I Pensieri di Don Tonino Bello sul 2 Novembre: Speranza oltre la Morte

Il 2 novembre, giorno dedicato alla commemorazione dei fedeli defunti, è una ricorrenza profondamente sentita. Don Tonino Bello ha offerto riflessioni toccanti e piene di speranza su questo giorno, invitandoci a vivere la morte non come una fine, ma come una trasformazione e un passaggio verso una vita piena nell'amore di Dio.

La Morte come Sonno e la Promessa di Resurrezione

Don Tonino Bello, con la sua profonda sensibilità, ci invita a guardare alla morte con gli occhi della fede e della speranza. «Non piangere, donna» è una frase che risuona delle parole di Gesù alla madre vedova di Nain. Il dolore può sbarrare la strada e chiudere l'uscio di casa, ma le lacrime non devono essere sciupate: «Se le versi per terra diventano fango; se le rivolgi al cielo brillano come perle al sole.»

Per Gesù, la morte non è che un sonno, "un sonno più profondo del sonno comune e giornaliero", ma che solo un amore sovrumano può rompere. Gesù stesso ha detto: «Io sono la risurrezione e la vita», assicurando che chi vive credendo in Lui non muore per sempre. Questa visione trasforma il lutto in un'attesa fiduciosa, una consapevolezza che i nostri cari non sono perduti, ma hanno solo cambiato dimora.

Cristo risuscita il figlio della vedova di Nain, iconografia religiosa

Il Magistero della Pace e la Fede Incrollabile di Don Tonino Bello

La figura di don Tonino Bello è stata caratterizzata da un magistero deciso e una fede incrollabile, anche di fronte alla sofferenza e alla morte. Egli scelse come motto episcopale dal Salmo 34: «Ascoltino gli umili e si rallegrino». La sua croce pettorale non era d'oro, ma di legno di ulivo della sua amata terra, il Salento, e l'anello episcopale era ottenuto dalle fedi dei suoi genitori. Girava con una vecchia cinquecento gialla, simbolo della sua semplicità e vicinanza alla gente.

Don Tonino si pronunciò con passione contro l'embargo durante il primo conflitto contro l'Iraq, citando la visione di Isaia (2,1-5) che contempla le spade trasformarsi in vomeri e le lance in falci, una voce nel deserto che denunciava le misure che si sarebbero abbattute contro le popolazioni civili.

La sua passione per la pace raggiunse il suo culmine quando, già minato dalla malattia, partecipò alla spedizione "Beati i costruttori di pace" a Sarajevo durante il conflitto serbo-croato-bosniaco, portando solidarietà, speranza e un annuncio di pace, a rischio della propria vita per la presenza di cecchini.

La Croce: Una Sistemazione Provvisoria

Anche di fronte alla malattia che lo consumava, don Tonino Bello manteneva una lucida speranza. In un momento di grande sofferenza, allettato ma rivestito della stola al collo, durante una celebrazione eucaristica, raccontò di aver visto un antico crocifisso ligneo in sacrestia, rimosso per lavori e accompagnato da un cartello con la scritta: «Sistemazione provvisoria».

Con un filo di voce e il corpo ischeletrito, don Tonino fissava i presenti con «occhi vivi, penetranti, pieni d’amore», e con parresia evangelica esclamò: «Ragazzi, non vi preoccupate! La croce? È una sistemazione provvisoria! Quanto si sta in croce? Qualche ora? Ma, dopo, tutto cambia!» Queste parole, pronunciate da un uomo sulla soglia della morte, furono un grande incoraggiamento a guardare alla vita con gli occhi della speranza, con la certezza della fede e con la gioia nel cuore. Egli incitava: «Coraggio, ragazzi! Non temete! Non abbiate paura! La croce?»

Don Tonino Bello, foto d'archivio

La Commemorazione dei Defunti e la Comunione dei Santi

Il 2 novembre, giorno della commemorazione di tutti i fedeli defunti, si lega indissolubilmente al 1° novembre, la Solennità di Ognissanti. Questa vicinanza celebrativa non è casuale, ma "figlia della stessa fede che spera nella vita eterna". La commemorazione nacque nel 998, quando l'abate Odilone di Cluny ordinò che in tutti i monasteri della sua giurisdizione «si ricordassero le anime del purgatorio per alleviarle nelle loro pene e ottener loro da Dio purificazione e indulgenza».

Il concetto di Purgatorio, sebbene talvolta percepito come anacronistico, secondo il teologo von Balthasar, insieme a paradiso e inferno, intende sempre Dio: «se guadagnato è il paradiso, se perduto è l'inferno».

La liturgia cristiana non ha pianti, perché ciò di cui fa memoria non è la morte, ma la risurrezione. Non ha lacrime, «se non asciugate dalla mano di Dio; essa infatti non pronuncia parole sulla fine ma sulla vita.» Dio è sempre presente, non come esenzione dalla morte, ma come garanzia che l'eternità è già entrata in noi con la vita di fede e con i gesti del quotidiano amore. La fede cristiana dichiara che l'esistenza dell'uomo va "da morte a vita".

Il culto dei Morti - La storia e la tradizione del 2 novembre

Il "Duro Calle" della Morte e l'Affidamento a Dio

La morte è un "duro calle", di dantesca memoria, che fa paura, ma è il passaggio obbligato verso la Vita piena. Il Card. Carlo Maria Martini, malato di Parkinson, confessò di essersi "più volte lamentato col Signore" per la necessità di dover morire. Raggiunse la pace quando comprese che "senza la morte non arriveremmo mai a fare un atto di piena fiducia in Dio." La morte, infatti, ci obbliga a fidarci totalmente di Dio.

Il messaggio del Vangelo è un grande esorcismo alla paura della morte. Per i cristiani, il 2 novembre non è una giornata di lutto, ma un giorno per ricordare nel senso stretto della parola, cioè "riportare al cuore", riempire di gratitudine la nostra memoria. Sebbene ci manchino le persone amate, dobbiamo avere il coraggio di tenere la sofferenza, che testimonia l'amore provato, e la gratitudine, che ci ricorda che ciò che si ama può esserci tolto, ma non per sempre. «L’amore salva tutto. Tutto ciò che ami è salvo. Dio è amore, e non ci ha dato la capacità d’amare per tormentarci con delle assenze, ma per ricordarci che il nostro fine ultimo, il nostro destino ultimo è la pienezza dell’amore.»

Rappresentazione della

Non Esiste il Regno dei Vivi e il Regno dei Morti

Don Tonino Bello afferma con forza che non esiste il regno dei vivi e il regno dei morti. «Esiste il Regno del Dio vivente, dove non c’è posto per il peccato, la sofferenza, la morte.» L'amore continua a palpitare anche dopo la scomparsa della persona amata. Tra i vivi sulla terra e i vivi che hanno passato la frontiera, il dialogo muta, non si estingue.

La morte è la nostra ultima, grande, trasformazione, in cui "il bruco diventerà farfalla. E inizierà a volare per i cieli infiniti, i tempi senza tempo." Vivere è bello, ma non è prolungare a tutti i costi il tempo, bensì respirare forte il giorno che ci è dato, cogliere l'attimo fuggente innestandolo nel tronco dell'eternità. Questa è la gioia che Marzia e Lorenzo, genitori del piccolo Antonio volato via a nove anni per un cancro, hanno riscoperto, donando gioia ad altri bambini malati e ai loro genitori, sapendo di avere una caparra in cielo e aspettando il giorno di riabbracciare il loro figlio.

I nostri cari non sono perduti, «hanno solo cambiato dimora! Non avremo più bisogno della luce della fede, che ha illuminato il cammino.» In Cristo, i nostri morti sono vivi, e in Lui continua la CIRCOLAZIONE DELL'AMORE. La nostra vita riprenderà, e anche se ora si trova in una fase di dissociazione che disintegra il corpo, l'anima sopravvive, in attesa dell'aurora del ritorno di Cristo.

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