Tra i confini del vasto territorio dell’alto Appennino pistoiese, che Corrado II confermò all’abbazia di Fontana Taona nel 1026, vi è la ecclesia S. Mamme.
La dedicazione di questa chiesa fa ritenere che la sua fondazione possa risalire al secolo VII, epoca nella quale è testimoniato nell’Italia centro settentrionale il culto per questo martire dell’Asia Minore, Mamma o Mamete, introdotto da missionari orientali.
Nel secolo XI il titolo della chiesa aveva già acquisito valore di toponimo: uno scriptum commutationis del 1086 ricorda che il vescovo Pietro aveva concesso in feudo ad un suo fidelis alcune terre poste in Sancto Mamme.
Nel secolo XIV la ecclesia S. Mamme dipendeva dalla pieve di Saturnana.
Evoluzione del Nome e del Titolo
Nel secolo XV si trova già registrata la variante del nome del santo titolare: ecclesia S. Momme de Sancto Momme. Alla metà del secolo successivo compare il nuovo santo titolare: ecclesia S. Mathei de S. Mommeo.
Con decreto del 9 Aprile 1726, emesso dal vescovo Colombino Bassi in occasione della visita pastorale, la chiesa, che allora era retta dal parroco Giovanni Morelli, fu elevata alla dignità di pieve.
Architettura e Trasformazioni
La chiesa, d’impianto medioevale (forse del secolo XIII), fu radicalmente trasformata all’esterno ed all’interno nel secolo XVIII, con l’aggiunta anche di un portico sulla facciata.
Dell’antico titolo di S. Mamma o Mamete non rimane traccia neppure nel Calendarium.

La Facciata
La facciata si differenzia nettamente dalle altre chiese della città per la forma e i contrasti impressi alle superfici. Essa è articolata in due ordini ed è tripartita da due colonne che inquadrano al primo ordine il portale sormontato da un’edicola e al secondo una “serliana”, ossia una trifora avente l’apertura centrale ad arco e le laterali con architrave.
Sulla facciata, la colonna a destra del portale è intagliata con una scanalatura “a spirale” solo nel primo quarto. Si narra che sia rimasta incompleta perché il diavolo, invidioso della bravura dello scultore, lo fece morire.
Adiacenze e Trasformazioni Storiche
Adiacente alla chiesa sorgeva il convento delle Terziarie francescane, che insediarono la loro dimora in quella che era la casa gentilizia di una gentildonna leccese. A seguito della soppressione in età napoleonica, nel 1812 la comunità religiosa dovette abbandonarla e la chiesa divenne sede parrocchiale.
Interni e Opere d'Arte
Magnifico e solenne, l’altare maggiore è una celebrazione del Barocco leccese. Attribuito allo scultore Giuseppe Cino, è stato paragonato per la finezza delle decorazioni a un “merletto” di pietra.
Nell’altare della Madonna della Luce vi è una testimonianza di arte tardo-gotica proveniente da quella chiesa: l’affresco della “Madonna con il Bambino”. Il Bambino ha in mano una rondine, simbolo della Passione e al collo un rametto di corallo, simbolo della Resurrezione.

Nel realizzare i 12 Apostoli, Placido Buffelli si invaghì tanto del suo lavoro da paragonarsi a Fidia, il più grande scultore della Grecia antica. Bisogna comunque riconoscere che fu bravo: gli Apostoli sembrano voler scendere dai loro piedistalli, per sedersi sulle panche tra i fedeli.
CARAVAGGIO - I Capolavori della Cappella Contarelli
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