Le origini e la giovinezza a Roccaporena
È la piccola borgata di Roccaporena, in Umbria, a dare i natali, molto probabilmente nel 1381, a Margherita Lotti, chiamata col diminutivo “Rita”. Figlia di Antonio e Amata Lotti, modesti contadini e pacieri, crebbe in un ambiente rurale profondamente intriso di fede. La sua nascita fu accompagnata da segni straordinari: la leggenda narra che uno sciame di api entrò e uscì dalla bocca della piccola nella culla senza pungerla. Fin da giovanissima, Rita manifestò il desiderio di consacrarsi a Dio, ma, per obbedienza ai genitori, accettò di sposare Paolo di Ferdinando di Mancino intorno al 1406.

L’esperienza del matrimonio e la prova del dolore
Il matrimonio con Paolo Mancini si rivelò una prova ardua, segnato dal carattere irascibile e violento dell’uomo. Con umiltà, preghiera e una pazienza eroica, Rita riuscì gradualmente a trasformare il coniuge, guidandolo verso una condotta più autenticamente cristiana. Dalla loro unione nacquero due figli: Giangiacomo Antonio e Paolo Maria.Tuttavia, la spirale di odio che caratterizzava le fazioni politiche dell'epoca spezzò la serenità familiare: il marito venne assassinato. Rita si trovò ad affrontare la sfida più difficile: impedire che i figli cedessero al desiderio di vendetta. In cuor suo, Rita perdonò gli uccisori, operando costantemente per la riconciliazione tra le famiglie coinvolte. Poco dopo, anche i due figli morirono precocemente, lasciandola sola ma libera di seguire la sua vocazione originaria.
La vocazione monastica e la vita agostiniana
Dopo aver superato diversi ostacoli e rifiuti, motivati anche dalla sua condizione di vedova, Rita riuscì finalmente a entrare nel Monastero delle Agostiniane di Santa Maria Maddalena a Cascia, dove rimase per circa quarant'anni. Qui, Rita si distinse come religiosa umile, zelante nella preghiera e nel lavoro. La sua vita fu un susseguirsi di penitenze e contemplazione, culminate nella ferita alla fronte, segno della sua partecipazione alla Passione di Cristo.

Il miracolo della vite e della rosa
Tra i prodigi più noti, si racconta che la badessa, per provare l’umiltà di Rita, le ordinò di innaffiare ogni giorno un legno secco. Rita obbedì con tale dedizione che l’arido legno si trasformò in una vite tutt’ora rigogliosa. Allo stesso modo, sul letto di morte, pur essendo pieno inverno, Rita chiese una rosa e dei fichi, che furono miracolosamente trovati nel suo orto, segno della bontà di Dio che accoglieva le sue pene.
Gli insegnamenti di Santa Rita per il cristiano
Santa Rita è considerata la "santa degli impossibili" non per un potere magico, ma perché ha vissuto le sfide quotidiane con la forza del Vangelo. I suoi insegnamenti, ancora oggi di straordinaria attualità, si possono riassumere in:
- Il perdono come atto di fede: Non è debolezza, ma la capacità di spezzare la catena della violenza.
- La preghiera perseverante: La vita della Santa fu un dialogo costante con Dio, capace di trasformare il dolore in offerta.
- L'amore umile: Vivere con amore le piccole incombenze quotidiane, come fece nelle occupazioni domestiche e monacali.
- La speranza cristiana: Guardare oltre la sofferenza del momento presente, confidando nella vita eterna.
Visitiamo insieme grazie a questo video il Santuario di Santa Rita da Cascia
Il culto nel mondo
Santa Rita spirò nella notte tra il 21 e il 22 maggio 1447. Il suo corpo, rimasto incorrotto, è custodito in un'urna di vetro nella Basilica di Cascia. Beatificata nel 1627 da Urbano VIII e canonizzata nel 1900 da Leone XIII, la sua figura è oggi un punto di riferimento per le famiglie, i sofferenti e chiunque si trovi in situazioni di difficoltà estrema. La celebrazione del 22 maggio, con la benedizione delle rose, richiama pellegrini da ogni continente.
| Evento | Periodo/Data |
| Nascita | 1381, Roccaporena |
| Ingresso in Monastero | 1407 |
| Morte | 22 Maggio 1447 |
| Canonizzazione | 1900 |
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