Le Diverse Posizioni sul Voto ai Referendum in Italia

La Scelta del Cardinale Parolin e le Reazioni

La questione della partecipazione ai referendum ha generato un ampio dibattito nel panorama politico e religioso italiano. Un'illustre posizione in tal senso è quella del Cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato vaticano, che ha dichiarato la sua astensione dal voto. Ai giornalisti che gli chiedevano se sarebbe andato a votare ai referendum, Sua Eminenza ha risposto con un secco «No». Il Cardinale Parolin, originario di Schiavon (Vicenza), ha poi spiegato le sue motivazioni: «Da tanto tempo ormai non vado più a votare. Da quando sono in Vaticano non ho più occasione di andare su», intendendo raggiungere il seggio a casa sua.

Questa dichiarazione ha lasciato sorpresi i cronisti, soprattutto perché il giorno precedente la Conferenza Episcopale Italiana (CEI) era tornata sull'argomento con un riferimento più ecumenico «all’invito dei vescovi a un attento discernimento sui temi in oggetto: questioni del lavoro e della cittadinanza», evitando così divisioni e polemiche. La scelta di Parolin, in controtendenza con l'invito generale della CEI al discernimento, è stata oggetto di attenzione mediatica.

Ritratto del Cardinale Pietro Parolin che annuncia la sua decisione di non votare

Il Fronte del Centrodestra: Astensione e Strategie

Il centrodestra ha mostrato una linea comune orientata all'astensione dai referendum abrogativi. La premier Giorgia Meloni ha annunciato che andrà al seggio ma senza ritirare le schede, per non essere conteggiata nel quorum. Il vicepremier della Lega, Matteo Salvini, ha cambiato programma, dichiarando che non ritirerà le schede «perché sarò all’estero per lavoro», dopo aver inizialmente previsto di starsene a casa. L’altro vicepremier, Antonio Tajani di Forza Italia, è stato perentorio: «Non andrò a votare perché, come previsto dalla Costituzione, credo sia giusto non raggiungere il quorum». Come lui, il collega Luca Ciriani. Anche il capogruppo di Fratelli d’Italia al Senato, Lucio Malan, ha ribadito la linea del partito: «Non andrò a votare», paragonando la situazione alle raccomandazioni di Napolitano nel 2016 e del PD nel 2003.

Il Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ha dichiarato: «Non ho ancora deciso, credo che non andrò». Per il referendum sulla separazione delle carriere, progetto a lui caro, Nordio prevede che si terrà all'inizio del 2026. Il Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha dichiarato onestamente: «Da arbitro di un procedimento elettorale dirò solo all’ultimo cosa farò e si saprà».

Nonostante la compattezza generale, ci sono state alcune eccezioni. Noi Moderati di Maurizio Lupi ha già annunciato i suoi 5 no. Anche il governatore calabrese di Forza Italia, Roberto Occhiuto, ha affermato che affiderà 5 no alle schede: «In una regione con una partecipazione al voto così bassa, il presidente va a votare».

Referendum Sì e No - Agorà 16/02/2026

Le Divisioni nell'Opposizione e i Quesiti Referendari

Anche all'interno dell'opposizione, le posizioni sui referendum sono eterogenee, evidenziando spaccature interne. La Segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, ha promosso una linea ufficiale di supporto ai «5 Sì», definendo il referendum «un’occasione per correggere leggi che hanno danneggiato il lavoro e per modificare quelle sulla cittadinanza». Schlein ha dichiarato che «il Pd oggi è unito in questa battaglia» e che «la direzione nazionale ha approvato senza voti contrari l’appoggio pieno ai cinque quesiti».

Tuttavia, all'interno del PD non mancano i distinguo. La corrente riformista, legata all'ex segretario Matteo Renzi, ha espresso posizioni diverse, specialmente sui quesiti relativi al lavoro e al Jobs Act, che non intendono rinnegare. Il governatore dem dell’Emilia-Romagna, Michele de Pascale, ha annunciato che voterà 3 Sì (cittadinanza, jobs act e sicurezza sul lavoro) e 2 No. Gli ex ministri Lorenzo Guerini, Graziano Delrio e Marianna Madia sono della stessa linea, così come i parlamentari Filippo Sensi, Lia Quartapelle e gli eurodeputati Pina Picierno e Giorgio Gori. Questi ultimi voteranno due sì (cittadinanza e infortuni sul lavoro) e non ritireranno le tre schede restanti. Debora Serracchiani è stata accusata di aver cambiato idea su una legge che votò con convinzione quando era fedelissima di Renzi.

Il leader di Italia Viva, Matteo Renzi, ha attaccato la battaglia della CGIL contro il Jobs act, definendola «un’operazione ideologica e propagandistica», e ha annunciato di votare sì solo al quesito sulla cittadinanza. La stessa posizione è stata presa da Carlo Calenda di Azione. Anche il Movimento 5 Stelle ha invitato a votare 4 Sì sul lavoro, ma sulla cittadinanza il leader Giuseppe Conte ha lasciato libertà di scelta. +Europa di Riccardo Magi ha invitato gli elettori a votare 2 Sì (cittadinanza e sicurezza sul lavoro).

Il segretario della CGIL, Maurizio Landini, ha replicato a Renzi: «Stiamo solo chiedendo che di fronte a un licenziamento ingiusto una persona possa tornare al suo posto di lavoro». Landini ha inoltre sottolineato: «Questo referendum non è un test per la Cgil, ma una battaglia per estendere i diritti a chi non li ha» e che l'obiettivo è raggiungere il quorum.

Dibattito Pubblico e Valore della Partecipazione

Il dibattito sui referendum è stato accompagnato da appelli alla partecipazione da parte di diverse personalità. Cantanti, artisti e scrittori, da Ghali a Neri Marcorè a Carmen Llera Moravia («voterò 5 sì»), hanno invitato al voto. Il Ministro della Cultura, Alessandro Giuli, ha definito tali appelli «giusti» perché «è sempre una festa di democrazia quando si celebra un referendum», ammettendo di essere «molto contrastato» sul da farsi.

Il Consiglio dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom) ha segnalato «un’inversione di tendenza rispetto al richiamo rivolto a tutte le emittenti per garantire un’adeguata copertura informativa sui referendum» nelle ultime settimane, dall'11 al 31 maggio. Queste dinamiche riflettono la complessità e l'importanza del referendum come strumento democratico, nonostante le diverse strategie e posizioni politiche riguardo alla partecipazione e al raggiungimento del quorum.

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