpus Domini ha avuto una connotazione particolare dopo il periodo della pandemia. Uscendo da un momento che è stato tutt’altro che una manifestazione della fede popolare, come solitamente avveniva nei momenti di calamità generale, si è assistito al tentativo di chiudere le chiese, proibire le pubbliche celebrazioni delle Messe, e persino i Carabinieri interrompere celebrazioni che qualche sacerdote faceva per i suoi pochi e distanziati fedeli. In quel contesto, si è identificata la Messa con la Comunione e questa con la comunione spirituale. Un vescovo, la cui posizione è stata contestata, ha addirittura scritto che non poter fare a meno della comunione sacramentale è segno di mancanza di una fede adulta.
La Santissima Trinità e la Creazione
La Festa della Santissima Trinità ci porta alle origini, alla creazione, e a ciò che la Bibbia ci rivela: “Così furono portati a compimento il cielo e la terra e tutte le loro schiere. Allora Dio, nel settimo giorno portò a termine il lavoro che aveva fatto e cessò nel settimo giorno da ogni suo lavoro. Dio benedisse il settimo giorno e lo consacrò, perché in esso aveva cessato da ogni lavoro che egli creando aveva fatto. Queste le origini del cielo e della terra, quando vennero creati” (Gen 2,1-4).
Pentecoste e la Nascita della Chiesa
La Pentecoste è la conclusione della storia della salvezza. Tutto quello che Dio ha fatto lo ha fatto per darci lo Spirito Santo, e avvenne la mattina della Pentecoste, cinquanta giorni dopo la Pasqua. Quel giorno nacque la Chiesa, è il suo compleanno. Sant’Agostino spiega che la Chiesa, prima della Pentecoste, era nelle mani di Dio come quel pupazzetto di creta da cui fece l’uomo alitando su di esso il suo Spirito di vita. È l'occasione per chiederci: perché esiste la Chiesa? Qual è la sua missione?
Il Mistero della Pasqua e la Nuova Alleanza
Prima della sua Pasqua, Gesù aveva detto: “Quando sarò elevato da terra attirerò tutti a me” (Gv 12,32). Intendeva l'elevazione della Crocifissione, inizio che doveva culminare con la sua elevazione alla destra del Padre. Siamo chiamati a lasciarci attirare da Lui, giunto alla fine della sua esperienza terrena. Seguiamo Gesù sul Monte degli Ulivi, dove era cominciata la sua passione, per ascoltare e contemplare le sue ultime parole prima di tornare al Padre e l’ultimo gesto, che rimarrà impresso per sempre nel cuore dei presenti.
Camminiamo verso la conclusione della Pasqua, in cui si è realizzata la Nuova Alleanza. Sul Sinai Dio affidò a Mosè le leggi che avrebbero regolato la Prima Alleanza; sul Calvario, nella Croce di Cristo e nel Suo sangue, si è realizzata la nuova. L’Esodo ci ha narrato i fatti dell’Antica Alleanza, Giovanni la Nuova. Nella prima: “Voi sarete il mio popolo e io sarò il Vostro Dio”, nella Nuova: “Se uno mi ama e osserva i miei comandamenti, noi verremo a Lui e faremo dimora presso di Lui”.
Nel Vangelo risuona l'affermazione: “Il Figlio è stato glorificato” e “anche Dio è stato glorificato”. È il modo migliore per essere introdotti a quanto ascoltato nella seconda lettura, in cui Giovanni ci parla del cielo nuovo e della terra nuova, della mutazione che il mondo deve subire per diventare il Regno. Il Vangelo di Giovanni ci introduce nella vita interiore di Gesù e del suo rapporto con noi. Per esprimere la nuova situazione, Gesù si serve dell’immagine del Buon Pastore e del rapporto con le sue pecore. Non è facile, per chi non conosce la cultura pastorale, percepire la finezza e la delicatezza dell’immagine usata da Gesù.
La Chiesa al Centro e la Presenza del Risorto
Tutta la liturgia orienta la nostra attenzione alla Chiesa. La prima lettura racconta che «andava aumentando il numero di quelli che credevano nel Signore». L’Apocalisse presenta Giovanni che riceve l’incarico di scrivere alle chiese; il Vangelo racconta della prima apparizione agli apostoli riuniti. Tutto ciò che avviene è paradigmatico per noi, per nostra istruzione. Nel Vangelo non avviene niente a caso. Tutto il giorno di Pasqua è investito dalla presenza del Signore: la sua vita di risorto, scoccata nel mistero della notte, si manifesta attraverso il succedersi delle apparizioni durante tutta la giornata fino a sera. Gli apostoli, anche se già trascinati dalla grazia della resurrezione, non erano ancora completamente consapevoli, come registra il Vangelo: “Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura secondo la quale egli doveva risuscitare dai morti” (Gv 20,9).

Gesù è morto e la sua anima è scesa agli inferi dove ha incontrato coloro che lo hanno preceduto, da Adamo a Disma, il buon ladrone del Calvario. Oggi viene innalzata sul Calvario la Croce, scandalo per i Giudei e stoltezza per i pagani, ma per noi è Salvezza di Dio. Insieme alla Croce di Cristo vengono elevate ed esaltate tutte le croci portate dagli uomini fino alla fine dei tempi.
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