La notte del 22 agosto, un drammatico incidente di caccia di frodo nelle Murge baresi ha stroncato la vita di don Francesco Cassol, parroco 55enne di Longarone (Belluno). Il sacerdote è stato ucciso da un colpo di fucile sparato da un cacciatore che ha dichiarato di averlo scambiato, mentre dormiva all'aperto in un sacco a pelo, per un cinghiale.

Il Tragico Evento e le Prime Indagini
La Scoperta del Corpo e le Circostanze Iniziali
Il cadavere di don Francesco Cassol è stato rinvenuto nelle campagne di Altamura (Bari). Era stato colpito mortalmente all'addome da un colpo di fucile. Il sacerdote aveva organizzato un Raid Goum, un ritiro spirituale itinerante, sulla Murgia barese, dal 18 al 26 agosto, ed era in compagnia di una ventina di giovani italiani e stranieri. I partecipanti dormivano nei sacchi a pelo nelle campagne di quello che essi stessi definiscono il "deserto pugliese".
Secondo i primi accertamenti degli investigatori, il sacerdote è stato colpito da un unico proiettile che gli ha trafitto l'addome. Il colpo d'arma da fuoco è stato esploso con un fucile automatico da una distanza non inferiore a una decina di metri. I carabinieri hanno trovato il bossolo del proiettile nelle campagne dove è avvenuto il delitto, a poche decine di metri dal "Pulo" di Altamura, una vasta depressione carsica che si presenta come un profondo cratere.
L'omicidio è avvenuto attorno alla mezzanotte. Alcuni giovani che dormivano accanto a don Cassol hanno udito un rumore e hanno visto una persona allontanarsi in fretta, sentendo poco dopo il rombo del motore di un'autovettura. Nessuno, tuttavia, si è alzato per verificare cosa fosse successo. Solo al risveglio, i giovani si sono accorti della morte del prete e, dopo l'arrivo dei carabinieri, hanno collegato il rumore udito la sera prima a un colpo d'arma da fuoco. La pallottola ha perforato il sacco a pelo, ferendo don Cassol all'addome e causandone la morte in breve tempo.
La Confessione dell'Omicida
Giovanni Converso Ardino e la Versione dell'Incidente
L'omicida confesso è stato identificato come Giovanni Converso Ardino, 51 anni, di Altamura. Si è costituito nella caserma dei carabinieri di Altamura, accompagnato dal suo legale. Secondo le sue dichiarazioni, verso la mezzanotte tra il 21 e il 22 agosto, il cacciatore si era recato al Pulo di Altamura con la propria auto per cacciare di frodo i cinghiali. Si era fermato a qualche decina di metri dal terreno dove don Cassol e i partecipanti al 'Raid Goum' stavano riposando.
Ardino ha dichiarato di aver scambiato al buio le sagome dei dormienti nei sacchi a pelo per un branco di cinghiali, decidendo di colpire quello che riteneva essere il capo branco. Pochi istanti dopo, avendo sentito il vociare dei componenti del gruppo, si è reso conto del tragico errore ed è fuggito con la sua auto. Questa la versione che i carabinieri hanno divulgato, mostrando inizialmente di credere alle giustificazioni del bracconiere.
Dettagli delle Indagini e Risvolti Legali
L'uomo si è presentato ai carabinieri accompagnato da un legale dopo essere stato sottoposto a controlli come altri cacciatori della zona, e la sua arma era stata esaminata per verificare l'uso recente. Il proiettile che ha ucciso don Francesco Cassol era un calibro 30/06, compatibile con le carabine più usate per la caccia al cinghiale. È stato accertato che in Puglia, come in altre regioni d'Italia, la caccia in quel periodo era chiusa; quella al cinghiale è consentita solo dal primo novembre al 31 gennaio.
Inizialmente, l'ipotesi di reato nei confronti di Ardino era di omicidio volontario. Ardino, dopo essersi consegnato ad Altamura, è stato trasferito a Bari per essere interrogato dal magistrato inquirente della procura di Bari, Manfredi Dini Ciacci, e dal maggiore Laganà del reparto operativo del Comando provinciale di Bari.
Successivamente, la Procura di Bari ha proceduto per omicidio colposo e omissione di soccorso, in conseguenza della caccia di frodo. Questa ipotesi di reato, come appreso da fonti giudiziarie baresi, non consentiva un provvedimento di fermo per indiziato di delitto. Sono state comunque delegate ai carabinieri ulteriori attività investigative, inclusa una perquisizione nell'abitazione del cacciatore, per valutare altri provvedimenti, tra cui l'arresto in quasi flagranza.
La confessione di Giovanni Ardino Converso è stata "piena". Già la sera precedente all'arresto, all'uomo e ad altri cacciatori era stato sequestrato il fucile da caccia per accertamenti balistici, e Converso era stato ascoltato in caserma. La sua versione iniziale dei fatti non aveva pienamente convinto gli investigatori, anche a causa di escoriazioni e contusioni sul volto che l'uomo attribuiva a una caduta. Successivamente, ha deciso di costituirsi e confessare.

La Figura di Don Francesco Cassol
Il Sacerdote e il "Raid Goum"
Don Francesco Cassol era il parroco della chiesa di San Martino di Longarone, la cui parrocchia si trova nella frazione di Fortogna. Era alla guida spirituale della comunità da circa 10 anni. Don Francesco era noto per il suo entusiasmo e per le sue iniziative, tra cui l'organizzazione del Raid Goum, un ritiro spirituale itinerante che doveva concludersi il 26 agosto. Era a capo di una ventina di giovani che con lui condividevano quest'esperienza di preghiera e cammino.

Il Suo Percorso Ecclesiastico e Spirituale
Don Cassol era una delle figure centrali della Diocesi di Belluno. Per anni è stato uno dei più stretti collaboratori del Vescovo di Belluno, ricoprendo il ruolo di direttore dell'ufficio pastorale diocesano. In questa posizione, aveva coordinato il Sinodo diocesano per il rinnovamento del rapporto tra la chiesa e la comunità bellunese, un percorso iniziato dal vescovo Vincenzo Savio e concluso dal vescovo Giuseppe Andrich. Dopo questo incarico, circa dieci anni prima della sua morte, era stato nominato parroco di Longarone, una delle parrocchie più significative della Diocesi. Era un prete impegnato, aperto e conciliare.
Nato il 23 luglio 1958, terzo di sei fratelli, don Francesco Cassol è stato ordinato sacerdote il 16 aprile 1983. Il suo ricco curriculum includeva la prima nomina pastorale a Limana come vicario parrocchiale nel 1985, quando divenne anche vicedirettore del Centro di spiritualità “Papa Luciani” di Col Cumano di Santa Giustina. È stato inoltre vice assistente dei Giovani e dell’Azione cattolica ragazzi, assistente diocesano degli universitari, segretario del consiglio presbiterale della Diocesi e insegnante di religione presso l’istituto magistrale “Renier” di Belluno. Ha ricoperto la carica di vicario episcopale per la pastorale e si è occupato dell’organizzazione della Missione per il Giubileo del 2000 in ambito diocesano.
Il suo servizio pastorale si estese anche alle parrocchie di Roe di Sedico e San Gregorio nelle Alpi. Si avvicinò alla comunità terapeutica “Fraternità” di Landris di Sedico, diventandone animatore e poi presidente, oltre a coordinare gli uffici di Curia e a essere segretario del sinodo diocesano. Nel 2005, fu nominato arciprete di Longarone e parroco di Igne ed Ospitale di Cadore, nonché vicario foraneo della Forania di Longarone e di Pieve di Zoldo. Nel marzo 2010, era divenuto coordinatore per gli aspetti legati alla spiritualità del progetto del “Cammino delle Dolomiti”. La sua formazione scout, sviluppatasi dagli anni Novanta, lo aveva avvicinato alla spiritualità del “Goum”, un'esperienza di cammino fisico e spirituale essenziale e comunitario, che aveva guidato numerose volte in Francia e in Italia.
Le Reazioni e la Memoria
Il Ringraziamento dei Familiari e l'Impatto sulla Comunità
La famiglia di don Cassol, pur nel "grande dolore per l’assurdità dell’episodio", ha espresso gratitudine al procuratore della Repubblica di Bari Antonio Laudati, al pm Manfredi Dini Ciacci e all’Arma dei carabinieri "per l’enorme ed efficace sforzo prodotto perché la morte di don Francesco non rimanesse senza colpevoli". I legali della famiglia, i deputati del Pdl Francesco Paolo Sisto e Maurizio Paniz, hanno sottolineato come "la rapidità del risultato costituisca comunque motivo di fiducia nella giustizia, oltre che divina, terrena".
Il Volumetto "La Traccia di Don Francesco"
In memoria di don Francesco Cassol, nel primo anniversario della sua scomparsa, è stato pubblicato il volumetto "La traccia di don Francesco", con scritti del sacerdote stesso. Curato da Andrea Padoin e Marco Perale, il libro è stato stampato nell'agosto 2011 dalla tipografia Piave di Belluno e ha avuto una seconda edizione nel giugno 2012, in occasione dell'intitolazione della “Casera i Ronch-Bivacco don Francesco Cassol”.
La pubblicazione, il cui ricavato dalla vendita è devoluto a progetti di carità vicini a don Francesco Cassol, è stata introdotta da Daniele Casanova, responsabile di zona di Agesci Belluno, e da Aldo De Menech, commissario di distretto Pse Belluno-Trentino Alto Adige, e presentata dall’allora vescovo di Belluno-Feltre monsignor Giuseppe Andrich. Si apre con un'immagine del sacerdote bellunese (nato il 23 luglio 1958) in Puglia, alla partenza del suo ultimo Goum il 18 agosto 2010, ed è articolata in capitoli quali “Amore di Dio”, “Amore”, “Comunità”, “Dono”, “Missione”, “Preghiera”, “Sacerdozio”, “Servizio” e “Conclusione”. Marco Perale ha evidenziato la vocazione al servizio di don Francesco, sviluppatasi nell'ambito dello scoutismo, dove ha seguito l'intero itinerario di formazione, da lupetto fino a diventare capo, prima nell'Asci e poi nell'Agesci (di cui è stato assistente ecclesiastico di zona dal 1985) fino all'ultimo incarico di Assistente del Distretto di Belluno-Trentino Alto Adige dell’Associazione Italiana Guide e Scouts d’Europa Cattolici Fse.