La festa della Pentecoste, il cui nome deriva dal greco πεντηκοστή (sottinteso ἡμέρα), che significa "cinquantesimo (giorno)", è una delle celebrazioni più significative del calendario liturgico cristiano. Essa segna il compimento del periodo pasquale, celebrandosi cinquanta giorni dopo la Pasqua e dieci giorni dopo l'Ascensione di Gesù. Per i cristiani, la Pentecoste commemora la discesa dello Spirito Santo sui discepoli di Gesù e Maria, riuniti nel Cenacolo – episodio biblico tratto dal libro degli Atti degli Apostoli – e l'inizio della missione evangelizzatrice della Chiesa che spetta a ciascuno, fin dal giorno del battesimo.

Le Radici Storiche e le Origini della Celebrazione
Dalla Festa Ebraica di Shavuot alla Pentecoste Cristiana
Originariamente, per il popolo ebraico, la festività di Pentecoste era la festa di Shavuot, una festa agricola di ringraziamento per il raccolto, in cui si offrivano le primizie della terra (Es 23,16; Nm 28,26; Lev 23,15-21; Dt 16,9-12). Era chiamata festa delle settimane, in ebraico Hag Shavu'ot, a ragione della sua collocazione sette settimane dopo la Pasqua e dopo l'offerta del primo covone. Pochi secoli prima di Cristo, a questa celebrazione si aggiunse la commemorazione del fatto storico dell'alleanza del Sinai, quando Dio consegnò a Mosè le tavole della Legge. Ancora oggi, gli Ebrei leggono in questo giorno il passo di Es 19 e il Libro di Rut.
Nella tradizione cristiana, Tertulliano (155-220) fornisce una delle prime testimonianze della Pentecoste come festa dello Spirito Santo, celebrata anch'essa cinquanta giorni dopo la Pasqua. A differenza del Vangelo di Giovanni (Gv 20,22-23), che presenta il dono dello Spirito Santo nello stesso giorno di Pasqua, Luca negli Atti degli Apostoli situa questo evento nel giorno della Pentecoste ebraica.

L'Evento Cardine: La Discesa dello Spirito Santo nel Cenacolo
Il Racconto degli Atti degli Apostoli (At 2,1-12)
Il momento culminante della Pentecoste cristiana è descritto con vividi dettagli nel capitolo 2 degli Atti degli Apostoli. Il testo si apre con un'annotazione temporale di profondo significato teologico: "Mentre stava compiendosi il giorno della Pentecoste, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo" (At 2,1). Il verbo greco sumplēroō (συμπληρόω), usato da Luca, significa “riempire interamente, compiere”, indicando il pieno raggiungimento di un evento divino. La costruzione epì tò autò (ἐπὶ τὸ αὐτό), “sulla stessa cosa”, ha un sapore biblico: nella Settanta traduce infatti l’ebraico yahad (insieme), utilizzato nei Salmi come avverbio della vita comunitaria. Il racconto prosegue poi menzionando con un generico "tutti" (pántes) i partecipanti all'evento: "si trovavano tutti insieme nello stesso luogo". Questo piccolo gruppo di discepoli, al quale erano unite Maria e alcune donne, attendeva nella preghiera il dono promesso dal Signore risorto. All'evangelista Luca è caro collegare il dono dello Spirito al momento preparatorio della preghiera.
L'evento è descritto come una vera e propria teofania, caratterizzata da fenomeni uditivi e visivi che ricordano l'incontro di Israele sul Sinai. "Venne all'improvviso dal cielo un rombo, come di vento che si abbatte gagliardo, e riempì tutta la casa dove si trovavano. Apparvero loro lingue come di fuoco che si dividevano e si posarono su ciascuno di loro" (Atti 2: 2,3). La presenza dello Spirito si manifesta inizialmente come un rumore fortissimo, un "rombo" (échos) o "fragore" (phoné), paragonabile al frastuono delle onde o al tuono, che si produce "improvvisamente" e proviene "dal cielo". Questo rumore è poi paragonato a un "vento gagliardo", simbolo della potenza misteriosa, vivificatrice e creatrice di Dio. Le "lingue come di fuoco" che appaiono e si posano sui presenti riportano al contesto delle teofanie, segno del manifestarsi del divino, che diviene simbolo di alterità e di santità.
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Segni e Promesse Messianiche
Gesù aveva preannunciato questo evento ai suoi apostoli due volte: prima della sua Passione, "Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Consolatore perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito di verità che il mondo non può ricevere, perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete, perché egli dimora presso di voi e sarà in voi” (Giovanni 14: 16,17); e prima della sua Ascensione, "ma avrete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi e mi sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino agli estremi confini della terra" (Atti 1: 8).
La Nascita della Chiesa Universale e il Miracolo delle Lingue
Il momento culminante avviene quando "essi furono tutti pieni di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue come lo Spirito dava loro il potere d'esprimersi" (Atti 2: 4). Il verbo "esprimersi" (apophthéngomai), che introduce anche l'inizio del discorso di Pietro, fa sempre riferimento, in Luca, a un parlare solenne, ispirato e comprensibile. Il verbo sugcheō (συγχέω), “gettare nella confusione”, è lo stesso verbo usato, nella traduzione di Gen 11,9 da parte della Settanta, per indicare la confusione delle lingue provocata da Dio nell’episodio della torre di Babele; qui si assiste al suo rovesciamento.
Di questi fatti furono testimoni "Giudei osservanti" che abitavano Gerusalemme e che provenivano "da ogni nazione che è sotto il cielo" (At 2,5). La "moltitudine" si radunò, eccitata e confusa, e rimase turbata, "perché ciascuno li udiva parlare nella propria lingua" (At 2,6). I presenti, tra cui Parti, Medi, Elamiti, abitanti della Mesopotamia, della Giudea e della Cappadòcia, del Ponto e dell'Asia, della Frìgia e della Panfìlia, dell'Egitto e delle parti della Libia vicino a Cirene, Romani residenti, Giudei e prosèliti, Cretesi e Arabi, si domandavano come mai i discepoli galilei parlassero nelle lingue del loro paese di provenienza, annunciando "le grandi opere di Dio" (At 2,11).
La lista dei popoli e delle regioni elencate ha un chiaro significato universalistico: essa rappresenta la pienezza d'Israele simbolicamente radunato e, al contempo, anticipa la missione evangelizzatrice che si estenderà a tutti i popoli della terra. Pietro, citando il profeta Gioele, fa vedere che la Pentecoste realizza le promesse di Dio: negli ultimi tempi lo Spirito sarebbe stato dato a tutti. Questo evento, pertanto, segna la nascita della Chiesa non solo come comunità unita, ma come realtà missionaria intrinsecamente universale. La narrazione dell'evento di Pentecoste termina riportando anche reazioni opposte, di chiusura e di perplessità, e il parlare in lingue viene letto da alcuni come espressione di ubriachezza, smentita da Pietro nel suo seguente discorso.

Lo Spirito Santo: Fonte di Doni e Rinnovamento
I Sette Doni dello Spirito e il Concetto di Pietà
La Pentecoste è un'occasione privilegiata per invocare e accogliere la terza persona della Santissima Trinità: lo Spirito Santo. Attraverso di Lui, Dio si rende presente nei nostri cuori e nella Chiesa. San Tommaso d'Aquino, riprendendo l'insegnamento del profeta Isaia (Is 11,2-3), individuava sette doni dello Spirito Santo: la sapienza, l'intelligenza, il consiglio, la fortezza, la scienza, la pietà e il timor di Dio.
In particolare, la pietà (dal latino pietas, intesa come devozione, rispetto e tenerezza filiale verso Dio e misericordia verso il prossimo) è un dono che permea la vita del credente. Lasciando che lo Spirito di Dio soffi sulle nostre vite, possiamo rispondere alla chiamata di Dio, vivere la nostra vocazione di battezzati e realizzare l'opera di Dio per noi. Lo Spirito Santo ci dona audacia e sviluppa in noi i carismi, i talenti che il Signore ha dato a ciascuno. Questo è strettamente legato al significato di "Signore, pietà", che non è solo una richiesta di misericordia, ma un'invocazione che presuppone la disponibilità del cuore ad accogliere la grazia e a manifestare pietà a sua volta, chiedendo allo Spirito di Dio di scendere sulla Chiesa, sul mondo e di venire ad abitare nei nostri cuori.

Il Ruolo dello Spirito nella Vita di Cristo e nella Chiesa
Lo Spirito Santo ha agito in modo determinante nella storia della salvezza. Fu presente in Maria: "Lo Spirito Santo scenderà su di te" dice l’Angelo alla Vergine. Ha guidato Gesù di Nazaret nei momenti cruciali della sua vita: all'atto del Battesimo, nell'esperienza del deserto dove fu "condotto dallo Spirito per essere tentato" (Mt 4,1), e nell'opera dei suoi miracoli ("io scaccio i demoni per virtù dello Spirito di Dio..." - Mt 12,28). Egli non ha lasciato Cristo neanche dopo la Risurrezione, quando il Signore soffiò sui discepoli per rinnovare l'uomo e restituirgli la grazia perduta.
L'organizzazione della Chiesa è evidentemente e senza contraddizione opera dello Spirito Santo. Infatti, secondo san Paolo, è Lui che ha dato alla Chiesa "in primo luogo degli apostoli, in secondo luogo dei profeti, in terzo luogo dei dottori; poi il dono dei miracoli, poi i carismi di guarigione, di assistenza, di governo, di lingue diverse" (1Cor 12,28). Lo Spirito è concesso a tutti i battezzati e, al tempo stesso, nella fantasia e diversità dei carismi e dei ministeri, costruisce la Chiesa, sottolineando l'unità e l'universalità della fede.
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La Dottrina dello Spirito Santo nella Tradizione Patristica
Ciril lo di Alessandria sulla Potenza dello Spirito
Cirillo di Alessandria, nella sua Catechesis XVI, De Spiritu Sancto, enfatizza la grandezza e l'onnipotenza dello Spirito Santo: "Qualcosa di grande, e onnipotente nei doni, e ammirabile, lo Spirito Santo." Egli illustra come lo Spirito si occupi di ciascuno convenientemente, illuminando milioni di cristiani in tutto il mondo con doni diversi come la pudicizia, la verginità, la misericordia (o la passione dell'elemosina), la passione della povertà, la forza di fugare gli spiriti avversi. Lo Spirito "scruta ogni cosa, anche le profondità di Dio" (1Cor 2,10) e non è paragonabile a nessuna delle cose generate, essendo fonte unica di salvezza, potenza e fede, in quanto "il Padre dona tutto attraverso il Figlio con lo Spirito Santo".
Basilio di Cesarea e l'Economia della Grazia
Basilio di Cesarea, nel suo "De Spiritu Sancto", riflette sull'«economia» stabilita per l'uomo da Gesù Cristo e sul ruolo dello Spirito nella sua piena realizzazione. Egli fu presente alla carne del Signore fin dall'inizio, divenendo la sua «unzione» (Gv 1,33; Lc 3,22; At 10,38). Tutta l'attività di Cristo si compì in presenza dello Spirito, dal deserto ai miracoli. Anche dopo la Risurrezione, lo Spirito è colui che rinnova l'uomo e restituisce la grazia. L'organizzazione stessa della Chiesa, con i suoi apostoli, profeti, dottori e carismi, è opera inconfondibile dello Spirito Santo.
Ireneo di Lione: La Caparra dell'Eredità
Ireneo di Lione, in "Adversus Haereses", descrive lo Spirito Santo come la «caparra» della nostra eredità futura. "E' in lui che anche voi, dopo aver ascoltato la parola di verità, il vangelo della vostra salvezza, è in lui che, dopo aver creduto, voi siete stati segnati con il sigillo dello Spirito Santo della promessa, che è la caparra della vostra eredità" (Ef 1,13-14). Questa caparra, dimorando in noi, ci rende già spirituali, assorbendo ciò che è mortale nell'immortalità. Se già ora, per aver ricevuto questa caparra, noi gridiamo "Abba, Padre" (Rm 8,15), "che sarà quando, risuscitati, 'lo vedremo a faccia a faccia'?" (1Cor 13,12). La grazia intera dello Spirito ci renderà simili a Dio, compiendo la volontà del Padre e rendendo l'uomo ad immagine e somiglianza di Dio.
La Celebrazione Liturgica e la "Pentecoste Continua"
Evoluzione della Celebrazione Liturgica
La celebrazione della festività di Pentecoste ha subito evoluzioni nel tempo. Istituita nei primi secoli, dal Concilio Vaticano II non è più una festa di precetto, ma mantiene la sua grande importanza. Dal 2018, in questo giorno i cattolici celebrano anche la festa della Beata Vergine Maria, Madre della Chiesa. L'Ordinamento del Messale Romano, in particolare nella sua terza edizione, propone testi specifici per la vigilia, suggerendo anche una celebrazione prolungata con una più abbondante lettura della Parola di Dio, dove le preghiere contengono le tematiche dell'attesa dello Spirito Santo. Uno dei prefazi dell'Ascensione sottolinea questo aspetto: «…entrato una volta per sempre nel santuario dei cieli, egli (Gesù) intercede per noi, mediatore e garante della perenne effusione dello Spirito».
La Pentecoste, con la Pasqua e il Natale, costituisce una delle feste più importanti del calendario liturgico, e segna l’avvio della chiamata missionaria della Chiesa. Il 28 maggio 2023, Domenica di Pentecoste, alle ore 10.00, Papa Francesco ha presieduto la Celebrazione Eucaristica nella Basilica di San Pietro. In quella occasione, richiamando il Vangelo di san Giovanni, ha spiegato: "Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà".

Riflessioni sulla Grazia del Rinnovamento
In una profonda riflessione sulla Pentecoste, è stato evidenziato: "Manda il tuo Spirito, Signore, a rinnovare la terra", una preghiera che invoca una Pentecoste continua, che è compimento della Pasqua. Si sottolinea come lo Spirito agisca non solo nella vita liturgica, ma anche in quella personale e comunitaria, portando a una "trasformazione" e a una "rivoluzione". L'analogia con il "terremoto" viene usata non per indicare instabilità distruttiva, ma un cambiamento positivo che "ci cambia le carte in tavola", ci trasforma e ci conduce a sognare nuove visioni e vocazioni.
La Pentecoste è vista come la Chiesa "incinta", misteriosamente, per opera dello Spirito, come Maria. "Lo Spirito vi ricorderà tutto quello che io vi ho detto" dice Gesù, a sottolineare che, sebbene Egli abbia compiuto la sua opera, molte cose restano misteriose e vengono rivelate progressivamente dallo Spirito. La "lingua dell'amore" è la lingua primordiale, su cui si innestano tutte le lingue e le culture specifiche, permettendo l'incontro e la comprensione anche tra persone con background diversi.
Il Concilio Ecumenico Vaticano II, cinquant'anni fa, è descritto come una "rivoluzione nella Chiesa" operata dallo Spirito. Viene sollevata la questione di come eventi contemporanei, come la pandemia di Covid-19, possano essere letti come "grazia tremenda" che impone una riflessione e un "reset" di ciò che non si addice più alla "lingua di oggi". Un appello è rivolto ai giovani, che vivono una stagione di apertura e duttilità, affinché siano essi ad aprire nuove strade, traghettando dal passato ciò che è valido e abbandonando ciò che rallenterebbe il cammino verso il futuro.
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La Rappresentazione della Pentecoste nella Gerusalemme di San Vivaldo
Un esempio suggestivo della rappresentazione artistica della Pentecoste si trova nella cappella dedicata a questo evento all'interno del complesso della Gerusalemme di San Vivaldo, in Toscana. Questa cappella, dalla struttura quadrata coperta da una cupola, basata sull’antica unità di misura del braccio fiorentino, era originariamente decorata con una finta decorazione in marmo che richiamava arazzi e broccati descritti dai pellegrini.
Sulla parete di fronte all’ingresso, è raffigurata la Discesa dello Spirito Santo. Al centro del soffitto, una colomba simbolica emana gocce rosse che si posano come lingue di fuoco sui presenti, seguendo fedelmente il racconto degli Atti degli Apostoli. I volti dei personaggi, distesi e sorridenti, esprimono gioia e stupore. Gli Apostoli sono disposti in cerchio intorno alla Vergine, inginocchiata al centro su un piedistallo. Questo rilievo è attribuito a Benedetto Buglioni, artista reso celebre dal biografo fiorentino Giorgio Vasari per aver appreso il segreto della smaltatura da una donna della famiglia di Andrea Della Robbia.

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