Con la promulgazione della lettera apostolica Desiderio Desideravi, il Santo Padre intende offrire alla Chiesa una profonda riflessione sulla celebrazione liturgica, volta a far riscoprire al popolo di Dio la bellezza sorgiva della liturgia stessa. Questo documento è un invito a prestare attenzione allo stupore suscitato dall'incontro con Cristo Risorto, che si rinnova in ogni celebrazione. È uno stimolo a ricentrare la vita di fede, ponendo l'azione liturgica a fondamento di ogni esperienza cristiana.
Il documento fornisce inoltre le coordinate per progettare e riorganizzare i percorsi di formazione liturgica per tutto il clero e il popolo di Dio, promuovendo un intreccio tra carità, catechesi e liturgia, che collochi quest'ultima alla base di ogni processo di evangelizzazione. Con questa lettera, Papa Francesco desidera raggiungere tutti, condividendo riflessioni sulla Liturgia, dimensione fondamentale per la vita della Chiesa. Sebbene il tema sia vasto, lo scritto non intende trattarlo in modo esaustivo.

Il Desiderio di Gesù e il Banchetto dell'Agnello
Il Santo Padre riprende le parole di Gesù: "Ho tanto desiderato mangiare questa Pasqua con voi, prima della mia passione" (Lc 22,15). Sebbene Pietro e Giovanni fossero stati mandati a preparare la Pasqua, l'intera creazione e la storia della salvezza sono una grande preparazione di quella Cena. Pietro e gli altri apostoli partecipano a quella mensa, inconsapevoli ma necessari, poiché ogni dono richiede qualcuno disposto a riceverlo. La sproporzione tra l'immensità del dono e la piccolezza di chi lo riceve è infinita e suscita meraviglia.
A quella Cena nessuno si è guadagnato un posto; tutti sono stati invitati, o meglio, attratti dal desiderio ardente di Gesù di mangiare quella Pasqua con loro. Egli sapeva di essere l'Agnello di quella Pasqua, la Pasqua stessa. Questa è l'assoluta novità di quella Cena, l'unica vera novità della storia, che la rende unica e "ultima", irripetibile. Il mondo ancora non lo sa, ma tutti sono invitati al banchetto di nozze dell'Agnello (Ap 19,9). Per accedervi, è necessario l'abito nuziale della fede, che proviene dall'ascolto della Sua Parola (cfr. Rm 10,17). La Chiesa lo confeziona con il candore di un tessuto lavato nel Sangue dell'Agnello (cfr. Ap 7,14).
Non dovremmo avere un attimo di riposo sapendo che non tutti hanno ancora ricevuto l'invito alla Cena, o che altri lo hanno dimenticato o smarrito nei sentieri contorti della vita umana. Papa Francesco sottolinea l'urgenza di una scelta missionaria capace di trasformare ogni cosa, affinché le consuetudini, gli stili, il linguaggio e le strutture ecclesiali diventino un canale adeguato per l'evangelizzazione del mondo attuale, piuttosto che per l'autopreservazione, come già espresso nell'Esortazione apostolica Evangelii Gaudium.
Il Desiderio di Gesù come Motore della Fede
Prima ancora della nostra risposta al Suo invito, esiste il Suo desiderio di noi. Ogni volta che partecipiamo alla Messa, la ragione principale è essere attratti dal Suo desiderio nei nostri confronti. La risposta possibile, l'ascesi più esigente, consiste nell'arrendersi al Suo amore e lasciarsi attrarre da Lui.
Il contenuto del Pane spezzato è la croce di Gesù, il Suo sacrificio in obbedienza d'amore al Padre. Senza l'ultima Cena, anticipazione rituale della Sua morte, non avremmo potuto comprendere come l'esecuzione della Sua condanna a morte potesse essere l'atto di culto perfetto e gradito al Padre. Poche ore dopo, gli Apostoli avrebbero potuto vedere nella croce di Gesù, se ne avessero sostenuto il peso, cosa significasse "corpo offerto" e "sangue versato": ed è ciò di cui facciamo memoria in ogni Eucaristia.

L'Incontro con Cristo Risorto nella Liturgia
Se fossimo giunti a Gerusalemme dopo la Pentecoste e avessimo desiderato incontrare Gesù, avremmo dovuto cercare i suoi discepoli per ascoltare le Sue parole e vedere i Suoi gesti, più vivi che mai. Non avremmo avuto altra possibilità di un incontro vero con Lui se non attraverso la comunità che celebra.
Fin da subito, la Chiesa è stata consapevole che non si trattava di una rappresentazione, per quanto sacra, della Cena del Signore. Se la Risurrezione fosse per noi un concetto astratto, se il Risorto fosse solo il ricordo di altri, anche autorevoli come gli Apostoli, e non ci fosse data la possibilità di un vero incontro con Lui, la novità del Verbo fatto carne sarebbe esaurita. Invece, l'incarnazione, oltre ad essere l'unico evento nuovo nella storia, è anche il metodo scelto dalla Santissima Trinità per aprirci la via della comunione. La Liturgia ci garantisce la possibilità di tale incontro.
Non ci serve un vago ricordo dell'ultima Cena; abbiamo bisogno di essere presenti a quella Cena, di ascoltare la Sua voce, mangiare il Suo Corpo e bere il Suo Sangue. Nell'Eucaristia e in tutti i sacramenti ci viene garantita la possibilità di incontrare il Signore Gesù e di essere raggiunti dalla potenza della Sua Pasqua. La potenza salvifica del sacrificio di Gesù, di ogni Sua parola, gesto, sguardo e sentimento, ci raggiunge nella celebrazione dei sacramenti.
I Sacramenti: Incontro con la Pasqua di Cristo
Papa Francesco si identifica con le figure bibliche che hanno incontrato Gesù: Nicodemo, la Samaritana, l'indemoniato di Cafarnao, il paralitico, la peccatrice perdonata, l'emorroissa, la figlia di Giairo, il cieco di Gerico, Zaccheo, Lazzaro, il ladrone e Pietro perdonato. Il Signore Gesù, immolato sulla croce, vive immortale con i segni della passione e continua a perdonarci, guarirci e salvarci con la potenza dei sacramenti.
Il nostro primo incontro con la Sua Pasqua è il battesimo. Non è una semplice adesione mentale o la sottoscrizione di un codice di comportamento, ma un'immersione nella Sua passione, morte, risurrezione e ascensione. Non è un gesto magico, poiché la magia è l'opposto della logica dei sacramenti, pretendendo di avere potere su Dio.

L'Acqua Battesimale: Segno della Creazione e della Rigenerazione
La preghiera di benedizione dell'acqua battesimale rivela che Dio ha creato l'acqua in vista del battesimo di ciascuno di noi. Questo pensiero ha accompagnato il Suo agire lungo la storia della salvezza: l'acqua è stata usata per rigenerare l'umanità nel diluvio, per aprire una strada di liberazione nel Mar Rosso, per consacrare il Verbo nel Giordano e, infine, mescolata con il sangue del Figlio, è stata effusa su di noi dal costato trafitto.
È in quest'acqua che siamo stati immersi per essere innestati nel Corpo di Cristo e risorgere alla vita immortale. Come ricordato dal Concilio Vaticano II, dal costato di Cristo dormiente sulla croce è scaturito il mirabile sacramento di tutta la Chiesa. Il parallelo tra il primo e il nuovo Adamo è sorprendente: come da Eva, tratta dal costato del primo Adamo, nasce la Chiesa, nuova Eva, dal costato del nuovo Adamo, addormentato nella morte, nasce la Chiesa.
La Chiesa come Sacramento della Comunione
Senza questa incorporazione nella Chiesa, non vi è alcuna possibilità di vivere la pienezza del culto a Dio. L'unico atto di culto perfetto è l'obbedienza del Figlio, la cui misura è la Sua morte in croce. L'unica possibilità di partecipare alla Sua offerta è diventare figli nel Figlio. Questo è il dono ricevuto.
Dobbiamo al Concilio Vaticano II e al movimento liturgico la riscoperta della comprensione teologica della Liturgia e della sua importanza nella vita della Chiesa. I principi generali enunciati dalla Sacrosanctum Concilium continuano ad essere fondamentali per promuovere una partecipazione piena, consapevole, attiva e fruttuosa alla celebrazione, considerata "prima e indispensabile fonte dalla quale i fedeli possono attingere il genuino spirito cristiano".

La Bellezza della Celebrazione Cristiana contro le Tentazioni
Papa Francesco invita tutta la Chiesa a riscoprire, custodire e vivere la verità e la forza della celebrazione cristiana. Desidera che la bellezza del celebrare cristiano e le sue necessarie conseguenze nella vita della Chiesa non vengano deturpate da una superficiale comprensione del suo valore o, peggio, da una sua strumentalizzazione a servizio di visioni ideologiche.
Il Pontefice mette in guardia contro la "mondanità spirituale", che si manifesta in due forme pericolose: lo gnosticismo e il pelagianesimo.
- Lo gnosticismo riduce la fede cristiana in un soggettivismo che chiude l'individuo nell'immanenza della propria ragione o dei propri sentimenti.
- Il neo-pelagianesimo annulla il valore della grazia, confidando solo nelle proprie forze e dando luogo a un elitarismo narcisista e autoritario, dove invece di evangelizzare si analizzano e classificano gli altri.
La Liturgia è l'antidoto più efficace contro questi veleni. Se lo gnosticismo ci intossica con il soggettivismo, la celebrazione liturgica ci libera dalla prigione di un'autoreferenzialità. L'azione celebrativa non appartiene al singolo, ma a Cristo-Chiesa, alla totalità dei fedeli uniti in Cristo. La Liturgia non dice "io", ma "noi", e ogni limitazione di questo "noi" è sempre demoniaca.
Se il neo-pelagianesimo ci intossica con la presunzione di una salvezza guadagnata con le nostre forze, la celebrazione liturgica ci purifica proclamando la gratuità del dono della salvezza accolta nella fede. Partecipare al sacrificio eucaristico non è una nostra conquista; l'inizio di ogni celebrazione ci ricorda chi siamo, chiedendoci di confessare il nostro peccato e invitandoci a supplicare l'intercessione dei santi.
Non abbiamo altro vanto che nella croce del Signore nostro Gesù Cristo (cfr. Gal 6,14). La Liturgia non ha nulla a che vedere con un moralismo ascetico: è il dono della Pasqua del Signore che, accolto con docilità, rinnova la nostra vita.
La Bellezza della Liturgia: Oltre l'Estetismo
Affinché l'antidoto della Liturgia sia efficace, ci viene chiesto di riscoprire ogni giorno la bellezza della verità della celebrazione cristiana, nel suo senso teologico. La continua riscoperta della bellezza della Liturgia non è la ricerca di un estetismo rituale che si compiace solo nella cura della formalità esteriore o si appaga di una scrupolosa osservanza rubricale.
Ogni aspetto del celebrare va curato: spazio, tempo, gesti, parole, oggetti, vesti, canto, musica. Ogni rubrica deve essere osservata per evitare di derubare l'assemblea di ciò che le è dovuto: il mistero pasquale celebrato nella modalità rituale stabilita dalla Chiesa.
Se venisse a mancare lo stupore per il mistero pasquale che si rende presente nella concretezza dei segni sacramentali, potremmo rischiare di essere impermeabili all'oceano di grazia che inonda ogni celebrazione. Non sono sufficienti gli sforzi per una migliore qualità della celebrazione, né un richiamo all'interiorità, poiché quest'ultima rischia di ridursi a una vuota soggettività se non accoglie la rivelazione del mistero cristiano.
L'incontro con Dio non è frutto di una ricerca interiore individuale, ma un evento donato. Possiamo incontrare Dio grazie all'incarnazione, che nell'ultima Cena arriva all'estremo di desiderare di essere mangiato da noi. Lo stupore per il mistero pasquale non è uno smarrimento di fronte a una realtà oscura o a un rito enigmatico, ma la meraviglia per il fatto che il piano salvifico di Dio ci è stato rivelato nella Pasqua di Gesù (cfr. Ef 1,3-14), la cui efficacia continua a raggiungerci nella celebrazione dei "misteri", ovvero dei sacramenti.

Appelli e Messaggi del Papa
Papa Francesco ha lodato la risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che chiede lo stop a tutti i conflitti nel mondo, auspicando che tale decisione venga attuata effettivamente e tempestivamente per il bene delle persone che soffrono. Ha espresso approvazione per la richiesta di un cessate-il-fuoco globale e immediato, sottolineando che è ora di fermare i conflitti armati e concentrarsi sulla vera battaglia delle nostre vite.
Il Pontefice ha rilanciato il messaggio di Cristo, invitando gli uomini di buona volontà a farsi piccoli, "miti e umili", a guardare agli affaticati e oppressi, da abbracciare e sfamare, come ai "costruttori della nuova umanità". Chiede inoltre alla Chiesa di vivere le opere di misericordia ed evangelizzare i poveri. Ha ricordato che la vocazione contemplativa non porta a custodire le ceneri, ma ad alimentare un fuoco che arde in modo sempre nuovo e può donare calore alla Chiesa e al mondo.
Ha inoltre sottolineato che la speranza evangelica ci dona la gioia della storia vissuta fino ad oggi, ma ci rende capaci di guardare al futuro, con le radici ricevute, preservando il carisma. La vocazione è grazia e missione, un dono gratuito e un impegno ad andare, a uscire per portare il Vangelo. Siamo chiamati alla fede testimoniale, che stringe il legame tra la vita della grazia e l'apostolato nel mondo.
Il Papa ha ricordato l'appello per un "cessate il fuoco globale e immediato in tutti gli angoli del mondo", richiamando l'attuale emergenza per il COVID-19. Ha associato il suo appello a quanti hanno accolto questa richiesta, invitando a dare seguito fermando ogni ostilità bellica, favorendo corridoi umanitari, aprendo alla diplomazia e prestando attenzione ai più vulnerabili. L'impegno congiunto contro la pandemia possa portare tutti a riconoscere il nostro bisogno di rafforzare i legami fraterni come membri dell'unica famiglia umana.
Riguardo alla parabola del seminatore, ha invitato a riconoscere il bene che cresce silenziosamente nel campo della Chiesa e della storia, coltivandolo fino alla maturazione. Ha sottolineato che Gesù è venuto a cercare i peccatori più che i giusti, a curare i malati prima ancora dei sani, e anche l'azione dei suoi discepoli deve essere rivolta non a sopprimere i malvagi, ma a salvarli.
Papa Francesco ha richiamato l'attenzione sulla necessità di "togliere la pietra" dal cuore, identificandola con l'ipocrisia, la critica distruttiva, l'offesa, la calunnia e l'emarginazione del povero. Ha affermato che Dio non ci ha creati per la tomba, ma per la vita, bella, buona, gioiosa. La risurrezione di Lazzaro testimonia la rigenerazione nel credente mediante il Battesimo, con l'inserimento nel Mistero Pasquale di Cristo.
Nell'Esortazione apostolica Evangelii Gaudium, il Papa invita a recuperare la freschezza originale del Vangelo, trovando nuove strade e metodi creativi. L'appello è a "uscire dalla propria comodità e avere il coraggio di raggiungere tutte le periferie che hanno bisogno della luce del Vangelo". Si tratta di una conversione pastorale e missionaria, che spinge a porsi in uno "stato permanente di missione".
Papa Francesco ha denunciato l'attuale sistema economico come "ingiusto alla radice", affermando che "questa economia uccide". Ha evidenziato la cultura dello "scarto", dove gli esclusi non sono più "sfruttati" ma "rifiuti". Ha denunciato la "nuova tirannia invisibile" di un "mercato divinizzato" dove regnano speculazione finanziaria, corruzione e evasione fiscale egoista.
Il Pontefice ha sottolineato la necessità di adeguare il modo di comunicare il messaggio evangelico alle mutate circostanze e ai rapidi cambiamenti del linguaggio, evitando il rischio che la sostanza dell'annuncio giunga distorta. La Chiesa deve essere aperta a tutti, e tutti devono poter partecipare alla vita ecclesiale, in particolare ai Sacramenti. L'Eucaristia non è un premio per i perfetti, ma un generoso rimedio e un alimento per i deboli.
È stata ribadita la "connessione inseparabile tra la nostra fede e i poveri". Il Papa ha denunciato la "mondanità spirituale", che si nasconde dietro apparenze di religiosità, ma consiste nel cercare la gloria umana e il benessere personale al posto della gloria del Signore. Questa mondanità si esprime nel fascino dello gnosticismo e nel neo-pelagianesimo autoreferenziale.
Recita della Preghiera dell'Angelus guidata da Papa Francesco - 23/10/2022.
Il Pontefice ha evidenziato l'indispensabile apporto della donna nella società e la necessità di allargare gli spazi per una presenza femminile più incisiva nella Chiesa, garantendo la loro partecipazione nei luoghi decisionali. Ha inoltre sottolineato l'importanza di un maggiore protagonismo dei giovani e ha affrontato il tema della scarsità di vocazioni al sacerdozio e alla vita consacrata, spesso dovuta all'assenza di un fervore apostolico contagioso nelle comunità.
Infine, Papa Francesco ha esortato a non avere paura di rivedere consuetudini della Chiesa non direttamente legate al nucleo del Vangelo. La Chiesa è chiamata ad essere sempre la casa aperta del Padre, con le porte aperte, anche quelle dei Sacramenti. Il Pontefice ha incoraggiato il carisma dei teologi, invitandoli ad avere a cuore la finalità evangelizzatrice della Chiesa e a non accontentarsi di una teologia da tavolino.