La percezione è un processo cognitivo fondamentale che ci permette di costruire la realtà circostante, inclusi il nostro Sè, l'autostima e il senso di autoefficacia. Ci consente di andare oltre i meri stimoli, elaborandoli nel contesto in cui viviamo e agiamo. È un meccanismo alla base della formazione del nostro atteggiamento personale, dello stereotipo e del pregiudizio. Sebbene sia un concetto complesso, possiamo partire dal presupposto che percepiamo continuamente e qualsiasi stimolo.

Siamo dotati di un "sistema" prezioso che ci consente di elaborare le sensazioni raccolte dai nostri organi di senso, le cui informazioni giungono poi al cervello. La psicologia scientifica la definisce come un complesso processo cognitivo di interpretazione della realtà, che opera la sintesi dei dati sensoriali in informazioni dotate di significato. Tale processo ha ripercussioni sul comportamento e sull'adattamento all'ambiente.
Stimolo Fisico e Stimolo Percepito: Il Realismo Ingenuo
Secondo l'opinione comune, ciò che dal punto di vista scientifico viene etichettato come "realismo ingenuo", persiste la convinzione che nella nostra quotidianità percepiamo esattamente la "fotocopia" dello stimolo a cui siamo esposti. Dunque, secondo questa corrente di pensiero ci sarebbe una completa coincidenza tra il mondo così com'è (realtà fisica esterna) e il mondo come lo percepiamo (realtà percettiva interna o fenomenica).
Tuttavia, la corrispondenza tra realtà fisica e realtà percepita non è un dato di fatto, ma è il frutto di un'attività di elaborazione e organizzazione delle informazioni soggetta a molti errori. Due errori che si possono compiere se si è convinti che il percetto coincida con lo stimolo fisico sono: l'errore che si compie nei fenomeni di illusione ottica, per cui noi descriviamo non ciò che vediamo ma ciò che dell'esperienza sappiamo; e l'errore per cui attribuiamo alla realtà fisica attributi che invece appartengono alla percezione e quindi alla realtà fenomenica.
La Sensazione e la Trasduzione
La sensazione consiste nell'attivazione degli organi di senso, stimolati da una sorgente di energia fisica. La percezione, invece, corrisponde a quelle attività cerebrali che permettono di identificare, organizzare e interpretare gli stimoli per creare delle rappresentazioni mentali.
A questo punto, riscontriamo un altro processo: l'attenzione, che consente di selezionare gli stimoli di interesse ed escluderne altri. Gli stimoli possono variare sia per qualità sia per intensità. La questione relativa a come l'intensità di uno stimolo influenzi le nostre sensazioni e di seguito percezioni, è affrontata dalla psicofisica.
Il processo che intercorre tra sensazione e percezione è la trasduzione, che avviene quando gli organi di senso convertono i segnali provenienti dall'esterno in segnali neurali, che vengono inviati al sistema nervoso centrale.
Principali Teorie sulla Percezione
Strutturalismo ed Empirismo
Fino ai primi del Novecento, gli scienziati credevano che la percezione finale degli stimoli fosse spiegabile come la semplice somma di sensazioni elementari, come le linee, i punti e le caratteristiche fisiche dello stimolo. Tale idea fu proposta nell'ambito dello Strutturalismo, i cui principali esponenti furono Wundt, Tichener, Ebbinghaus e Fechner.
Anche secondo la teoria di Helmholtz, afferente al filone dell'Empirismo a partire dal 1870, la percezione era considerata come la somma di sensazioni elementari, integrate poi con le informazioni apprese in precedenza. Gli stimoli vengono dunque interpretati sulla base delle esperienze passate e uno stimolo nuovo viene assimilato a uno analogo già in memoria. Helmholtz ha compiuto esperimenti sul sistema visivo, per spiegare come esso sia fondato sulla sintesi degli stimoli che giungono alla retina e la colpiscono in diversi punti. Il soggetto non riesce a percepire i singoli stimoli, ma li somma e ottiene l'immagine complessiva.
La Teoria della Gestalt
Accanto agli studi che si sono protratti fino agli anni '60, nel 1935 è stata formulata la Teoria della Gestalt, che si è concentrata sulla percezione visiva. Secondo la Gestalt, la percezione non è cumulativa e non è influenzata dal passato, ma è il risultato di un'interazione e di un'organizzazione globale delle diverse parti. I gestaltisti hanno sottolineato il carattere autoctono, cioè innato, dei principi secondo i quali viene organizzata la percezione degli stimoli visivi. Tali principi non scaturiscono dall'esperienza dell'osservatore, ma sono intrinseci e non influenzati dalla conoscenza pregressa.
Infatti, vi sono soluzioni percettive che si impongono "con forza", impedendo l'attribuzione di altre configurazioni. Questo fenomeno si verifica, ad esempio, con il triangolo di Kanizsa, che consiste in tre cerchi privi di un settore circolare, disposti ai vertici di un triangolo immaginario. Ciò avviene, secondo la psicologia della Gestalt, poiché la mente applica i principi di organizzazione degli stimoli, che tendono alla semplicità e al completamento. Dunque, anche avendo a disposizione stimoli isolati, la mente tende a completarli aggiungendo parti mancanti, o a chiuderli percependoli in modo continuo e organizzandoli in una forma.
La costanza percettiva è un fenomeno per cui gli oggetti fisici vengono percepiti come invariabili o dotati di stabilità. Per esempio, conserviamo la percezione della dimensione reale del nostro miglior amico, anche se si allontana fino a sembrare "minuscolo". Il nostro cervello opera un "aggiustamento" rispetto al modo in cui lo stimolo giunge ai nostri sensi.

Un altro tipo di illusione studiato da Wertheimer è il movimento stroboscopico, un movimento apparente prodotto dal ritmo con cui si alterna l'accensione di stimoli di per sé statici.
New Look of Perception e Teoria Ecologica
Un nuovo impulso agli studi sulla percezione fu apportato dal movimento del New Look of Perception, che si affermò intorno al 1960 nel contesto del Funzionalismo.
Infine, secondo la Teoria Ecologica di Gibson, formulata nel 1966, in un ambiente vengono colti di preferenza stimoli che si prestano al raggiungimento di un obiettivo, ad esempio proprietà strumentali di un oggetto come la "percorribilità" o la "commestibilità". Gibson sosteneva che non sono necessari processi di organizzazione o conoscenze pregresse per produrre il percetto, ma esso è immediato e spontaneo (percezione diretta). La percezione e l'azione non sono separabili: la percezione guida l'azione, la quale porta a nuova informazione percettiva.
Discrepanze tra Realtà Fisica e Percettiva
Il nostro percetto può allontanarsi dalla realtà fisica, generando una discrepanza tra ciò che percepiamo e ciò che esiste nel mondo reale. La percezione è un processo costruttivo attraverso il quale elaboriamo gli stimoli. Le sensazioni raccolte dagli organi di senso vengono codificate, organizzate, riconosciute e interpretate come un'unità dotata di significato.
La percezione visiva ha come oggetto ciò che noi vediamo, così come lo vediamo. Possiamo distinguere tre fenomeni:
- Fenomeno non percepito: quello che esiste nel mondo fisico, ma che non percepiamo a livello percettivo (es. figure mascherate come facce nell’albero).
- Fenomeno anomalo: quello che percepiamo sul piano fenomenico, ma che non ha una corrispondenza nella realtà fisica (es. contorni non fisicamente presenti ma percepiti, come nel triangolo di Kanizsa, o percepiamo qualità che fisicamente non esistono, come l'illusione della scacchiera).
- Illusioni ottiche: possiamo distinguere diversi tipi di illusioni visive:
- Figure ambigue: immagini che possono essere interpretate in più modi.
- Figure paradossali: figure che non possono esistere come oggetti tridimensionali (es. elefante con tante zampe).
- Distorsioni: linee o forme che appaiono alterate (es. illusione di Müller-Lyer, dove due linee della stessa lunghezza sembrano diverse).

La Coscienza e i Livelli di Rilevamento
La domanda intorno alla realtà si converte nella domanda intorno alle cose che si presentano nell’esperienza ordinaria. La caratteristica fondamentale delle cose è che esistono, e con l’espressione "cosa" è possibile indicare un qualunque oggetto, proprio in quanto "gettato di fronte" (ob-iectum) al soggetto. L'esistenza delle cose sensibili si vincola a una qualche forma di rilevamento della loro presenza. La forma più comune di rilevamento è quella compiuta da un soggetto, cioè da un essere umano. Solo l'uomo ha coscienza dell'autentico significato di queste espressioni.
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Recentemente, gli scienziati hanno dato una risposta affermativa alla domanda "se non si sa di rilevare, si rileva comunque?": noi rileviamo la presenza di molte cose delle quali non siamo coscienti. In esperimenti condotti con persone che presentano lesioni cerebrali in specifici punti, si è scoperto infatti che esse, pur dichiarando di non vedere certi oggetti, poi sanno preferirli ad altri in una lista che li comprende. Un altro esperimento, definito della "cecità al cambiamento", ha mostrato che molte persone registrano informazioni sul cambiamento che ha interessato determinati oggetti pur senza esserne consapevoli.
A nostro giudizio, l'espressione "percezione" dovrebbe venire riservata a un rilevamento cosciente. L'acquisizione di molteplici informazioni, che permangono inconsce e che vengono elaborate in forma essa stessa inconscia mediante quelli che vengono definiti "processi cognitivi", non può venire messa in discussione e, tuttavia, deve venire distinta dalla percezione, che si avvale bensì di quei processi, ma aggiunge la coscienza ad essi. Se percepisco, ma non sono consapevole di ciò che percepisco, allora non si configura una percezione, ma solo una ricezione di uno stimolo che veicola alcune informazioni.
Psicologicamente, la coscienza è intesa come consapevolezza di sé stessi e del mondo oggettivo, cioè come esperienza psichica attuale che include la totalità dei fenomeni psichici vissuti in un dato momento. In altri termini, potrebbe essere definita come lo stato di consapevolezza di sé e dell'ambiente. La coscienza si articola con i diversi fenomeni psichici sperimentati, quali la percezione, rappresentazione, ricordo, ideazione, affettività.
I Livelli della Coscienza e le Funzioni Psichiche
Nel processo conoscitivo esistono delle "figure" che costituiscono una scala, il primo gradino della quale è la coscienza. Essa rappresenta quel momento in cui il soggetto sente l'oggetto come altro da sé. Questo sentire si esplica in un primo momento in una certezza sensibile dell'esistenza dell'altro da sé.
Ad un gradino superiore all'interno della coscienza sta la percezione, che non coglie più l'oggetto nella sua particolarità, ma si accorge che la conoscenza di un oggetto particolare può essere ampliata a qualsiasi oggetto. La conoscenza allora si fa più generale.
Il terzo momento dello sviluppo della coscienza è l'intelletto, il quale coglie l'oggetto come fenomeno (e non più ambiguamente solo come oggetto) inteso come manifestazione di forze che agiscono secondo una legge che stabilisce l'unità dell'oggetto. Il soggetto però si accorge che questa legge in realtà non appartiene più al fenomeno ma è extra-sensibile e dipende dal soggetto stesso.
Una volta che la coscienza diventa consapevole di ciò, passa alla figura successiva: l'autocoscienza. Essa è un'autocoscienza individuale che, incontrando altre autocoscienze, entra in conflitto con loro. Quello che a lei serve è allora il riconoscimento della sua superiorità nei confronti delle altre.
Con il termine funzioni psichiche si indica quell'insieme delle attività del sistema nervoso centrale che consentono la ricezione e il riconoscimento degli stimoli provenienti dall'ambiente esterno (percezione e attenzione) determinando come risposta un certo comportamento. Permettono inoltre l'immagazzinamento sotto forma di ricordi di molte delle sensazioni così originate (memoria), lo svolgimento del pensiero, le manifestazioni affettive (e istintive) e la formazione degli impulsi della volontà.
Disturbi e Alterazioni della Percezione e della Coscienza
In ambito clinico, gli studi sulla percezione riguardano i cosiddetti disturbi o alterazioni della percezione. Facciamo riferimento, ad esempio, alle allucinazioni. Si tratta di percezioni in assenza di un oggetto reale, involontarie, spontanee e non controllabili. Quelle uditive sono presenti soprattutto in disturbi psicotici come la schizofrenia. Al contrario, quelle visive si manifestano non solo in quadri psichiatrici di disturbi psicotici, ma possono essere più comuni negli stati organici.
Un altro disturbo percettivo osservabile in ambito neuropsicologico clinico è quello che si manifesta nel neglect (o eminattenzione laterale). Tale disturbo è dato dal fatto che i collegamenti tra i due emisferi cerebrali sono lesi per diversi motivi, per cui la persona che ne è affetta non vede, appunto non percepisce a livello visivo, una parte del campo.
Lo stato crepuscolare è una condizione in cui la coscienza è circoscritta su un numero limitato di contenuti psichici. Può essere orientato (interruzione brusca dello stato di coscienza che si restringe su un numero esiguo di idee nei cui confronti il soggetto ha un atteggiamento ordinato e logico, spesso seguito da amnesia) o disorientato/onirico (perdita della capacità di riconoscimento delle persone e difficoltà di orientamento, con illusioni, allucinazioni e temi deliranti).
Disturbi dell'Identità e dell'Immagine Corporea
- Derealizzazione: il soggetto non riconosce la realtà circostante come familiare. Questa assume un colorito, un'atmosfera strana, differente da quella abituale per cui le cose circostanti sembrano lontane, distaccate, l'ambiente è divenuto irreale, estraneo.
- Depersonalizzazione: la propria vita psichica o parti di essa fanno emergere un sentimento di estraneità e di non appartenenza all'Io; il soggetto non si riconosce più nelle proprie idee, azioni ed emozioni.
- Asomatognosia: sentimento di estraneità del proprio corpo o di parti di esso.
- Sdoppiamento della personalità: esperienza della coesistenza di due personalità nello stesso soggetto, tipica della schizofrenia.
- Autoscopia: esperienza di visione dell'immagine di sé stesso o di proprie parti poste a breve distanza e a grandezza naturale; l'immagine è trasparente, priva di colore e con particolari ben nitidi.
Disturbi del Pensiero e dell'Affettività
I processi associativi possono subire alterazioni. La fuga delle idee è un disturbo in cui il pensiero scivola da un argomento all'altro fino a raggiungere una pseudo incoerenza. Al grado estremo di accelerazione del pensiero si può avere l'insalata di parole, dove il soggetto esprime solo una parte della produzione ideica, perdendo qualsiasi nesso logico. In altri casi, i processi associativi sono molto lenti, con povertà di contenuti e un'elaborazione stentata.
L'affettività è costituita da stati d'animo che si originano spontaneamente o per effetto di circostanze esteriori. Disturbi includono:
- Labilità affettiva: instabilità marcata dell'umore che trapassa in modo improvviso dalla gioia alla tristezza.
- Apatia: indifferenza affettiva, mancanza di sentimenti di fronte a qualsiasi stimolo.
- Sentimenti di svuotamento: carenza di vibrazione emotiva interiore, il soggetto si sente come svuotato dei sentimenti più familiari.
- Ambitendenza: coesistenza simultanea di sentimenti opposti e contraddittori nei confronti di una stessa persona o situazione.
Il delirio, come definito da Schneider, è una condizione in cui a una percezione reale viene attribuito, senza un motivo comprensibile, un significato abnorme, generalmente nel senso dell'autoriferimento. La percezione delirante è una percezione erronea dell'identificazione o del senso delle figure percettive (Gestalten).
La Percezione Visiva e le Abilità Visuo-Percettive
La percezione visiva, oggetto di studio prevalente della Gestalt, si riferisce alla nostra capacità di distinguere, riconoscere e manipolare le informazioni visive. Tutto ciò viene sintetizzato nelle "abilità visuo-percettive". Le difficoltà in tali abilità non si limitano al "non vedere bene", ma possono coinvolgere movimenti oculari errati che impediscono la registrazione funzionale dello stimolo.
Suggerimenti per Allenare le Abilità Visuo-Percettive nei Bambini
- Gioco oculo-manuale: disegnare "percorsi grafici" su un foglio (linee curve, spezzate, con incroci).
- Gioco della somiglianza: trovare, tra tanti stimoli presentati (es. figure colorate con forme diverse), quelli uguali tra loro.
- Gioco di inseguimento: sfruttare la luce di una piccola torcia per seguire percorsi o oggetti.
Interocezione, Sentire e il Ruolo del Corpo
I "background feelings" (fatica, energia, eccitazione, benessere, malattia, tensione, rilassamento, impennata, trascinamento, stabilità, bilanciamento, squilibrio, armonia, discordia) indicano la "temperatura" interna temporanea dell'organismo. Grazie a tale percezione di base, si costituisce anche il "senso di essere", la nostra identità biologica, che è il significato più elementare possibile che possiamo attribuire alla parola "sé" ("sé biologico").
L'interocezione è una consapevolezza interna soggettiva nel momento in cui si sente un'emozione nel corpo (i recettori nervosi sensoriali, gli interocettori, ricevono e trasmettono sensazioni dagli stimoli all'interno del corpo), ovvero il sentire il nostro respiro, digestione, rabbia, attivazione, dolore, emozione, fatica, e allo stesso tempo una consapevolezza di movimento e coordinazione fra le diverse parti del corpo e fra il corpo e l'ambiente. Essa concerne l'essere in un presente emozionale soggettivo.
Damasio, sin da Descartes' Error (1994), ha proposto una formulazione del "sentire" in cui emerge in modo evidente questa radice corporea, proponendo una visione organismica che tenta di superare il nuovo dualismo tra cervello e corpo. Egli introduce l'ulteriore livello delle emozioni di fondo, o "protoemozioni", che precedono tutte le altre a livello filogenetico ed ontogenetico, e che non richiedono necessariamente il linguaggio per essere espresse o identificate (1999). Queste sono stati regolatori dell'organismo, compresi tra quelli che, dalla regolazione metabolica alle emozioni secondarie o sociali, si occupano di tenere in equilibrio l'organismo.
Il sentire, infatti, rivela una profonda ed ineludibile radice corporea, che non risiede soltanto nel cervello: la retroazione del corpo, a livello propriocettivo ed interocettivo, coinvolge tutto il corpo (di cui il cervello, naturalmente, fa parte). È necessario, dunque, superare il dualismo corpo/cervello in cui anche le neuroscienze sono ricadute.
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