Il Pellegrinaggio degli 88 Templi di Shikoku: Un Viaggio di Spiritualità e Cultura in Giappone

Lo Shikoku è una delle isole maggiori che compongono il Giappone, situata tra il Pacifico e il Mare Interno. Raggiungibile in volo da Tokyo o in treno da Osaka, è una zona poco visitata ma estremamente suggestiva, caratterizzata da intensa spiritualità e natura lussureggiante, castelli antichi e ponti di liane, templi arroccati e villaggi tradizionali.

L’isola, la cui capitale è Tokushima, è indissolubilmente legata al Pellegrinaggio degli 88 Templi, intrapreso fin dai tempi antichi da numerosi pellegrini alla ricerca della perfezione spirituale.

Mappa dell'isola di Shikoku con i percorsi dei templi

Storia e Significato del Pellegrinaggio di Shikoku

Il Pellegrinaggio degli 88 templi, noto anche come Shikoku Junrei o Cammino dello Shikoku, è il più celebre dei pellegrinaggi del Giappone. Lungo un percorso circolare di più di 1200 km si susseguono 88 templi, dislocati nelle quattro prefetture dell’isola, in un itinerario che intreccia storia, natura, religione e spiritualità.

Moltissime sono le persone che lo percorrono ogni anno, nella sua interezza o per alcuni tratti, fin dal periodo Edo (1603 - 1868). In tempi moderni il pellegrinaggio si è trasformato anche in un itinerario culturale, analogamente a quello che accade in Europa con i Cammini di Santiago.

La Figura di Kobo Daishi (Kukai)

Il cammino è legato alla figura di Kobo Daishi, detto anche Kukai, fondatore del buddhismo shingon. Il monaco nacque proprio nei pressi dello Zentsū-ji, il tempio numero 75 del percorso. Dopo aver studiato in Cina, tornò in Giappone introducendo nel Paese del Sol Levante il buddismo esoterico, diffuso poi grazie ai monaci del Koya San.

La figura di Kobo Daishi è importantissima non solo per la religione e la spiritualità giapponesi, ma anche per la cultura nipponica. È celebre infatti anche per aver contribuito al benessere della società e del popolo, costruendo ad esempio la prima scuola per bambini non aristocratici ed inventando, secondo una leggenda, l’alfabeto kana giapponese che ancora oggi viene utilizzato.

Si racconta che nell’VIII secolo Kukai percorse l’itinerario, fondando alcuni dei templi e vivendo come asceta in alcuni di essi. Sebbene non ci siano evidenze storiche che egli abbia effettivamente percorso l’intero circuito, i pellegrini lo compiono convinti di seguire le sue orme e di essere da lui accompagnati, tanto che gli ideogrammi che tradizionalmente vengono impressi sugli oggetti utilizzati dai pellegrini recitano “due persone che condividono lo stesso viaggio” (Dōgyō Ninin).

Il percorso sacro degli 88 templi si conclude in realtà in quello che è considerato il tempio 89, sul Monte Koya, il mausoleo di Kobo Daishi, sede della Shingon, una delle sette del buddhismo.

La Leggenda di Emon Saburo

Secondo la leggenda il primo a percorrere il pellegrinaggio fu Emon Saburo, un ricco signore dello Shikoku, che si rifiutò di fare l’elemosina ad un mendicante, rompendone addirittura la ciotola. Poiché seguirono anni di sciagure, Emon capì che il mendicante era Kukai e decise di cercarlo per chiedergli perdono. Percorse molte volte il perimetro dell’isola, finché lo trovò ed ottenne in punto di morte il suo perdono, ottenendo di rinascere in una famiglia ricca per fare del bene ed edificare templi sull’isola.

Il Percorso: Struttura e Caratteristiche

Il cammino dello Shikoku è circolare, seguendo il concetto buddhista del compimento dei cicli vitali. Non esiste un itinerario preciso da seguire e neppure un senso di percorrenza prestabilito, ma tradizionalmente la prima (ed ultima) tappa è il tempio Ryozen-ji, denominato il tempio numero 1 per mere comodità logistiche.

Gli 88 templi si dividono in quattro gruppi che coincidono con le quattro prefetture dell’isola e con le quattro tappe della formazione spirituale:

  • Dal numero 1 al numero 23 rappresentano il risveglio dell’anima (Prefettura di Tokushima o Awa).
  • Dal 24 al 39 la preparazione ascetica (Prefettura di Kochi o Tosa).
  • Dal 40 al 65 il raggiungimento dell'illuminazione (Prefettura di Ehime o Iyo).
  • Dal 66 fino all’88 il Nirvana (Prefettura di Kagawa o Sanuki).

Il nome stesso Shikoku significa “4 province” (shi = 4, koku = provincia). Il cammino le attraversa tutte e quattro.

La lunghezza del cammino è di circa 1200 km per visitare gli 88 templi, e bisogna aggiungerne altri 200 se si vogliono raggiungere anche i 20 templi secondari chiamati Bangai, che non si trovano sul percorso “ufficiale” ma sono comunque tradizionalmente associati al pellegrinaggio.

La difficoltà del pellegrinaggio di Shikoku non sta nelle eccessive altimetrie, quanto nella lunghezza del percorso e nei fondi (70-80% asfalto e cemento).

Shikoku e i luoghi del buddismo

Durata e Modalità di Percorrenza

L’intero percorso del pellegrinaggio nello Shikoku misura oltre 1200 km ed attraversa l’intero territorio dell’isola. È dunque un percorso estremamente lungo, che richiede da 40 a 60 giorni per essere percorso a piedi nella sua interezza, calcolando di percorrere circa 25 km al giorno.

Poiché non esiste una regola sul numero minimo di templi da raggiungere, si può anche percorrere solo una parte, a seconda dei giorni a disposizione. Si può anche decidere di percorrere le tratte con mezzi alternativi: non è raro incontrare pellegrini che si muovono con mezzi pubblici, in auto, in bicicletta, moto o taxi.

La parte del percorso che mette più a dura prova i pellegrini a piedi è la provincia di Kochi, sia per ragioni climatiche sia per il fatto che esistono pochissimi centri abitati: la natura è predominante e può essere difficile mantenere la tranquillità mentale necessaria per affrontare il percorso, essendo luoghi molto isolati.

I Templi: Tipologie e Punti Salienti

Gli 88 templi del cammino dello Shikoku sono strutturati secondo la tradizione asiatica, ovvero non sono degli edifici come li si intende in occidente, ma piuttosto complessi di luoghi sacri. Ogni tempio ha una zona di abluzione, la torre campanaria e due altari, di cui uno sempre consacrato a Kobo Daishi.

I templi del cammino dello Shikoku sono tutti differenti tra loro, a seconda del luogo in cui sorgono: troviamo templi tra le risaie e lungo le scogliere, ma anche nelle aree urbane o arroccati sulle montagne, in perfetta armonia con l’ambiente circostante. Ognuno dei templi è legato a Kobo Daishi, per ragioni storiche o leggendarie. Tutti i templi del percorso sono buddisti, ma durante il tragitto ci sono naturalmente anche dei santuari shintoisti.

Le Tappe più Famose del Cammino

  • Tempio n. 1 Ryozen-ji: Si trova nella città di Naruto, a circa 30 minuti dalla stazione di Tokushima. Fondato nell'VIII secolo, è tradizionalmente il primo tempio sul percorso del pellegrinaggio. Si tratta di un bellissimo complesso, con incantevoli giardini e un cancello di legno all’entrata, sempre affollato di pellegrini vestiti di bianco.
  • Tempio n. 21 Tairyū-ji: Tra i templi più importanti che si incontrano lungo il percorso, è raggiungibile anche con la funivia più lunga del Giappone orientale. Dalla sommità si gode di un panorama davvero mozzafiato.
  • Tempio n. 23 Yakuō-ji: Ha una curiosa particolarità: è legato alle tradizionali credenze sulla cattiva fortuna, per cui donne e uomini hanno due scalinate distinte per accedere al tempio, di 33 e 42 gradini rispettivamente, che indicano gli anni sfortunati secondo i quali non si devono affrontare scelte di vita importanti o compiere pellegrinaggi.
  • Tempio n. 45 Iwaya-ji: Tra i più suggestivi, sorge abbarbicato su pendici rocciose e il sentiero per accedervi è ricco di statue antiche che donano un’aura mistica che invita alla contemplazione.
  • Tempio n. 88 Ōkubo-ji: È l'ultimo tempio del percorso ufficiale e si raggiunge con una ripidissima salita. Per completare il cerchio, i pellegrini devono ritornare al numero 1, a simboleggiare la ricerca dell’illuminazione come un cerchio infinito.

Chi desidera percorrere solo una parte del pellegrinaggio spesso sceglie la zona di Matsuyama, dove si trovano i templi dal 46 al 53, in modo da visitarne il più possibile in breve tempo. Qui si trovano anche antiche sorgenti termali.

L'Ohenro: Abbigliamento, Oggetti e Rituali del Pellegrino

I pellegrini che percorrono il Cammino dello Shikoku a piedi sono detti Ohenro (o O-Henro-san, con i suffissi onorifici) ed hanno un codice di abbigliamento ben definito.

Abbigliamento e Corredo

  • La Hakui: una casacca bianca che può avere una lunghezza variabile, ma è sempre di colore candido, a simboleggiare la purezza e l’innocenza. Reca la scritta in ideogrammi “Cammina con me” e dei caratteri in sanscrito.
  • Il Sugegasa: un cappello di paglia conico che ripara sia dal sole che dalla pioggia.
  • La Wagesa: una stola colorata che simboleggia la veste di Buddha. Se è viola, indica un pellegrinaggio di tipo religioso.
  • Il Kongo tsue: un bastone di legno con intagliata la scritta “due pellegrini” perché è considerata la personificazione di Kobo Daishi, in quanto è proprio il monaco a sorreggere il pellegrino. Va conservato con molta cura e tenuto accanto durante la notte. Sulla sommità è attaccato un piccolo sonaglio che va suonato dopo aver recitato i mantra nella visita al tempio.
  • La Zuda-bukuro: una borsa a tracolla contenente rosari buddhisti (juzu), bastoncini di incenso e monete per le offerte.
  • Il Nōkyōchō (o Shuincho): un apposito libretto dove un monaco calligrafo attesterà la visita del tempio, scrivendo l’ideogramma corrispondente con un unico tratto, una vera e propria opera d’arte.
Pellegrino Ohenro in abiti tradizionali con bastone e cappello

I Rituali al Tempio

Durante la visita al tempio, i pellegrini compiono una serie di gesti che ripetono schemi legati a tradizioni religiose millenarie, fondamentali per comportarsi in modo corretto e non incorrere in atteggiamenti che potrebbero risultare offensivi.

  1. Ci si reca anzitutto nella zona di abluzione, attingendo l’acqua sacra con una sorta di mestolo in legno, l’Hishaku, lavandosi prima le mani e quindi sciacquandosi la bocca portando l’acqua con la mano destra.
  2. Il pellegrino procede poi verso la torre campanaria e suona la campana con una corda di paglia. Quando il suono si è dissolto, può entrare nell’area di preghiera, detta Handen, dove accendere un incenso o una candela e depositare una moneta ed un foglietto nella cassetta delle offerte, su cui si indica il nome del pellegrino, la provenienza ed il motivo della preghiera.
  3. Il foglietto, chiamato Osamefuda, ha una colorazione diversa a seconda del numero di pellegrinaggi compiuti nella vita. Un foglietto decorato indica che il viandante ha fatto il pellegrinaggio più di 100 volte. È usanza lasciare questi fogliettini in ogni tempio visitato, agli altri pellegrini o a chi offre un regalo.
  4. Si passa poi alla recitazione dei mantra, che si concludono battendo le mani due volte, e si ripete lo stesso rituale davanti all’altare dedicato a Kobo Daishi nel Daishidō.
  5. Il pellegrino si dirige quindi all’ufficio timbri, dove un monaco calligrafo attesterà la visita del tempio sul Nokyocho.

L'Osettai: L'Ospitalità degli Abitanti

Capita spesso che gli abitanti dello Shikoku o chi sta compiendo il pellegrinaggio con altri mezzi faccia un piccolo dono agli Ohenro, in cambio di una preghiera. Questo regalo è detto Osettai ed è assolutamente obbligatorio accettarlo con gioia, ringraziando con un Osamefuda.

Per queste persone, l’henro è infatti un tramite, un simbolo di spiritualità, e tramite l’osettai è come se partecipassero al suo pellegrinaggio, sostenendolo nel suo viaggio. L'accoglienza e il rispetto della popolazione giapponese sono formidabili, anche se non si è un buddhista praticante.

Pianificare il Pellegrinaggio di Shikoku

Periodo Migliore

Il periodo migliore per intraprendere il Cammino dello Shikoku è senza dubbio la primavera, soprattutto all'inizio: i ciliegi iniziano a fiorire regalando sfumature incredibili di colori tra il bianco e il rosa, le temperature salgono e le giornate si allungano. Le risaie sono rigogliose ed il cielo è generalmente terso, anche se le zone più alte sulle montagne possono avere ancora la neve.

Una stagione sicuramente consigliata è l’autunno, sia per le temperature più miti che per lo straordinario spettacolo del foliage: nello Shikoku è infatti diffusissimo l’acero, pertanto i templi nella veste autunnale sono circondati da colori incredibili, dal giallo all’arancio, dal rosso al marrone.

Periodo decisamente sconsigliato è la fine della primavera (verso il mese di maggio), che porta abbondanti piogge. Umidità e caldo afoso caratterizzano l’estate (luglio, agosto) anche nello Shikoku, rendendo estremamente faticoso il cammino, e anche i tifoni che si abbattono sul Giappone generalmente nel mese di settembre impediscono di affrontare il percorso.

Preparazione ed Equipaggiamento

Il Cammino dello Shikoku è un'esperienza straordinaria, ma non va sottovalutato, soprattutto per la distanza da percorrere. L’equipaggiamento, come in tutti i cammini, deve essere studiato nei minimi dettagli per ottimizzare lo zaino. Essendo un percorso estremamente lungo, in zone anche climaticamente differenti tra loro, occorre prestare moltissima attenzione all'equipaggiamento. Bisogna prepararsi a camminare con costanza e con qualunque condizione climatica, attrezzandosi anche per la pioggia.

La preparazione, definita dandori, è importante e costituisce essa stessa un esercizio, per capire cosa portare, solo ciò che serve, evitando pesi inutili che possono fare la differenza in un percorso così lungo.

Alloggio e Ospitalità

La cittadina più vicina all’inizio del cammino dello Shikoku è Tokushima, dove si trovano il tempio 1 e il tempio 88. In città si trovano numerose possibilità di alloggio, sia di hotel tradizionali che di ostelli che offrono anche servizi per i pellegrini, come deposito bagagli e negozi dedicati con tutto l’occorrente.

Lungo il percorso si trovano numerose locande economiche (minshuku), che offrono alloggio e anche i pasti. Si possono poi incontrare le Henro house, a conduzione familiare, che sono spesso gratuite o a piccola offerta per i pellegrini.

Altri piccoli alberghi economici e semplici sono gli tsuyado e gli zenkonyado. Un tempo erano le sole possibilità di alloggio, ma oggi si è sviluppata una rete di accoglienza decisamente migliore. Alcuni templi offrono foresterie che danno ospitalità ai pellegrini: le camere sono simili a quelle dei ryokan tradizionali, estremamente essenziali, con tatami su cui si adagiano i tradizionali futon e bagni in condivisione con altri ospiti. Spesso hanno anche un bagno termale (onsen), diviso per donne e uomini. Molti di essi, ma non tutti, vietano l’entrata a chi è tatuato come azione di rifiuto alla Yakuza, la mafia giapponese.

Costi e Sicurezza

I costi in Giappone sono oggi inferiori a quelli italiani per molti aspetti. Una camera singola in un hotel di media qualità può costare dai 40 ai 70 €. Ulteriormente più bassi gli ostelli che offrono anche camere singole. Un pranzo/cena può variare dai 15 ai 20 €.

Viaggiare nell’isola di Shikoku è molto sicuro. Indossando i tradizionali abiti dei pellegrini, si verrà riconosciuti e gli abitanti dell’isola si mostreranno molto cortesi e riconoscenti, spesso offrendo piccoli doni (osettai).

È bene essere sempre aggiornati sulle previsioni meteorologiche, onde evitare spiacevoli inconvenienti, in particolare nella zona sud dell’isola dove può piovere per interi giorni. Un altro pericolo a Shikoku sono i serpenti: un piccolo consiglio è camminare battendo i piedi in modo che il rumore possa spaventarli se sono nei paraggi.

Connessioni Turistiche e Culturali

Il pellegrinaggio offre la possibilità di immergersi in una visione della quotidianità giapponese arricchita con varie esperienze immersive. Oltre al cammino stesso, l'isola di Shikoku offre altre opportunità turistiche:

  • Naoshima: Dalla città sul mare (Tokushima) ci si può spostare col traghetto in poco più di un’ora nella minuscola isola di Naoshima, dove numerose installazioni d’arte moderna sono perfettamente armonizzate al territorio.
  • Matsuyama: La città più popolosa dell'isola, offre uno dei castelli meglio conservati del Giappone che sorge su una ripida collina e rinomate sorgenti termali.
  • Imabari: Una piccola città che si incontra dopo poche decine di chilometri dal punto di partenza.
  • Shimanami Kaido: Un'opportunità di turismo attivo è la ciclabile di 70 chilometri che si snoda nel mare interno di Seto, attraverso sei grandi isole collegate da mastodontici ponti progettati per accogliere un’ampia ciclabile. Essa termina nella città di Onomichi, nella provincia di Hiroshima.

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