Il legame di Papa Francesco con Santa Teresa di Lisieux, affettuosamente chiamata "Teresina", è una delle devozioni più significative del suo pontificato, caratterizzata da una profonda fiducia e dalla ricerca di segni della sua intercessione. Questo rapporto speciale si manifesta non solo nella vita personale del Pontefice, ma anche nel suo magistero, dove la "piccola via" della santa carmelitana diventa un modello universale di santità.
La Devozione del Papa a Santa Teresa di Lisieux
Un Segno Costante di Intercessione
Il Papa ha sempre testimoniato una vicinanza particolare a Santa Teresa. Racconta che in momenti di preoccupazione o difficoltà, si rivolge a lei chiedendole "non di risolverlo, ma di prenderlo in mano e aiutarmi ad accettarlo", ricevendo spesso come risposta il "fiore", simbolo della santa. Questa esperienza si è ripetuta in molteplici occasioni, anche durante i suoi ultimi Esercizi Spirituali, dove, pur non avendo ancora formulato la sua preghiera, Santa Teresa gli aveva già risposto, suggerendo di avere fiducia. Questo, per il Pontefice, è il modo di agire di Dio: Teresa risponde prima ancora che si domandi.
Un vaso pieno di rose bianche era presente nella biblioteca dell’allora arcivescovo di Buenos Aires, Jorge Mario Bergoglio, davanti a una foto della mistica carmelitana. Una rosa bianca fresca era sempre su un tavolino di marmo, fuori dal suo appartamento privato a Santa Marta, simbolo del suo legame con "Teresina". Anche durante i ricoveri ospedalieri, come quello al Gemelli, una rosa bianca confezionata, proveniente dalla casa di Lisieux, giaceva sul suo comodino, un segno che Teresa lo ha accompagnato fino agli ultimi istanti della vita.
Incontri e Testimonianze Personali
Papa Francesco ha condiviso la sua esperienza con Santa Teresa in diverse occasioni. Ha raccontato di come, dopo una celebrazione a Santa Marta, abbia chiesto a un vescovo di recitare la preghiera a Santa Teresa, perché "Teresa ci accompagna al di là delle nostre attese". In un incontro privato con un vescovo, il Papa gli ha mostrato il suo appartamento semplice, le reliquie di Santa Teresa e dei suoi genitori poste a fianco della sua scrivania. Hanno recitato insieme la preghiera e il Papa gli ha detto: "Affidati a s. Teresa, ti fa bene", aggiungendo che la santa "usa dei mezzi semplici, meno che ordinari, per fare delle cose straordinarie", alla maniera di Cristo che con la croce, che è "niente", ha operato la salvezza del mondo. Teresa, ha sottolineato il Papa, è "diretta, efficace e rapida".
In quell'occasione, il Papa ha anche espresso il desiderio di canonizzare i genitori di Santa Teresa in occasione del Sinodo sulla famiglia e ha chiesto al vescovo di pregare per l'intercessione di Santa Teresa per la sua diocesi e per lui stesso. Il vescovo ha risposto che Teresa aveva già fatto un miracolo per lui conducendolo nello studio privato del Papa, cosa a cui mai avrebbe pensato, e il Papa ha riso, dicendo che avrebbe visto meraviglie di Dio più grandi.

La "Piccola Via" di Santa Teresa nel Magistero di Francesco
Semplicità, Fiducia e Abbandono
Nel corso del suo pontificato, Papa Francesco ha evidenziato come la spiritualità di Santa Teresa di Lisieux, conosciuta come la "piccola via", offra un modello di santità accessibile a tutti. La giovane suora carmelitana ha lasciato le sue memorie e riflessioni raccolte nei diari, pubblicati dopo la sua morte con il titolo "Storia di un’anima", un classico della spiritualità cristiana.
Nell'esortazione apostolica "C'est la confiance", Papa Francesco definisce Santa Teresa di Lisieux "aria fresca" per la Chiesa, un tesoro ancora da scoprire. Egli scrive: "In un tempo che invita a chiudersi nei propri interessi, Teresina ci mostra la bellezza di fare della vita un dono. In un momento nel quale prevalgono i bisogni più superficiali, lei è testimone della radicalità evangelica. In un tempo di individualismo, lei ci fa scoprire il valore dell’amore che diventa intercessione. In un momento nel quale l’essere umano è ossessionato dalla grandezza e da nuove forme di potere, lei indica la via della piccolezza. In un tempo nel quale si scartano tanti esseri umani, lei ci insegna la bellezza della cura, di farsi carico dell’altro. In un momento di complessità, lei può aiutarci a riscoprire la semplicità, il primato assoluto dell’amore, della fiducia e dell’abbandono, superando una logica legalista ed eticista che riempie la vita cristiana di obblighi e precetti e congela la gioia del Vangelo."
Le parole di Santa Teresa, amata anche da non cristiani e non credenti, e riconosciuta dall'UNESCO tra le figure più significative per l'umanità contemporanea, "dicono tutto, sintetizzano il genio della sua spiritualità e sarebbero sufficienti per giustificare che sia stata dichiarata Dottore della Chiesa" nel 1997 da San Giovanni Paolo II.
La "piccola via", la via della fiducia e dell'amore, conosciuta anche come la via dell'infanzia spirituale, è per il Papa "una delle scoperte più importanti di Teresina", che la santa descrive così: "Nonostante la mia piccolezza, posso aspirare alla santità. Farmi diversa da quel che sono, più grande, mi è impossibile: mi devo sopportare per quello che sono con tutte le mie imperfezioni; ma voglio cercare di andare in Cielo per una piccola via bella dritta, molto corta, una piccola via tutta nuova." È la "dolce via dell’Amore", aperta da Gesù ai piccoli e ai poveri, a tutti.
Oltre il Pelagianesimo: Il Primato della Grazia
Di fronte a un'idea pelagiana di santità, individualista ed eticista, più ascetica che mistica, che mette l'enfasi principale sullo sforzo umano, Teresa sottolinea sempre il primato dell'azione di Dio, nella sua grazia. La fiducia piena, che diventa abbandono nell'Amore, ci libera dai calcoli ossessivi, dalla costante preoccupazione per il futuro, dai timori che tolgono la pace. Anche nella grande "prova contro la fede", che cominciò nella Pasqua del 1896, durante l'ultima fase della sua vita, l'abbandono fiducioso alla misericordia divina non abbandona Teresa, ed anzi è ciò che le permette di vincere il suo combattimento spirituale che, in piena temperie ateistica, le aveva fatto sperimentare "la disperazione, il vuoto del nulla".
Già prima del suo ingresso nel Carmelo, Teresa aveva sperimentato una singolare fraternità spirituale con una persona tra le più disperate, il criminale Henri Panzini. Offrendo la Messa per lui e pregando con totale fiducia per la sua salvezza, lei è sicura di metterlo in contatto con il Sangue di Gesù e non dubita che nel momento finale Dio lo perdonerà, anche senza confessione né segno di pentimento. Il messaggio di Santa Teresa di Gesù Bambino è "aria fresca" per la Chiesa.
La Santità Universale nel Pensiero di Papa Francesco
Santi, Non Supereroi
Fin dai primi passi dopo l’elezione alla Cattedra di Pietro, Francesco si è soffermato sulla santità nella Chiesa, tracciando un profilo di ciò che contraddistingue l’essere Santi e indicando cosa un Santo non è. Il 2 ottobre del 2013, in un'udienza generale, ha sottolineato che la Chiesa "a tutti offre la possibilità di percorrere la strada della santità, che è la strada del cristiano" verso l’incontro con Gesù. La Chiesa, osserva, "non rifiuta i peccatori", li accoglie e invita loro a lasciarsi "contagiare dalla santità di Dio". Citando lo scrittore francese Léon Bloy, il Papa ha ricordato che "c’è solo una tristezza nella vita, quella di non essere santi".
I Santi, ha ribadito il Papa, "non sono superuomini, né sono nati perfetti". Essi "sono come noi, come ognuno di noi", hanno vissuto "una vita normale", ma hanno "conosciuto l’amore di Dio" e lo hanno "seguito con tutto il cuore, senza condizioni e ipocrisie". La santità si riconosce dalla gioia nel cuore e dalla capacità di trasmetterla agli altri, in contrapposizione a quella "faccia da funerale" che, lo dice tante volte, hanno alcuni cristiani che non vivono bene la loro fede.
La voce del Papa - Papa Francesco e la Santità -
Umiltà e Testimonianza
Altra caratteristica dei Santi è l’umiltà. Nell’omelia mattutina a Casa Santa Marta del 9 maggio 2014, Francesco, soffermandosi sulla figura di San Giovanni Paolo II, ha osservato che "il grande atleta di Dio" finisce "annientato dalla malattia. Umiliato come Gesù". La testimonianza di Karol Wojtyla mostra che la regola della santità "è diminuire perché il Signore cresca" e per questo occorre "la nostra umiliazione". Nulla di più lontano dunque dall’immagine di persone con "superpoteri". La differenza tra gli eroi e i Santi, ha spiegato ancora, "è la testimonianza, l’imitazione di Gesù Cristo: andare sulla via di Gesù".
La Vocazione Universale alla Santità
Il tema dell’"universale vocazione alla santità" è particolarmente a cuore a Jorge Mario Bergoglio. A questo ha dedicato l’udienza generale del 19 novembre 2014, sottolineando che "tutti i cristiani, in quanto battezzati, hanno uguale dignità davanti al Signore e sono accomunati dalla stessa vocazione che è quella alla santità". Questa, afferma il Papa, "è un dono che viene offerto a tutti, nessuno escluso, per cui costituisce il carattere distintivo di ogni cristiano". E aggiunge che "per essere Santi, non bisogna per forza essere vescovi, preti o religiosi", ma "tutti siamo chiamati a diventare Santi".
Francesco mette in guardia da un’idea dei Santi con "la faccia da immaginetta". È qualcosa di molto più profondo e alimentato da gesti, "tanti piccoli passi", che ognuno può compiere laddove vive e lavora. "Ogni stato di vita - è la sua esortazione - porta alla santità, sempre!".
Peccati e Perdono nel Cammino di Santità
Nel 2016, il Papa è tornato più volte sul tema nelle Messe a Casa Santa Marta. Il 19 gennaio, incentrando l’omelia su Davide, ha annotato che anche nella vita dei Santi ci sono tentazioni e peccati. La vita del re d’Israele è eloquente al riguardo: Santo e peccatore. Aveva i suoi peccati, "è stato anche un assassino", ma alla fine li riconosce e chiede perdono. Una storia, conclude il Papa, che fa pensare che "non c’è alcun Santo senza passato, neppure alcun peccatore senza futuro". Il 24 maggio ha avvertito che la santità "non si può comprare e non si vende". È un dono da accogliere, un dono e un cammino. "La santità - sottolinea Francesco - è un cammino alla presenza di Dio" e "non può farlo un altro nel mio nome". È "un cammino che si deve fare con coraggio, con la speranza e con la disponibilità di ricevere questa grazia".
I Santi sono anche "testimoni e compagni di speranza". Il Papa ne ha parlato nell’udienza generale del 21 giugno 2017, sottolineando che per essere Santi "non bisogna pregare tutta la giornata". La santità è anche "nella malattia e nella sofferenza", nel lavoro e "nel custodire i figli". "Che il Signore ci dia la speranza di essere Santi - è la sua invocazione - e non pensiamo che è una cosa difficile, che è più facile essere delinquenti che Santi! No. Si può essere Santi perché ci aiuta il Signore".
La Santità come Offerta della Vita
Significativamente, Papa Francesco ha aperto la via alla Beatificazione anche a chi, spinto dalla carità, ha offerto eroicamente la propria vita per il prossimo. Lo ha fatto con un Motu proprio, intitolato Maiorem hac dilectionem, pubblicato nel luglio del 2017, che inizia con le parole di Gesù tratte dal Vangelo di Giovanni: "Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici".
Il Papa e San Francesco d'Assisi: L'ispirazione per il Pontificato
Un Nome, Un Programma
Papa Francesco, al secolo Jorge Mario Bergoglio, ha assunto il nome di Francesco in onore di San Francesco d'Assisi, un santo che ha profondamente ispirato il suo magistero sulla custodia del creato, la pace e la fraternità universale. Nel suo primo incontro con i giornalisti dopo l'elezione, ha raccontato che l'idea di scegliere questo nome gli è venuta dalla reazione del cardinale Claudio Hummes, che gli ha abbracciato e detto: "Non dimenticarti dei poveri". Questo lo ha fatto pensare alla povertà, alle guerre, a San Francesco d'Assisi, e ha così deciso di chiamarsi come lui.
Un libro postumo di Papa Francesco, intitolato "Il mio san Francesco", disponibile dal 18 settembre, svela in profondità il suo personale rapporto con il Santo di Assisi. In un colloquio fraterno e intimo avvenuto negli ultimi mesi del 2024 tra il card. Marcello Semeraro e il Papa, Bergoglio ha reso testimonianza dei molti doni che il Signore gli ha fatto, descrivendo intuizioni nel suo cammino di fede e raccontando passaggi difficili della sua esistenza, riletti proprio alla luce di ciò che il "piccolo" Santo di Assisi gli ha insegnato. Nel dialogo, il Papa sembra "riasaporare le tracce benedette che l’esempio di san Francesco aveva lasciato nel suo animo, aiutandolo a essere un po’ come lui, tanto grato al Signore e desideroso di scoprirlo presente nei poveri, di volergli bene in chi soffre ed è solo".
La Preghiera di San Francesco e la Quotidianità della Fede
Pensando alla preghiera di San Francesco, il Papa ha evocato le sue lacrime e il suo gridare, sottolineando la dimensione affettiva profonda della sua relazione con Gesù, non un'idea o una teoria, ma un legame di passione e amore. Ha confessato di sentire a volte la fatica di molti nell'essere fedele alla preghiera quando ci sono molte cose da fare. In queste situazioni, ha imparato a fare tesoro anche dei brevi momenti e dei piccoli spazi, riconoscendo che per pregare non sempre c'è bisogno di un luogo speciale o di tempi lunghi.