All'indomani della morte di Benedetto XVI, avvenuta il 31 dicembre all'età di 95 anni, molte persone hanno iniziato a pregarlo, e la richiesta di "Santo subito!" si è levata con forza. Dalla diocesi brasiliana di Frederico Westphalen è giunta una prima risposta ai fedeli che invocavano la canonizzazione nei giorni della morte e delle esequie di Benedetto XVI. La vox populi che ne auspicava la canonizzazione ha colto di sorpresa quanti pensavano che il timido Papa tedesco fosse poco popolare quando era in carica e che la gente lo avesse pressoché dimenticato dopo quasi 10 anni dalla rinuncia. Invece, la gente ha "fiutato" qualcosa di più, che va oltre la capacità o meno di "bucare lo schermo".
I Funerali e il Grido "Santo Subito!"
I funerali di Benedetto XVI si sono svolti in piazza San Pietro, in una cerimonia definita "solenne ma sobria". Papa Francesco ha presieduto le celebrazioni e tenuto l'omelia, arrivando in sedia a rotelle. A celebrare il rito è stato il decano del Collegio cardinalizio, il cardinale Giovanni Battista Re, con la concelebrazione di 3.700 sacerdoti. Presenti anche le quattro Memores Domini, le suore laiche che in questi anni si sono prese cura del Papa emerito al Monastero Mater Ecclesiae, sedute accanto a monsignor Georg Gänswein, segretario particolare di Ratzinger.

Tra le 45 e le 50mila persone erano presenti in piazza San Pietro per assistere ai funerali. Al termine delle esequie, i fedeli in piazza hanno poi gridato "santo subito" e accompagnato la bara con gli applausi. Campane a morto hanno risuonato nella Basilica Vaticana quando la bara con le spoglie del Papa emerito, salutata dai ripetuti applausi, è uscita portata dai sediari, poco dopo le 8.50, per permettere il rosario dei fedeli in piazza San Pietro. Sul feretro del Papa emerito è stato posto il Vangelo aperto: monsignor Diego Ravelli, cerimoniere pontificio, e monsignor Georg Gänswein lo hanno aperto come avviene nei funerali dei Papi. Alla memoria sono tornate le pagine del Vangelo che si aprivano con il vento durante le esequie di Giovanni Paolo II in piazza San Pietro. La messa è stata introdotta da una processione.
Durante la cerimonia, il coro "Santo subito" è stato scandito da gran parte dei circa 50mila fedeli presenti. L'invocazione è stata espressa anche per mezzo di alcuni striscioni e cartelli portati in piazza San Pietro, sebbene poco prima dell'inizio della funzione solenne dall'altoparlante fosse stato chiesto di non esporre cartelli o sventolare bandiere. Un cartello con la frase “Santo Subito” è stato esposto da una suora, e una bandiera della Germania sventolava davanti al sagrato, poco più indietro uno striscione con su scritto "Danke Benedikt".
Devozione Privata e Culto Pubblico: Le Differenze
Quante volte avremmo desiderato poter parlare con Benedetto XVI? Adesso, nel mistero della comunione dei santi, è possibile farlo, e magari chiedergli un favore, un aiuto, un particolare sostegno da lassù. Questo può avvenire a parole proprie o con la preghiera diffusa e approvata da monsignor Rossi Keller. È importante sapere che, anche prima di una beatificazione, nulla vieta la devozione privata (che anzi, è doverosa: altrimenti quale fama di santità accerterebbe un eventuale processo?). Bisogna attendere solo per il culto pubblico, che è riservato a chi è già stato proclamato beato o santo, ma prima di allora è dato via libera all'invocazione personale. Ai devoti di Joseph Ratzinger/Benedetto XVI non resta che iniziare a pregarlo e segnalare le grazie ricevute al Vicariato di Roma.

Il Complesso Processo di Canonizzazione
Il percorso di possibile canonizzazione è seguito dalla Congregazione per le Cause dei Santi (ora Dicastero delle Cause dei Santi), situata in un palazzo a pochi metri da piazza San Pietro dove, proprio come avviene in un tribunale, si istruiscono le cause che possono portare a proclamare la santità di una persona dopo la sua morte. Il processo inizia con una proposta di avvio: se la richiesta viene accettata dal vescovo della Chiesa locale, dove il candidato ha trascorso la vita e ha operato, si parte con il procedimento vero e proprio.
Don Gaspare Goggi: informazione sulla Causa
Prima di diventare Santo, il candidato deve essere riconosciuto:
- Servo di Dio
- Venerabile
- Beato
Precedenti di Santità Papale: Tempi e Dinamiche
Ci sono possibilità che per Benedetto XVI si apra un processo di canonizzazione rapido, come avvenuto per san Giovanni Paolo II, morto nel 2005 e canonizzato già nel 2014? Papa Francesco ha reso più breve il processo di canonizzazione nei confronti di Giovanni XXIII nel 2014 e lo stesso Ratzinger ha fatto nei confronti di Giovanni Paolo II, la cui causa di beatificazione si aprì poche settimane dopo la morte, senza aspettare gli anni previsti dal codice.
Tuttavia, la strada verso la santità è molto più complicata di quello che si possa pensare. Alberto Melloni, storico delle religioni, ricorda che i due papi della riforma gregoriana, Leone IX e Gregorio VII, sono diventati santi rispettivamente 27 anni e cinque secoli dopo. Anche Pio V dovette aspettare un secolo e mezzo dalla sua scomparsa per la canonizzazione, mentre Pio XII è rimasto venerabile.
La Posizione di Papa Francesco e le Considerazioni Teologiche
Sul “Resto del Carlino”, Alberto Melloni sostiene che l’avvio di un eventuale processo di canonizzazione nei confronti di Ratzinger dipenderà anche dalla volontà di quello attuale, cioè di Papa Francesco. Secondo Melloni, Francesco “non tirerà il freno, mettendosi in cattiva luce con chi lo ha contestato, o ha sbandierato quel ‘Benedetto è il mio papa’ che proprio Ratzinger non avrebbe tollerato”.

La strategia di Francesco è delicata: “Francesco si trova nella posizione di chi deve decidere se creare un precedente - ha aggiunto Melloni -. Se si dimetterà, diventerà difficile per il successore non fare come due predecessori. E se canonizzerà il predecessore, diventerà impossibile per il successore non canonizzare lui”. Quindi il Papa potrebbe decidere di lasciar chiedere la santità a qualcun altro, non ostacolando però l’istruzione della causa. Sinora, Papa Francesco non ha parlato di “fama di santità” per Benedetto XVI, ma nel libro postumo di Ratzinger, nella prefazione, si è espresso così: «Quello di Benedetto XVI è e rimarrà sempre un pensiero e un magistero fecondo nel tempo». Ha aggiunto che «la ricerca del dialogo con la cultura del proprio tempo è sempre stato un desiderio ardente di Joseph Ratzinger. Lui, da teologo prima e da pastore dopo, non si è mai confinato in una cultura solo intellettualistica, disincarnata dalla storia degli uomini e del mondo», concludendo: «Benedetto XVI faceva teologia in ginocchio».
Riflessioni sulla Santità Universale
La santità non è prerogativa dei papi o di qualche categoria speciale all'interno della Chiesa, ma è una chiamata per tutti i cristiani; è innestata nel nostro Battesimo, sacramento che ci rende figli di Dio e partecipi della sua santità. Non si consegue con i nostri sforzi, ma è il frutto dell'incontro tra la grazia e la nostra libera risposta. In quanto dono di Dio, è qualcosa che possiamo solo accogliere partecipando alla stessa vita divina mediante lo Spirito che abita in noi dal giorno del nostro Battesimo, il quale ci guida a vivere con Lui e in Lui da figli di Dio. La Chiesa poi, addita ai fedeli come esempi alcuni uomini e donne che si sono distinti per la fedeltà al Vangelo attraverso una radicale testimonianza di vita cristiana nei diversi stati di vita.
Don Gaspare Goggi: informazione sulla Causa
La ricchezza del magistero di Papa Benedetto XVI e dei suoi scritti è già un tesoro prezioso e un'eredità da accogliere e approfondire per arricchire l'esperienza dei credenti nell'oggi della storia. La sua testimonianza di uomo mite e umile, dedito negli ultimi anni a una preghiera incessante a sostegno della Chiesa e del servizio di Papa Francesco, è un esempio da custodire e imitare, evitando inutili contrapposizioni o confronti che minano la comunione e l'unità. Guardare alla santità, canonizzata o no, di un fratello che ha seguito Cristo e servito con dedizione e amore la Chiesa, deve infondere i suoi stessi sentimenti, far innamorare di Cristo e appassionare a una vita che diviene dono gratuito nel servizio, secondo la propria specifica vocazione. Se il santo non ci porta a Cristo, ma ci induce a fermarci a lui, sminuisce la testimonianza evangelica e la sua carica profetica. Le ultime parole di papa Benedetto, “Signore ti amo”, sono state una sintesi bellissima della sua esistenza che da anni si preparava all’incontro importante della sua vita: possano essere anche per noi un monito a ricentrarci sul Signore, unico Bene e nostra ricchezza a sufficienza, per camminare in una vita santa, amando Dio e la sua Chiesa. Preghiamo per lui con le parole di papa Francesco: “Benedetto, fedele amico dello Sposo, che la tua gioia sia perfetta nell’udire definitivamente e per sempre la sua voce”.
Critiche e Riflessioni sulla Figura di Ratzinger
Nonostante la diffusa richiesta di canonizzazione, sono emerse anche voci critiche e riflessioni più disincantate sulla figura di Joseph Ratzinger. Alcuni ritengono che la "invocazione da stadio" smarrisca una visione sanamente disincantata dei sistemi di potere in generale, e della Curia romana in particolare. Viene ricordata l'amara ironia di Boccaccio nel Decameron, che ben riassume il disincanto dei cattolici più legati al Vangelo nei confronti di un "formidabile sistema di potere tenuto in piedi in nome di Colui che ha contestato nel modo più radicale i meccanismi infernali di ogni umano potere".
Dal campo laico, Umberto Eco nel 2011 aveva espresso parole coraggiose sull'asserita grandezza del filosofo e del teologo, affermando: «Non credo che Ratzinger sia un grande filosofo, né un grande teologo, anche se generalmente viene rappresentato come tale. Le sue polemiche, la sua lotta contro il relativismo sono, a mio avviso, semplicemente molto grossolane nemmeno uno studente della scuola dell’obbligo le formulerebbe come lui. La sua formazione filosofica è estremamente debole». Silvia Ronchey, inoltre, ha scritto sulla serietà dello studioso, ricordando l'uso non solo strumentale, ma filologicamente e storicamente errato, delle parole di Manuele Paleologo su Maometto citate nel discorso di Ratisbona, che costò "qualche vita umana".
Colpisce anche, per alcuni, la "beatificazione culturale" da parte degli atei devoti di colui che ha diretto l'organo deputato alla repressione della libertà di pensiero nella Chiesa, l'ex Sant'Uffizio. Anche ai cristiani ciò dovrebbe stare a cuore: basta ascoltare la voce di Leonardo Boff, o ricordare quella di Hans Küng, per sapere "quanto inutile dolore abbia inferto la repressione del “pastore tedesco” nei confronti della teologia della liberazione, e più in generale di ogni dissenso".
La Provvidenza, per alcuni, ha "cavato bene dal male aprendo la stagione di Francesco", anche se "i piani del quondam papa fossero opposti, puntando a regalarci un papa ciellino". Nelle motivazioni invocate da Benedetto per le sue dimissioni, "pareva allignare l’immagine della Curia come potere tutto terreno: neo-pelagiano nel fare a meno di Dio", come scriverà poi Papa Francesco nella Gaudete et exsultate, dove critica l'ossessione per la legge e l'autocompiacimento elitario. Questa impressione è stata rafforzata dalla decisione di Benedetto XVI di lasciare a sé titoli e privilegi (come il "papa emerito" o il titolo di "santità") e rimanere in Vaticano, facendosi obiettivamente usare dalla "fronda reazionaria" emersa in quelle ore. Perciò, si invita a "preghiera e rispetto per l’anima cristiana di Joseph Ratzinger, ma anche discernimento nel giudicarne la traiettoria di uomo di potere".