Il Sacro Monte di Varese e i Papi: Visite Storiche e Memorie

Il Sacro Monte di Varese, patrimonio dell'UNESCO, è stato negli anni un luogo di profonda spiritualità e meta di pellegrinaggi significativi, spesso legati a figure papali che hanno lasciato un'impronta indelebile nella sua storia e nella memoria collettiva. Questo articolo esplora le visite storiche di pontefici e le iniziative commemorative, con un focus sul monumento dedicato a Papa Paolo VI.

Mappa del Sacro Monte di Varese con le tappe della Via Crucis

La Visita di San Giovanni Paolo II al Sacro Monte di Varese (1984-2024)

Quarant’anni fa, il 2 novembre del 1984, Papa Giovanni Paolo II salì al Sacro Monte di Varese, recitando il rosario lungo il viale delle cappelle. Il pontefice arrivò in città in occasione del pellegrinaggio per i 400 anni dalla morte di san Carlo Borromeo. Fu un evento storico, che vide al suo fianco, nell’intensa recita del Rosario, l’arcivescovo di Milano Carlo Maria Martini e monsignor Pasquale Macchi, già fedele segretario di papa Montini e, all’epoca, arciprete di Santa Maria del Monte.

Foto storica di Papa Giovanni Paolo II che recita il rosario lungo il Viale delle Cappelle al Sacro Monte di Varese nel 1984

Celebrazioni per il 40° Anniversario (2024)

Il 2 novembre 2024, quarant’anni dopo la visita di Papa Wojtyla, le celebrazioni al Sacro Monte hanno assunto un significato speciale. L'evento storico è stato commemorato con la visita del cardinale Pietro Parolin, segretario di stato della Santa Sede, che ha percorso la via sacra riconosciuta dall’Unesco tra i patrimoni dell’umanità. Proprio come fece Wojtyla, il cardinale ha presieduto la recita del rosario lungo le quattordici cappelle che conducono al borgo mariano.

Per l'occasione, è stato predisposto un servizio navetta potenziato. Nella fascia oraria dalle 13 alle 19 del 3 novembre, il Sacro Monte è stato raggiungibile solo con i mezzi pubblici. La navetta è partita da via Manin, angolo via Valverde, di fronte al Palazzetto dello sport, con la prima partenza alle 13 e corse ogni 10 minuti fino alle 15:20, con arrivo in piazzale Montanari. Le ultime tre corse hanno raggiunto anche piazzale Pogliaghi. Il ritorno è stato organizzato dalle 17:30 alle 19:15, con la possibilità di acquistare il biglietto direttamente alla fermata di Masnago.

L'Audioracconto "La Voce di Wojtyla"

Per celebrare i 40 anni della visita del Papa, l’associazione “Tra Sacro e Sacro Monte” ha curato un audioracconto che i pellegrini hanno potuto ascoltare salendo al borgo. Nelle cappelle I, VI, XI e XIV è bastato attivare il pulsante dell’illuminazione per avviare l’installazione sonora con la voce di Wojtyla e risentire il discorso pronunciato 40 anni fa dalla Terrazza del Mosè.

Questo audio-racconto, percorribile dal 3 novembre fino all’inizio di dicembre, ha rievocato la storica visita del 2 novembre 1984. Andrea Chiodi, che si è occupato della regia dell’evento, ha spiegato: «È un regalo che l’associazione Tra Sacro e Sacromonte ha deciso di fare a tutta la comunità, a partire dalla parrocchia, nel 40° anniversario della visita di San Giovanni Paolo II». Gli audio hanno riguardato il discorso che il pontefice ha pronunciato dalla Terrazza del Mosè e le sue riflessioni sulla visita. Ad ogni tappa del percorso, sono stati previsti i commenti del santo ai misteri del rosario: gaudiosi, luminosi, dolorosi e gloriosi. In particolare, alla quattordicesima cappella, il pellegrino ha potuto ascoltare un brano che spiega il significato profondo del rosario, invitandolo a spostare lo sguardo verso la terrazza e ad immaginarsi nella folla di 40 anni prima, ascoltando il discorso integrale che il papa fece in quell’occasione irripetibile. Il suggestivo percorso ha mirato a rievocare per chi era presente e a far scoprire a chi non c’era la prima tappa della visita pastorale in Lombardia e Piemonte di Wojtyla, in occasione del 400° anniversario della morte di San Carlo Borromeo.

GIOVANNI PAOLO II° A VARESE 1984

La Mostra Fotografica "Un santo in cammino con il popolo di Dio"

«Un santo in cammino con il popolo di Dio» è stato il titolo scelto dalla Fondazione Paolo VI per il Sacro Monte di Varese, che ha commemorato la ricorrenza con una singolare mostra allestita open air lungo il Viale delle Cappelle, dal primo Arco fino alla piazzetta del Santuario. Questa esposizione unica è stata resa possibile dalla collaborazione con la parrocchia di Santa Maria del Monte, il patrocinio del Consiglio regionale lombardo, della Provincia e del Comune di Varese, e il sostegno di fondazioni bancarie, enti pubblici e soggetti privati. Le installazioni hanno riprodotto fotografie in bianco e nero scattate dal varesino Carlo Meazza, permettendo a chiunque di riconoscersi tra le due ali di folla che quel 2 novembre salì in preghiera insieme al Papa e all’Arcivescovo. Accanto alle immagini di Wojtyla, infatti, sono stati privilegiati gli scatti che riprendono i volti dei varesini accorsi al Sacro Monte: una sorta di «specchio temporale», come hanno spiegato i curatori della mostra Andrea Benzoni e Gianfranco Giuliani, «in cui rivedersi e riscoprire il significato di quell’esperienza indimenticabile». L’iniziativa ha preso il via all’interno del nuovo spazio espositivo dedicato a papa Paolo VI e a monsignor Pasquale Macchi, oltre il primo Arco del Viale delle Cappelle, e un video ha presentato i momenti salienti della giornata varesina del Papa.

La Memoria di San Paolo VI al Sacro Monte: Il Monumento e la Sua Storia

Celebrazioni e Canonizzazione di Paolo VI

Tanti fedeli hanno partecipato alla celebrazione in onore del Beato Paolo VI. In occasione dei 40 anni dalla sua morte e in attesa della sua imminente Canonizzazione, che ha avuto luogo a Roma il 14 ottobre 2018, lunedì 6 agosto 2018 presso il Santuario di Santa Maria del Monte si è tenuta una Messa Solenne in suo onore, alla quale molti fedeli hanno partecipato. Paolo VI, canonizzato in questo 2018 da Papa Francesco, era un pontefice studioso, di grande competenza e preparazione.

Il Monumento a Paolo VI di Floriano Bodini

La statua bronzea di Floriano Bodini, eretta nel 1986 al Sacro Monte di Varese, raffigura Papa Paolo VI. Nei giorni della canonizzazione di Papa Montini, un donatore anonimo ha richiesto un restauro del monumento, realizzato da Floriano Bodini 35 anni prima. L'opera sorge in cima alla strada delle cappelle, “chino verso il pellegrino che sale, quasi per incoraggiarlo e nello stesso tempo invitarlo a un’altezza superiore, nell’ampio vestito liturgico”. Francesco De Andreis, responsabile dei lavori, ha spiegato: «La statua è stata realizzata da Floriano Bodini nel 1985. È stata fusa a pezzi alla Fonderia Battaglia e poi trasportata sulla cima del Sacro Monte, montata e installata. Nel corso degli anni si è accumulato uno strato residuo dovuto agli agenti atmosferici, che hanno scurito e intaccato il bronzo».

Monsignor Macchi affidò l’opera che raffigura Paolo VI a Floriano Bodini per la sua maestria, attestata dai tanti lavori realizzati come scultore, incisore, medaglista e per la sua sensibilità e capacità di comunicare. Bodini aveva insegnato al Liceo artistico Frattini di Varese, prima di spostarsi all’Accademia di Brera, a quella di Carrara - di cui divenne Presidente nel 1991 - e di trasferirsi infine al Politecnico di Architettura di Darmstadt. A lui si rivolse perché, come scrive Silvano Colombo ne “Il monumento di Paolo VI di Floriano Bodini al Sacro Monte di Varese” (Ed.Lativa), tra i due c’era un importante sodalizio, un legame profondo con l’uomo, oltreché con il pontefice. Floriano Bodini rispettava profondamente Paolo VI, che lo emozionava e di cui ci ha lasciato una “biografia plastica” nel monumento del Sacro Monte. Diceva lo scultore, «se non c’è una storia nella scultura, non mi interessa»: con Papa Montini Bodini ha trovato sia la storia sia il desiderio di mettersi nuovamente a confronto con le tradizioni del passato.

Foto del monumento a Paolo VI di Floriano Bodini al Sacro Monte di Varese

Le Interpretazioni del Monumento: L'Analisi di Franco Adessa

L’ingegner Franco Adessa, autore del libro A Paolo VI un monumento massonico (Editrice Civiltà, 2000), ha dedicato anni a studiare la statua bronzea di Floriano Bodini eretta nel 1986. Con metro, goniometro e schemi geometrici sovrapposti, ha decifrato ogni dettaglio visibile: dalla pecora "strana" alle proporzioni del basamento, dalle mani sproporzionate alla mitra altissima. Le sue conclusioni sono chiare e radicali: non si tratta di un semplice ritratto devoto a un papa varesino, ma di un monumento che celebra la vittoria della Massoneria sulla Chiesa cattolica. Posizionato proprio davanti alla Vergine Incoronata - simbolo storico del trionfo del Cattolicesimo - diventa, secondo Adessa, un “lugubre vessillo” di sfida satanica. Ogni elemento, anche il più piccolo, è intenzionale e porta un significato occulto preciso.

Ecco l’interpretazione simbolica di ogni singolo indizio del monumento a Paolo VI, secondo l’analisi di Franco Adessa:

  • La quinta zampa della pecora: Completa la stella a 5 punte (pentagramma), che nella tradizione massonica e cabalistica è il segno di Lucifero e dell’uomo “perfetto”.
  • La pecora: Rappresenta il gregge della Chiesa che la Massoneria ha preso e deviato.
  • La mitra: È identica a quella di Akhenaton, figura amata dall’esoterismo massonico in quanto primo “monoteista rivoluzionario” e “sommo sacerdote e re”.
  • Il monogramma sul copricapo: Reca lo stesso monogramma: “Dio, sommo sacerdote e re”.
  • Il pettorale sacerdotale: È lo stesso indossato da Caifa, il sommo sacerdote che condannò Gesù alla croce (Giovanni 18,13-14), simboleggiando il capovolgimento del Sacrificio di Cristo. Il Papa è vestito esattamente come chi decretò la morte di Cristo.
  • La mano sinistra: Indica il numero 3, simbolo di un triplice trionfo massonico (popolo ebraico, governo mondiale, capovolgimento del Sacrificio di Cristo). Le braccia rigide sono il gesto tipico del 16° grado (“Principe di Gerusalemme”).
  • La mano destra: Ricorda il bastone del 33° grado, con segni classici del 18° grado Rosa-Croce.
  • Misure e proporzioni: Il raggio di 1998 mm (equivalente a 3 × 666), diviso in 10 settori cabalistici, e i cinque gradini con stelle a 5 punte che formano il Nuovo Tempio di Gerusalemme (16° grado), insieme all'altezza della statua di 6 metri (grado 33), sono tutti considerati simboli del 18° grado Rosa-Croce, il cui segreto è cancellare il Sacrificio di Cristo.
  • Posizionamento: Il monumento è eretto proprio davanti alla Vergine Incoronata, simbolo della vittoria storica della Chiesa sul protestantesimo, diventando una sfida.

Secondo Adessa, Paolo VI è raffigurato come “Pontefice ebraico” del 18° grado, e il monumento è insieme Nuovo Tempio (16°), invasione massonica (17°) e capovolgimento della Croce (18°). Questa è un’interpretazione forte e personale di Franco Adessa, radicata nella tradizione cattolica antimassonica: suggestiva, ma soggettiva e non condivisa ufficialmente dalla Chiesa né dall’artista. Ogni cosa che vediamo - dalla pecora alle misure del basamento - diventa, secondo questa visione, una firma massonica deliberata.

Schema grafico che illustra le interpretazioni simboliche della statua di Paolo VI secondo Franco Adessa

La Lettura di Monsignor Erminio Villa

Monsignor Erminio Villa, raccontando il Paolo VI del Sacro Monte, afferma: «È una statua che incuriosisce e di cui si sono date molte diverse letture negli anni, anche frutto di pregiudizi e leggende popolari. Volentieri soddisferò la richiesta della Comunità indagando questo tema in una serie di incontri: il 18 novembre e il 2 dicembre prossimi avrò modo di parlare della simbologia dell’opera al Museo Civico Floriano Bodini di Gemonio. Il tema dell’Arte, che Paolo VI ha molto apprezzato, per me diventerà un canale per mettere in luce e sottolineare valori di interiorità».

Prosegue Monsignor Villa: «Mi sembra che, quanto più si spiegano le cose, tanto più la gente capisce la statura di questo grande Papa che ha sofferto molto. Incomprensioni, critiche, calunnie… Finalmente papa Francesco lo riabilita. I due hanno molte assonanze nel loro magistero, come il tema della Gioia, il riferimento esplicito al Vangelo, l’attenzione al mondo della Sofferenza. Paolo VI è un papa che ha sofferto. La statua di Bodini incarna l’uomo fragile - anziano, malato, segnato da tante cose nel corpo e nello spirito - ma intimamente forte, convinto, che vuole arrivare fino alla fine. C’è il pensiero alla Morte. Il Pontefice dice al Signore “voglio vederti”, perché con la morte la Fede e la Speranza si realizzano nell’incontro con Lui».

Breve Profilo di Paolo VI

Paolo VI era un pontefice studioso, di grande competenza e preparazione, che ebbe un ruolo importantissimo in un periodo storico triste e complesso. Ordinato sacerdote nel 1920, intraprese gli studi diplomatici, rinunciando all’esperienza parrocchiale che tanto avrebbe voluto vivere. Nel 1937 iniziò a lavorare nella Segreteria di Stato, a fianco del cardinale Eugenio Pacelli che nel ’39, alla morte improvvisa di Pio XI e alle soglie della Seconda Guerra Mondiale, venne eletto pontefice con il nome di Pio XII. Giovanni Montini visse questa terribile stagione dell’umanità proprio in Vaticano e fu lui stesso a scrivere le storiche parole volte a scongiurare il conflitto mondiale: «Nulla è perduto con la pace!».

Divenne Cardinale nel 1958 e Pontefice nel 1963, con il nome di Paolo VI. Grazie al suo impegno costante, avviò una cristianizzazione delle fasce lavoratrici in anni segnati da pesanti tensioni fra le forze politiche. Paolo VI era particolarmente devoto alla Madonna. Nel 1964, nei giorni del Concilio Vaticano II, nella sua enciclica “Lumen Gentium” proclamò Maria “Madre della Chiesa”.

Ritratto fotografico di Papa Paolo VI

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