La Parrocchia di San Pietro in Camerellis a Salerno: Storia e Territorio

Il Territorio Parrocchiale e le Sue Radici Storiche

La parrocchia di San Pietro in Camerellis si trova oggi nel cuore della “nuova” Salerno, estendendo la sua giurisdizione spirituale tra eleganti corsi e strade dense di traffico. Una suggestiva ipotesi suggerisce che, oltre la riva sinistra del torrente, fosse stato costruito un luogo di sosta per coloro che, giungendo di sera, trovavano chiusa la Porta Elina o che, avendo con sé carri e bagagli, erano costretti a fermarsi, non potendo affrontare la piena del torrente.

Una notizia giunta con estremo ritardo, e per questo ritenuta una leggenda, afferma che anche San Pietro sia stato costretto a fare sosta dinanzi alla piena del torrente Rafastia e che poi abbia almeno attraversato Salerno. A differenza del mito e della novella, la leggenda può presentare qualche zona d’ombra, ma la sua autenticità è rafforzata dal protagonista, se effettivamente esistito, e dalla precisione topografica.

Si narra che l’Apostolo, sbarcato a Brindisi, avesse iniziato il cammino verso Roma sulla Via Appia per poi interromperlo e immettersi sulla Via Popilia. Questa strada, pur non essendo diretta a Roma né costiera, consentiva di raggiungere la Via Portuense sul Tirreno, per continuare verso Salerno sul versante orientale, che si apriva con la Porta Elina. Anche in questo caso, San Pietro sarebbe stato costretto a una sosta dal torrente in piena prima di entrare nella città.

L’Apostolo, entrato nella città, portava nel cuore il Cristo, dono che ha lasciato anche ai nostri antenati che, oltre la Porta Elina, eressero una chiesa in onore di Pietro, al centro di Portanova: San Pietro in Vinculis. Un nome che, dal primo millennio, non si è mai spento nella topografia della città. Questa chiesa, a differenza di altre, fu costruita intra moenia. Diretto a occidente, Pietro attraversò Salerno per uscire dalla Porta Nocerina, che si apriva sul versante occidentale, e anche lì una chiesa salutò nei secoli il passaggio del Santo. Il principe Arechi II (758-757), avendo preferito Salerno alla capitale Benevento per trovare nel mare una via di fuga da un’eventuale aggressione di Carlo Magno, potrebbe aver supposto che l’Apostolo avesse lasciato Salerno anche "via mare".

Mappa storica di Salerno con l'indicazione delle antiche porte cittadine

La Storia della Chiesa e l'Ordine dei Crociferi

Le Origini e la Presenza dei Padri Crociferi

La storia della chiesa di San Pietro in Camerellis è indissolubilmente legata alla presenza nella città di Salerno dei Padri Crociferi. Questo ordine fu istituito in Italia nel 1169 da papa Alessandro III, il quale, inseguito da Federico Barbarossa, si rifugiò in un loro convento. La Congregazione venne confermata nel 1187 da Urbano III e dotata di speciali privilegi da Innocenzo III e IV.

Successivamente i Crociferi si trasferirono nella chiesa di San Pietro in Camerellis, la cui prima notizia risale al 1231. Infatti, in un atto di vendita di tale data, si fa menzione di Pietro Capicornuto, presbitero e cardinale dell’episcopo salernitano, nonché abate della chiesa di San Pietro in Camerellis, al quale Pietro Santamaria e Matteo Pappacarbone vendono una terra con vigna, frutteto, forno diruto e altro, sita in loco Caniano, presso la chiesa di San Nicola.

Nel 1489 la chiesa venne menzionata in un diploma di re Ferdinando d’Aragona, il quale affida al suo consigliere Corrado la decisione su una lite sorta tra la chiesa di San Matteo, i monasteri di San Benedetto, di San Pietro in Cammarellis, le famiglie De Ruggiero, Capograssi e Ruggi da una parte, e il magnifico Francesco d’Ayello dall’altra.

Commende, Beni e Soppressione del Monastero

Il 20 dicembre 1551, papa Giulio II conferisce la commenda del priorato di San Pietro a don Camillo Casamassima di Bari, suscitando le rimostranze del priore dei Crociferi, fra Taddeo Ferrarolo. Nel 1557, secondo quanto risulta dai registri vaticani, la commenda viene affidata a Rainubo, cardinale di Sant’Angelo. Nel 1565 figura come commendatario il cardinale Giulio Colonna, canonico di San Pietro di Roma.

Al 9 dicembre del 1572 risale il primo elenco dei beni appartenenti alla chiesa di San Pietro in Camerellis <>, compilato da fra Orazio Forte di Napoli, vicario generale e procuratore dell’ordine dei Crociferi, il quale viene costituito <> anche procuratore dell’abazia di San Pietro, con ampia facoltà di fittare botteghe ed esigere rendite. Nelle costituzioni del sinodo diocesano indetto dall’Arcivescovo Antonio Marsilio Colonna nel 1579, il priorato è denominato <>.

Il 12 marzo 1613 l’Arcivescovo Lucio Sanseverino conferisce il <> di San Pietro <> o <> al Seminario di Salerno. Il beneficio è indicato <>.

L’anno 1653 segna una svolta cruciale nella storia della chiesa di San Pietro. Infatti, papa Innocenzo X, con la bolla Instaurandae regularis disciplinae del 22 ottobre 1652, sopprime in Italia i piccoli conventi, nei quali, per lo scarso numero di religiosi, non era possibile osservare la disciplina e le regole. Il 25 dicembre dello stesso anno viene inviata dall’Arcivescovo di Salerno, cardinale Fabrizio Savelli, una lettera apostolica in cui si invita il presule a presentare proposte concordate e firmate da lui e dal Capitolo Cattedrale, sulla ripartizione dei beni e dei locali conventi soppressi. Il 19 marzo 1653 il cardinale convoca i canonici nel palazzo arcivescovile.

Le proposte di soppressione formulate dall’episcopio di Salerno vengono approvate da una lettera della Sacra Congregazione per i Vescovi e i Regolari, predisposta dal cardinale Francesco Spada il 6 maggio 1653 e approvata dal papa il 16 dello stesso mese. L’Arcivescovo di Salerno dà effettiva esecuzione alle disposizioni pontificie il 10 giugno 1653.

Incisione o dipinto raffigurante un Crocifero

Dalla Nascita della Parrocchia ad Oggi

L'Istituzione e la Dotazione della Parrocchia

Il monastero di San Pietro viene soppresso e l’annessa chiesa è eretta in parrocchia il 10 giugno 1653. Essa viene dotata di due cappellanie curate perpetue, incamerando alcuni beni del soppresso convento dei Crociferi. Una parte dell’abitazione dell’antico monastero viene concessa al parroco, mentre altri ambienti vengono assegnati ai due cappellani, i quali sono obbligati alla residenza, a celebrare quotidianamente nella chiesa e ad aiutare il parroco nel suo ministero.

Tra i beni della parrocchia esplicitamente menzionati nei documenti relativi alla soppressione risultano:

  • una masseria con casa di 16 moggia di terreno seminatorio e arbustato;
  • un’altra masseria simile;
  • un boso di querceto e uliveto di moggia 10;
  • altri cespiti che fruttano una rendita complessiva annua di 465 ducati e 70 grana.

Da tale rendita, con un decreto del 29 giugno 1653, vengono detratti 244 ducati e 7 grana e assegnati al Seminario <>. Al Seminario viene anche assegnata una masseria che era appartenuta ai Crociferi, ubicata <>.

Documento storico con elenco dei beni della parrocchia

Evoluzione Territoriale e Visite Pastorali

Dalla denominazione San Pietro <> o <> risulta evidente che la parrocchia, ancora nel 1653, era collocata al di fuori del recinto murario della città ed era destinata a servire un territorio vastissimo. Secondo le indicazioni contenute nei registri dello status animarum, il territorio parrocchiale comprendeva diverse località della distesa <>, della quale buona parte era appartenuta alla chiesa di San Giovanni in Cannabariis, e anche territori delle chiese di Santa Maria della Neve.

Il 25 gennaio 1659 l’Arcivescovo Giovanni de Torres si reca in visita pastorale nella parrocchia di San Pietro. Durante la visita monsignor De Torres, la cui vigilanza pastorale si rivolgeva anche al patrimonio artistico delle chiese, rileva la preziosità di una <> dorata, rappresentante Maria Santissima e i Santi. Deplorevole risulta lo stato della parrocchia durante l’episcopato di Monsignor Alfonso Alvarez, austero carmelitano, il quale, nelle sue relazioni, denuncia che i locali dei conventi soppressi, tra cui anche quello di San Pietro, versavano in pessime condizioni. Il 20 marzo 1698 la parrocchia riceve la visita pastorale dell’Arcivescovo Alessandro Poerio, che rileva un miglioramento nello stato complessivo della chiesa e sofferma in modo particolare la sua attenzione su un’antica immagine di un santo.

Vita Parrocchiale nel XVIII Secolo e Tempi Recenti

Nel 1725 la parrocchia contava 200 anime. La rettoria aveva una rendita di 102 ducati e vi era l’obbligo di presentare tre "columbri" in San Matteo: il primo di rose, il secondo di mortella, il terzo di “cerase”. I due curati possedevano un cortile legato alla chiesa con 10 magazzini, di cui 4 grandi e 6 piccoli, per una rendita di 91 ducati annui; altri sei magazzini erano fuori dal detto cortile.

Tra le numerose visite pastorali, una delle più accurate risulta quella del 9 ottobre 1731, effettuata dall'Arcivescovo Fabrizio de Capua. Egli riscontra un notevole degrado dell’edificio della chiesa, ormai priva di decoroso ornamento e della suppellettile necessaria: <> e ridotta <>. L’Arcivescovo, per sanare alla radice il male, decreta il sequestro delle rendite, di ogni introito e dei proventi straordinari, del beneficio e della chiesa.

In un recente studio sulle visite pastorali del ‘700, la situazione della parrocchia di San Pietro riesce anche ad esprimersi in vocazioni ecclesiastiche, seppur poche rispetto alle parrocchie cittadine in senso stretto. Generalmente, l’edificio di culto e il suo interno lasciano un’impressione positiva, con l'Eucaristia conservata con rispetto delle norme liturgiche, il battistero tenuto con cura, le suppellettili sufficienti e abbondanti, gli altari in ordine e rispetto per gli oli consacrati. Solo nella vecchiaia del parroco Marotta si rileva una notevole decadenza, e la presenza di due cappellani più giovani non basta a stimolare il parroco anziano ad avere più cura della chiesa.

I successori di don Marotta trasformano la chiesa dal punto di vista delle "devozioni", con nuovi santi che rimpiazzano i vecchi, non più sentiti dalla devozione popolare. Le notizie abbondano nei primi anni trenta del XVIII secolo, grazie a un maggior numero di documenti conservati, per poi scarseggiare, rendendo generici e vaghi i dati disponibili, e persino l’avvicendarsi dei parroci difficile da ricostruire. Quanto alla situazione economica, emerge che la chiesa era una delle più ricche della città: il parroco godeva infatti di una prebenda di 130 ducati, più di ogni altra chiesa salernitana.

Il 24 ottobre 1937 nasce la parrocchia dell’Immacolata a piazza San Francesco, con la dote del beneficio parrocchiale di San Pietro. Durante la seconda guerra mondiale la chiesa di San Pietro in Camerellis subisce gravi danni in seguito ai bombardamenti.

Operazione Avalanche Salerno 1943 WW2 - Rievocazione storica

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