Il Passaggio Passivo Biblico e il Suo Significato

Il concetto di "passaggio passivo" nel contesto biblico e cristiano è sfaccettato, toccando interpretazioni teologiche, la natura del corpo risorto di Gesù e le complesse discussioni sull'omosessualità. Questo articolo esplora tali sfumature, analizzando i testi e le tradizioni.

illustrazione di Gesù risorto

La Natura del Corpo Risorto di Gesù

Dopo la sua risurrezione, Gesù possedeva un corpo riconoscibile, fatto di carne e ossa, che poteva essere toccato e che mostrava ancora le ferite della crocifissione (Matteo 28:9; Luca 24:39; Giovanni 20:27). Inoltre, mangiò (Luca 24:41-43; Giovanni 21:13-15). Tuttavia, sebbene fosse un corpo fisico, non era un corpo naturale ma un corpo spirituale. Ciò implica che era un corpo materiale, ma con alcune differenze notevoli. Il brano di 1 Corinzi 15:35-57 spiega alcune delle distinzioni tra questi due tipi di corpo, riferendosi ai nostri corpi naturali e spirituali. Cristo, essendo la primizia dei risuscitati (1 Corinzi 15:20-23), fu risuscitato nello stesso modo (vedi anche Filippesi 3:21).

Capacità del Corpo Risorto

Sembra che questo corpo avesse "poteri addizionali", inclusa la capacità di passare attraverso la materia. Forse includeva anche la capacità di scomparire (Luca 24:31), sebbene il significato preciso del verbo in quel versetto non sia completamente chiaro. C'è, tuttavia, una spiegazione alternativa che non coinvolge direttamente il corpo risorto. Essendo il Creatore e Sostenitore di ogni cosa, Gesù era in grado di compiere miracoli e controllare la Natura anche prima della sua morte e risurrezione, come dimostrato dal suo camminare sull'acqua. Secondo questa interpretazione, quando Gesù attraversò una porta chiusa, egli compì semplicemente qualcosa che era sempre stato in grado di fare.

Il "Senso Passivo" in Ambito Cristiano

Il "senso passivo" in ambito cristiano si riferisce a due concetti principali:

  • Descrive situazioni concrete in cui le fondamenta sono viste come strutture di appoggio.
  • In relazione all'origine, indica la via verso una persona sussistente, come la nascita del Figlio.

Inoltre, il senso passivo si applica allo stato di essere creati, attribuito alla creatura, in opposizione al senso attivo, proprio del Creatore. Nella Chiesa Cattolica, indica il modo in cui una persona sussistente viene all'esistenza, come la natività attribuita al Figlio.

Il Termine "Passaggio" nella Cristianità

Il termine "Passaggio" nella Cristianità si riferisce principalmente a specifici segmenti testuali delle Scritture. Questi passaggi, tratti da profeti come Isaia o Zaccaria, sono oggetto di analisi, interpretazione e discussione teologica. Vengono esaminati nel contesto della Vergine Maria, l'Incarnazione o per rivelare alterazioni apportate ai testi sacri. Alcuni passaggi evidenziano la conoscenza limitata del Padre e del Figlio o dichiarazioni divine. In ambito cristiano, "Passaggio" può riferirsi a diversi concetti, inclusa la protezione offerta a un fuggitivo, un tema presente nelle scritture, oppure una sezione specifica di un testo biblico, come quella alterata da Marcione e dai suoi seguaci. In generale, "Passaggio" in ambito cristiano implica un riferimento a un testo, un'interpretazione o un evento significativo che richiede un'analisi e una comprensione più profonda.

antica pergamena con testo biblico

L'Omosessualità nella Tradizione Giudaico-Cristiana

Le menzioni dei rapporti omosessuali maschili nella Bibbia hanno profondamente influenzato le considerazioni nei confronti non solo degli uomini omosessuali, ma delle persone LGBT in generale, nelle società dove la tradizione giudaico-cristiana ha radicato nel corso dei secoli. Le molteplici posizioni delle attuali Chiese cristiane sull'argomento dell'omosessualità sollevano la questione della possibilità di una dottrina unitaria sul tema all'interno del cristianesimo. Tuttavia, soprattutto con l'espansione dell'esegetica e della ricerca ermeneutica, non vi è un consenso unanime su come esattamente debbano essere interpretati questi passi.

Interpretazioni dei Passaggi Biblici Riguardanti l'Omosessualità

Vari passaggi della Bibbia Ebraica e del Nuovo Testamento sono stati interpretati come riguardanti atti e desideri sessuali tra persone dello stesso sesso. La Torah proibisce il rapporto di sesso anale tra uomini e minaccia coloro che vi sono coinvolti con la pena di morte (Levitico 18:22; 20:13). La Bibbia, una collezione di libri catalogati e considerati divinamente ispirati, contiene alcuni passaggi in cui si suppone che gli atti omosessuali maschili vengano affrontati, ad esempio, entro contesti di idolatria e paganesimo.

Sodoma e Gomorra (Genesi 19)

La storia della distruzione di Sodoma e Gomorra, narrata in Genesi 19, è uno dei passaggi più discussi. In Genesi 18, Dio e due angeli, in forma umana, fanno visita ad Abramo. Successivamente, i due angeli giungono a Sodoma, dove Lot li invita nella sua casa. Gli uomini della città circondano la casa e chiedono a Lot di far uscire gli ospiti "perché possiamo abusarne" (Genesi 19:4-5). Lot offre in cambio le sue due figlie vergini, ma gli uomini rifiutano. Gli angeli, allora, colpiscono gli aggressori con la cecità, e Lot e la sua famiglia fuggono dalla città prima che Dio distrugga Sodoma e Gomorra con fuoco e zolfo.

Originariamente, si riteneva che la distruzione di Sodoma e Gomorra non avesse a che fare unicamente con la sessualità, sebbene una componente sessuale sia presente nel racconto. A partire dal Medioevo, si cominciò diffusamente a ritenere che il peccato di Sodoma, e la ragione della sua distruzione, fosse l'omosessualità in particolare. Questa interpretazione più tarda prevalse per secoli, dando origine al termine "sodomia", che tecnicamente si riferisce a qualunque forma di comportamento sessuale non procreativo, ma che in diversi momenti della storia è stato riferito ai rapporti omosessuali maschili. Tuttavia, questa non è più l'interpretazione prevalente tra molti studiosi moderni.

Il verbo ebraico דע (yadā´), "conoscere", può esprimere eufemisticamente il rapporto sessuale. Alcuni commentatori ritengono che il verbo si applichi solo ai rapporti eterosessuali e che l'Antico Testamento dovrebbe utilizzare un'altra parola per descrivere i rapporti omosessuali (shakam, coricarsi-sdraiarsi, vedi Levitico 18:22 e 20:13). Pertanto, il verbo yadā' in questo contesto significherebbe "fare conoscenza" con gli estranei-angeli. Questo porta Thomas Römer e Loyse Bonjour a privilegiare l'interpretazione che vede il desiderio di aggressione come un atto di stupro, ovvero di dominazione e sottomissione, rendendolo una grave violazione dell'ospitalità e, di conseguenza, una manifestazione d'orgoglio dei sodomiti. La storia della distruzione di Sodoma e Gomorra non identifica esplicitamente l'omosessualità come il peccato per cui gli abitanti furono puniti. Il Libro di Ezechiele 16:49-50 afferma: "Ecco, questa fu l'iniquità di tua sorella Sòdoma: essa e le sue figlie erano piene di superbia, ingordigia, ozio indolente. Non stesero però la mano contro il povero e l'indigente. Insuperbirono e commisero ciò che è abominevole dinanzi a me."

L'interpretazione puramente sessuale dell'episodio sarebbe emersa nel confronto tra la cultura giudaica dell'antico Regno d'Israele e quella dell'ellenismo all'inizio del III secolo a.C. Di fronte alle pratiche di pederastia e nudità nelle palestre greche e nelle competizioni sportive, i religiosi più ortodossi avrebbero visto in Sodoma il simbolo della civiltà dell'antica Grecia, per loro difficile da accettare. Le tradizioni successive inerenti al peccato di Sodoma lo consideravano una forma illecita all'interno di un rapporto eterosessuale, una critica delle relazioni omosessuali ma anche di tutti gli atti di "fornicazione" e "adulterio", cioè qualsiasi attività sessuale posta al di fuori del vincolo matrimoniale e non aperta alla procreazione. Nella Lettera di Giuda 1:7 viene affermato che gli abitanti di Sodoma e di Gomorra si sono consegnati alla fornicazione "avendo seguito passionalmente una sessualità differente da quella naturale", il che può riferirsi all'omosessualità o alla lussuria dei mortali provata nei confronti delle presenze angeliche.

Il Levitico e l'Abominio

I testi del Levitico (18:22 e 20:13) sono chiari nel proibire i rapporti omosessuali maschili, definendoli un "abominio": "Se un uomo giace con un maschio come fa con una donna, hanno commesso tutti e due un abominio: saranno messi a morte entrambi." Questi versetti sono stati storicamente interpretati da ebrei e cristiani come divieti globali e chiari contro gli atti omosessuali in generale; le unioni omosessuali maschili sono esplicitamente condannate.

Il termine "abominio" (ebraico, תֹּועֵבָה, tō'ēḇā) sembra riguardare tutto ciò che viene proibito da YHWH, nel suo desiderio di separare il popolo eletto da tutti gli altri. Levitico 18:22 si concentra sul partner attivo, mentre 20:13 contempla la pena di morte per entrambi i partner. Ciò interdice e condanna la relazione omosessuale in quanto tale, in contrasto con la legislazione di altri paesi mediorientali del tempo, dove solo l'atto di violenza costituiva un disonore.

Alcuni studiosi, come J. McNeill, ritengono che tale divieto riguardi principalmente gli atti omosessuali eseguiti come parte di culti rituali settari della religione cananea, specialmente quelli collegabili alla fertilità. Altri commentatori, come S. Olyan e J. T. Walsh, credono che il divieto sia particolarmente incentrato sul sesso anale praticato da un uomo su un altro uomo. Thomas Römer e Loyse Bonjour confermano che al centro dell'interdizione sta la "trasgressione dei confini di genere". Gli studiosi più ortodossi credono che il termine "abominio" sia sufficiente per esprimere l'orrore dei fedeli circa la disapprovazione divina, equiparando quasi senza sfumature l'omosessualità a tutti gli altri tipi di "abominazione" descritti.

Lettera ai Romani (1:24-27)

Nella Lettera ai Romani, Paolo parla di donne che "hanno cambiato i rapporti naturali in rapporti contro natura" (1:27) e di uomini che abbandonano "il rapporto naturale con la donna, ... commettendo atti ignominiosi uomini con uomini" (1:28). Questo passaggio è un altro dei testi chiave nell'interpretazione tradizionale.

La Relazione tra Davide e Gionatan

Il rapporto tra il giovinetto Davide e il principe Gionatan è descritto con grande intensità: "e avvenne che quando Davide finì di parlare con Saul, l'anima di Gionatan si sentì legata all'anima di Davide; Gionatan lo amò come la sua anima" (1 Samuele 18:1). Il loro legame appare molto forte e intimo. Gionatan fece un patto con Davide e, spogliandosi delle sue vesti e armi, rinunciò simbolicamente al suo trono futuro a favore di Davide. La radice ebraica "khaphets" è stata interpretata come "amare moltissimo". La traduzione greca di 1 Samuele 19:1 rende questo termine in εραω (erao), cioè "desiderio amoroso". Quando Davide lamenta la morte dell'amico, usa il termine "'ahavah", lo stesso usato per parlare dell'amore nei confronti delle donne, come nel Cantico dei Cantici 2:5 (holat `ahava ani: sono malato d'amore). Sebbene l'esatta natura di questa relazione sia oggetto di dibattito, il loro legame ricorda quello tra l'eroe mesopotamico Gilgamesh ed Enkidu. Alcune associazioni LGBT cristiane hanno adottato il nome "David e Jonathan", leggendo in chiave omoerotica quella che per il Magistero è una fraterna amicizia maschile non sessuale.

dipinto raffigurante Davide e Gionatan

L'Ospitalità Violata: Giudici 19

Il Libro dei Giudici 19 narra di un levita che si ferma a Gabaa con la sua concubina. Gli uomini della città circondano la casa e chiedono di "abusare" dell'uomo. Il levita offre la sua figlia vergine e la concubina. La concubina viene consegnata agli stupratori che la violentano per tutta la notte, e muore. Il levita la taglia in dodici pezzi e li invia alle tribù israelite chiedendo giustizia. Questa storia, per molti versi, rievoca quella di Lot a Sodoma, evidenziando temi di violazione dell'ospitalità e di violenza sessuale maschile contro altri uomini in un contesto di dominio e potere, pratica menzionata in testi egizi e mesopotamici per privare i vinti del loro onore e dignità.

Il Sesto Comandamento e l'Omosessualità

Il sesto dei Dieci Comandamenti, "Non farai adulterio" (Esodo 20:14; Deuteronomio 5:18), si concentra sul diritto alla vita matrimoniale e sull'adulterio. Il Catechismo della Chiesa Cattolica (1992) al punto 2357, riferendosi all'omosessualità, dichiara: "appoggiandosi sulla Sacra Scrittura, che presenta le relazioni omosessuali come gravi depravazioni (Genesi 19:1-29; Lettera ai Romani 1:24-27; Prima lettera ai Corinzi 6:9-10; Prima lettera a Timoteo 1:10), la tradizione ha sempre dichiarato che «gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati»." Tuttavia, il punto 2358 aggiunge che: "questa inclinazione, oggettivamente disordinata, costituisce per la maggior parte di loro una prova. Perciò devono essere accolti con rispetto, compassione, delicatezza. A loro riguardo si eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione."

Il Dibattito Moderno sull'Omosessualità nelle Chiese

La questione dell’omosessualità, dell’ordinazione sacerdotale dei gay e della benedizione delle unioni tra persone dello stesso sesso ha provocato profonde divisioni nelle chiese. Da un lato, i sostenitori del cambiamento invocano accettazione, inclusione e amore. Dall'altro, gli oppositori esprimono preoccupazioni per la purezza sessuale, la santità e il ruolo delle Scritture.

L'interpretazione tradizionale riassume sei passaggi biblici (tre nell'Antico Testamento: Genesi 19, Levitico 18 e 20; e tre nel Nuovo Testamento: Romani 1, 1 Corinzi 6 e 1 Timoteo 1) che, secondo questa visione, condannano il comportamento omosessuale. Questi passaggi, pur essendo pochi rispetto al totale delle Scritture, acquisiscono un significato più ampio dai capitoli iniziali della Genesi, in cui Dio crea Adamo ed Eva, maschio e femmina. Secondo questa visione, se qualcuno è gay, il suo orientamento sessuale è un segno della Caduta, un segno della fragilità umana. L'avere un orientamento omosessuale non è di per sé peccato, ma l'assecondarlo sì, poiché la Bibbia è chiara su ciò che proibisce e approva.

"Una chiesa che risponde": Essere credenti omosessuali oggi è un peccato? La Bibbia lo condanna?

Critiche all'Interpretazione Tradizionale

Matthew Vines, uno studente universitario che ha studiato a fondo la questione, ha sollevato due problemi principali con l'interpretazione tradizionale. Il primo si basa su Matteo 7, nel Discorso della Montagna, dove Gesù ammonisce contro i falsi maestri e offre il principio: "Dai loro frutti li riconoscerete". Insegnamenti buoni producono buoni frutti, anche se difficili, non ledono la dignità umana né causano devastazione emozionale e spirituale. Vines sostiene che gli effetti dell'insegnamento tradizionale sull'omosessualità sui gay sono stati proprio questi, portando dolore e sofferenza incalcolabili, e quindi non producendo "buoni frutti".

Il secondo problema riguarda il racconto della creazione di Adamo ed Eva. Genesi 2:18 afferma: "Non è bene che l'uomo sia solo: gli voglio fare un aiuto che gli sia simile". Mentre Eva è il partner appropriato per gli uomini eterosessuali, per gli omosessuali non lo è. Per un uomo gay, un altro uomo gay è un partner appropriato, e lo stesso vale per le donne lesbiche. La conseguenza dell'insegnamento tradizionale è che i gay, pur avendo partner appropriati per loro, debbano respingerli e vivere in solitudine per tutta la vita. Questo, secondo Vines, contraddice l'affermazione biblica che "non è bene che l'uomo sia solo", definendo "buono" ciò che Dio per primo ha dichiarato "non buono".

Di fronte a queste contraddizioni, Vines afferma che sempre più cristiani stanno riesaminando i sei versetti che hanno formato le basi per una condanna assoluta delle relazioni omosessuali. Egli sottolinea che il cristianesimo non dovrebbe riguardare la felicità personale a scapito dell'autorità delle Scritture, ma allo stesso tempo invita a considerare il disagio, l'isolamento e la sofferenza che l'interpretazione tradizionale impone agli individui omosessuali, escludendoli dalla possibilità di amore romantico, compagnia e famiglia, possibilità che l'orientamento sessuale dovrebbe rappresentare per tutti.

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