La Missione Salesiana e la Storia Cristiana in Papua Nuova Guinea

Nel corso dell’ottobre missionario, l’Ambito per le Missioni dell’Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice propone alcune esperienze e realtà missionarie. Suor Rodriguez Carmencita, attualmente a Roma in Casa Generalizia per seguire un corso di aggiornamento di Pastorale Missionaria all’Università Pontificia Salesiana (UPS), condivide la sua esperienza di missione in Papua Nuova Guinea, penisola dell’Oceania situata nella parte orientale dell'Isola di Papua.

Qui le Figlie di Maria Ausiliatrice (FMA) sono arrivate nel 2001 e la missione è affidata all’Ispettoria S. Maria D. Mazzarello delle Filippine (FIL). Attualmente sono quindici le missionarie FMA che lavorano in questa terra, chiamata "il paradiso terrestre" per la varietà di fiori, animali, montagne, fiumi, lagune e altre risorse naturali.

Mappa della Papua Nuova Guinea con evidenziate le comunità FMA

La Presenza delle Figlie di Maria Ausiliatrice

Delle quindici missionarie, nove sono Filippine, tre del Vietnam, una della Polonia e una dal Messico. Le FMA sono distribuite in tre comunità principali:

Comunità Maria Ausiliatrice, Port Moresby

La prima Comunità, Maria Ausiliatrice, si trova nella capitale Port Moresby, a East Boroko. Qui le suore sono impegnate in vari tipi di apostolato:

  • Insegnamento presso la Don Bosco Technical School dei Salesiani di Don Bosco.
  • Gestione del convitto per le giovani che studiano dai Salesiani e in altre istituzioni.
  • Oratorio festivo.
  • Formazione per i lettori della liturgia.

Recentemente, le suore hanno aperto una pasticceria per le allieve della nuova Scuola Professionale delle FMA e per le giovani mamme dei dintorni che desiderano imparare.

Comunità S. Maria D. Mazzarello, Sideia

La seconda comunità è la Comunità S. Maria D. Mazzarello a Sideia, nel sud-ovest della Papua. Le FMA collaborano con i laici nel Centro di formazione professionale Santa Anna della Diocesi. Una delle suore è l’economa dell’Istituzione e docente di amministrazione d’ufficio, mentre le altre sorelle sono insegnanti di altri corsi e seguono l’animazione pastorale degli alunni e degli insegnanti. Le FMA insegnano catechesi nella scuola elementare governativa e preparano i bambini per i sacramenti.

Altre attività apostoliche della comunità includono: l'oratorio festivo, incontri vocazionali e la collaborazione in parrocchia per ritiri spirituali con vari gruppi. Negli anni scorsi, in questa realtà, due giovani volontarie tedesche del Vides Internazionale hanno svolto un’esperienza di un anno. Alcuni anni fa, le suore hanno assistito in diversi modi i migranti del Vietnam, in carcere o ammalati.

Comunità B. Maria Troncatti, Kokopo (Rabaul)

La terza è la Comunità B. Maria Troncatti di Kokopo, Rabaul, a nord di Papua. Qui le suore svolgono attività pastorali per le ragazze in collaborazione con diverse istituzioni: insegnano il catechismo in una Scuola Primaria governativa e nella Scuola media dei Salesiani, e una FMA insegna religione nella scuola Superiore della Diocesi. Le suore hanno anche aperto l’oratorio festivo con un buon gruppo di catechiste.

Foto di gruppo delle missionarie FMA in Papua Nuova Guinea

Contesto Storico e L'Eredità della "Papua Tedesca"

Il popolo Tolai vive nella penisola di Gazzelle, nel nord-est dell’isola della Nuova Britannia in Papua Nuova Guinea. È una delle decine di etnie dell’arcipelago che circonda l’isola principale. Questo popolo è arrivato diversi secoli fa, stabilendosi nella zona più fertile di tutta la Papua Nuova Guinea. Popolo di fieri guerrieri, i Tolai avevano una struttura matriarcale e i bambini venivano educati sotto la responsabilità dello zio materno, che insegnava loro le basi di agricoltura, pesca e caccia.

Arrivo degli Europei e Colonizzazione

Il primo europeo ad arrivare in queste terre fu un navigatore olandese nel 1616, seguito dagli inglesi all’inizio del XVIII secolo, che chiamarono l’isola Nuova Britannia. Nel 1884 arrivarono i tedeschi, che presero il controllo dell’arcipelago. Questa fase coloniale è conosciuta come "Nuova Guinea Tedesca". Nel 1914, gli inglesi ritornarono dall’Australia, sconfissero i tedeschi e, nel 1919, con il trattato di Versailles, l’arcipelago divenne parte dell’Impero britannico.

L'Evangelizzazione e i Primi Missionari

I primi missionari, sia cattolici che protestanti, iniziarono a evangelizzare le isole alla fine del XVIII secolo, partendo da Sydney in Australia. La Santa Sede istituì due vicariati apostolici solo nel 1844: quello della Melanesia e quello della Micronesia, affidandoli ai missionari Maristi che stabilirono la loro base nell’isola di Woodlark e da lì raggiunsero le altre isole. Lavorarono con coraggio, ma pagarono anche un prezzo altissimo: di venti missionari inviati nella regione, sette morirono per malattie tropicali e cinque divennero totalmente invalidi.

Nel 1881, dall’Australia venne inviato padre René Lannuzel, un sacerdote associato ai Cappuccini. Nel settembre 1882 sbarcarono a Vunapope tre missionari francesi del Sacro Cuore. Nonostante le molte difficoltà (malattie, contese per la terra, restrizioni governative alla loro azione, incendi delle stazioni di missione), la missione cominciò a dare i primi frutti. I missionari, bene accolti dai Tolai, aprirono una stazione di missione a Rakunai, uno dei loro villaggi più importanti, rimanendo sorpresi dalla rapidità con cui il popolo accolse il Vangelo. Rakunai deriva da «ra kunai», che significa «campo di erba» ed è in una delle zone più fertili della regione, nonché centro di mercato per i villaggi vicini.

Peter To Rot: Il Catechista Martire della Papua Nuova Guinea

A Rakunai, troviamo la famiglia di Peter To Rot. Suo padre, Angelo To Puia, era un leader del suo clan e capo villaggio di Rakunai, mentre la madre era Maria Ia Tumul. Peter era il terzo di sei figli. Nasce probabilmente nel 1912 in una famiglia già cristiana; suo padre fu battezzato nel 1898 ed è stato uno dei primi cattolici tra i Tolai. To Puia era un capo molto rispettato, un buon padre e un ottimo cristiano, attento ai più poveri, soprattutto agli orfani che accoglieva nella sua stessa casa. Fu lui a invitare i missionari a vivere nel villaggio, a costruire una chiesa e una scuola, e fu capo della zona per circa 40 anni, morendo nel 1938.

Infanzia e Formazione

To Rot fu battezzato lo stesso anno della sua nascita e ricevette la sua formazione cristiana soprattutto dal papà. Era un ragazzo tranquillo, gentile e molto obbediente, con un rapporto profondo con il padre. A sette anni fu ammesso nella scuola primaria di Rakunai, che frequentava con regolarità. Sveglio, attento e pronto, partecipava attivamente alle lezioni. Visto il suo impegno, ricevette la Prima Comunione a circa 11 anni. Quando il missionario chiese volontari per servire la messa ogni giorno, lui fu uno dei primi a offrirsi. Il suo amore per Gesù nell’Eucarestia era il suo più intimo segreto e più grande tesoro.

Peter era un ragazzo normale e vivace, ma con un forte autocontrollo. Passata l’adolescenza, desiderò continuare gli studi. Il parroco, conoscendo il suo amore per l’Eucarestia, pensò che To Rot potesse diventare un buon prete, ma il padre ritenne fosse troppo presto. Così, nel 1930, a 18 anni, Peter entrò nel Saint Paul catechist training centre di Taliligap, un centro creato nel 1925 per tutto il vicariato della Melanesia. Qui, si distinse nello studio e approfondì la sua vita spirituale. Il corso durava tre anni, ma all’inizio del 1933, Peter, a 21 anni, fu mandato nel suo villaggio, Ranukai, per aiutare il sacerdote, data l'assenza del catechista. Servì con umiltà e dedizione, creando una profonda collaborazione con il sacerdote e mostrandosi attento ai bisogni dei ragazzi e dei più fragili.

Ritratto di Peter To Rot, primo Beato della Papua Nuova Guinea

Matrimonio e Ministero sotto l'Occupazione

L’11 novembre 1936, si sposò in chiesa con Paula Ia Varpit, di soli 16 anni, rifiutando la convivenza di prova. Dopo l’invasione giapponese del 1942, il loro amore divenne ancora più forte. Peter e Paula ebbero due figli: Andreas To Puia nel dicembre 1939 e Rufina Ia Mama nel 1942.

Dal 4 gennaio 1942, i giapponesi occuparono la Nuova Britannia, cacciando gli australiani. La cura dei cristiani ricadde totalmente sui catechisti. To Rot, pur cosciente dei rischi, si prese la responsabilità di stare vicino ai cristiani e sostenerne la fede. Continuò a guidare la preghiera domenicale, a battezzare i bambini, a formare le giovani coppie e benedire i loro matrimoni, ad aiutare i più poveri, a visitare gli ammalati e a seppellire i morti, registrando tutto nei libri della parrocchia. Visitava regolarmente anche i missionari imprigionati, portando loro cibo e vestiario.

Persecuzione e Martirio

Nel marzo 1943, con il passaggio all'amministrazione militare, i giapponesi intensificarono il controllo sui catechisti, proibendo a To Rot incontri con grandi gruppi. To Rot ottenne di poter costruire una cappella più piccola e mimetizzata. Nel marzo 1944, la situazione peggiorò ulteriormente: tutte le attività religiose furono proibite. Nonostante ciò, To Rot continuò il suo lavoro segretamente, uscendo di notte per incontrare i cristiani in piccoli gruppi, pregare, istruire, battezzare e benedire matrimoni. Portava anche l'Eucaristia agli ammalati e incoraggiava i suoi colleghi catechisti. Raccomandò prudenza e perseveranza nella preghiera ai suoi cristiani.

A giugno 1944, i giapponesi, cercando il sostegno della popolazione locale, decisero di ripristinare la poligamia, un’antica tradizione Tolai proibita dal cristianesimo. To Rot si oppose fermamente, e la sua testimonianza ebbe grande influenza sulla sua gente, mettendolo in diretto contrasto con le autorità giapponesi, in particolare con il capo della polizia, Meshida. Nel maggio 1945, To Rot fu arrestato insieme ai suoi due fratelli, dopo che una coppia rivelò di aver partecipato a matrimoni celebrati da lui. La fattoria fu perquisita, il materiale religioso distrutto e lui e i suoi fratelli picchiati. I fratelli furono condannati a un mese di prigione, Peter a due mesi.

Fu portato al campo di prigionia di Vunaiara, dove venne trattato con particolare durezza, tenuto in isolamento o mandato a lavorare in cucina. Nonostante ciò, incoraggiava la sua famiglia che lo visitava: «Non piangete. Pregate. Sono qui per una buona causa. Ne sono felice, perché sono qui in ragione della mia fede». Consapevole che sarebbe stato ucciso, non mostrò paura. Due giorni prima di morire, alla moglie incinta che gli chiedeva di abbandonare il suo ministero, rispose: «Non preoccuparti. È mio dovere morire per Dio Padre, Figlio e Spirito Santo e per la mia gente». A sua madre disse di sospettare un inganno riguardo a una presunta medicina che un medico giapponese avrebbe dovuto somministrargli.

La notte del 6 luglio, mentre gli altri prigionieri erano mandati via, due medici giapponesi, accompagnati dalla polizia indigena, somministrarono a Peter un’iniezione letale. Un ragazzo nascosto vide che gli riempirono il naso e le orecchie di cotone e gli diedero un colpo alla gola, causandone la morte. Il corpo di To Rot fu trovato il giorno dopo con chiari segni di violenza, dissipando ogni dubbio sulla causa del decesso. Fu chiaro a tutti che era stato ucciso "per quello che conosceva e per la sua religione".

Beatificazione e Canonizzazione

Nel caso di Peter To Rot, la sua santità fu chiara fin da subito. Papa Giovanni Paolo II lo dichiarò martire e beato il 17 gennaio 1995, senza bisogno di miracoli approvati. Successivamente, il 31 marzo 2025, tre settimane prima della sua scomparsa, Papa Francesco ne autorizzò la canonizzazione. La data effettiva sarà decisa da Papa Leone XIV. Peter To Rot, il primo Santo della Papua Nuova Guinea, sarà canonizzato il 19 ottobre 2025, domenica in cui si celebrerà la 99ma Giornata Missionaria Mondiale. Lo ha deciso il 13 giugno 2025, Papa Leone XIV, durante la celebrazione del suo primo Concistoro Ordinario Pubblico.

Cerimonia di beatificazione di Peter To Rot da parte di Giovanni Paolo II

L'Impronta di Papa Francesco e la Fede in Papua Nuova Guinea

«Il pontificato di Papa Francesco sta lasciando indubbiamente un’impronta molto profonda nel cuore di tutti in Papua Nuova Guinea. Un’impronta che sarà impossibile dimenticare e che passerà alla storia come una delle pagine più belle della Chiesa in questa giovane nazione», afferma ai media vaticani padre Tomás Ravaioli, sacerdote dell’Istituto del Verbo Incarnato. Argentino di Buenos Aires, in missione in Papua Nuova Guinea da quasi sedici anni, padre Tomás ha seguito in prima persona il processo di canonizzazione di Peter To Rot, ucciso nel 1945 per aver proseguito il suo apostolato nonostante il divieto imposto dai giapponesi. «To Rot è morto per difendere i valori della famiglia tradizionale. Lui aveva tre figli e una moglie, era contrario alla poligamia e la condannava fermamente. In Papua Nuova Guinea lo invocano, lo pregano e sono molto felici ed entusiasti che presto diventerà santo».

La Papua Nuova Guinea è un Paese affascinante, ricco di storia, cultura e tradizioni uniche, con il maggior numero di lingue al mondo e una cultura molto diversificata, con centinaia di gruppi etnici e tribali. Ogni tribù ha le proprie usanze, abiti, rituali e arte. Anche la sua geografia è impressionante, piena di montagne, vulcani attivi e spiagge meravigliose.

Il Cristianesimo e la Vita Missionaria

Prima dell’arrivo del cristianesimo, le tribù e le comunità della Papua Nuova Guinea praticavano religioni tradizionali, incentrate su credenze animiste e spirituali, alcune delle quali persistono ancora. Oggi, tuttavia, la maggior parte degli abitanti sono cristiani. Il cristianesimo fu introdotto dai missionari britannici, tedeschi e australiani, durante il XIX secolo. I principali rami del cristianesimo sono il cattolicesimo e varie denominazioni protestanti, comprese le chiese evangeliche e anglicane.

«La missione qua da noi è veramente affascinante», continua padre Ravaioli. «Da una parte perché si tratta di un Paese nel quale il Vangelo è arrivato poco tempo fa e quindi ci sono ancora tantissime cose da fare. Ci sono posti incontaminati, villaggi o tribù sperdute in mezzo alla foresta e che ancora non hanno sentito parlare di Gesù o che hanno sentito parlarne soltanto pochi anni fa. Noi sacerdoti veramente non ci possiamo annoiare perché abbiamo tanto lavoro da fare. Ma è anche affascinante non solo perché è un’avventura ma anche per la risposta che riceviamo dalla gente». Spesso, sacerdoti o missionari di altri luoghi, visitando le chiese affollate della Papua, scherzando si lamentano e dicono: "magari avessimo noi le chiese così affollate come le avete voi".

Si tratta di una fede molto, molto viva. Le chiese sono piene di bambini, di giovani che vengono non solo alla mensa, ma anche all’adorazione eucaristica e a confessarsi tutte le settimane. Per i sacerdoti, che sono pochi, c’è molto lavoro da fare, e nessuno si è mai lamentato o ha voluto tornare al proprio Paese; al contrario, quando un sacerdote deve tornare per motivi di salute o età, lo fa piangendo, perché «si tratta di una missione che veramente ti ruba il cuore».

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I Gesti del Pontefice

Molte sono le cose che si potrebbero dire sui gesti e le delicatezze di Papa Francesco verso questa nazione, ma padre Ravaioli ne elenca solo tre:

  1. Cura e Protezione per i Missionari: I missionari dell’Istituto del Verbo Incarnato che lavorano nella diocesi di Vanimo da quasi 30 anni si sono sentiti particolarmente curati e protetti dal suo amore paterno. Tutto è iniziato nel 2019, quando un gruppo della loro parrocchia si è recato a Roma per un pellegrinaggio. In quell’occasione, il Santo Padre li ha ricevuti in un’udienza privata e ha promesso di ricambiare la visita, venendo lui stesso nel remoto villaggio di Vanimo. Da quel momento, il Papa ha mantenuto una comunicazione costante con i missionari, preoccupandosi sia delle necessità spirituali che materiali della missione.
  2. Costruzione di una Scuola: La missione aveva due scuole elementari per i bambini dei cinque villaggi, ma mancava una scuola secondaria. Questo causava la mancanza di un futuro per molti bambini dopo la scuola elementare. Tuttavia, il sogno si è avverato quando Papa Francesco, venuto a conoscenza della situazione, si è occupato personalmente della costruzione della scuola, trovando benefattori. Quella scuola oggi è funzionante e offre speranza a migliaia di bambini.
  3. Viaggio Apostolico e Visita a Vanimo: È necessario ricordare il viaggio apostolico che Francesco ha compiuto nel Paese, un evento importante per la vita della nazione. Ha chiesto di visitare il remoto villaggio di Vanimo, dedicando un intero pomeriggio alla visita. Appena sceso dall’aereo, ha detto al sacerdote missionario che lo aveva incontrato nel 2019: «Vedi? Ho mantenuto la mia promessa. Sono qui, a visitarvi io». In questa occasione, ha visitato la missione dei padri dell’Istituto del Verbo Incarnato e ha condiviso un incontro personale con loro e con la gente della parrocchia.

Infine, il terzo gesto di Papa Francesco è stata l'autorizzazione alla canonizzazione del primo santo della Papua Nuova Guinea, annunciata il 31 marzo, rallegrando il mondo intero.

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