La Basilica di San Tommaso Apostolo a Ortona rappresenta un centro nevralgico di fede, cultura e storia per la città. La sua architettura e le sue vicende sono strettamente legate alla custodia delle reliquie dell'Apostolo, che rendono questo luogo una meta di pellegrinaggio secolare.

Origini e sviluppo storico
La basilica fu costruita sul sito di un antico tempio romano. Una primitiva chiesa paleocristiana, confermata da scavi e reperti murari (come il muro circolare absidale rinvenuto nel 1962), sorse in epoca remota. Dopo essere stata distrutta dai Normanni nel 1060 e colpita da un terremoto, fu riedificata all'inizio del XII secolo e dedicata a Santa Maria degli Angeli nel 1127, come risulta dall’epigrafe conservata nell’annesso museo diocesano.
A partire dal 6 settembre 1258, la basilica custodisce le Ossa di san Tommaso apostolo. Il navarca ortonese, il pio Leone, insieme con i commilitoni, riportò sulla galea il corpo dell’Apostolo e la pietra tombale dall’isola greca di Chios. Chios rappresentava uno spazio del secondo fronte di guerra, dove la flotta ortonese si era recata a combattere al seguito dell’ammiraglio di Manfredi, Filippo Chinardo.
Distruzioni e ricostruzioni
Nel corso dei secoli, la basilica è stata oggetto di varie distruzioni:
- 1566: La chiesa subì l’assalto dei Turchi e un incendio. L'atto redatto il 13 novembre 1575 dal notaio Giuseppe Massari descrive minuziosamente la devastazione e il ritrovamento miracoloso delle Sante Ossa, rimaste intatte tra le macerie.
- 1570: Con l’istituzione della diocesi, il tempio fu rinnovato e notevolmente migliorato.
- 1799: La cattedrale subì un’aggressione da parte dei Francesi, venendo successivamente restaurata.
- Secondo conflitto mondiale: La chiesa fu letteralmente sventrata dai bombardamenti.

Il salvataggio del busto d'argento
Durante la Seconda Guerra Mondiale, il 5 novembre 1943, il vicario mons. Luigi Carbone, il parroco don Pietro Di Fulvio e don Tommaso Sanvitale decisero di mettere al sicuro il prezioso busto d'argento di San Tommaso. Temendo le mire dei soldati tedeschi, i tre sacerdoti, aiutati dai muratori Nicola Di Fulvio e Peppino Valentinetti, decisero di “murare” il busto al secondo piano del campanile, in un angolo nascosto da legname abbandonato.
L'11 gennaio 1944, con l'allontanarsi del fronte, il busto fu estratto e le Ossa dell'Apostolo trasferite in corteo nel rione Castello. Il 16 luglio 1945, mons. Tesauri celebrò la festa del Perdono e il busto venne nuovamente esposto alla venerazione dei fedeli. La cattedrale, dopo i lavori di ricostruzione, fu riaperta al culto e ridedicata il 5 settembre 1949.
Il culto di San Tommaso
L'attuale busto in argento, conservato nell'omonima cappella, è il terzo in ordine di tempo, fuso dalla fonderia Pani di Napoli nell’aprile dell’Ottocento. I precedenti furono trafugati: il primo nel 1528 dalle milizie mercenarie, il secondo dai Francesi nel 1799.
Il legame con il Papato è testimoniato da Sisto IV, che nel 1479 dichiarò ufficialmente la presenza delle Ossa a Ortona. Inoltre, Papa Bonifacio IX concesse la prima indulgenza per i fedeli che visitavano la chiesa nel giorno del 6 settembre, ricorrenza dell'arrivo delle reliquie.
| Evento | Data |
|---|---|
| Arrivo delle Ossa a Ortona | 6 settembre 1258 |
| Assalto dei Turchi | 1566 |
| Ridedicazione dopo la guerra | 5 settembre 1949 |
Le reliquie di San Tommaso Apostolo a Ortona
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