La figura di Joseph Ratzinger, Papa Emerito Benedetto XVI, è stata spesso percepita come quella di un teologo austero, custode dell'ortodossia e della dottrina. Tuttavia, l'immagine di un Papa sorridente, capace di ridere di gusto e di apprezzare la leggerezza dell'essere, emerge da testimonianze dirette e riflessioni sulla sua personalità, rivelando un lato inaspettato e profondamente umano.
Anche negli anni della sua rinuncia al pontificato, ritiratosi nel monastero Mater Ecclesiae nei Giardini Vaticani dal maggio 2013, Benedetto XVI ha mantenuto una sorprendente lucidità mentale. Sebbene la sua voce fosse talvolta "poco più di un soffio" e le parole uscissero con lentezza, "quello che dice e lo sguardo attento, penetrante, mostrano una lucidità e una rapidità di pensiero invidiabili in chiunque: tanto più in un signore ultranovantenne al quale capita di essere il primo Papa emerito nella storia della Chiesa cattolica."
La Gioia Autentica e l'Umorismo
L'incontro con Emilio Giannelli e le Caricature
Un episodio significativo che rivela il suo buon umore è l'incontro con il vignettista Emilio Giannelli. Seduto su una panchina di legno nei Giardini Vaticani, davanti all'edicola della Madonna della Guardia, Benedetto XVI ricevette la visita di Giannelli, accompagnato da monsignor Georg Gaenswein. Il vignettista gli portò in dono tre sue "caricature irriverenti".
"Il Papa emerito le osserva con attenzione divertita. Sorride di gusto, e gli occhi diventano ancora più vivaci davanti all’ilarità contagiosa di Giannelli, che gli parla di Siena, la sua città." Questo momento cattura la capacità di Ratzinger di apprezzare l'ironia e la leggerezza, dimostrando che, nonostante il suo ruolo e la sua profonda serietà intellettuale, manteneva un'anima ricettiva alla gioia.

Le Riflessioni sull'Umorismo nella Vita di un Papa
Alla domanda sul ruolo dello humour e della leggerezza nella vita di un Papa, Benedetto XVI rispose con una risata. "Io non sono un uomo a cui vengano in mente continuamente delle barzellette. Ma saper vedere anche l'aspetto divertente della vita e la sua dimensione gioiosa e non prendere tutto così tragicamente, questo lo considero molto importante, e direi che è anche necessario per il mio ministero."
Ha citato uno scrittore che "aveva detto che gli angeli possono volare, perché non si prendono troppo sul serio." Questa affermazione svela una profonda comprensione del legame tra umiltà e leggerezza. Andrea Monda, direttore de L'Osservatore Romano, nel suo volume 'Benedetta umiltà', ha evidenziato come l'umorismo fosse un tassello prezioso per ricostruire il profilo del pontefice-professore, strettamente collegato alla sua umiltà: "la persona umile non si prende troppo sul serio ed è pronto a ridere anche di se stesso; quindi esercita l’umorismo." Nelle interviste a lui dedicate, la parola "(Ride)" compare cinquanta volte, sottolineando questa sua dimensione poco nota al grande pubblico.
Il Papa e il Circo: Un Sorriso per lo Spettacolo Popolare
Un'altra occasione in cui Papa Ratzinger mostrò apertamente la sua gioia fu durante l'udienza con gli artisti circensi. Clown, acrobati, giocolieri e giovani allievi dell'Accademia del circo si esibirono per Sua Santità, che apparve "assai curioso e divertito".
Benedetto XVI, allontanandosi dal "cliché che lo vorrebbe solo un freddo custode dell'ortodossia", affermò che "il circo può insegnare molto alla Chiesa e alla società". In quell'occasione, fu "molto felice quando gli hanno portato due cuccioli di leone". Sottolineò come "l'allegria degli spettacoli, la gioia ricreativa del gioco, la grazia delle coreografie, il ritmo della musica costituiscono proprio una via immediata di comunicazione per mettersi in dialogo con piccoli e grandi, suscitando sentimenti di serenità, di gioia, di concordia." Questo evento confermò la sua apertura e la sua capacità di apprezzare la bellezza e la leggerezza anche in contesti non strettamente religiosi.

Intervista al cardinale Ratzinger sui problemi di fede del mondo odierno
La Vita da Papa Emerito: Contesto e Carattere
Il Ritiro e la Lucidità Intellettuale
Incontrare il Papa emerito è diventato un privilegio raro anche in Vaticano. Nonostante il suo ritiro, "non gli sfugge nulla di quanto accade nella Chiesa". Legge libri e alcuni giornali italiani e tedeschi, e "si sa che apprezza le vignette di Giannelli sul Corriere della Sera", un dettaglio che ancora una volta lega la sua serietà intellettuale a un apprezzamento per l'umorismo.
Nella sua routine quotidiana, che include la messa, la corrispondenza e la lettura, "nonostante Benedetto appaia smagrito, fragile, conferma una curiosità intellettuale intatta." Questa curiosità si estendeva anche alla politica italiana, di cui conosceva bene i protagonisti, ricordando Giulio Andreotti e chiedendo di Massimo D'Alema, il tutto con "l'eco familiare della sua cadenza tedesca."
Un "Ribelle" nel Cuore e il Primato della Coscienza
Contrariamente all'immagine pubblica, Joseph Ratzinger era nel suo "nocciolo più duro, un essere indocile" e un "ribelle e un innovatore". La sua "affascinante ortodossia" derivava da una "inquietudine" e un "amore mai soddisfatto per la perenne novità della verità". La sua vita fu caratterizzata da decisioni guidate da una profonda coscienza, come la condizione posta a Papa Giovanni Paolo II per accettare la nomina al Sant'Uffizio: "Posso accettare solo se mi sarà ancora permesso di pubblicare libri".
Il suo gesto più "ribelle" fu la rinuncia all'11 febbraio 2013, un atto che "ha definitivamente riformato e rinnovato il papato". A chi gli chiedeva se avesse parlato con qualcuno della rinuncia, rispose: "Con il buon Dio in abbondanza". Questa frase, pronunciata con un tono meno solenne, riassume il suo impegno fondamentale: "testimoniare e documentare all’uomo moderno che la fede consiste in un ragionevole assenso di fronte a una presenza". Per Ratzinger, il problema centrale non era la riforma delle istituzioni o la crisi delle vocazioni, ma la fede stessa.
Il Ruolo Inedito e la Ricerca di Unità
La Coesistenza con Papa Francesco
La convivenza tra Benedetto XVI e Papa Francesco fu "strana" ma improntata al rispetto reciproco. Francesco lo definì "come avere un nonno saggio in casa: il mio papà", riconoscendo un rapporto basato sulla lealtà. Un patto tacito si instaurò: Bergoglio sarebbe stato "il Papa dell’azione", Ratzinger "il Papa della preghiera". Monsignor Gaenswein confermò che i rapporti tra i due erano e sono rimasti "ottimi".
Benedetto assunse un "ruolo inedito: defilato, discreto, ma cruciale". Con la sua voce "flebilie ma in alcuni casi dirompente", si trasformò in una "sponda e argine rassicurante per quanti nella Chiesa di Francesco non si trovano a proprio agio", riaffermando principi teologici e arginando pressioni.
Gli "Appunti" sulla Pedofilia e l'Ossessione per l'Unità
Quando gli "Appunti" del Papa emerito sulla pedofilia furono pubblicati, emersero "nervosismi inaspettati". Nonostante le malignità e i tentativi di screditare la sua paternità, fu chiaro che Ratzinger aveva faticosamente riempito quelle pagine, dimostrando la sua piena autoria e la sua integrità. Questa vicenda evidenziò la fragilità di una coabitazione non codificata da leggi vaticane, ma anche la sua risolutezza nel contribuire al bene della Chiesa.
Per Ratzinger, "l'ossessione dell'unità della Chiesa è più acuta che mai". Nonostante le paure di scismi, soprattutto in Germania, la sua tesi era che "alla fine ha sempre prevalso la consapevolezza che la Chiesa è e deve restare unita. La sua unità è sempre stata più forte delle lotte e delle guerre interne."
Breve Biografia: Joseph Aloisius Ratzinger
Joseph Aloisius Ratzinger è nato il 16 aprile 1927 in Baviera, ultimo di tre fratelli. I suoi studi si concentrarono su Filosofia e Teologia, conseguendo il dottorato su sant'Agostino nel 1953 e la cattedra di Teologia all'Università di Monaco nel 1957. La sua carriera ecclesiastica lo vide nominato cardinale da Papa Paolo VI il 27 giugno 1977 e, nel 1981, Papa Giovanni Paolo II lo chiamò a Roma come Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, ruolo che ricoprì fino alla sua elezione a Sommo Pontefice il 19 aprile 2005.
Le vignette e i libri vengono affidati all’autista della papamobile elettrica. Benedetto XVI sale e saluta, con un lieve cenno della mano. L’auto scompare dietro il tornante, senza far rumore, portandosi via Benedetto XVI coi suoi misteri, ma lasciando l'immagine di un uomo che, anche nelle profondità della fede e della teologia, non ha mai smesso di apprezzare la leggerezza e la gioia, elementi essenziali per la vita e per il suo ministero.