La Pasqua, culmine dell'anno liturgico cristiano, celebra la risurrezione di Gesù Cristo, un evento che porta con sé un profondo significato di vittoria sulla morte, speranza e gioia. Le omelie pasquali, ricche di riflessioni teologiche, evidenziano come questa festa non sia solo una commemorazione di un fatto passato, ma una realtà viva e trasformante che permea l'esistenza cristiana.
La Risurrezione di Cristo: Fondamento della Fede
Misteriosamente, il Cristo stesso, per sradicare dal cuore dell’uomo il peccato di presunzione e manifestare al Padre un’obbedienza integra e filiale, accetta di morire per mano di empi, di morire su di una croce. Ma il Padre non ha permesso che la morte lo ritenesse in suo potere. La risurrezione di Gesù è il sigillo posto dal Padre sul valore del sacrificio del suo Figlio; è la prova della fedeltà del Padre, secondo il voto formulato da Gesù prima di entrare nella sua passione: «Padre, glorifica il Figlio tuo, perché il Figlio glorifichi te».

In questo contesto, la fede cristiana proclama costantemente: "Mors et vita duello conflixere mirando. Dux vitae mortuus, regnat vivus" (La morte e la vita si sono affrontate in un prodigioso duello. Il Signore della vita era morto, ma ora, vivo trionfa). Le donne che andarono al sepolcro, il primo giorno dopo il sabato, trovarono la pietra ribaltata e udirono la voce: «Perché cercate tra i morti colui che è vivo? Non è qui, è risuscitato».
Questo annuncio, risuonato per la prima volta nella storia dell'uomo, in cui la morte è legge dell'esistenza, ha sconvolto ogni rassegnazione. I discepoli, come tutti gli uomini, credevano che la morte fosse un nemico invincibile e un inevitabile finire nel nulla di tutte le cose, ma la presenza di Gesù sconvolge questa rassegnazione e rivela una vittoria che cambia il senso della vita e il modo di vivere, dando valore a quello che si vive, perché niente finisce nel nulla e dobbiamo rendere conto a Dio di ciò che facciamo.
La Potenza Divina nella Pasqua
Durante la Veglia pasquale, la Chiesa è riunita in veglia per adorare la potenza dell'Altissimo, la stessa potenza che si è rivelata all'inizio nella creazione del mondo ("Dio disse: Sia! e così egli creo il cielo e la terra") e che si è manifestata nella liberazione di Israele dall'Egitto. Questa notte beata in cui risplende di nuovo la luce di Cristo è quella in cui la vita vincerà la morte. Dalla profondità del salmo 117,16 parla a noi colui che "era morto": "Non moriro, restero in vita / e annunziero le opere del Signore... La destra del Signore si è alzata".

La Chiesa, riunita presso il sepolcro di Cristo, nel cuore di quella notte beata, vede persino il peccato in una nuova luce, perché osa cantare: "O felix culpa, quae talem ac tantum meruit habere Redemptorem" ("O felice colpa, che hai ottenuto di avere un così grande Redentore!"). Veramente quello che è successo in quella notte è "opera del Signore: una meraviglia ai nostri occhi". Per opera della stessa potenza divina, la Chiesa nasce alla vita nella risurrezione del Signore crocifisso: "La pietra scartata dai costruttori è divenuta testata d'angolo". Tutti noi nasciamo da essa, come pietre vive, penetrate dal soffio vivificante di questa notte pasquale, dal soffio della risurrezione di Cristo. "Siamo morti al peccato, / ma viventi per Dio in Cristo Gesù".
Superare la Paura e lo Stupore
Le donne che per prime si recarono al sepolcro lo trovarono vuoto ed erano "incerte", "impaurite", "ebbero paura". Esse si sono incontrate con un mistero che supera l'uomo e lo spaventa: "mysterium tremendum". Ma dalla paura si passa allo stupore ("mysterium fascinosum"), all'ammirazione adorante. Questo spavento, come quello delle donne, può raggiungerci con sentimenti misti di timore e di stupore, capaci di sgretolare tutte le pietre che ci portiamo dentro, rendendoci liberi di amare, riconciliati con noi stessi e con Dio.
Le donne vivono l’inizio della vita da risorte, partecipano della risurrezione di Gesù e custodiscono nel silenzio questo sconvolgimento della loro esistenza, nel silenzio quasi ammutolite dal Mistero, ma è l’inizio di una vita nuova nascosta con Cristo in Dio.
La Gioia Pasquale: Un Frutto dello Spirito
La gioia è il culmine della Pasqua. La gioia pasquale non è solamente quella di una trasfigurazione possibile: essa è quella della nuova Presenza del Cristo Risorto, che largisce ai suoi lo Spirito Santo, affinché esso rimanga con loro. In tal modo lo Spirito Paraclito è donato alla Chiesa come principio inesauribile della sua gioia di sposa del Cristo glorificato. Egli richiama alla sua memoria, mediante il ministero di grazia e di verità esercitato dai successori degli Apostoli, l’insegnamento stesso del Signore. Egli suscita in essa la vita divina e l’apostolato, e il cristiano sa che questo Spirito non sarà mai spento nel corso della storia.
La Gioia della Pasqua con Gesù
Lo Spirito che procede dal Padre e dal Figlio, dei quali egli è il reciproco amore vivente, è dunque comunicato d’ora innanzi al Popolo della nuova Alleanza, e ad ogni anima disponibile alla sua azione intima. Egli fa di noi la sua abitazione: dulcis hospes animae. Insieme con lui, il cuore dell’uomo è abitato dal Padre e dal Figlio. Lo Spirito Santo suscita in esso una preghiera filiale, che sgorga dal più profondo dell’anima e si esprime nella lode, nel ringraziamento, nella riparazione e nella supplica.
La Natura della Gioia Autentica
Allora noi possiamo gustare la gioia propriamente spirituale, che è un frutto dello Spirito Santo: essa consiste nel fatto che lo spirito umano trova riposo e un’intima soddisfazione nel possesso di Dio Trinità, conosciuto mediante la fede e amato con la carità che viene da lui. Una tale gioia caratterizza, a partire di qui, tutte le virtù cristiane. Le umili gioie umane, che sono nella nostra vita come i semi di una realtà più alta, vengono trasfigurate.
Questa gioia, quaggiù, includerà sempre in qualche misura la dolorosa prova della donna nel parto, e un certo abbandono apparente, simile a quello dell’orfano: pianti e lamenti, mentre il mondo ostenterà una soddisfazione maligna. Tale è la legge fondamentale dell’esistenza cristiana, e massimamente della vita apostolica. Questa, poiché è animata da un amore urgente del Signore e dei fratelli, si manifesta necessariamente sotto il segno del sacrificio pasquale, e per amore va incontro alla morte, e attraverso la morte alla vita e all’amore. Donde la condizione del cristiano, e in primo luogo dell’apostolo, che deve diventare il «modello del gregge» e associarsi liberamente alla passione del Redentore.
Essa corrisponde così a ciò che è stato definito nel Vangelo come la legge della beatitudine cristiana, in continuità con la sorte dei profeti: «Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli».
La speranza cristiana non è riducibile ad uno stato d’animo, ad una disposizione psicologica o emozionale, legata ad un particolare momento e al carattere di una persona. Essa non prende le cose così come stanno, ma ci introduce nel futuro. Per chi accoglie la novità di Gesù Cristo, il Risorto, è un andare verso Colui che è inizio e compimento, la pienezza, la vera felicità a cui nulla di ulteriore potrà mai subentrare. Tutto si compie nel Crocifisso Risorto non perché tutto ha termine, ma perché tutto ha raggiunto la sua pienezza nel prosieguo della storia e s’inaugura così il tempo della speranza, ossia del “già” e del “non ancora”; noi stiamo esattamente vivendo questo tempo.
La Gioia nella Vita Cristiana e nella Missione
Il battesimo, sacramento squisitamente pasquale, riempie i credenti di una gioia che viene dallo Spirito e fa perfino cantare gli apostoli in mezzo alle prove della missione. Ed è in specie la carità come servizio al prossimo che procura una gioia costante, e che, nella durezza della povertà e nelle persecuzioni, conduce ad una letizia perfetta, alla paradossale gioia della croce pasquale.
È significativo che la Chiesa della prim’ora, fresca di Pasqua, si sia distinta per la testimonianza alla gioia. Scrive san Paolo: «afflitti», i ministri di Dio sono «sempre lieti» e lui stesso sovrabbonda di gioia nelle sue tribolazioni. La comunità cristiana vive in una letizia semplice e la predicazione della buona novella è dovunque fonte di grande gioia. Ancora adesso il cristianesimo ha il suo distintivo nella gioia. Perciò, siccome Dio non può essere trovato se non nell’uscire da se stessi e nel darsi all’altro, l’altruismo è l’unica via alla gioia autentica.
La gioia è il frutto di un’armonia che noi abbiamo con noi stessi, con gli altri, con le cose che ci circondano. Ed è qui che l’esperienza pasquale può nutrire la gioia specie con l’Eucaristia che trasmette nel modo più concreto e più di ogni altro mezzo cristiano, la gioia di Gesù risorto.
Implicazioni della Pasqua per l'Uomo e il Mondo
Gesù Cristo, crocifisso e risorto, cammina attraverso la storia dell'uomo, attraverso la storia dell'umanità e delle nazioni. Le generazioni, sull'albeggiare della domenica di Pasqua, stanno davanti alla tomba vuota e ascoltano già da ormai duemila anni il medesimo messaggio apostolico: "Perché cercate tra i morti colui che è vivo? Non è qui, è risuscitato".
Di fronte alle tombe l'umanità sempre si interroga. Lo fa soprattutto quando le tombe sono il lascito dell'uragano di violenza e di distruzione delle guerre. Quaranta anni fa, la memoria corre spontanea alla conclusione della seconda guerra mondiale. Ancora oggi, l'umanità si interroga sul significato di quelle vittime, soprattutto non può dimenticare gli uomini e le donne che, in ogni Paese, offrirono la vita in "sacrificio" per la causa giusta, la causa della dignità dell'uomo. Essi affrontarono la morte da vittime inermi, o difendendo in armi la propria libera esistenza. Resistettero non per opporre violenza a violenza, odio contro odio, ma per affermare un diritto e una libertà per sé e per gli altri, anche per i figli di chi allora era oppressore. Per questo furono martiri ed eroi.
La Chiesa vive del messaggio di pace, che proviene da Cristo. "Pace a voi" è il saluto e l'augurio di Gesù risorto agli apostoli raccolti nel Cenacolo. Con questo saluto e con questo augurio la Chiesa si rivolge a tutti gli uomini, in particolare ai giovani, perché "la pace e i giovani camminano insieme".

Ai giovani spetta un compito difficile ma esaltante: trasformare i "meccanismi" fondamentali, che nei rapporti fra singoli e nazioni favoriscono l'egoismo e la sopraffazione, e far nascere strutture nuove ispirate alla verità, alla solidarietà e alla pace. Per giungere a cambiare le strutture occorre innanzitutto cambiare i cuori. La pace nasce dal cuore dell'uomo e muore nel cuore dell'uomo. Cristo soltanto, lui che conosce il cuore dell'uomo, può dargli un cuore nuovo, capace di aprirsi al fratello nella libera gratuità dell'amore. A Cristo, dunque, si rivolga l'umanità contemporanea, per accogliere il messaggio di liberazione e di pace. In lui, primogenito di un'umanità nuova, in cui già opera la forza della risurrezione, i popoli possono sperare in un'era di giustizia, di verità e di pace.
La Pasqua nell'Oggi della Pandemia
In queste settimane difficili, segnate dalla paura per il diffondersi della pandemia e da numerosi lutti, la fede nel Signore crocifisso e Risorto illumina di significato e riempie di pace le nostre anime e le nostre famiglie. La Risurrezione non risolve tutto in maniera magica, ma si fa strada poco a poco, anche in mezzo all'incredulità. "Facciamo spazio alla luce del Risorto!", è l'esortazione che sigilla l'omelia del Pontefice per la Veglia pasquale.
Lo splendore della Risurrezione del Signore avviene alle prime luci dell’alba, quando ancora "il buio avvolge lo sconcerto e la paura dei discepoli". Lontano da ogni clamore, piano piano, si fa breccia un barlume. Nell’assoluta discrezione ecco un chiarore, riflesso dello stile di Dio, che nel silenzio è capace di sconvolgere la storia, di ribaltare le sorti umane. La Pasqua del Signore non è un evento spettacolare con cui Dio afferma sé stesso e obbliga a credere in Lui; non è una mèta che Gesù raggiunge per una via facile, aggirando il Calvario; e nemmeno noi possiamo viverla in modo disinvolto e senza esitazione interiore.
Quando sentiamo ancora il peso della morte dentro il nostro cuore, quando vediamo le ombre del male continuare la loro marcia rumorosa sul mondo, quando sentiamo bruciare nella nostra carne e nella nostra società le ferite dell’egoismo o della violenza, non perdiamoci d’animo, ritorniamo all’annuncio di questa notte: la luce lentamente risplende anche se siamo nelle tenebre; la speranza di una vita nuova e di un mondo finalmente liberato ci attende; un nuovo inizio può sorprenderci benché a volte ci sembri impossibile, perché Cristo ha vinto la morte.
Siamo chiamati a essere "costruttori di speranza mentre tanti venti di morte soffiano ancora su di noi", riproducendo ciascuno nella propria vita il "mistero" della morte e della risurrezione di Gesù. Tutta la nostra vita può essere presenza di speranza. La Pasqua, come evento di riconciliazione, chiede di essere un ponte o di costruire ponti. Con la sua opera pasquale il Cristo ha costruito un arco di fiamma caritativa fra noi e il Padre e fra di noi. Questo spinge a costruire, a nostra volta, ponti di preghiera, di carità, di pace nelle due direzioni della croce pasquale: in alto, verso Dio, e in orizzontale, verso gli uomini, rammentando sempre che creare ponti è un’impresa molto dura.