Infanzia e Vocazione Sacerdotale
Don Giuseppe Morgera, primogenito di otto figli, nacque a Casamicciola nell’Isola d’Ischia il 1° gennaio 1844. Giuseppe trascorse la sua infanzia con i nonni materni nella Casina reale di Villa dei Bagni in Ischia, di cui il nonno era custode, essendo stato affidato a loro fin dai quattro anni. Il nonno era una persona profondamente cristiana.
Per lui fu naturale accogliere la chiamata al sacerdozio, avendo espresso sin da piccolo il desiderio di diventar sacerdote. Compiuti i necessari studi nel seminario vescovile d’Ischia, venne ordinato sacerdote il 22 settembre 1866.
Dopo un periodo di studi presso il Collegio Romano di Roma, il ritorno definitivo a Casamicciola avvenne precisamente il 28 novembre 1869. Il 1° gennaio 1870 fu nominato cappellano della chiesa del Buon Consiglio di Casamicciola, nota anche come “dei marinai”, dedicandosi con alacrità all’apostolato, specialmente con i fanciulli e i giovani.
A questo periodo si ritiene risalga la stesura della “Vita di S. Giuseppe” e l’inizio della “Vita di Gesù Cristo”. Dal 1879, il giovane sacerdote Giuseppe Morgera trovò il tempo di predicare anche fuori dall’isola, estendendo la sua opera fino a Napoli e Gaeta.
Il Terremoto del 1883 e l'Eroismo nella Carità
Nel 1882, don Carlo Mennella, allora parroco di Casamicciola, fu nominato vescovo ausiliare d’Ischia, pur continuando a ricoprire l’ufficio di parroco. Di conseguenza, don Giuseppe Morgera venne nominato vice parroco il 9 gennaio 1882. L’allargamento del numero dei fedeli di Casamicciola in questa nuova sede era notevole, e il vice parroco dovette affrontare situazioni e realtà ben diverse rispetto a quando era cappellano della chiesa “dei Marinai”.
Era impegnato in questo compito quando il disastroso terremoto del 28 luglio 1883 colpì l’isola d’Ischia, e in particolare Casamicciola, che fu completamente rasa al suolo.

Egli stesso vittima del sisma, dal quale venne estratto ferito in un modo ch'egli stesso giudicò miracoloso, si adoperò fino al limite delle sue forze per soccorrere i superstiti, raggiungendo le vette più alte dell’eroismo nella carità. Ferito, fu ricoverato in ospedale a Napoli, dove rimase fino al 26 settembre, malgrado le sue suppliche per ritornare nell’isola. Quando sbarcò a Casamicciola, era ancora zoppicante e si appoggiava a un bastone.
Il vescovo ausiliare e suo parroco, Carlo Mennella, era perito sotto le macerie. Così, Giuseppe Morgera, ancora convalescente, divenne parroco il 16 dicembre, nella distrutta chiesa parrocchiale.
La Ricostruzione Spirituale e Materiale
Quel sisma non sconvolse solo le fondamenta fisiche del paese, ma distrusse l’equilibrio interiore dei suoi abitanti. In un contesto in cui tutto era distrutto, era necessario ricostruire mattone dopo mattone; ma, ancor prima della ricostruzione materiale, bisognava ridare fiducia nel futuro e infondere il coraggio di ricominciare dal nulla, ricostruendo il mondo interiore delle persone e l’ambiente in cui vivere.
Don Giuseppe si dedicò eroicamente alla ricostruzione spirituale e materiale del territorio della sua parrocchia. Si dedicò alla costruzione della nuova parrocchia con una visione chiara: l’edificio non doveva essere solo il simbolo di una città risorta, ma la prova tangibile di una comunità ritrovata e rinnovata nello spirito. Doveva essere il luogo della fratellanza, capace di superare discordie e meschini interessi personali e un segno di rivendicazione delle proprie radici e della propria identità in un momento in cui il terremoto aveva cancellato le testimonianze del passato e la memoria storica dei luoghi.
Vincendo innumerevoli difficoltà, dopo undici anni, l’8 luglio 1894, riuscì a far benedire la prima pietra del nuovo tempio, che fu poi completato e consacrato il 31 maggio 1896. Questo nuovo tempio fu dedicato al Sacro Cuore di Gesù e a Santa Maria Maddalena.

Uomo e sacerdote di grande fede e intelligenza, Don Morgera svolse un’assidua e ammirevole azione pastorale, rivolta alla rinascita, in tutti i sensi, della sua comunità così duramente colpita.
Definito “figlio del popolo”, egli viveva in mezzo alla gente: ne conosceva i bisogni, le potenzialità e le virtù, ma anche la fragilità, i dubbi e la tentazione di arrendersi. In quel periodo, molti erano ancora storditi dal trauma o tentati dall’apatia, a volte incoraggiata dalla facilità con cui arrivavano i sussidi. Don Giuseppe divenne così un punto di riferimento sicuro, non solo spirituale ma anche materiale: a lui si rivolgevano tutti coloro che cercavano conforto, aiuto o una guida per sopravvivere.
Fu anche scrittore fecondo, autore di ben 11 testi di apologia religiosa, pastorale e catechismo, tutti pubblicati e in parte ristampati negli anni in cui visse. Le sue opere furono pubblicate e ristampate anche su testate come Il Catechista Cattolico di Piacenza, La Croce e La Libertà Cattolica di Napoli.
Morte, Traslazione e Causa di Beatificazione
Il Venerdì di Pasqua, 15 aprile 1898, mentre celebrava nel nuovo tempio il rito di benedizione di un nuovo altare di marmo dedicato a Gesù Crocifisso, seguito dalla celebrazione della Messa, il parroco Morgera venne colpito, al momento della consacrazione, da un’improvvisa emorragia cerebrale. Questo avvenne tra lo sgomento dei fedeli che affollavano la chiesa. Trasportato quasi incosciente nella canonica, perse del tutto l’uso della parola e del movimento.
Morì due giorni dopo, il 17 aprile 1898.
Alla notizia della sua morte, che si diffuse rapidamente per Casamicciola e per tutta l’isola d’Ischia, “il dolore destò tutti i cuori; la tristezza si dipinse in tutti i volti; le lacrime scorrevano dagli occhi di tutti, come in una pubblica calamità, come se fosse in quest’uomo solo mancato a tutti il padre, il fratello, l’amico, e il popolino ripeteva: ‘È morto il Santo’.”

Il 13 novembre 1966 i suoi resti furono traslati dal cimitero alla sua ricostruita chiesa parrocchiale. La causa per la sua beatificazione, in fase diocesana, si tenne ad Ischia nel 1991. I documenti furono poi trasmessi a Roma, e la Congregazione delle Cause dei Santi la discusse e approvò il 21 febbraio 1995. In data 23 aprile 2002, è stato proclamato Venerabile, con il Rev. Padre Carlos Lizarraga della Congregazione dei Passionisti come postulatore della Causa.
Don Giuseppe Morgera è divenuto un modello di virtù cristiane che la Chiesa propone ai suoi fedeli. Il segreto della sua perenne attualità non consiste tanto in ciò che fece, poiché le sue azioni sono iscritte nell’orizzonte temporale della sua esistenza e caratterizzate dalle modalità della sua epoca, né tanto meno nelle cose che scrisse, tributarie della cultura del suo tempo. La vera “giovinezza” della sua proposta, in realtà, consiste nell’esempio che ha lasciato di una vita interamente donata, declinata sul pentagramma della sua vocazione sacerdotale: una fedeltà a questa chiamata scoperta in famiglia, alimentata in seminario e poi incarnata pienamente nel ministero.
Nella Basilica da lui voluta, simbolo della risorta Casamicciola e luogo dove riposano i suoi resti mortali, hanno avuto luogo eventi significativi di preghiera e commemorazione.