La Parrocchia di San Giacomo Maggiore a Crema: Storia, Architettura e Tesori d'Arte

La Parrocchia di San Giacomo Maggiore a Crema è un luogo di culto di notevole interesse storico e artistico, la cui esistenza risale almeno alla prima metà dell'XI secolo. La sua posizione strategica, un tempo presso l'antica Porta Ripalta, rifletteva l'usanza medievale di dedicare edifici sacri agli apostoli vicino alle porte d'ingresso delle città.

Cenni Storici e Sviluppo del Complesso Parrocchiale

L’esistenza di una chiesa in questa zona della città dovrebbe risalire alla prima metà dell'XI secolo, secondo l’usanza di porre un edificio sacro dedicato a uno degli apostoli presso le porte di ingresso delle città: infatti, qui si trovava Porta Ripalta. La prima menzione della chiesa è del 1257 in una bolla papale che ne stabilisce la sua donazione ai monaci Eremitani. Dalla metà del Trecento essi lasciarono la chiesa, che divenne sede parrocchiale affidata al clero secolare. Nella prima metà del Trecento la chiesa fu elevata a chiesa parrocchiale con il titolo di rettoria; non ci sono documenti certi che identifichino con precisione l'anno, che potrebbe essere il 1326 basandosi su un'epigrafe murata sulla controfacciata, ritenuta verosimile secondo alcune supposizioni dello Zavaglio.

Mappa storica di Crema con indicazione di Porta Ripalta e della posizione della chiesa

Alla fine di quel secolo l'edificio risultava in pessime condizioni, subendo interventi di consolidamento. A quanto narra il Terni, la chiesa crollò nel 1511. Alla riedificazione, a cui si contribuì sia con spese pubbliche sia con i contributi dei parrocchiani, furono quasi certamente applicate forme rinascimentali prevedendo otto altari laterali (Vergine Maria, San Giovanni Battista, San Cristoforo, Santa Lucia, San Pantaleone, Sant'Apollonia e Santissimo Sacramento); tuttavia, furono mantenute della chiesa precedente le tre absidi semicircolari romaniche.

Gli atti delle visite Castelli e Regazzoni della seconda metà del XVI secolo narrano di condizioni poco dignitose, decretando interventi di sistemazione e decoro. I documenti danno rilievo anche ai cambi di dedicazione degli altari, quali l'eliminazione dell'altare di San Pantalone sostituito dall'altare dedicato alla Beata Vergine Maria e San Rocco. La chiesa era a quell'epoca affiancata da un cimitero disposto, probabilmente, sul luogo ove attualmente vi è il cortile dell'oratorio. Nel corso del Seicento i parroci continuarono a sistemare altari e a dotare la chiesa di nuove tele.

Tra il 1712 e il 1714 don Dornetti promosse l'avvio del riassetto barocco della chiesa potendo usufruire dei fondi resi disponibili dalle due confraternite. Morì all'età di 87 anni nel 1720 e fu sepolto nella chiesa stessa. Nel 1732 il priore Bartolomeo Arbenghi e i sindaci delle confraternite, ottenuti i permessi diocesani, commissionarono a Giovan Battista Caniana la demolizione delle absidi medievali e il rifacimento del coro, terminato già l'anno successivo e decorato da Francesco Maria Bianchi.

Nella prima metà dell'Ottocento si rileva l'installazione dell'orologio (1827), del nuovo organo Franceschini (1840) e il rifacimento della scalinata d'ingresso (1847); era precedentemente a forma di ventaglio, ma interferiva con il passaggio delle carrozze. All'anno 1912 risale l'installazione del nuovo organo Inzoli cav. Pacificio & Figli, che venne restaurato dalla medesima ditta nell'anno 2003.

Il Borgo San Giacomo

L'ipotetica collocazione del Borgo San Giacomo, che potrebbe essersi sviluppato attorno al X secolo, non è facilmente identificabile nel tessuto urbano attuale, modificatosi a partire dall'epoca rinascimentale. Forse si originò dalla via Giacomo Matteotti (un percorso "di crinale") tra le vie Goldaniga e Federico Pesadori a est, e tra le vie Verdelli e Alemanio Fino a ovest. La chiesa a quell'epoca era retta dai monaci eremitani, ai quali era stata donata dal vescovo di Piacenza Alberto Prandoni, donazione avallata da una bolla di papa Alessandro IV del 4 luglio 1257, col patto che qualora i monaci avessero lasciato Crema tutti i beni sarebbero ritornati alla diocesi emiliana. Il convento, probabilmente, era costruito sul luogo dove ora sorge la casa parrocchiale e i limitrofi edifici, come dimostrerebbero le volte degli scantinati.

Architettura Esterna: La Facciata e il Campanile

L’attuale edificio risale a un periodo compreso tra il 1712 e il 1749 e sorse inglobando la costruzione precedente. La chiesa si affaccia in posizione lievemente sopraelevata sulla piazzetta Caduti sul Lavoro, già piazza di San Giacomo nel 1647 e nel 1815, quindi prosecuzione della Strada maestra di Porta Ripalta. La chiesa mescola elementi risalenti alle ricostruzioni cinquecentesche, come gli apparati murari laterali, occultati dal rivestimento introdotto nel Settecento durante il quale, tra l'altro, furono demolite le absidi medievali.

La Facciata Barocca

La facciata è preceduta da una doppia scalinata delimitata da una balaustra in marmo, che conduce all’ingresso sopraelevato rispetto al livello stradale. Una cornice marcapiano separa la facciata in due livelli. La facciata è divisa in due ordini separati da trabeazioni, cui si aggiunge il timpano. Ogni ordine, a sua volta, è suddiviso in tre parti da lesene.

  • Il primo livello è decorato ai lati del portone d’ingresso da quattro lesene poggianti su un alto basamento e con capitelli di ordine tuscanico. Il portale è incorniciato, con un timpano curvilineo spezzato dotato di volute; al centro è collocata una mensola in pietra che sorregge due nuvolette e tre cherubini parzialmente sovrapposti alla trabeazione. Il portone, restaurato nel 2004, risale alla prima metà del Settecento.
  • Il secondo livello presenta un finestrone centrale decorato con stucchi, putti e festoni di fiori; ai lati si ripetono quattro semplici lesene. Le lesene dell'ordine superiore sono disegnate a specchi e decorate con festoni di fiori in stucco. A chiusura della facciata un frontone curvilineo è ornato da ulteriori stucchi. Al centro dell'ordine superiore si apre il finestrone con timpano spezzato, al centro del quale volano due angeli con fastigio e la scritta: "D.O.M. S. RESTAURATO A.D."
Foto della facciata barocca della Parrocchia San Giacomo a Crema

Il Campanile

Il campanile fu realizzato nel 1724 (la sua riedificazione iniziò nel 1723 sotto la supervisione del costruttore-capo Giacomo Vanzini) e, alla medesima epoca, risale anche il rifacimento della sacrestia e la decorazione in stile barocchetto dell’edificio. È una torre in mattoni con alcuni inserti decorativi in marmo ed è diviso in tre ordini, di cui il primo profilato da lesene angolari.

Il secondo ordine contiene la cella campanaria con lesene angolari e capitelli che sorreggono su ogni lato dei frontoni curvilinei. La parte terminale è composta da un corpo ottagonale coperto da un cupolino in rame, di cui ogni lato ha un'apertura a tutto sesto con incorniciatura rettangolare e provvista di balaustre. Un'iscrizione storica recita: "D.O.M. TURRIS HAEC CAMPANILIS ANNO 1723 EXORDIUM TRAHIT ET ANNO 1724 SUMPTIBUS VEN."

Foto del campanile della Parrocchia San Giacomo a Crema

L'Interno: Navata, Cappelle e Presbiterio

L’interno è a navata unica, suddivisa in cinque campate; alla terza campata si aprono gli ingressi laterali, alla quinta sono collocate la cantoria dell'organo e la controcantoria. Nelle altre campate sono state allestite delle cappelle non molto profonde ad arco a tutto sesto, tra le quali si innalzano lesene rivestite di marmi policromi con capitelli compositi che sostengono un cornicione composto da architrave, fascia in finto marmo e cartigli. Le decorazioni ad affresco delle cappelle laterali furono affidate a Eugenio Giuseppe Conti (Crema, 1842 - 1909) che le impreziosì con angioletti, putti e delicati dipinti; gli altari ornati con marmi e statue sono opera per buona parte della bottega dei Fantoni di Bergamo.

Il pavimento, ideato ed eseguito dall'ingegnere Silvio Mosconi, testimonia la fede e la generosità dei parrocchiani, che lo vollero a ricordo dell'Anno Mariano 1954. Particolarmente benemeriti l'avvocato commendatore Guido Crivelli con la sorella Teresa e il conte Gerolamo Marazzi. Degni di nota sono i confessionali, collocati ai lati dell'ingresso principale, disegnati da Caniana e arricchiti da sculture della bottega dei Fantoni.

Interno della navata della Parrocchia San Giacomo a Crema

Le Cappelle del Lato Sinistro

  1. La prima cappella sulla sinistra è dedicata a san Cristoforo fin dalla fine del Quattrocento e fu costruita per ricordare Cristoforo Degli Uberti. L'aspetto attuale è frutto del riassetto settecentesco con il rivestimento marmoreo a specchi a cura di Pietro Gonzaga. L'altare in marmi policromi custodisce la tela (1598), opera di Gervasio Gatti (Cremona, 1549 circa - 1630), che rappresenta il santo nella sua iconografia classica con il Bambin Gesù sulle spalle e un grosso bastone. Oggi la cappella ospita la vasca battesimale in marmo risalente al 1539. La decorazione ad affresco fu affidata al pittore Eugenio Giuseppe Conti.
  2. Tela di San Cristoforo di Gervasio Gatti nella Parrocchia San Giacomo
  3. Proseguendo si incontra l'altare dedicato a san Giovanni Battista dove al centro spicca la tela con il Battesimo di Cristo (circa 1520), opera di Vincenzo Civerchio (Crema, 1470 circa - 1544 circa).
  4. Tela del Battesimo di Cristo di Vincenzo Civerchio
  5. In corrispondenza della terza campata, dove si apre uno degli ingressi laterali con i vani ricoperti da marmi policromi, è posta la tela con San Valentino che risana un'inferma con l'olio della lampada del Santissimo Sacramento, opera di Giacomo Ceruti detto il Pitocchetto (Milano, 1698 - 1767), proveniente dall’oratorio sconsacrato dei Disciplini.
  6. L'ultima cappella sul lato sinistro, la terza cappella (quarta campata), è dedicata alla Vergine Annunciata, di cui si ha notizia a partire dal 1473 dopo la costituzione dell'omonima confraternita. Le entrate di questo consorzio divennero via via sempre più cospicue, cui contribuirono anche gli ingenti lasciti di Orazio Natali (1691) e della madre Angela Maria Bondenti (1693). Questi fondi furono impiegati per il riassetto barocco della chiesa, ma anche al totale rinnovamento della cappella del Consorzio tra il 1712 e il 1718, chiamando ad operare i celebri scultori Fantoni. Custodisce una tela di notevole dolcezza e raffinatezza, l'Annunciazione (eseguita entro il 1715) di Stefano Maria Legnani detto il Legnanino (Milano, 1660 circa - Bologna, 1713/15). La volta è decorata con medaglioni a stucco.
  7. Tela dell'Annunciazione di Stefano Maria Legnani

Il Presbiterio e il Coro

Il presbiterio ed il coro, a pianta rettangolare, furono riedificati nel XVIII secolo demolendo le absidi semicircolari di origine medievale. L'area si presenta così come ricostruita nel Settecento, introdotta da un arco trionfale (disegno del Caniana) ricco di stucchi, con le imposte a finto marmo. Un'epigrafe sul presbiterio recita: "ADPROPINQUATE DEO ET ADPROPONQUABIT VOBIS G.C."

Affreschi del Presbiterio di Eugenio Giuseppe Conti nella Parrocchia San Giacomo

L'area di forma quadrata è lievemente sopraelevata e divisa dall'aula da una balaustra, opera certa di Andrea Fantoni, come pure della bottega dei Fantoni è l'altare in marmi policromi. L'unica aggiunta successiva è il tempietto ottocentesco destinato all'adorazione eucaristica, dono del conte Antonio Griffoni di Sant'Angelo. Un'iscrizione commemorativa recita: "ALTARE HOC IN IOSEPH CARIONI ET ALEX DONATI MEMORIAM RENOVATUM, PLACIDUS M. CAMBIAGHI EP. CREM. SOLEMNITER CONSECRAVIT DIVOQUE HACOBO MAJ AP. DICAVIT. VIII ID. SEPT."

Dietro la mensa è collocato il coro con stalli prodotti dalla falegnameria Luccini nel XIX secolo, realizzati grazie ad un lascito del dottor Gerolamo Marini. Le pareti sono state affrescate da Eugenio Giuseppe Conti nell'Ottocento con episodi della vita di San Giacomo: La vocazione di san Giacomo, a sinistra dell’altare, e San Giacomo si incammina verso il martirio, a destra. Conti dipinse anche il Re Davide e il Profeta Isaia sulla parete di fondo, ai lati della pala centrale, a sottolineare la missione apostolica di san Giacomo. La tela centrale è invece di Carlo Urbino (Crema, 1525-1585) e rappresenta San Giacomo che predica in Giudea (o San Giacomo converte il mago Ermogene, commissionata nel Cinquecento dal parroco Aurelio Valcarenghi e dipinta tra il 1570 e il 1580).

La volta a vela è arricchita dall'affresco dell'Assunzione di Maria realizzato da Francesco Maria Bianchi (Velate, 1689-1757). La decorazione è completata dalla Crocifissione (1951-1952) di Giacomo Piccinini (Bergamo, 1900-1971).

Dettaglio dell'altare maggiore e del tempietto della Parrocchia San Giacomo

Le Cappelle del Lato Destro

  1. La prima cappella di destra, anticamente dedicata a Santa Lucia, fu intitolata a San Francesco di Sales dal parroco Dornetti nel 1670. Successivamente si pose mano per darle un riassetto estetico simile a quello della cappella di San Cristoforo. Nella fascia sopra l'altare è posta un'urna contenente la reliquia di San Valentino. Sull’altare, conserva l’opera datata e firmata da Giovan Battista Lucini (Vaiano Cremasco, 1639 - Crema 1686), che ritrae il santo.
  2. La seconda cappella, già intitolata a San Pantaleone, fu dedicata a Santa Lucia quando don Dornetti intitolò la prima cappella a San Francesco di Sales. Riallestita nelle forme barocche nel 1789 da Pietro Gonzaga, che le donò uno stile simile a quella della cappella di San Giovanni Battista, dalla quale si differenzia, in particolare, per l'ovale posto sopra la fascia d'altare raffigurante il Sacro Cuore di Maria. È decorata dal dipinto di Mauro Picenardi (Crema, 1735 - Bergamo, 1809) rappresentante la santa martire in cielo accompagnata da due putti. La decorazione a fresco fu affidata a Giuseppe Gru ma venne sovradipinta successivamente nell'Ottocento. Un'iscrizione commemorativa recita: "MEMORIAE ALOYSII HIERNYMI F. VERDELLI, ANTIQUA NOBILITATE COSPICUI, PP."
  3. Alla terza campata si apre l'ingresso laterale destro ed è organizzata come l'accesso sinistro, ma un tempo conteneva l'altare dedicato a Sant'Apollonia. Sopra l'ingresso è collocata la tela raffigurante la Madonna con il Bambino e i santi Rocco e Sebastiano, proveniente dall'ex oratorio di San Rocco e attribuita a Tommaso Pombioli (Crema, 1579 - 1636 circa). Un'iscrizione commemorativa recita: "FILIAE MARIAE IMM. HUI. PAR."
  4. La quarta cappella è di antica data ed è dedicata al Santissimo Sacramento. Per essa, nel 1666, l'omonima confraternita commissionò a Giovanni Battista Botticchio (Crema, 1619-1666) la tela con la Cena in Emmaus, oggi spostata in controfacciata. Il risultato della sistemazione definitiva del 1712 è piuttosto simile a quello operato presso la cappella della Beata Vergine Annunziata, con, in più, due nicchie contenenti due statue del 1863 raffiguranti il Sacro Cuore (in carton romano) e San Giuseppe (in legno dipinto). L'altare è frutto di una doppia mano tra la bottega dei Fantoni e Giacomo Ferrata, autore quest'ultimo del medaglione centrale. Sopra l'altare è posto un elaborato tabernacolo, mentre l'ancona fu eseguita dal marmista Giuseppe Aglio. La nuova pala, voluta dal Consorzio, fu commissionata a Giambettino Cignaroli (Verona, 1706-1770) nel 1738, con la rappresentazione de Il deliquio di Sant'Andrea Avellino e i Santi Luigi Gonzaga e Stanisalo Kostja adoratori del Sacramento, qui collocata nel 1752.
  5. Pala d'altare del Santissimo Sacramento di Giambettino Cignaroli

La Volta della Navata e Gli Organi

La volta poggia sul cornicione che circonda la forma rettangolare dell'aula, interrotto solo in prossimità dell'arco trionfale. Le cinque campate sono divise da contrafforti in stucco con festoni di frutta e fogliami. Quelli centrali si spezzano per dare spazio in centro ad una cornice che contiene l'affresco della Glorificazione di San Giacomo (1883) del pittore bergamasco Luigi Galizzi (Ponte San Pietro, 1838 - Bergamo, 1902). Nella prima e quinta campata due ovali contengono angeli con i Simboli di San Giacomo, opere di Francesco Maria Bianchi. La narrazione della vita del santo titolare della chiesa si conclude con questa imponente opera sulla volta della navata.

Affresco della Glorificazione di San Giacomo di Luigi Galizzi sulla volta della navata

Ai lati del presbiterio si ammirano l’organo e le cantorie. L’organo settecentesco fu sostituito dalla ditta Inzoli, mentre le cantorie lignee riccamente decorate furono realizzate su progetto del bergamasco Giovanni Battista Caniana (Romano di Lombardia, 1671 - Alzano Lombardo, 1754). La quinta campata, che anticipa il presbiterio, ospita sia a sinistra sia a destra la facciata e la controfacciata dell'organo con le rispettive cantorie, impostate secondo uno schema tripartito “a serliana” senza la colonna centrale, sormontato da una cimasa su cui siedono due angioletti. L'organo attuale a trasmissione pneumatica fu realizzato dalla ditta Inzoli cav. Pacificio & Figli nell'anno 1912 e restaurato dalla medesima nell'anno 2003. Consta di due tastiere di 58 note, collocate in consolle addossata alla cassa, tasti diatonici in osso e cromatici in ebano, e pedaliera diritta di 27 note, con registri inseriti da placchette a bilico, disposte in unica fila sopra le tastiere.

Epigrafi Storiche

Un'importante epigrafe storica testimonia le origini e i restauri della chiesa: "D.O.M. ECCLESIAM HANC CONDITAM IAM AB AN DNI. MCCCXXVI SUB TITULO S. IACOBI MAIORIS IOANNES IACOBUS DIEDUS CREMAE EPISCOPUS CONSECRAVIT XII KAL. IUNII MDLXXXXIII RECTORUM CONSORTII CURA AC SOLERTIA DECORAVIT AN. MDCCXXXXIV CURIO NEOCORI PAROCHIA TOTAS PONTE CUNCURRENTE ORNATUS OBSOLETOS SPLENDIDIUS REFECERI AN."

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