Il Legame Indissolubile: Papa Benedetto XVI e Suo Fratello Georg Ratzinger

Il legame tra i fratelli Joseph e Georg Ratzinger, destinato a forgiare due vite di profonda fede e dedizione alla Chiesa, è stato uno degli aspetti più intimi e significativi della vita di Papa Benedetto XVI. Questa vicinanza si è manifestata in ogni fase delle loro esistenze, dalle scelte vocazionali condivise ai momenti di gioia e di dolore.

Benedetto XVI e il fratello Georg Ratzinger insieme

Gli Ultimi Giorni di Benedetto XVI e la Memoria del Fratello

L’ultima visita nella quiete del Monastero Mater Ecclesiae, il buen retiro che aveva scelto con meticoloso spirito di programmazione e organizzazione, Benedetto XVI l’aveva ricevuta il primo dicembre scorso. Le candele rosse accese per l’Avvento incorniciano una istantanea che ora appare quasi sinistra: Benedetto seduto in mezzo, abbandonato sulla sua poltrona al centro del salone, smagrito, il viso contratto, il sorriso abbozzato ma che non si scioglie. In quell’occasione, riceveva i due vincitori del Premio Ratzinger, il riconoscimento che ogni anno la Fondazione di ricerca teologica a lui intitolata conferisce a due eminenti studiosi. Un laconico comunicato della Fondazione spiegava persino che il Papa emerito e i due vincitori "avevano conversato", glissando sul fatto che da almeno due anni le corde vocali di Ratzinger non emettono più alcun suono. Da allora più nessuna notizia ufficiale, solo qualche foto ‘rubata’ da curiali che la pubblicavano sui propri profili social, mostrando un Ratzinger più che fiaccato.

Ma a dargli un duro colpo, a infliggergli quei pesi che più delle limitazioni e degli acciacchi fisici incidono in modo indelebile il corpo e lo spirito, sono stati due eventi contigui del 2020. Dapprima la morte dell’amatissimo fratello Georg, sacerdote come lui, unico riferimento della famiglia rimastogli, per il quale aveva in un certo senso rischiato la vita mettendosi in viaggio, in volo verso Ratisbona, nel giugno di quell’anno, per pregare assieme al suo capezzale prima della dipartita. Poi, la vicenda dell’accusa, davvero infamante, di aver coperto un prete pedofilo seriale negli anni in cui era arcivescovo di Monaco. Un caso riemerso dal passato con il Rapporto sugli abusi in Baviera commissionato dalla stessa diocesi. Ratzinger aveva protestato con veementi lettere tutta la sua innocenza e di recente aveva anche annunciato che si sarebbe difeso nel giudizio civile imbastito presso il tribunale di Monaco per risarcimento danni. Per vedere accertata davanti al giudice la propria innocenza stava preparando una memoria difensiva con un team di avvocati accuratamente scelto. Negli ultimi giorni, però, le forze non hanno più retto. A Natale era peggiorato ma sembrava stabile. È stato lo stesso Francesco a pronunciare le parole “molto ammalato”. Le sue vere condizioni, in queste ore, forse le conoscevano solo il frate dei servizi sanitari vaticani, che per giorni non ha lasciato un minuto la stanza da letto del Mater Ecclesiae, e le quattro Memores Domini, le suore laiche di Comunione e Liberazione che non lo hanno mai abbandonato.

Georg Ratzinger: Una Vita tra Musica e Sacerdozio

L'infanzia, la guerra e la vocazione

Nato a Pleiskirchen, in Baviera, il 15 gennaio 1924, Georg Ratzinger iniziò a suonare l’organo nella chiesa parrocchiale fin da quando aveva 11 anni. Nel 1935 entrò nel seminario minore di Traunstein, ma nel 1942 venne arruolato nelle Reichsarbeitsdienst e in seguito nella Wehrmacht con la quale combatté anche in Italia. Catturato dagli Alleati nel marzo 1945, restò prigioniero a Napoli per alcuni mesi prima di essere rilasciato e di poter fare ritorno in famiglia. Nel 1947, assieme al fratello Joseph, entrò nel seminario Herzogliches Georgianum di Monaco di Baviera. Il 29 giugno 1951 entrambi i fratelli, insieme a una quarantina di altri compagni, vennero ordinati sacerdoti dal cardinale Michael von Faulhaber nel Duomo di Frisinga.

Georg e Joseph Ratzinger da giovani, in seminario o al momento dell'ordinazione sacerdotale

Già a lezione, i colleghi li indicavano come “Orgel-Ratz” (il Ratzinger dell’organo, Georg) e “Bücher-Ratz” (il Ratzinger dei libri, Joseph), evidenziando le loro inclinazioni artistiche e intellettuali. La carriera di musicista di Georg iniziò per caso: il suo insegnante di musica suonava l’organo in parrocchia. Era però anche un nazista convinto e a un certo punto non volle più suonare in chiesa, ritenendo che non fosse cosa gradita a Hitler. Così, sollecitato dal parroco, dispiaciuto che i bambini restassero senza musica durante la messa degli studenti, Georg iniziò a suonare con l’armonium alla messa del mattino, accompagnando il coro. Un giorno, non trovando gli spartiti, prese a suonare i brani che aveva imparato a memoria.

Il Direttore dei "Regensburger Domspatzen"

Per trenta anni, dal 1964 al 1994, Georg Ratzinger è stato direttore dei “Regensburger Domspatzen” (Passeri del Duomo), il coro di chiesa più antico del mondo, che da più di mille anni senza interruzione canta la lode a Dio nella cattedrale di Ratisbona. Monsignor Georg guidò il coro in tournée in Europa, ma anche negli Stati Uniti e in Giappone.

In una Lettera inviata al Papa emerito per la morte del fratello, Papa Francesco ha espresso la sua vicinanza spirituale. Il 17 gennaio del 2009, al termine di un Concerto dei Regensburger Domspatzen nella Cappella Sistina, in occasione dell’85° compleanno di monsignor Georg Ratzinger, rivolgendosi al fratello, Benedetto XVI notava: “Fin dall’inizio, molto presto, si è manifestata in te questa duplice vocazione: alla musica e al sacerdozio, una che abbracciava l’altra, e così tu sei stato guidato sui tuoi passi ed hai percorso il tuo cammino, fino a quando la Provvidenza ti ha donato l’incarico a Regensburg, con i Regensburger Domspatzen, in cui hai potuto servire sacerdotalmente la musica e trasmettere al mondo e all’umanità la gioia per l’esistenza di Dio tramite la bellezza della musica e del canto”. Poi concludeva pregando che il Signore donasse ancora al fratello “anni buoni in cui tu possa continuare a vivere la gioia di Dio e la gioia della musica, e in cui tu possa ancora servire gli uomini come sacerdote”.

Un Fratello, Guida e Compagno di Vita

Joseph procedeva intanto nella sua carriera accademica, insegnando in diverse università tedesche (dapprima a Bonn, poi a Münster, quindi a Tubinga e infine a Ratisbona), prima della grande svolta della sua vita, avvenuta nel 1977 con la nomina ad arcivescovo di Monaco e Frisinga e cardinale e della chiamata a Roma nel 1981, quando Giovanni Paolo II lo volle al suo fianco quale prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede. I fratelli continueranno comunque a frequentarsi e a trascorrere le vacanze insieme. “Veniva regolarmente a Ratisbona, tre o quattro volte all’anno - ricordava monsignor Georg -. Mangiavamo di frequente insieme nella sua casa di Pentling. Per fortuna le suore mettevano sempre qualcosa nel frigorifero, perché nessuno dei due è un grande cuoco. Alla fine lui lavava i piatti e io li asciugavo. Poi facevamo quattro passi e parlavamo di Dio, del mondo dei fatti del giorno e delle cose quotidiane”.

La forza del legame fraterno

Georg e Joseph Ratzinger, nati con soltanto tre anni di differenza, sono sempre stati inseparabili. Sono stati ordinati sacerdoti lo stesso giorno, il 29 giugno 1951, nel Duomo di Frisinga. Le loro passioni li hanno, però, portati su strade molto diverse: Georg grande musicista e direttore del coro dei Passeri del Duomo di Ratisbona; Joseph teologo, arcivescovo di Monaco e Frisinga, cardinale, prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, Papa e poi Papa emerito. Ma anche Benedetto XVI ha sempre condiviso l’amore per la musica, in particolare quella classica e quella liturgica, del fratello maggiore, suonando benissimo anche da Pontefice il pianoforte, strumento che non ha lasciato nemmeno dopo le dimissioni, portandoselo con sé nel Monastero Mater Ecclesiae.

Quando nel 2008 la città di Castel Gandolfo volle conferire la cittadinanza onoraria a monsignor Georg Ratzinger, Benedetto XVI affermò: “Dall’inizio della mia vita mio fratello è stato sempre per me non solo compagno, ma anche guida affidabile. È stato per me un punto di orientamento e di riferimento con la chiarezza, la determinazione delle sue decisioni. Mi ha mostrato sempre la strada da prendere, anche in situazioni difficili”. Monsignor Georg, nel libro intervista con Michael Hesemann “Mio fratello il Papa”, sembrava rispondergli: “Non so se in qualche modo io sia stato un esempio per mio fratello. Sicuramente vedeva nella mia esperienza quella che sarebbe stata la sua, quando decise, di sua volontà, di seguirmi su questa via (il sacerdozio). Non abbiamo mai parlato direttamente di questo argomento, ma immagino che lui sia stato incoraggiato da me e confermato nella sua decisione”.

Ricordi e condivisioni

A casa Ratzinger, la musica è stata sempre molto amata. Nei racconti familiari, si è spesso ricordato quel Natale del 1936, quando i tre fratelli suonavano insieme una piccola composizione di Georg: lui al violino, Maria con l’armonium, Joseph al pianoforte, mentre i genitori assistevano commossi. Poi, nel 1939 o nel 1940, il primo concerto: il Requiem nel Mozarteum di Salisburgo eseguito dal coro della cattedrale di Monaco, cui seguirono gli eventi musicali per il 150° anniversario della morte di Mozart nel 1941. Erano anche gli anni della follia nazista e il loro padre continuava a sostenere che la vittoria di Hitler sarebbe stata una catastrofe per la Germania e avrebbe rappresentato il trionfo dell’Anticristo.

I due giovani fratelli dovettero prestare il servizio di leva obbligatorio durante la guerra. Il 19 giugno del 1945 arrivò per Joseph il foglio di congedo e poté tornare a casa. A luglio rientrò dall’Italia anche il fratello Georg. La famiglia finalmente riunita intonò spontaneamente un famoso canto liturgico tedesco, Grosser Gott, wir loben dich (Grande Dio, noi ti lodiamo). Joseph Ratzinger ricordava: “Avevamo letteralmente visto la morte in faccia. Tutto questo ci aveva cambiati profondamente, facendoci comprendere l’importanza di molte cose che prima consideravamo ovvie e confermandoci sempre di più nella nostra intenzione di diventare sacerdoti”.

Come tu hai mandato me nel mondo, anch’io ho mandato loro nel mondo. Per loro io santifico me stesso, affinché anch’essi siano santificati nella verità” (Giovanni 17, 18-19) è la citazione scelta dal giovane Georg e incisa sull’immaginetta a ricordo della loro ordinazione. “Eravamo più di quaranta candidati; quando venimmo chiamati rispondemmo Adsum, ‘sono qui’ - ricordava il fratello Joseph nella sua Autobiografia -. Era una splendida giornata d’estate, che resta indimenticabile, come il momento più importante della mia vita”. Celebrarono Messa per la prima volta l’8 luglio nella chiesa parrocchiale di Sant’Osvaldo a Traunstein, Joseph alle 7 e Georg alle 9. L’edificio era illuminato a festa e una gioia palpabile coinvolgeva tutti i presenti nell’azione sacra. Al termine della funzione, i sacerdoti novelli erano invitati a portare in tutte le case la benedizione, venendo accolti dovunque con una grandissima e inattesa cordialità. “Sperimentai così molto direttamente - ricordava Joseph Ratzinger - quali grandi attese gli uomini abbiano nei confronti del sacerdote, quanto aspettino la sua benedizione, che deriva dalla forza del sacramento. Non si trattava della mia persona o di quella di mio fratello: che cosa avrebbero potuto significare per se stessi due giovani come noi per tanta gente che incontravamo? Essi vedevano in noi delle persone cui Cristo aveva affidato un compito, per portare la sua presenza fra gli uomini”.

Tanti i ricordi che hanno costellato due vite lunghe e totalmente donate a Dio e alla Chiesa, antichi e più recenti, come quando da bambini giocavano fingendo di essere preti, o il primo viaggio insieme a Roma nel 1962. “Sono sempre stato grato a Dio di avermi concesso di vivere in una famiglia numerosa e unita. Certo, a volte litigavamo e succedeva che avessimo opinioni diverse, ma la maggior parte del tempo regnava una grande armonia”. Nel 2006, nel suo secondo viaggio apostolico in Germania, Benedetto XVI offrì alla Madonna del santuario di Altötting l’anello che i fratelli Maria e Georg gli avevano regalato in occasione della sua ordinazione episcopale. Ricordava in proposito monsignor Georg: “In quegli anni l’avevo tenuto io, finché suor Birgit, della congregazione di Schönstatt e sua segretaria, non gli diede l’idea di farne dono alla Vergine. La religiosa mi chiese che cosa ne pensassi. ‘Sono d’accordo’ risposi, ‘perché quando un giorno passerò a miglior vita non so dove potrebbe finire, mentre invece lì sarà in un posto sicuro, l’Immacolata lo custodirà nel modo migliore’. Fui molto felice della proposta e l’approvai con tutto il cuore. Così portai l’anello ad Altötting e mio fratello lo posò nella cappella”.

Le Ombre del Passato: I Casi di Abuso

Le violenze ai "Regensburger Domspatzen"

Il nome di monsignor Georg Ratzinger, però, non è immune dagli scandali. Proprio durante il periodo in cui fu direttore dei Regensburger Domspatzen, almeno 547 bambini del celebre coro furono abusati. Violenze fisiche e psicologiche commesse da preti e insegnanti e avvenute tra il 1945 e i primi anni Novanta. Nel 2010, mentre Benedetto XVI cercava di arginare lo scandalo della pedofilia scoppiato in modo impressionante proprio durante l’anno sacerdotale da lui indetto, il fratello Georg ammise, tra lo stupore generale, di aver dato qualche volta dei ceffoni ai bambini del suo coro. “Io ero felice a ogni prova del coro - raccontò allora monsignor Georg - ma devo ammettere che spesso diventavo depresso, perché non raggiungevamo i risultati che volevo. E all’inizio io ho spesso distribuito schiaffi, anche se poi mi rimordeva la coscienza per averlo fatto”. Il fratello maggiore di Benedetto XVI precisò “di non aver mai picchiato nessun ragazzo fino a procurargli lividi o lesioni”. I ragazzi - proseguì monsignor Georg - “mi hanno raccontato cosa succedeva al convitto. Sapevo che il rettore dava loro schiaffi molto violenti e anche che lo faceva per motivi molto futili”. Ma il fratello maggiore di Ratzinger si giustificò dicendo che il convitto era un’istituzione indipendente, quindi egli, come maestro del coro, non aveva l’autorità di denunciarlo. E comunque non seppe mai di abusi sessuali. In ogni caso, precisò ancora monsignor Georg, “io fui molto felice, mi sentii sollevato quando nel 1980 furono vietate le punizioni corporali”. Georg Ratzinger era un uomo schietto e poco avvezzo alla diplomazia.

Accuse a Benedetto XVI

Benedetto XVI era stato accusato di aver coperto un prete pedofilo a Monaco, un caso riemerso con il rapporto sugli abusi in Baviera commissionato dalla stessa diocesi. Il Papa emerito aveva protestato con veementi lettere la sua innocenza e aveva annunciato che si sarebbe difeso nel giudizio civile imbastito presso il tribunale di Monaco per risarcimento danni, preparando una memoria difensiva con un team di avvocati.

L'Addio Finale e la Continuità Spirituale

La visita di addio a Ratisbona

È morto monsignor Georg Ratzinger, il fratello maggiore di Benedetto XVI, spegnendosi all’età di 96 anni nella sua abitazione di Ratisbona. Recentemente, il 18 giugno 2020, il Papa emerito era andato a trovarlo in Baviera per poterlo salutare per l’ultima volta. Un viaggio durato appena quattro giorni, ma tanto desiderato da Ratzinger che non saliva più su un aereo dal settembre del 2012. Benedetto XVI, informato delle gravi condizioni di salute del fratello maggiore a cui è sempre stato legatissimo, non aveva voluto restare nella residenza nella quale abita da quando ha lasciato il pontificato, il Monastero Mater Ecclesiae nei Giardini Vaticani.

Benedetto XVI in visita al fratello Georg a Ratisbona nel 2020

In quell’occasione, il Papa emerito fece anche tappa in alcuni luoghi cari della sua vita: il cimitero di Ziegetsdorf, sulla tomba dove riposano i genitori e la sorella maggiore Maria; e la sua casa di Pentling, alla periferia di Ratisbona. Benedetto XVI trascorse quasi un’ora nell’abitazione dove visse negli anni in cui fu professore di dogmatica all’Università cittadina, dal 1969 al 1977, subito prima della nomina ad arcivescovo di Monaco e Frisinga decisa da San Paolo VI che lo creò anche cardinale. Durante il soggiorno del Papa emerito in Germania, Benedetto XVI ha potuto visitare in più occasioni il fratello e rivedere i luoghi cari alla sua famiglia. Dal 18 al 22 giugno, data del rientro in Vaticano, Benedetto XVI ha trascorso alcune ore ogni giorno con monsignor Georg e hanno celebrato insieme diverse Messe. Benedetto XVI scrive, inoltre, che la mattina del 22 giugno, prima di tornare in Vaticano dalla Germania, sapeva che quell’incontro con il fratello sarebbe stato un addio. Ma entrambi sapevano anche, aggiunge, che il buon Dio regna anche nell'altro mondo e ci darà una nuova unione.

Il ricordo e le parole di Papa Francesco

Georg Ratzinger era l’ultimo parente del Papa emerito. La sorella Maria, classe 1921, sempre accanto a lui per occuparsi delle faccende domestiche, era morta nel 1991, durante la tradizionale visita alla tomba dei genitori in occasione di Ognissanti. “Non so se questa disgrazia abbia unito noi fratelli ancora di più, se abbia reso il nostro rapporto più profondo - rifletteva monsignor Georg nel libro intervista -. Quanti anni abbiamo passato insieme lungo la strada della vita. Porto nel cuore l’affetto e l’attaccamento che ho sentito durante il cammino”. Affetto e attaccamento che non sono mancati neanche nell’ultimo tratto della sua esistenza, segnato dalla debolezza e dalla malattia.

Si sono tenuti nel Duomo di Regensburg i funerali di monsignor Georg Ratzinger, morto lo scorso primo luglio all’età di 96 anni. "In quest’ora dell’ultimo saluto a mio fratello, io sono con voi". Sono queste le prime parole del messaggio di Benedetto XVI letto da monsignor Georg Gänswein, profondamente commosso, durante i funerali di monsignor Georg Ratzinger. Ricordando il fratello, il Papa emerito sottolinea che per Georg la vocazione sacerdotale è stata sempre accompagnata da quella musicale. Del fratello, sacerdote e musicista che ha vissuto per più di 20 anni nella cecità quasi totale, Benedetto XVI ricorda anche la socievolezza e l’umorismo. Soprattutto, spiega il Papa emerito, Georg è stato un uomo di Dio con al centro della sua vita valori come la sobrietà e l’onestà. Il Papa emerito ringrazia infine suo fratello, il caro Georg, per tutto quello che ha fatto, che ha sofferto e che gli ha dato. Il vescovo di Ratisbona, monsignor Rudolf Voderholzer, ha detto che Benedetto XVI ha seguito in diretta streaming i funerali del fratello.

Dopo la morte di Georg Ratzinger, Papa Francesco ha scritto al predecessore esprimendo la sua vicinanza spirituale. “Lei - si legge nella lettera rivolta a Benedetto XVI e resa nota lo scorso 2 luglio - ha avuto la delicatezza di comunicarmi per primo la notizia del decesso del suo amato fratello monsignor Georg. Desidero rinnovarle l’espressione del mio più sentito cordoglio e della spirituale vicinanza in questo momento di dolore”. “Assicuro la mia preghiera di suffragio per il compianto defunto - si legge ancora nel testo - affinché il Signore della vita, nella sua bontà misericordiosa, lo introduca nella patria del cielo e gli conceda il premio preparato per i fedeli servitori del Vangelo”. “E prego anche per Lei, Santità - aggiunge Papa Francesco - invocando dal Padre, per intercessione della Beata Vergine Maria, il sostegno della speranza cristiana e la tenera consolazione divina. Sempre uniti nell’adesione al Cristo risorto, sorgente di speranza e di pace”. La lettera si conclude con le significative parole “filialmente e fraternamente”.

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