La Crocifissione di San Pietro è un celebre dipinto di Caravaggio, realizzato tra il 1600 e il 1601. L'opera, eseguita con la tecnica dell'olio su tela (230 x 175 cm), è conservata nella Cappella Cerasi della Basilica di Santa Maria del Popolo a Roma.

La Commissione e le Due Versioni
Monsignor Tiberio Cerasi commissionò la Crocifissione di San Pietro a Caravaggio, incarico che il pittore accettò prontamente mettendosi all'opera. Quella che oggi conosciamo è la seconda versione del dipinto. Caravaggio fu costretto ad abbandonare il primo progetto perché la tela era troppo grande rispetto allo spazio disponibile nella Cappella Cerasi. Con il passare dei mesi, infatti, l'artista notò che il suo lavoro con protagonista San Pietro crocifisso risultava eccessivamente esteso per l'ubicazione prevista.
Fu così costretto a ricominciare tutto daccapo, e purtroppo la prima versione dell'opera non è giunta fino a noi. Sebbene non si sappia con certezza la sua fine, lo studioso Maurizio Marini ha ipotizzato che la tela possa essere arrivata in Spagna, dove poi se ne sarebbero perse le tracce. La critica ha chiarito che le due tavole su legno che Caravaggio aveva in origine dipinto non furono rifiutate né per motivi teologici, né di decoro. Probabilmente fu lo stesso Caravaggio a ritenerle non più adatte alla Cappella per la quale, nel frattempo, Annibale Carracci aveva dipinto la pala con l'Assunta. La prima Crocifissione di Pietro è scomparsa e ne esiste solo una copia abbozzata.

Descrizione e Realismo Scenico
La "Crocifissione di San Pietro" raffigura il momento in cui San Pietro viene crocifisso per sua volontà a testa in giù, in segno di umiltà per non voler emulare la morte di Cristo. L'azione si svolge in un ambiente privo di sfondi decorativi, in cui tre uomini lottano per sollevare la pesante croce, e ciascuno di loro appare impegnato in uno sforzo diverso. La composizione è dominata da diagonali forti e movimenti energici.
La figura di Pietro è al centro della scena, illuminata da un fascio di luce che cade dall’alto, sottolineando la sua santità e la sua accettazione del sacrificio. San Pietro è disteso sulla croce con le mani e i piedi fissati al legno da lunghi chiodi metallici. Il suo corpo, ancora robusto, è segnato dall'età, evidente dalla pelle priva di tensione sul torace e sotto le braccia. Il volto è incorniciato da una folta barba bianca; la fronte è attraversata da numerose rughe di dolore che si addensano alla radice del naso; le guance ricadono, rugose, verso il basso e dalla bocca semiaperta esce un gemito soffocato. Il Santo porta addosso i segni di un corpo anziano dipinti in modo estremamente realistico. Il corrugamento delle piante dei piedi trafitte è dettagliato in modo maniacale.

Gli Aguzzini come "Operai"
Gli esecutori della condanna a morte di Pietro sono rappresentati nello sforzo di sollevare la croce. Uno di loro, di schiena, cerca di sollevare la pesante struttura con una corda; un altro, a sinistra, aiuta il movimento abbracciando il legno dal fondo e tirandolo verso l’alto. L’uomo inginocchiato ha tra le mani una pala, da questo particolare si intuisce che la base della croce è stata posizionata all’interno di uno scavo appena realizzato. Anche il grande sasso e la terra in primo piano testimoniano il lavoro precedentemente compiuto. Il tessuto appoggiato al terreno nell’angolo di destra è, probabilmente, la veste di San Pietro tolta prima dell’esecuzione.
Caravaggio crea una scena sporca e cruda, evidente nelle mani indurite dell’uomo che regge la croce o nei vestiti rovinati dell’uomo in ginocchio. I tre esecutori non si vedono in volto, ma i loro abiti, i loro movimenti e i loro piedi nudi e sporchi li trasformano quasi in lavoratori di strada. Questa tela è di carattere volutamente antieroico e antiaulico. Roberto Longhi suggerisce che i gesti degli "inservienti" siano più simili a quelli di "operai" indaffarati che a carnefici, dando alla scena un senso di incolpevole evidenza, dove ognuno attende al suo compito. L'intenzione di Caravaggio, infatti, non fu quella di denigrare questi uomini, bensì di mostrarli come persone semplici, costrette a un lavoro faticoso.
Il pittore, usando il colore ad olio, riesce a rendere alla perfezione alcuni dettagli, come le piante dei piedi trafitte del Santo, i piedi sporchi dell’uomo inginocchiato sotto la croce e la veste di San Pietro in basso a destra. Fin dagli inizi il Merisi è stato definito il pittore dei "piedi sporchi", mettendo in risalto i piedi non propriamente immacolati dei suoi soggetti, appartenenti al popolo e agli afflitti. La scelta di indulgere nel rappresentare in modo meticoloso particolari apparentemente insignificanti, terreni e popolari, è la cifra stilistica principale del realismo di Caravaggio.

Composizione, Luce e Spazialità
La composizione è studiata attentamente da Caravaggio per contribuire a determinare un potente effetto drammatico di tipo teatrale. La luce illumina la scena con un chiaro effetto scenico, essendo direzionale e proveniente dall’alto a sinistra. Come in altre opere del periodo scuro di Caravaggio, la luce ha il compito di creare un’atmosfera drammatica, mettendo in evidenza le parti più importanti del dipinto e contribuendo a determinare l’impianto compositivo.
L'orientamento dei corpi sembra riprodurre una struttura compositiva ad "X" che àncora il gruppo al centro del dipinto, coincidente con il ventre di San Pietro. Se si considera la sua posizione, si crea un progressivo rialzarsi del corpo nell’uomo che abbraccia la croce, con il movimento di sollevamento che si compie, infine, con l’uomo in piedi che tende la corda. L’inquadratura pone al centro la figura di San Pietro e degli esecutori. Tutti le figure concorrono a formare una X con le assi della croce e dei corpi degli aguzzini, dunque anche questi ultimi sono accomunati col santo dal senso della fatica.
Caravaggio gioca sullo spazio, tagliando (volontariamente) alcuni dettagli, come il mantello rosso dell’uomo a sinistra, il piede dell’uomo a terra e la veste di San Pietro, dando l’idea che la scena vada oltre ciò che vediamo. La spazialità del dipinto è determinata essenzialmente dalla luce che mette in rilievo alcune parti del gruppo di personaggi. Nonostante i tre esecutori e San Pietro occupino uno spazio dalla profondità ridotta, l’obliquità della croce crea un minimo effetto di profondità.

L'Influenza di Michelangelo: Un Dialogo Artistico
Caravaggio, nel dipingere il martirio di Pietro, cita l’affresco di Michelangelo nella Cappella Paolina, mostrando un debito che egli avverte e dichiara, cercando al contempo di superarlo. Questo solo particolare basterebbe a screditare chiunque ripeta che il realismo è l’unica chiave di lettura dell’opera di Caravaggio, poiché il Merisi dimostra una profonda conoscenza e un dialogo con la tradizione pittorica precedente.
La Crocifissione di Pietro di Michelangelo nella Cappella Paolina
Michelangelo realizzò la sua Crocifissione di San Pietro nella Cappella Paolina, situata sulla parete destra, tra il 1546 e il 1550, un'opera commissionatagli da Papa Paolo III Farnese, insieme alla Conversione di San Paolo. Prima del Buonarroti, era abitudine dipingere il martirio dei due apostoli affiancati: la decapitazione di Paolo e la crocifissione di Pietro. Michelangelo innovò questo schema, cessando di dipingere i due martiri fianco a fianco, contrapponendo simmetricamente alla Crocifissione di Pietro la Conversione di Paolo.
L’originalità di Michelangelo si spinse oltre, fino a rappresentare l’apostolo nel momento in cui la croce viene eretta, mostrando la crocifissione in movimento, mentre la croce non è ancora stata totalmente innalzata e fissata al suolo. La figura di Pietro è caratterizzata da un ulteriore particolare impressionante: si volge all’altare, alla custodia eucaristica, al celebrante. Questo è il punto di vista corretto per contemplare l'affresco, che Michelangelo dipinse pensando all’eucarestia e al papa che la celebra, affinché chi entrasse nella Cappella si sentisse sotto lo sguardo dell'apostolo che morendo si rivolge fiducioso a Cristo presente nell'eucarestia.

La Reinterpretazione di Caravaggio
Quando Caravaggio decorò la Cappella Cerasi, egli volle, dopo aver a lungo contemplato i due affreschi dell’anziano Michelangelo, ripeterli, in quella che potremmo chiamare la “Paolina in piccolo”. Nella Cappella Cerasi, la Crocifissione di Pietro è sulla parete sinistra. Caravaggio riprende da Michelangelo non solo la simmetria della conversione dell’apostolo delle genti e della crocifissione del primo degli apostoli, ma anche la postura dei due. Anche lui fa voltare lo sguardo di Pietro verso l’eucarestia, come il grande maestro che portava il suo stesso nome di Battesimo (Michelangelo Merisi).
È commovente immaginare Caravaggio nella Cappella Paolina che studia l’opera di Michelangelo, con il desiderio di reinterpretarla in piccolo nella Cerasi. Nella Cerasi, data la ristrettezza del luogo, la torsione del capo di Pietro verso l’altare è ancora più evidente che nella Paolina. Fu certamente lo stesso Cerasi a volere per la cappella di famiglia il doppio riferimento ai santi Pietro e Paolo. Nel passaggio dalla prima alla seconda versione, Caravaggio invertì la posizione delle due raffigurazioni, che risultano così opposte rispetto alla Paolina: a sinistra la Crocifissione di Pietro e a destra la Conversione di Paolo. Il fatto di porre a sinistra quella di Pietro che guarda l’eucarestia - la tavola che appare per prima allo sguardo di chi entra nella Cappella - forse venne determinato proprio dal voler mettere in rilievo quel punto di vista.
La peculiare poetica di Caravaggio che sottolinea sempre l’incontro dell’oscura materialità dell’uomo con la misteriosa e illuminante presenza di Dio nella storia è così anche qui confermata. Anche in questo è Michelangelo ad essere maestro del Merisi; Buonarroti, infatti, non esitò a rappresentare addirittura il posteriore di Dio nella Creazione del sole, della luna e della vegetazione nella Sistina. La Crocifissione di Pietro del Caravaggio è pienamente in linea con ciò che conosciamo delle sue devozioni, aggiungendo a questi dati noti la vivezza della raffigurazione artistica.
CARAVAGGIO - Cappella Cerasi "I dipinti di S.Pietro e S.Paolo"
La Tecnica Artistica di Caravaggio
Caravaggio fu artefice di una rivoluzione artistica condotta sul piano della rappresentazione e del contenuto. Nei suoi dipinti di carattere religioso utilizzò come modelli persone di umili origini, anche per rappresentare personaggi sacri. Questa scelta fu già evidente nei lavori precedenti, come nel Bacco adolescente, di ispirazione classica. Famosa e aneddotica è la vicenda che segnò il destino del dipinto La morte della Vergine (1605), dove la decisione di utilizzare come modello il corpo di una popolana annegata e ripescata nel Tevere, senza trasfigurarne la fisionomia, sollevò violente critiche.
Caravaggio progettava in modo teatrale i suoi dipinti. Nel suo studio, l’artista creava dei veri e propri palchi sui quali metteva in posa i modelli umani, illuminando la scena con un complesso sistema di candele. Inoltre, in certi casi, non osservò direttamente la scena predisposta ma il suo riflesso in uno specchio. Il colore ad olio fu essenziale nella realizzazione dei dipinti di Caravaggio perché si presta ad ottenere velature che permettono di particolareggiare la figura.