I Consigli di Papa Francesco ai Sacerdoti per un Ministero Vicino e Misericordioso

Da quando è diventato Pontefice il 13 marzo 2013, Papa Francesco non ha mai smesso di promuovere una Chiesa in uscita e di invitare i sacerdoti a “sporcarsi le mani”, essere uno con le comunità e farsi custodi di gioia. In dieci anni di pontificato, attraverso omelie e discorsi, Jorge Mario Bergoglio ha delineato in modo chiaro il profilo del sacerdote, offrendo riflessioni profonde sull'identità e la missione del prete nella Chiesa di oggi.

Ritratto di Papa Francesco con sacerdoti, con enfasi sulla vicinanza e l'ascolto

Il Profilo del Sacerdote Secondo Papa Francesco

Papa Francesco vede il sacerdozio come un dono che Dio fa ad alcuni uomini, e che questi devono poi donare a tutti gli altri, tenendo sempre gli occhi fissi su Gesù e prendendo come modello e riferimento Cristo, il Buon Pastore. Fin dall’inizio del suo pontificato, Francesco ha parlato dei sacerdoti ai sacerdoti, delineando le caratteristiche del «buon sacerdote».

Un Pastore con l'Odore delle Pecore

Già il 28 marzo 2013, presiedendo la Messa del Crisma, il Santo Padre invitava i sacerdoti a uscire, andare nelle «“periferie” dove c’è sofferenza, c’è sangue versato, c’è cecità che desidera vedere, ci sono prigionieri di tanti cattivi padroni». Il sacerdote che «esce poco da sé, che unge poco [...] si perde il meglio del nostro popolo, quello che è capace di attivare la parte più profonda del suo cuore presbiterale. Chi non esce da sé, invece di essere mediatore, diventa a poco a poco un intermediario, un gestore». Da qui la celebre conclusione, ripetuta in tante occasioni: «Questo io vi chiedo: siate pastori con “l’odore delle pecore”, che si senta quello». La gioia sacerdotale, spiega il Papa, «fluisce solo quando il pastore sta in mezzo al suo gregge e per questo è una “gioia custodita” da questo stesso gregge». È un pastore che «non è un ragioniere dello spirito, ma un buon Samaritano in cerca di chi ha bisogno. È un pastore, non un ispettore del gregge, e si dedica alla missione non al cinquanta o al sessanta per cento, ma con tutto sé stesso».

Ministro di Misericordia e Compassione

Il sacerdote deve essere un ministro di misericordia e compassione, ostinato nel bene e vero «apostolo della gioia». Con sguardo amorevole e cuore di padre accoglie, include e, quando deve correggere, è sempre per avvicinare; nessuno disprezza, ma per tutti è pronto a sporcarsi le mani. Il Buon Pastore non conosce i guanti. Ministro della comunione che celebra e che vive, non si aspetta i saluti e i complimenti degli altri, ma per primo offre la mano, rigettando i pettegolezzi, i giudizi e i veleni. Con pazienza ascolta i problemi e accompagna i passi delle persone, elargendo il perdono divino con generosa compassione. Non sgrida chi lascia o smarrisce la strada, ma è sempre pronto a reinserire e a comporre le liti. Il Pontefice esorta i sacerdoti: «Abbiate quella capacità di perdono che ha avuto il Signore, che non è venuto a condannare, ma a perdonare! Abbiate misericordia, tanta!»

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Contro il Carrierismo e la Vanità

Papa Francesco esorta i sacerdoti a non cedere al carrierismo, alla vanità, alla seduzione del denaro. Un sacerdote non deve fare «il pavone», né indugiare al chiacchiericcio, né pensare alla carriera. «È brutto un sacerdote che vive per piacere a sé stesso, che “fa il pavone”!». Il Papa avverte: «Per favore, allontanatevi dalla vanità, dall’orgoglio dei soldi. Il diavolo entra “dalle tasche”. Pensate questo. Siate poveri, come povero è il santo popolo fedele di Dio. Poveri che amano i poveri. Non siate arrampicatori. [...] Quando un sacerdote inizia a fare l’imprenditore, [...] perde quella vicinanza al popolo, perde quella povertà che lo rende simile a Cristo povero e crocifisso, e diventa l’imprenditore, il sacerdote imprenditore e non il servitore».

Anche i sacerdoti anziani e malati sono «protagonisti attivi nelle comunità», «portatori di sogni carichi di memoria e per questo importantissimi per le giovani generazioni». Papa Francesco fa riferimento a Simeone e ad Anna: «Proprio quando sono anziani il Vangelo entra pienamente nella loro vita e, prendendo fra le braccia Gesù, annunciano a tutti la rivoluzione della tenerezza». Anche chi è malato «vive un privilegio: quello di assomigliare a Gesù che soffre e portare la croce proprio come Lui».

Le "Quattro Vicinanze" e lo Stile di Dio

Nel febbraio 2022, aprendo i lavori del simposio “Per una teologia fondamentale del sacerdozio”, Papa Francesco ha indicato le «quattro vicinanze» come strumenti concreti per il ministero sacerdotale, che «seguono lo stile di Dio»: la vicinanza a Dio, al vescovo, tra i presbiteri e al popolo.

Davanti alla tentazione di chiuderci in discorsi e discussioni interminabili sulla teologia del sacerdozio, il Signore offre ai sacerdoti le coordinate per riconoscere e mantenere vivo l’ardore per la missione: vicinanza, che è compassionevole e tenera, vicinanza a Dio, al vescovo, ai fratelli presbiteri e al popolo che è stato loro affidato. Vicinanza con lo stile di Dio, che è vicino con compassione e tenerezza.

Vicinanza a Dio

La relazione con Dio è il fondamento di ogni ministero. Il sacerdote è chiamato a una vita di preghiera costante, sapendo che da essa scaturisce la forza per la missione.

Vicinanza al Vescovo e ai Fratelli Presbiteri

È fondamentale coltivare legami di fraternità e di amicizia nel presbiterio e con il proprio vescovo, sostenendosi a vicenda, curando colui che è malato, cercando chi si è isolato, incoraggiando e imparando la saggezza dall’anziano, condividendo i beni, sapendo ridere e piangere insieme. «Non trascuriamo mai la fraternità sacerdotale!», raccomanda il Papa.

Vicinanza al Popolo

Il sacerdote deve essere immerso nel popolo, vicino ai dolori e alle gioie della gente, così da evitare il rischio di “staccarsi dalla realtà” o “sentirsi onnipotenti”, radice, questa, di ogni forma di abuso. Questa appartenenza al popolo «custodisce», «sostiene nelle fatiche», «accompagna nelle ansie pastorali» e «preserva dal rischio di staccarci dalla realtà».

La Lettera di Papa Francesco ai Sacerdoti: Dolore, Gratitudine, Coraggio

In occasione del 160° anniversario della morte del santo Curato d'Ars, il Papa ha scritto una lettera ai presbiteri, nella quale ringrazia per la loro dedizione e affronta i tempi difficili che la Chiesa sta vivendo, invitando a una rinnovata gioia sacerdotale. La lettera è strutturata attorno a tre parole chiave: dolore, gratitudine e coraggio.

Illustrazione allegorica della Chiesa in purificazione

Il Dolore delle Vittime e la Purificazione Ecclesiale

Papa Francesco riconosce il «grido, spesso silenzioso e costretto al silenzio, dei nostri fratelli, vittime di abusi di potere, di coscienza e sessuali da parte di ministri ordinati». Questo è un tempo di sofferenza per le vittime, le loro famiglie e tutto il Popolo di Dio. La Chiesa è fortemente impegnata nell'attuazione delle riforme necessarie per dare impulso, dalla radice, ad una cultura basata sulla cura pastorale. Molti sacerdoti hanno manifestato indignazione e impotenza. Senza negare il danno causato da alcuni, il Papa ringrazia i tanti sacerdoti che, in maniera costante e integra, offrono tutto ciò che sono e hanno per il bene degli altri, portando avanti una paternità spirituale che sa piangere con coloro che piangono. Il Pontefice è convinto che i tempi della purificazione ecclesiale renderanno la Chiesa «più gioiosa e semplice e, in un futuro non troppo lontano, saranno molto fruttuosi».

La Gratitudine per la Vocazione e la Fedeltà

La vocazione è risposta a una chiamata gratuita del Signore. Papa Francesco invita a tornare ai «momenti luminosi in cui abbiamo sperimentato la chiamata del Signore a consacrare tutta la nostra vita al suo servizio», quella che chiama «la memoria deuteronomica della vocazione». Esprime gratitudine per la fedeltà dei sacerdoti agli impegni assunti, per la gioia con cui sanno donare la loro vita e per lo sforzo di rafforzare i legami di fraternità. Ringrazia per la perseveranza nell’impegno pastorale e per la celebrazione quotidiana dell'Eucaristia e del sacramento della riconciliazione con misericordia, «senza rigorismi né lassismi». Unge e annuncia a tutti il Vangelo di Gesù Cristo e accoglie quanti sono caduti, curando le loro ferite con tenerezza e compassione, riflettendo il cuore del pastore che ha imparato il gusto spirituale di sentirsi uno con il suo popolo.

Il Coraggio Sacerdotale di Fronte alle Sfide

Di fronte a esperienze dolorose, tutti abbiamo bisogno di conforto e incoraggiamento. La missione non implica di essere immuni dalla sofferenza, ma chiede di affrontarli e assumerli per lasciare che il Signore li trasformi. Un buon test per sapere come si trova il cuore di pastore è chiedersi come si affronta il dolore. Il Papa esorta a non scoraggiarsi, ricordando che il Signore «sta purificando la sua Sposa e ci sta convertendo tutti a sé».

Le "Dieci Cose" Proposte ai Sacerdoti Secondo Diego Fares

Il gesuita argentino Diego Fares, in "Dieci cose che papa Francesco propone ai sacerdoti" (Ancora editrice), raccoglie e commenta dieci raccomandazioni pratiche e spirituali che il Pontefice rivolge ai sacerdoti. Queste proposte mirano a migliorare il ministero sacerdotale e il rapporto con le comunità di fedeli. Il Papa stesso, nelle brevi parole di ringraziamento iniziale al libro, sottolinea il fulcro costituito dal «non perdere lo zelo apostolico», che si riferisce a qualcosa che si possiede già e che ogni prete è chiamato a sua volta a donare. Il risultato è una sorta di breve «decalogo» che nelle intenzioni dell’autore dovrebbe costituire un aiuto per «allargare il cuore in un movimento che va dalla contemplazione all’azione».

Non Perdere la Preghiera

«Non perdete la preghiera. Pregate come potete, e se vi addormentate davanti al tabernacolo, benedetto sia. Ma pregate. Non perdete questo». Il Papa parla di «avere coraggio nella preghiera», perché il coraggio apostolico nasce nella preghiera. Il tabernacolo è un luogo freddo e silenzioso, ma è lì che si trova la sorgente.

Non Perdere il Lasciarsi Guardare dalla Madonna

«Non perdete il lasciarvi guardare dalla Madonna e il guardarla come Madre». Per Francesco, la Vergine è sempre stata ed è fondamentalmente Madre, e accompagna i sacerdoti nella loro storia.

Non Perdere lo Zelo Apostolico

«Non perdete lo zelo (apostolico), cercate di fare…». La preghiera che il Papa raccomanda non è quella della vita contemplativa, ma quella della vita attiva, che porta alla vicinanza, disponibilità e prontezza a occuparsi dell’altro. L'amore per tutti richiede abnegazione, per avvicinarsi di più dove questo impulso non scaturisce spontaneo.

Non Perdere il Senso dell'Umorismo

«E anche, mi permetto di dirvi, non perdete il senso dell’umorismo». Questa è una grazia che solleva, fa vedere il provvisorio della vita e permette di prendere le cose con uno spirito di anima redenta.

L'Atteggiamento Giusto in Confessionale

«Aiutiamo a illuminare lo spazio della coscienza personale con l’amore infinito di Dio (cf 1Gv 3,20)». Questo significa sedersi in confessionale con l’atteggiamento giusto di chi è inviato ad aiutare le anime che cercano il perdono sacramentale di Dio, senza chiedere cose evidenti, sapendo che chi si avvicina al confessionale è perché è pentito.

Parlare al Cuore della Gente (L'Omelia)

«Non è facile parlare al popolo di Dio con il cuore. Non basta avere buone intenzioni». L’omelia costituisce l’apice del dialogo tra Dio e il suo popolo, prima della comunione sacramentale. Il Signore si compiace di parlare col suo popolo, e ai predicatori tocca far percepire questo piacere del Signore alla gente. Un buon sacerdote si riconosce «da come viene unto il suo popolo; questa è una prova chiara. Quando la nostra gente viene unta con olio di gioia lo si nota: per esempio, quando esce dalla Messa con il volto di chi ha ricevuto una buona notizia».

Porgere la Spalla e Metterci il Cuore

«Quando si porge la spalla - quella spalla che sta vicina al cuore, così vicina che il peso si avverte direttamente - si trova il proprio posto nella vita. Francesco è di quelle persone che “ti porgono” sempre la spalla perché ci mettono il cuore». L’agire col cuore rappresenta la consapevolezza della grandezza del dono della vocazione sacerdotale, un dono che non disconosce la debolezza umana, ma la vivifica e la rinforza attraverso la grazia. «L’unzione è una questione di cuore».

Aiutare a Discernere il Bene

Solo così sarà possibile per un prete aiutare (e accompagnare!) le persone al discernimento quotidiano verso il bene, pur senza essere specialisti, ma sempre nella convinzione della necessità di una «morale della situazione». Il discernimento è aprirsi affinché Gesù sia Signore della nostra vita concreta, e questo richiede di fare propria la verità che per discernere o accompagnare un discernimento si dovrà prendersi tempo.

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Formazione Permanente e le Tre "Strade" per Ravvivare il Dono

In un convegno internazionale sulla formazione permanente dei sacerdoti, il Papa ha indicato tre «strade» per «ravvivare il dono ricevuto», quello del sacerdozio: la gioia del Vangelo, l’appartenenza al popolo e la generatività del servizio.

La Gioia del Vangelo

La gioia nasce dalla consapevolezza di essere «amati da Dio». Questo libera dalla tristezza dell’individualismo e dal rischio di una vita senza significato, senza amore e senza speranza. I sacerdoti devono essere testimoni prima che maestri, testimoni dell’amore di Dio. «Solo accogliendo e custodendo la gioia del Vangelo, possiamo portare questa gioia agli altri». È necessaria una formazione umana integrale, perché l’essere discepoli del Signore «non è un travestimento religioso, ma è uno stile di vita», che richiede la cura della propria umanità, evitando il rischio di diventare un sacerdote «mondano», «amaro», o uno «zitellone». Un buon sacerdote «è incapace di giocare con i bambini, ha perso».

L'Appartenenza al Popolo di Dio

«Discepoli missionari si può essere solo insieme». I sacerdoti possono vivere bene il ministero sacerdotale solo immersi nel popolo sacerdotale, dal quale provengono. Questa appartenenza al popolo «custodisce», «sostiene nelle fatiche» e «preserva dal rischio di staccarci dalla realtà e di sentirci onnipotenti», che è «la radice di ogni forma di abuso». La formazione sacerdotale deve essere arricchita dall’«apporto del popolo di Dio», senza dimenticare i poveri e i sofferenti. Il Papa chiede un «esercizio di sinodalità»: camminare insieme, il prete sempre con il popolo, ma anche insieme al vescovo e al presbiterio. «Ricordati delle tue radici, della tua storia, della storia della tua famiglia, della storia del tuo popolo. Il sacerdote non nasce in una generazione spontanea. O è del popolo di Dio o è un ‘aristocrate’ che finisce nevrotico».

La Generatività del Servizio

«Servire è il distintivo dei ministri di Cristo». Formare i sacerdoti significa servirli, servire la loro vita, incoraggiare il loro percorso, aiutarli nel discernimento, accompagnarli nelle difficoltà e sostenerli nelle sfide pastorali. Il prete così formato, a sua volta, si mette a servizio del popolo di Dio, è vicino alla gente e si fa carico di tutti, diventando «padri e madri per coloro che ci sono affidati». Questo è il segreto di una pastorale generativa: non una pastorale in cui i sacerdoti sono al centro, ma una che genera figlie e figli alla vita nuova, portando l’acqua viva del Vangelo nel terreno del cuore umano e del tempo presente.

L'Importanza della Misericordia nel Sacramento della Riconciliazione

Distaccandosi dal testo scritto, il Papa si è soffermato sull'aspetto fondamentale della confessione: «Per favore, non stancatevi di essere misericordiosi. Perdonate sempre. Quando la gente viene a confessarsi, viene a chiedere il perdono e non a sentire una classe di teologia o delle penitenze. Siate misericordiosi per favore». Perdonare sempre, perché il perdono ha questa grazia della carezza, dell’accogliere. Il perdono è sempre generativo.

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