Il Pellegrinaggio: Espressione Pubblica di Pietà e Fenomeno Culturale

Il pellegrinaggio, dal latino peregrinus ("straniero"), è un viaggio intrapreso verso un luogo considerato sacro, prevalentemente per motivi religiosi o spirituali. Contrariamente al turismo, esso è animato da scopi di culto, devozione, penitenza, ricerca di cure miracolose, adempimento di un voto, espiazione di un crimine o, più frequentemente, per ottenere indulgenze per sé o per i propri cari, inclusi i defunti.

Giovanni Caselli definisce il pellegrino come chi, oltre a cercare, sa inginocchiarsi quando è necessario, distinguendolo dal turista, che passa senza carico né direzione, e dal camminatore, che ha preso lo zaino e marcia. La fede, per essere pienamente vissuta e accolta, deve diventare cultura, e il pellegrinaggio è una delle sue espressioni più tangibili.

Origini e Evoluzione del Pellegrinaggio

L'idea di avvicinarsi al sacro in un dato luogo, o di toccare con mano il trascendentale e il meraviglioso, spinge le persone a intraprendere un pellegrinaggio per confermare la propria fede, per spinta emotiva, per sentirsi appagati, provare emozione e avere un'esperienza spirituale, o semplicemente per dire: "ci sono stato".

Il Pellegrinaggio nelle Antiche Civiltà

Il pellegrinaggio non è un'invenzione medievale. Molti santuari erano venerati già in epoca romana, e alcuni, come il Santuario della SS Trinità sul Monte Autore, forse addirittura dalla preistoria. Anche gli antichi Egizi e i Babilonesi praticavano pellegrinaggi per propiziarsi gli dei, e l'usanza non è mai scomparsa in India e Giappone.

Il Pellegrinaggio Cristiano: Nascita e Sviluppo

La pratica del pellegrinaggio cristiano nasce nel IV secolo, in concomitanza con un nuovo processo generale di sacralizzazione territoriale. Nei primi tre secoli, il pellegrinaggio non era parte delle espressioni culturali del Cristianesimo, con rare eccezioni, poiché la Chiesa temeva la contaminazione con pratiche religiose del Giudaismo e del Paganesimo, in cui il pellegrinaggio era già in auge.

Nel mondo antico, il pellegrinaggio acquisiva la fisionomia di viaggio verso località, templi e santuari nei quali si credeva di avvertire la manifestazione di una forza primigenia, di un'energia sacra, oracolare, o terapeutica. Nella pratica cristiana, dopo i primi secoli, si iniziarono a venerare i luoghi dove sono conservate le spoglie dei martiri, testimoni di Cristo; la visita devota si evolverà successivamente nel pellegrinaggio votivo.

Fondamenti Teologici del Pellegrinaggio Cristiano

Sebbene la matrice storica prevalente sia il pellegrinaggio in Terra Santa, le motivazioni teologiche del pellegrinaggio cristiano si trovano nei pellegrinaggi di Adamo, Abramo e Mosè.

  • Il Pellegrinaggio di Adamo: Si articola in più fasi: l'uscita dalle mani del Creatore, l'ingresso nel creato, l'abbandono dell'Eden e il vagare senza meta. È un percorso di libertà con Dio che veglia sui suoi passi, dove ogni percorso errato può trasformarsi in un ritorno e in un abbraccio.
  • Il Pellegrinaggio Abramitico: È il paradigma della storia della salvezza, anticipazione dell'esodo ideale di tutta l'umanità verso un orizzonte escatologico che realizza il regno dei fini, senza esclusione di popoli. Il Signore ordina ad Abramo di farsi pellegrino: "Vattene, dal tuo paese, dalla tua patria, dalla casa di tuo padre, verso il paese che io ti indicherò. Farò di te un gran popolo e ti benedirò".
  • L'Esodo di Mosè: È il prototipo di tutti i cammini di liberazione dalla schiavitù, dove il popolo trova la fonte del suo peregrinare nella consapevolezza di essere stato schiavo e poi liberato. È un paradigma dell'umanità liberata dalla schiavitù della morte, in cammino verso la terra promessa, cioè la liberazione totale e totalizzante dell'Amore. La vita umana assume la connotazione di un lungo pellegrinaggio, di esodo in esodo, verso la patria celeste.

Cristo stesso, Dio fatto uomo, ha vissuto in luoghi geografici precisi, e il pellegrino cristiano si dirige verso i luoghi dove avvennero gli episodi cruciali dell'Antico e del Nuovo Testamento, in particolare verso quelli che accolsero la vita terrena di Cristo e testimoniarono il disegno di provvidenziale salvezza dell'umanità. Da questa narrazione si sviluppa una geografia delle "impronte divine", focalizzata nella centralità dei luoghi santi che, secondo una leggenda, Maria stessa avrebbe frequentato assiduamente dopo la morte del figlio.

Mete e Itinerari nel Medioevo

Nel Medioevo, innumerevoli mete di pellegrinaggio sorsero anche in Europa, legate alla vita di santi, a eventi miracolosi o ad apostoli. Gerusalemme divenne l'omphalos del mondo, e il pellegrino dell'alto Medioevo credeva di andare verso il centro del mondo, facendosi propria la raffigurazione di Isidoro di Siviglia. Nella cartografia medievale, l'oriente era in alto, e Gerusalemme non poteva non essere il centro del mondo.

Le Tre Grandi Mete

Le tre mete dei grandi pellegrinaggi cristiani, per le quali Dante forgia nella Vita Nova tre sostantivi, erano:

  • Gerusalemme: I pellegrini che andavano oltremare erano chiamati palmieri, poiché spesso recavano la palma.
  • Santiago de Compostela: Luogo di sepoltura dell'apostolo Giacomo di Zebedeo, i pellegrini che vi si recavano erano chiamati pellegrini.
  • Roma: La città dove è sepolto San Pietro, è sempre stata un luogo di pellegrinaggio, ma lo è in particolare dal 1300, anno in cui papa Bonifacio VIII istituì il primo giubileo. I pellegrini diretti a Roma erano chiamati romei.

Questi "temerari avventurieri dello spirito" affrontavano viaggi lunghi e pericolosi, calcare le sante orme significava vivere un'esperienza assoluta che trascendeva lo spazio empirico e il tempo degli uomini. Il pellegrinaggio era l'atto supremo di devozione perché esprime la verità secondo la quale la vita, se ben spesa, coincide con il viaggio del cristiano verso Dio.

Strade e Ospitalità

Nel corso dei suoi viaggi, perlopiù a piedi, il pellegrino attraversava territori sconosciuti e spesso pericolosi, sopportando privazioni e difficoltà. L'Italia di allora era dotata di vere e proprie "infrastrutture turistiche": molte strade romane erano ancora in funzione e collegate alla Via Francigena, la strada che collegava l'Europa Occidentale a Roma, passando per le Alpi.

Spesso i pellegrini dormivano all'addiaccio, ma potevano anche essere ospitati in "spedali" gestiti da ordini religiosi, se in grado di dimostrare il proprio status di pellegrini. Le memorie itinerarie venivano tramandate non solo come ricordo di un atto inaudito che connotava positivamente la biografia del pellegrino e la sua discendenza, ma anche come diffusione di un'eredità edificante per quanti non potevano intraprendere un viaggio lungo, faticoso e costoso.

Il Pellegrinaggio e il Mondo Selvatico

illustrazione di un pellegrino che incontra un orso mansueto

Il rapporto tra il pellegrinaggio e il mondo selvatico è un tema ricorrente nella letteratura agiografica medievale, come evidenziato da studi di Massimo Montanari, Bruno Andreolli, Elisa Anti, Franco Cardini, Michel Pastoureau e Pierre Boglioni. Il topos dell'orso domato o ammansito è ampiamente diffuso, presente nelle vite di santi come Corbiniano e Romedio.

San Corbiniano, in viaggio verso Roma, si confronta con un orso che gli sbrana l'asino che portava i bagagli. Dopo essere stato frustato, l'orso viene caricato della soma e accompagna la comitiva fino a Roma, divenendo "quasi domesticus". Questo topos non è insolito: fin dalle vite dei santi martiri, l'orso, usato come strumento di persecuzione, spesso abbandona la sua ferocia e assume atteggiamenti di un agnello, come nei casi della Passio Faustini et Jovitae, di Primo e Feliciano, del vescovo di Teano Paride, e di San Cerbonio.

Come osserva Montanari, l'orso in questi racconti incarna un mondo selvaggio e feroce che, attraverso il dominio e il controllo dell'uomo, può al massimo costituire oggetto di divertimento e spettacolo. La considerazione del mondo classico sull'orso è quella di un eccezionale divoratore, sebbene non ne ignori l'irascibilità. L'aspetto aggressivo e combattivo dell'orso sarà accentuato dall'immaginario e dalla mitologia nordica, dove sognare l'orso era presagio di pericolo e aggressione, e i guerrieri berserkr combattevano con ferocia animalesca, indossando pelli d'orso.

Nella letteratura agiografica, quando si concentra sui santi confessori che hanno scelto la solitudine eremitica e la vita nei boschi, si riscopre l'aspetto della voracità dell'orso, che ricorda il mondo classico latino. Nella Vita Columbani, il santo ha tre incontri con orsi: uno riguarda la spartizione del territorio-bosco, e gli altri due le risorse alimentari. San Colombano intima agli orsi di andarsene dalla sua grotta o di non rovinare la pelle di un cervo, e gli animali obbediscono. Similmente, l'eremita Mena deve scacciare orsi che devastano i suoi alveari, e Guglielmo da Vercelli rimprovera un orso che intorbidisce la sua sorgente.

La convivenza pacifica tra santi e orsi si spinge fino alla cooperazione: San Gallo spartisce il pane con un orso che gli alimenta il fuoco; l'eremita Fiorenzo vive a lungo con un orso, mandatogli da Dio come compagno, che adibisce a pastore di pecore. San Magno di Fussen trova una vena di ferro grazie all'indicazione di un orso, che poi abbatte un albero su suo ordine. In alcuni casi, il santo arriva a proteggere l'orso (San Giacomo di Tarantasia, Sant'Aventino) o viceversa (Germano, vescovo di Parigi).

In tutti questi racconti, l'orso non perde la sua ferocia, ma la reprime di fronte all'autorità morale del santo, manifestando l'imperium o l'obbedienza che gli esseri inferiori mostrano a chi si sottomette pienamente a Dio. Il contesto socio-economico altomedievale, dove l'uomo si avvale ampiamente delle risorse dell'incolto, crea un rapporto di antagonismo ma anche di quotidiana familiarità con gli animali selvatici. L'aggressività dell'orso ritorna in primo piano quando l'economia diventa agricola, entrando in conflitto con le aree boschive.

Il topos dell'orso aggressore e ammansito sembra riguardare più gli ambienti di strada, concentrandosi su animali da cavalcatura o da soma. In casi come quelli di San Corbiniano, San Romedio, San Massimo, Umberto di Maroilles e Sant'Aredio, l'orso, dopo aver sbranato un animale domestico, è costretto a prenderne il posto come bestia da soma o da tiro. Anche San Vincenziano, il cui carro funebre subisce l'aggressione di un orso, vede l'animale feroce aggiogato in coppia con il bue superstite.

Il pellegrinaggio, inteso come "fascia di civiltà attraverso l'ignoto", diventa il luogo narrativo più idoneo per evocare la realtà fisica e mentale del confronto tra civiltà e mondo selvatico, testimoniando una mentalità e una devozione legate alla pratica del pellegrinaggio stesso.

Significato e Aspetti Socioculturali

Il pellegrinaggio cristiano individua mete e scopi: testimonia la consapevolezza che la vita terrena è un viaggio verso la vera patria, un cammino di preghiera, un mezzo per "cambiare vita" orientandola più decisamente verso Dio, dandole una prospettiva trascendente. Non manca al pellegrinaggio una dimensione antropologica di festa, di gioia per la rottura della monotonia quotidiana e di alleggerimento del peso della vita, soprattutto per i poveri.

Il pellegrino è in comunione di fede e di carità non solo con i compagni, ma con il Signore stesso, con la sua comunità di provenienza e, attraverso di essa, con la Chiesa dimorante nel cielo e pellegrinante sulla terra; con i fedeli che hanno pregato nel santuario; con la natura circostante, e con l'umanità, di cui si manifestano sofferenza e speranza nel santuario.

La fede deve essere esteriorizzata: il pellegrinaggio doveva essere riconoscibile. Un pellegrino indossava una "divisa" speciale, spesso contraddistinta da larghi cappelli, bastoni, distintivi e altri simboli di riconoscimento. Talvolta, i pellegrini giunti a destinazione ricorrevano al tatuaggio per dimostrare il proprio status. Per non tornare a mani vuote, si procuravano "prove" del viaggio: piccole reliquie, acqua santa o polvere dei pavimenti dei luoghi sacri.

Il pellegrinaggio nel Medioevo

Il Declino del Pellegrinaggio Medievale

Se nel basso Medioevo il pellegrinaggio era un elemento importante di salvezza, sin dall'alba del XIV secolo se ne annuncia il tramonto, sulla spinta di valori emergenti fortemente connotati in senso economico e terreno. Proliferano inizialmente i viaggi nelle città reliquiario, che si connotano anche in termini di svagatezza e di ricerca di piaceri mondani. La navigazione nel Mediterraneo era ostacolata dal controllo della flotta ottomana.

Alla fine del Cinquecento, la figura del viaggiatore di stampo baconiano rende obsoleta la figura del pellegrino medievale, che viaggiava spinto da curiosità e spirito d'impresa commerciale e non di rado impugnava la frusta contro la fatuità del pellegrinaggio antico. Il pellegrino medievale integrato nei valori del viaggio uscì definitivamente di scena, più tardi il suo ruolo sarà parzialmente assunto dal pellegrino romantico che disconosce il proprio luogo di origine e considera la sua meta irraggiungibile in quanto immaginaria.

La Medaglia del Pellegrino di Terra Santa

La Medaglia del Pellegrino, a forma di Croce di Terra Santa, è un'onorificenza religiosa istituita da papa Leone XIII nel 1900, conosciuta anche come Decorazione di Papa Leone XIII o Croce Leonina. Ancora oggi viene conferita a coloro che compiono il viaggio in Terra Santa e ne fanno esplicitamente richiesta, rappresentando un importante simbolo di devozione e venerazione dei Luoghi Santi.

Condizioni per il Conferimento

Il Decreto del 2 Maggio 1901, inviato al Padre Custode di Terra Santa, stabilisce le seguenti condizioni per il conferimento di questa insegna sacra:

  • Il pellegrino deve essere munito di lettera di referenze del proprio parroco, firmata dall'Ordinario, che attesti l'onestà dei suoi costumi e che il pellegrinaggio è stato intrapreso a scopo di devozione.
  • Deve lasciare, per la conservazione dei Luoghi Santi, un'offerta di dieci franchi, in aggiunta al prezzo della croce.

Questa insegna sacra si può portare pubblicamente soltanto nelle solennità di culto, nelle processioni o pellegrinaggi, e alla presenza del Sommo Pontefice. Il diritto di conferire l'insegna spetta al Rev.mo Padre Custode di Terra Santa, che la decorerà, con relativo Diploma, ai pellegrini: privatamente per quelli isolati, o in pubblico e solennemente per i gruppi numerosi.

Descrizione e Significato della Medaglia

rappresentazione della medaglia del pellegrino con le scene della Passione

Sul retro della medaglia, al centro, è incisa l'immagine di Cristo Risorto; sulle aste della croce maggiore si leggono gli episodi della passione:

  • In alto: Gesù che prega al Getsemani.
  • A sinistra: Gesù flagellato.
  • A destra: Gesù coronato di spine.
  • In basso: Gesù crocifisso.

Alle estremità, procedendo da sinistra in senso orario, vi si legge la frase Signum Sacri Itineris Hierosolymitani: "Ricordo del pellegrinaggio in Terra Santa". La medaglia è il segno visibile di una realtà vissuta che resta scolpita nel cuore del pellegrino, evocando per lui un luogo, una preghiera particolare e le persone incontrate.

Legame tra Pellegrini e Cristiani di Terra Santa

Oggi, più che nel passato, i cristiani di Terra Santa attendono dai pellegrini un sostegno spirituale (preghiera e riconoscimento della loro presenza) e materiale, favorendo l'economia e il lavoro del paese. L'onorificenza di papa Leone XIII attesta il legame che si crea tra i pellegrini e gli abitanti della Terra Santa. Come diceva papa Paolo VI, i cristiani che vivono là dove è vissuto Gesù hanno preziosi meriti davanti a Dio, e la loro presenza è fondamentale per evitare che i Luoghi Santi cristiani di Gerusalemme e della Palestina diventino come musei.

Chi può Richiedere la Medaglia

La medaglia di papa Leone XIII è riservata ai pellegrini cattolici che si recano fisicamente in pellegrinaggio ai Luoghi Santi e contribuiscono tramite una donazione al sostegno della Chiesa locale. Non è possibile conferire la medaglia a chi non è o non è mai stato pellegrino in Terra Santa, poiché il certificato testimonia la visita e la devozione ai Luoghi Santi. La scelta si basa sulla durata del pellegrinaggio o sul numero di volte che ci si è recati in Terra Santa. L'entità della donazione varia a seconda che la medaglia sia in bronzo, in argento o in argento placcato oro. L'onorificenza è strettamente personale, ma è possibile ottenere una sola medaglia e due nomi sull'attestato qualora una coppia di sposi si rechi in pellegrinaggio in forma congiunta. La Medaglia del Pellegrino non viene spedita per posta.

Pellegrinaggio come Dimostrazione Pubblica di Pietà

Il pellegrinaggio è un fenomeno che connota le religioni positive, come nel caso dell'Islam, dove il quinto pilastro della fede ordina di assolvere al pellegrinaggio raggiungendo la Mecca, o per gli Induisti, che si bagnano almeno una volta nella vita nelle acque del fiume Gange.

Pietà Popolare e Cultura

Processioni come la Macchina di Santa Rosa a Viterbo, i Gigli di Nola, la Varia di Palmi e i Candelieri di Sassari sono riconosciute dall'Unesco come "patrimonio dell'umanità", a testimonianza che la pietà popolare è "cultura". Monsignor Antonio Staglianò, vescovo di Noto, sottolinea l'importanza di riconoscere alla pietà popolare una valenza culturale, poiché la fede, per essere genuinamente accolta, deve diventare cultura. Tuttavia, vi è il rischio che tale riconoscimento si traduca in una "ingessatura" delle forme processionali, impedendo un dinamico rinnovamento di linguaggi per esprimere il contenuto di fede. Il pericolo è che ci si limiti alla forma folkloristica, rendendo impossibile entrare in modo creativo nell'organizzazione delle feste. Lo stesso Papa Francesco nella Evangelii gaudium, afferma che molte forme di pietà popolare hanno perso il loro senso e rischiano di essere un omaggio idolatrico a un passato che non tornerà più.

Ciò che va salvato è l'omaggio al Santo e il contenuto che si vuole testimoniare: il grande spessore umano e di fede che accompagna le espressioni della pietà popolare. La processione eucaristica, in quanto espressione del sentimento di un popolo che nel pellegrinaggio vuole dare visibilità alla propria fede, deve essere conservata. Se si privilegiano gli aspetti esteriori del costume e non si fanno prevalere le forme pratiche di vita, il rischio è di snaturare la processione stessa.

La Forza Evangelica della Pietà Popolare

La Evangelii Gaudium del Papa parla della forza evangelica della pietà popolare come "autentica espressione dell'azione missionaria spontanea del popolo di Dio". La pietà popolare è la vivacità straordinaria del cuore che, entrando in contatto con Dio, si accorge della solidarietà, dell'amicizia e della fraternità che deve creare. Le processioni non si fanno per mostrare i vestiti o la sontuosità degli allestimenti, ma per diffondere più amore. Il riconoscimento dell'Unesco evidenzia che la fede, nelle sue forme semplici e popolari, ha una grande valenza culturale, dove la cultura è intesa come luogo in cui l'uomo diventa più uomo.

Il Pellegrinaggio nella Letteratura

La Bibbia descrive l'esistenza umana in termini di nomadismo e di peregrinazione, con l'esodo che libererà il popolo di Israele dalla schiavitù. Nell'affermazione dell'esistenza nomadica, le due realtà accostate sono da una parte l'esistenza umana e dall'altra il viaggio, il pellegrinaggio. Metafora dell'esistenza umana, il viaggio è definito da tre indicatori: l'origine o punto di partenza, il fine o punto di arrivo, e la distanza. Questo spazio del provvisorio e dell'imprevedibile si dipana nell'avventura della vita, che può avere il significato salvifico del dantesco viaggio o, al contrario, farsi "folle volo".

Il simbolo del Labirinto, presente sulla parete del Duomo di San Martino a Lucca, denuncia le difficoltà di trovare la via d'uscita nel meandro delle prove e degli errori, ma indica nella fede e nel pellegrinaggio di fede la soluzione salvifica.

Le cronache di pellegrinaggio, come quelle di Sigericus, Nikulas di Munkathvera e Filippo II Augusto, hanno divulgato itinerari importanti. Il pellegrinaggio, nel Medioevo, aveva un impatto socio-economico paragonabile al turismo odierno. Il pellegrino e il mercante erano quasi sinonimi, e i diari di viaggio di diplomatici, mercanti, monaci e frati rivelano che i pellegrinaggi avevano motivazioni diverse: spirituali, di spionaggio, di "business" e di turismo. Inoltre, i pellegrinaggi potevano essere giudiziari, imposti come pena e strumento di riabilitazione o redenzione per reati gravi come l'omicidio.

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