Forma Urbis Romae: La Pianta Marmorea dell'Antica Roma

La Forma Urbis Romae rappresenta una delle più rare e importanti testimonianze giunte fino ai giorni nostri dall’antichità. Si tratta di una meravigliosa pianta della Roma Antica incisa su marmo tra il 203 e il 211 d.C., sotto l’imperatore Settimio Severo, che consente di ammirare un panorama unico del paesaggio urbano della città imperiale.

Ricostruzione digitale della Forma Urbis Romae che mostra l'imponente parete marmorea nel Tempio della Pace

Significato e collocazione originaria

La Forma Urbis era collocata originariamente sulla parete di un’aula nel Foro della Pace. Era incisa su 150 lastre di marmo applicate alla parete con perni di ferro e occupava una superficie di circa 18 metri per 13 (o secondo altre ricostruzioni, una superficie di mq. 360, con 18 m. di lunghezza per 20 m. di altezza). Vi erano rappresentati almeno 13.550.000 m2 di città attraverso una moltitudine di sottili incisioni che raffiguravano le planimetrie degli edifici di Roma.

Il luogo di originaria esposizione fu la parete postica dell'edificio - risalente, secondo recentissime ricerche, almeno ai tempi augustei - compreso tra il Foro Romano e il Forum Pacis, e da Felice IV (526-530) trasformato nella chiesa dei Santi Cosma e Damiano. Della prima aula inglobata resta ancora oggi la parete sud-occidentale alta 18 metri; se ne possono persino vedere le perforazioni delle grappe utilizzate per fissare il marmo.

Caratteristiche tecniche e orientamento

La pianta rappresenta la città in una scala di 1:240 (ossia un piede corrisponde a 2 actus). La Forma Urbis è orientata, diversamente dagli usi moderni, con il sud-est in alto. Tuttavia, gli studi evidenziano un’evoluzione nei criteri di redazione. Nell'edizione dei Flavî, l'orientamento era da SO. a NE. secondo l'antica tradizione, determinata dalla divisione regionale serviana e nuovamente sancita nell'ordine progressivo delle regioni augustee.

Sotto Settimio Severo, dopo il 203 (data d'inaugurazione del Settizonio raffigurato nella pianta) e prima della morte dell'imperatore (211), fu realizzata una nuova edizione. Il nuovo orientamento fu nettamente da Sud a Nord, prendendo come punto centrale di riferimento l'asse maggiore del Circo Massimo il quale, con la Via Appia e il Settizonio, costituì il punto fondamentale della pianta. Il nuovo orientamento è attestato principalmente dai frammenti della delineazione del Circo Massimo, la cui didascalia, in grandi lettere, è disposta verticalmente lungo l'asse maggiore.

Schema tecnico dell'orientamento della Forma Urbis rispetto ai punti cardinali e ai principali monumenti come il Circo Massimo

Storia dei ritrovamenti e dei frammenti

I primi frammenti della Forma Urbis furono scoperti nel 1562 in occasione di restauri alla chiesa dei Santi Cosma e Damiano, ordinati da Pio IV all'architetto Giovanni Antonio Dosio. Sembra che allora alcune lastre si trovassero ancora affisse alla parete. I frammenti ricuperati furono temporaneamente esposti per cura di Onofrio Panvinio e riprodotti in disegno da Fulvio Orsini. Dopo la morte del Panvinio gli originali, custoditi a Palazzo Farnese, andarono dimenticati e in parte perduti; furono poi riesumati nel 1704 e trasportati nel Museo Capitolino nel 1742.

Nel corso dei secoli sono avvenuti numerosi altri ritrovamenti:

  • 1888: 14 frammenti inseriti come materiale in un muro presso il Palazzo Farnese.
  • 1899: altri 451 frammenti rinvenuti in una casa in via Giulia e il frammento del tempio dei Castori nel Foro.
  • 1998-2006: scavi nel Foro hanno ridato luce a un monumento finora sconosciuto, celato sotto via dei Fori Imperiali.
  • 2014: un nuovo frammento è stato scoperto durante i lavori a Palazzo Maffei Marescotti, relativo alla lastra 31, che rappresenta l’odierna area del Ghetto e il Circo Flaminio.

In California, l’Università di Stanford ha digitalizzato tutti i 1.186 frammenti esistenti della Forma Urbis originale per preservarne la memoria.

Importanza archeologica e identificazione dei monumenti

La Forma Urbis è davvero importante: Rodolfo Lanciani, uno dei maggiori archeologi dell’Ottocento, ne eseguì una copia in gesso. Grazie a questa pianta è stata possibile la localizzazione di numerosi monumenti:

  • Il Diribitorium lungo il lato sud dei Saepta Iulia.
  • Il tempio di Minerva Calcidica nell'area della chiesa di S. Marta.
  • Il Mausoleo di Adriano (Castel Sant'Angelo).
  • La Porticus Liviae e il Ludus Magnus.

Ne deriva inoltre, come logica conseguenza, che la vicina "area sacra" di Largo Argentina va identificata con la Porticus Minucia Vetus, costruita dopo il 107 a.C. La precisione della pianta ha permesso di identificare anche il Teatro di Marcello, il Portico di Ottavia e il Teatro di Balbo.

Monumento Identificato Area di Riferimento
Circo Flaminio Area del Ghetto
Tempio di Minerva Calcidica Piazza del Collegio Romano
Settizonio Via Appia / Celio
Porticus Minucia Vetus Largo Argentina

Il Museo della Forma Urbis al Celio

Oggi, la gigantesca planimetria della Roma Antica torna visibile al pubblico in un allestimento innovativo ed emozionante presso il nuovissimo Museo della Forma Urbis, inaugurato recentemente all’interno del Parco Archeologico del Celio. In via dei Cerchi, nell'ex pastificio Pantanella, sorge questo spazio dedicato alla storia di Roma antica.

I frammenti della Forma Urbis sono stati collocati sul pavimento della sala principale del museo, sovrapposti alla Pianta Grande incisa da Giovanni Battista Nolli nel 1748, la prima pianta scientifica di Roma. Questo accostamento permette un confronto diretto tra la topografia antica e quella del XVIII secolo, restituendo a Roma la sua "Forma" e la sua memoria collettiva.

Il nuovo allestimento museale con i frammenti marmorei calpestabili sopra la pianta del Nolli

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