Le Reliquie Sacre: Storia, Significato e Venerazione nel Cristianesimo

Le reliquie ci appaiono spesso come una delle più interessanti manifestazioni di un Medioevo oscuro e superstizioso. Tuttavia, se togliamo loro la polvere del tempo, scopriremo storie affascinanti e personaggi indimenticabili. L'elenco delle innumerevoli reliquie conservate nei nostri santuari e nelle nostre chiese, come la polvere del mantello di san Martino, il dentino da latte di Gesù Bambino o i frammenti della Vera Croce recuperata da sant’Elena, può suscitare stupore e ironia, richiamando una 'tipica' testimonianza della superstizione e dell'oscurantismo medievale.

Se quello delle reliquie può apparire un mondo esclusivamente connesso con l'aspetto devozionale, con la fede e con l'esaltazione del sacro, esplorare le storie a loro legate ci conduce in un inedito mondo fatto di viaggi avventurosi, raggiri, contese teologiche, battaglie campali e rapporti di potere secolari. Basta ricordare l'importanza che hanno per Venezia e Bari le reliquie di San Marco e San Nicola, rispettivamente trafugate da Alessandria d’Egitto e da Myra. Sono storie che vedono protagonisti non solo santi e uomini di Chiesa, ma anche sovrani, condottieri, donne straordinarie, nobili e personaggi minori come pirati, ladri, abili millantatori e tanta povera gente in buona fede.

illustrazione medievale di persone che venerano reliquie in una chiesa

Origini e Sviluppo del Culto delle Reliquie

La Memoria dei Martiri e il Rispetto dei Defunti

La commemorazione dei santi ha avuto inizio nella Chiesa con la memoria dei martiri, i testimoni della fede che hanno professato la loro fede fino all’effusione del sangue. Le commemorazioni dei martiri sono legate in modo particolare al ricordo dei defunti. Da sempre nella storia umana è chiaro il rispetto quasi sacro che circonda le spoglie mortali. Gli onori dovuti per “pietas” ai defunti erano di duplice natura: il “refrigerium”, un banchetto o la consumazione di cibo presso il luogo di sepoltura, e la più importante commemorazione del “diesnatalis”, ovvero del giorno della morte, inteso dai cristiani come il giorno della nascita al cielo del fedele.

Quando un fedele cristiano aveva suggellato la sua fede con la professione nel sangue, la Chiesa lo onorava attribuendogli l'appellativo di “martyr” (dal greco, testimone). Questo appellativo era segnato sul sepolcro affianco al nome; nella liturgia i nomi dei martiri venivano letti nei dittici in chiesa durante la celebrazione eucaristica e questa pronuncia del nome ne sanciva il ricordo pubblico ed ufficiale. La fede della Chiesa mostrava così che il sacrificio dei martiri era unito a quello del loro divino Redentore.

Dall'Editto di Milano alle Traslazioni

Dopo la pacificazione seguita all'Editto di Milano (nel 313), il culto si sviluppò e furono erette grandi chiese sulle tombe degli Apostoli Pietro e Paolo, e su quelle di altri santi particolarmente venerati. Sant'Elena, madre di San Costantino il Grande, cercò in Terra Santa luoghi e oggetti legati alla vita e alla morte di Nostro Signore Gesù Cristo. Le basiliche allora erette erano dunque come grandi reliquiari nei quali venivano custodite le tombe dei Santi o oggetti particolarmente preziosi per la fede cristiana, come la Santa Croce e gli oggetti della Passione.

Da quel momento si effettuarono anche le “traslazioni” di salme o oggetti sacri, quando il luogo di sepoltura non si prestava alla costruzione del luogo di culto previsto o per dividere i luoghi di venerazione. Al tempo delle grandi invasioni barbariche o normanne, i timori legati alla distruzione e al saccheggio furono anche l'occasione per la traslazione delle reliquie, dando talvolta luogo a solenni processioni e ad un'estensione della devozione verso il santo il cui corpo era stato trasportato. La celebrazione dei Santi Misteri proprio sulla tomba dei martiri è all'origine anche dell'uso della traslazione delle reliquie per le cerimonie di consacrazione delle chiese e degli altari, divenendo obbligatorio l'inserimento delle reliquie dei santi nella mensa della pietra consacrata.

Tipi di Reliquie e la loro Venerazione

Classificazione e Significato

Tra le manifestazioni della devozione cattolica nei confronti dei santi ha un rilievo particolare la venerazione delle reliquie. Il termine deriva dal latino “reliquiae” e significa letteralmente “resti”. Le reliquie, nella loro forma più propria, sono costituite dal corpo o da parti del corpo dei Santi (reliquie di prima classe), ad esempio, teschi o ossa intere. A queste si affiancano le reliquie cosiddette “di seconda classe”, cioè oggetti appartenuti ai Santi, e quelle “per contatto”, ossia oggetti che sono stati messi in relazione fisica con il loro corpo o con la loro tomba. In questo contesto nacque anche l'uso delle reliquie “per contatto”, come le cosiddette brandea, ossia panni posti a contatto con le tombe dei martiri, che venivano poi distribuiti ai fedeli. Questa prassi esprimeva il desiderio di rendere accessibile la memoria dei santi senza compromettere l'integrità dei loro corpi.

È importante notare che le parti del santo che furono importanti nella sua vita sono le reliquie più pregiate. Ad esempio, l'avambraccio destro del re Santo Stefano d'Ungheria è particolarmente importante a causa del suo status sovrano. La testa di un famoso teologo potrebbe essere la sua reliquia più importante, come quella di San Tommaso d'Aquino, asportata dai monaci dell'abbazia cistercense di Fossanova.

infografica sui diversi tipi di reliquie cristiane (prima, seconda, contatto)

Venerazione, non Adorazione

Il culto delle sante reliquie appartiene al culto della "dulia" - non è un culto di adorazione ma di venerazione, essendo l'adorazione dovuta solo a Dio. È un culto che diciamo "relativo" perché, attraverso la reliquia, è infatti indirizzata alla persona del Santo, e non all'oggetto stesso. Alle reliquie è concesso un solo culto di venerazione, di rispetto ed omaggio che non è adorazione, riservato nella fede cristiana al Dio solo.

Reliquie e la Fede Cristiana: Significato Teologico

Il punto decisivo, spesso dimenticato, è che la venerazione delle reliquie si radica nella fede nell'Incarnazione e nella risurrezione della carne. Il corpo del Santo non è un semplice resto biologico, ma un corpo che è stato tempio dello Spirito Santo e che è destinato alla trasfigurazione definitiva. Già la Sacra Scrittura attesta che Dio può operare attraverso la mediazione della materia. Basti pensare al racconto dell'Antico Testamento in cui un morto torna in vita al contatto con le ossa del profeta Eliseo (cfr. 2Re 13,21), oppure ai fazzoletti e ai grembiuli che erano stati a contatto con l'apostolo Paolo e che venivano portati ai malati (cfr. At 19,11-12).

La chiesa riconosce nelle reliquie un legame tra il Cielo, dove vivono adesso i Santi presso Dio e la terra, dove i credenti possono venerare questi resti del Santo. Attraverso questa preghiera il credente è condotto a Dio grazie a un legame visibile. Il santo non è venerato per se stesso, ma perché in lui si è manifestata la grazia di Dio. La reliquia, dunque, è memoria concreta della santità, testimonianza dell'Incarnazione e richiamo alla risurrezione della carne. Essa parla al credente non di morte, ma di vita; non di un passato chiuso, ma di un futuro promesso. Venerare le reliquie significa, in ultima analisi, riconoscere che la salvezza operata da Cristo riguarda l'uomo nella sua interezza e che la materia stessa è chiamata a partecipare alla gloria di Dio. In questo senso possono essere comprese come un prolungamento concreto della logica dell'Incarnazione nella storia della Chiesa.

Controversie, Abusi e Discernimento

Critiche Storiche e il Concilio di Trento

Già in epoca medievale non sono mancati richiami severi contro le degenerazioni di certe pratiche devozionali. Se la letteratura ha fissato nella memoria comune la figura di Frate Cipolla, resa celebre dalla sapiente ironia di Giovanni Boccaccio, sul piano della predicazione reale non meno energico fu San Bernardino da Siena, che in un noto sermone stigmatizzava senza mezzi termini il proliferare di reliquie dubbie, come quella dell'ampolla contenente il latte della Vergine Maria. Questa questione, come evidenziato anche da Padre Ariel S. Levi di Gualdo, mostra come certe derive devozionali non siano affatto un'invenzione moderna, ma un rischio sempre presente nella vita della Chiesa.

Che prima dell'intervento del Concilio di Trento congrua parte delle reliquie fosse spuria è noto ab immemorabili ed accettato da tutti. Contestato dalla riforma protestante nel XVI secolo, la legittimità del culto delle reliquie è stata riaffermata dal Concilio di Trento (1545-1563), denunciandone, comunque, tutti gli abusi.

Storia e culto delle Reliquie

Rischi di Spettacolarizzazione e Feticismo

Nel corso dei secoli, il rapporto con le reliquie ha conosciuto sviluppi differenti, non sempre esenti da ambiguità. In alcune epoche si è assistito a una certa spettacolarizzazione, con esposizioni che rischiano di attirare più la curiosità che la devozione. Anche oggi non è difficile imbattersi in situazioni in cui il corpo del santo, ridotto a scheletro esposto in teche elaborate, diventa oggetto di un'attenzione che può facilmente scivolare nel morboso o nel folkloristico. Lo si è sperimentato con l'esposizione delle ossa di San Francesco d'Assisi, dinanzi alle quali sono più gli scatti fotografici con i cellulari che le preghiere.

È necessario chiarire con decisione che la reliquia non è un feticcio. Il feticismo attribuisce all'oggetto un potere in sé, quasi automatico; la venerazione cristiana, invece, riconosce nella reliquia un segno che rimanda a Dio e alla sua azione. Se la reliquia perde il suo riferimento alla santità e alla vita di grazia, se non è inserita in un contesto di fede e di catechesi, essa rischia di diventare un oggetto di interesse puramente estetico o culturale.

La Chiesa, pur custodendo con attenzione queste testimonianze, è chiamata anche a educare i fedeli al loro giusto significato. La santità, come ci ricorda la proclamazione a santi di bambini come Francesco e Giacinta di Fatima, è alla portata di ognuno e non è limitata agli eroi, ma riguarda chi vive la dipendenza da Dio in ogni momento.

Autenticazione e Conservazione delle Reliquie

La verifica dell'autenticità delle reliquie è essenziale prima di offrirle alla venerazione dei fedeli: tale autenticazione è affidata a cardinali, vescovi, alcuni sacerdoti appositamente autorizzati. Tale autenticità è attestata da un documento scritto - che si chiama “autentico” - e dai sigilli che chiudono il reliquiario.

Con lo scorrere dei secoli il culto dei martiri e dei santi ha portato anche ad uno sviluppo artistico dei reliquiari. Messe in mostra invece che nascoste, le reliquie dovevano essere custodite in modo da essere visibili e onorate. Certo a volte nascono delle reliquie “inventate” per costruire un culto, come il latte della Madonna o l'ala dell'arcangelo Gabriele. Tuttavia, rimane la cura artistica per i reliquiari. Sono oggetti ricchi di significato e di simboli che raccontano una storia. Un esempio notevole è il magnifico Vangelo aperto in bronzo che custodisce nella cattedrale di Cracovia le reliquie di Giovanni Paolo II.

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