Il fenomeno degli scandali che coinvolgono membri del clero, spesso in relazione a tematiche migratorie, continua a emergere nelle cronache italiane, sollevando interrogativi sulla gestione delle comunità e sull'operato di alcuni religiosi. Di seguito vengono dettagliati alcuni dei casi più significativi che hanno recentemente occupato i notiziari, dal ricatto a luci rosse agli incidenti nelle canoniche adibite all'accoglienza.
L'Incidente di Imperia: Un Parroco e Due Immigrati
Ad Albenga, la situazione che ha coinvolto un parroco di Imperia ha destato particolare scalpore. Quando i soccorritori sono arrivati sul posto, hanno trovato un immigrato, lo stesso che aveva chiamato il 118 dicendo che il parroco era incosciente nel suo letto. I vigili del fuoco, giunti sul luogo dell’emergenza, temendo che fosse successo qualcosa di grave, hanno fatto irruzione nell’appartamento.
All'interno, hanno scoperto il prete, anche lui in mutande, che probabilmente aveva alzato un po’ troppo il gomito, e un altro immigrato seminudo. Insomma, pare fosse in corso un vero e proprio "festino". La reazione del prete, alla vista di tutti quei soccorritori, è stata tutt’altro che tranquilla. Questa storia si aggiunge ad altri episodi "poco chiari" che riguardano la Diocesi di Albenga e Imperia, con preti scappati con la cassa, altri condannati per pedofilia o allontanati per vicende analoghe.

Da oltre un anno, Guglielmo Borghetti, già vescovo della diocesi di Pitigliano-Sovana-Orbetello, è arrivato per mettere ordine nella Diocesi. Inviato da Papa Francesco ad Albenga per affiancare il vescovo titolare Mario Oliveri, il vescovo Borghetti era stato chiaro: "I futuri sacerdoti della diocesi saranno persone provenienti dal territorio diocesano". La decisione di inviare un "tutor" per Oliveri era stata comunicata dal Vaticano il 10 gennaio, dopo segnalazioni su una gestione pastorale della diocesi che appariva "disinvolta". L’ultimo caso accaduto ad Imperia, probabilmente, agiterà nuovamente il sonno del vescovo coadiutore, che ha già convocato il sacerdote in Curia per un incontro chiarificatore su quanto accaduto.
Ricatto a Luci Rosse nel Camposampierese
Nell'Alta Padovana, un parroco del Camposampierese è stato vittima di un ricatto a luci rosse. Il prete, vicino a Ferragosto, avrebbe avuto un rapporto sessuale in canonica con un giovane marocchino. Lo straniero, residente a Campodarsego, sarebbe solito chiedere l’elemosina davanti alla chiesa. Sempre a caccia di denaro, avrebbe voluto dei soldi dal religioso in cambio del suo silenzio.
Il parroco, disperato, sabato mattina si è recato alla stazione dei carabinieri di Camposampiero a denunciare quanto gli era accaduto. I militari, coordinati dal pubblico ministero Luisa Rossi, hanno organizzato un’azione lampo e nel pomeriggio dello stesso giorno hanno arrestato per il reato di estorsione aggravata il 26enne e suo fratello di 33 anni.
Dettagli dell'Accaduto e l'Operazione dei Carabinieri
Intorno alla metà di agosto, subito dopo una funzione religiosa, il parroco avrebbe accolto in canonica il giovane marocchino, spesso presente sul sagrato a chiedere l’elemosina. Una volta soli in una stanza della parrocchia, i due avrebbero consumato un rapporto sessuale. Il nordafricano, prima di andarsene, si sarebbe rivolto al prete dicendogli: "Adesso o mi dai 40 mila euro o lo racconto a tutti. Divulgo il video". Il religioso, sotto choc, ha scongiurato lo straniero di non dire una parola, assicurandolo che presto lo avrebbe pagato.
Sabato mattina il parroco, ormai finito in un tunnel senza via d’uscita, si è armato di coraggio e si è recato alla stazione dei carabinieri di Camposampiero. Ai militari ha raccontato tutto, anche che nel pomeriggio di quello stesso giorno, in mezzo a un campo, avrebbe dovuto incontrare il giovane marocchino per consegnargli 4 mila euro. Questo il prezzo pattuito, dopo una lunga trattativa, per tenere la bocca chiusa.

Gli inquirenti, avvisato il pubblico ministero di turno Luisa Rossi, hanno deciso di organizzare un’azione lampo: hanno detto al don di recarsi all’appuntamento con i soldi. Loro lo avrebbero seguito da lontano e una volta consegnato il denaro sarebbero usciti per ammanettarlo. E così è stato. I carabinieri hanno fermato il 26enne Zouhair Abousad e il fratello di 33 anni Zakaria, recatosi nel campo per fare da palo. Entrambi, difesi dall’avvocato Marco Borella del foro di Venezia, sono stati accusati di estorsione aggravata. Il Gip Domenica Gambardella ha poi convalidato l'arresto. Gli investigatori hanno perquisito l’abitazione dei due fratelli e hanno sequestrato i loro telefoni cellulari.
Il Precedente Penale di Zouhair Abousad
Zouhair Abousad, gravato da piccoli precedenti di polizia, il 9 dicembre del 2015 in via Ponte Canale a San Giorgio delle Pertiche è stato ferito da un colpo di fucile sparato da un cacciatore. Il giovane marocchino era appartato all’interno di una Fiat Punto con la sua ragazza, quando il cacciatore lo ha scambiato per un ladro e ha fatto fuoco. Colpito alla testa da una rosa di pallini, è stato operato all’ospedale di Cittadella, dove i medici gli hanno salvato la vita.
Altri Casi di Coinvolgimento di Religiosi e Migranti
Le Accuse a Don Sergio Librizzi, Direttore Caritas di Trapani
Un altro caso emblematico è quello che ha coinvolto il direttore della Caritas trapanese, don Sergio Librizzi, ormai sospeso dal suo incarico, accusato di violenza sessuale e concussione. Avrebbe promesso aiuto in cambio di prestazioni sessuali a migranti maschi che chiedevano lo status di rifugiati politici. Don Librizzi si definiva "uno che conta". I rapporti, secondo le prime ricostruzioni, sarebbero stati consumati nell'auto del prete, dove gli investigatori avevano collocato delle "cimici". L'indagine, non ancora conclusa, per ora coinvolge soltanto don Librizzi. Fondamentali sono state le intercettazioni ambientali. Tra le vittime, almeno otto, non ci sono soltanto migranti, ma anche disagiati che si erano rivolti alla Caritas. Il sacerdote è stato condotto in carcere.

Controversie e Incidenti nell'Accoglienza di Vicofaro (Pistoia) con Don Biancalani
Anche la canonica del prete Massimo Biancalani a Vicofaro, Pistoia, che ospita decine di immigrati africani, è stata teatro di un tentativo di stupro. L’autore, tecnicamente presunto fino alla condanna, è un 32enne irregolare liberiano, accusato di violenza sessuale aggravata. La frazione negli ultimi anni è assurta ai disonori delle cronache proprio per fatti legati all’accoglienza di massa.
I fatti risalgono a martedì ma sono emersi solo in queste ore sul quotidiano Il Tirreno, di cui il prete sui social contesta il titolo: "La vera notizia", commenta Biancalani, "è che due ospiti salvano una ragazza". La cronaca riferisce che il liberiano, ospite della struttura, aveva conosciuto la giovane qualche ora prima alla stazione di Montecatini. Dopo alcuni bicchieri e una serie di spinelli, l’aveva invitata nel dormitorio della canonica, un lungo corridoio con molti giacigli. L’immigrato ha buttato la ragazza sul materasso, l’ha spogliata, immobilizzata e ha provato ad avere un rapporto. Le grida disperate hanno convinto altri due ospiti a fermare il possibile stupro; la ragazza ha recuperato i vestiti ed è riuscita a fuggire. Dalla strada ha invocato l’intervento della polizia, che ha trovato il liberiano nel giardino della chiesa e l’ha arrestato. L’irregolare era ospite della parrocchia di Santa Maria Maggiore da un mese, da quando aveva lasciato il centro di permanenza per i rimpatri di Potenza. È schedato con diversi nomi falsi, ha precedenti per droga e l’anno scorso gli è stata respinta la richiesta di permesso di soggiorno per protezione speciale.
Le Precedenti Criticità e le Posizioni di Don Biancalani
La canonica di Don Biancalani ha visto una sfilza di episodi controversi: solo ad aprile ci sono state tre aggressioni in una settimana, in questo caso scontri tra immigrati. L’ultimo misfatto è una coltellata subita all’addome da un 35enne. Il Comitato dei Residenti di Vicofaro ha protestato ripetutamente contro il sacerdote chiedendone la rimozione. Una domenica, prima della messa celebrata dal vescovo di Pistoia, monsignor Fausto Tardelli, i rappresentanti dei cittadini hanno esposto uno striscione che chiedeva "un vero parroco". Il sacerdote due anni fa è stato condannato (ma il Tar ha sospeso la pena) per le "carenze" nella struttura d’accoglienza. Sul tema, il prete ha argomentato: "I topi? Siamo in campagna".
Poi il suo sfogo: "Il sindaco ci manda i controlli, siamo nel mirino, tartassati, controlli su controlli". Il sindaco (Alessandro Tomasi, centrodestra) ha intensificato i controlli sul proprio comune. L’anno scorso Don Biancalani è finito sotto indagine per truffa e falso in atto pubblico, con nel mirino presunti falsi contratti di lavoro stipulati nei confronti di 4 persone straniere ospitate nella parrocchia tra il 2019 e il 2020. Secondo l’accusa, avrebbe ottenuto dall’Inps contributi non dovuti.
A gennaio, il don è stato anche accusato da diversi fedeli di fare comizi elettorali. Sul foglio liturgico in chiesa era scritto: "Cari amici, è stato fuorviante il dibattito protrattosi per giorni sul fascismo della signora Meloni. Esso non consiste nel beneplacito al saluto romano, ma nella cultura fascista che la determina nella sua azione di governo". Nella "guida per la messa", come l’ha definita il sacerdote, veniva attaccato il termine "nazione", che stando al foglietto la premier preferirebbe a "repubblica".
L’attacco è frontale: "L’Italia, secondo la Costituzione, è una repubblica. Non è una nazione. Ed è la repubblica, cioè il diritto, a fare il cittadino. Altrimenti si fa lo Stato etnico e se arrivano altri si grida alla sostituzione etnica, si sogna il blocco navale, si chiudono i porti, oppure arrivati li si imprigiona, li si segrega e li si deporta. Fuori dalla vista e fuori dai confini. In Albania o in Tunisia, magari a pagamento". E ancora: "L’elezione diretta di un presidente del Consiglio, la madre di tutte le riforme per Meloni, non può infirmare il potere né un parlamento, né un presidente della Repubblica. Né fin quando lo chiami alle urne, l’elettorato. Questo è fascismo". La sua crociata contro il centrodestra, il primo a fronteggiarlo è stato Matteo Salvini, è iniziata ufficialmente nel 2017 quando sui social il "prete dei migranti" ha pubblicato le foto dei suoi ospiti in piscina, con lui insieme a loro. La frase a corredo era: "Loro sono la mia patria. I razzisti e i fascisti i miei nemici".