Paolo Soleri: Architettura, Arcologia e l'Anfiteatro di Santa Fe

Paolo Soleri (Torino, 21 giugno 1919 - Cosanti, Arizona, 9 aprile 2013) è stato un architetto, urbanista, scrittore, scultore e artista italiano la cui vita e opera hanno profondamente influenzato intere generazioni di professionisti e creativi. Dopo la laurea brillante al Politecnico di Torino nel febbraio del 1946, con una tesi incentrata sul rinnovamento urbano della capitale sabauda, Soleri concludeva la prima fase di un processo sulla ricerca della forma e della sua sintesi, esplicitato da migliaia di disegni la cui qualità era talmente elevata da stupire gli stessi docenti. Già in lui abitavano tre importanti valori: quello del paesaggio nel suo ineludibile intreccio di natura e neonatura, quello dell’immenso valore estetico che può generare l’architettura se creativamente ed eticamente strutturata e congruente all’interno del sistema ecologico, e quello, infine, del fenomeno città, le cui imprescindibili forze di coesione sono socialità e cultura.

Il suo pensiero, già nutrito da uno studio e confronto con scrittori e filosofi come Jonathan Swift, Jules Verne, Emilio Salgari, Giacomo Leopardi, Friedrich Nietzsche, Benedetto Croce, Paul Valéry, e intellettuali come Le Corbusier, lo aveva condotto a concepire l'architettura come una teoria sul mondo, al pari della scienza.

L'Influenza di Frank Lloyd Wright e la Nascita di un Pensiero Originale

Con la scoperta dell’architetto statunitense Frank Lloyd Wright, ancora estraneo all’insegnamento universitario italiano, Soleri decise immediatamente di frequentarne gli insegnamenti. Nel 1946, il 31 novembre, arrivò negli Stati Uniti, dove l'apprendistato di poco più di un anno - dal 18 aprile 1947 al settembre del 1948 - presso Wright gli consentì di prendere coscienza della sua innata propensione all’architettura organica. Questo periodo lo stimolò ad avviare una continua e meditata attività di pensiero che, relazionandola alla dimensione del cosmo, risemantizzava i concetti fondativi dell'architettura. Il suo talento immaginativo lo rese presto emergente all'interno della scuola di Wright, come testimoniato dal progetto The Beast, un ponte in cemento armato precompresso, talmente nuovo da rendere obsoleto quello di Wright, suscitando l'attenzione di Elisabeth Mock del MoMa di New York.

Ritratto di Paolo Soleri al lavoro, con disegni architettonici

Cosanti e l'Ideazione dell'Arcologia

Lasciata Taliesin West, Soleri si stabilì alle pendici del monte Camelback, in Arizona, dove la sosta libera da condizionamenti ma permeata da ulteriori importanti arricchimenti di pensiero, diede avvio ai disegni delle case arizoniane, strutture narrative che evocavano la matrice wrightiana, pur travalicandola. Forte del controllo e della padronanza nella forgiatura dell’argilla acquisiti a Vietri grazie al mestiere di ceramista (dove nel 1954 realizzò il laboratorio di ceramica per Vincenzo Solimene), Soleri diede avvio alla costruzione di Cosanti. Questa struttura, strutturata dall’insieme meditato di botteghe, uffici, residenze e ambienti di studio, esplorava le potenzialità intrinseche nella millenaria forma dell’abside (a scala ridotta anche tazza in ceramica capovolta). In poco più di un decennio di lavoro ininterrotto si generò così un continuum architettonico e paesaggistico che, integrando architettura, scultura e pittura, dava concretezza all’obiettivo di rendere la prima ecologicamente umana. Il nome Cosanti è il risultato della fusione di "Cosa + Anti", un motto programmatico contro il materialismo e il superfluo. Secondo Soleri, vivere senza iperconsumo è un "di più": la ricchezza consiste non nell’avere di più ma nell’aver bisogno di meno.

Nel 1961, Soleri istituì la Cosanti Foundation, successivamente riconosciuta come ‘bene nazionale’ per il suo manifestarsi come vitale centro di sperimentazione, confermando in Soleri il convincimento che la città era il vero argomento dell’architettura. Qui, con la Fondazione, tentò una sperimentale vita comunitaria, assieme agli studenti dell'Università dell'Arizona, in cui la costruzione con le proprie mani di un ambiente a misura ecologica veniva autofinanziata producendo oggetti artigianali in ceramica e bronzo. Nel costante e coerente legame tra pensiero e azione, ne è prima testimonianza documentale la genesi degli Sketchbooks - dodici nell’arco della sua lunga vita.

Veduta aerea di Cosanti, Arizona, con le sue architetture integrate nel paesaggio

Il Concetto di Arcologia: "Più con il Meno"

Avendo a fondamento il colloquio, innervato da studio e ricerca continui, con ciò che chiamava potenziali cosmici - sole, acqua, aria, vento -, Soleri intrecciava arte, filosofia, teologia e scienza. Vedendo l’architettura inscindibile dalla città, iniziava ad esplorare con metodologia tentativa e scientifica le ‘strade’ più consone a risolvere i problemi generati dal degrado ambientale. In lui elaborazione teorica e sperimentazione progettuale vivevano costantemente insieme, alimentandosi a vicenda. Da questo pensiero nacque il concetto di arcologia, termine coniato da Soleri stesso, che sintetizza architettura ed ecologia. Le arcologie postulavano la costruzione di un futuro basato su una creatività consapevole, finalizzata a rispondere al disfacimento degli habitat e alle problematiche delle risorse finite del pianeta, investendo nel profondo concetti e principi consolidati ma non più aderenti al vero processo creativo. La sua filosofia si basava sulla parola chiave "frugalità", che ad Arcosanti si concretizza soprattutto nell’imperativo «fare di più con meno», ovvero meno risorse energetiche, meno inquinamento, meno spreco di spazio e di materiali. L'arcologia riconosce la necessità di una radicale riorganizzazione del vasto e scomposto paesaggio urbano in città dense, integrate e tridimensionali per sostenere le complesse attività che stanno alla base della cultura umana, aumentando le interazioni umane, massimizzando l’accesso alle risorse comuni, migliorando il rapporto tra costi e benefici delle infrastrutture, riducendo la produzione di immondizia, minimizzando il consumo di energia, di materie prime e di territorio, riducendo l’inquinamento e permettendo l’interazione tra le persone e l’ambiente circostante.

Arcosanti: L'Esperimento Urbano

Nel 1960, la sua visione della città fu proposta in Mesa City, città per due milioni di abitanti in un altopiano arido, il cui cardine era l’autocontenimento attraverso la fertile integrazione di arte, cultura, agricoltura, industria e tecnologia. Questa visione si concretizzò nel 1970 con la fondazione di Arcosanti, un laboratorio urbano nel deserto dell'Arizona, a circa 100 km da Cosanti, pensato come unità abitativa per tremila (inizialmente 5000) abitanti. Alla sua costruzione, nella quale ripropose la forma absidale già sperimentata, parteciparono sin dall’inizio studenti di college e università americane e volontari da tutto il mondo. Verifica del portato teorico e pratico generato da Cosanti, Arcosanti è antiutopista per progettazione e contenuto, suo fondamento è il credere nelle potenzialità inespresse dell’individuo e nella seminfinita perfettibilità del processo evolutivo.

Archesanti è un prototipo di insediamento nel deserto dell'Arizona, un luogo dove vivere, lavorare e svagarsi facendo parte di una comunità. Attualmente vi vivono intorno al centinaio di persone. Gli edifici sono costruiti principalmente da studenti senza una grossa esperienza alle spalle e i materiali usati sono spesso quelli trovati nel terreno circostante. Il tutto si autofinanzia quasi esclusivamente attraverso la produzione e la vendita dei Soleri Wind Bells, campane di ceramica e di bronzo. Arcosanti è interamente aperta al pubblico ed è visitata da circa 50.000 persone all’anno. Newsweek ha definito Arcosanti «il più importante esperimento urbano mai fatto al nostro tempo».

Panoramica degli edifici di Arcosanti, Arizona, che mostrano l'architettura arcologica

Paolo Soleri

Il Soleri Amphitheater a Santa Fe, New Mexico

Tra le opere di Paolo Soleri che hanno lasciato un segno profondo, si annovera l'Anfiteatro di Santa Fe, nel New Mexico. Nel suo lungo viaggio attraverso architettura, ambiente ed ecologia, nel 1965 Soleri si fermò a Santa Fe, nel New Mexico, per realizzare questo piccolo gioiello in cemento per l'Institute of American Indian Arts (IAIA).

Design e Significato Culturale

Inaugurato nel 1970, l'anfiteatro divenne per quarant'anni un punto di riferimento della città. Con i suoi 2.900 posti a sedere, al tempo della realizzazione fu paragonato a un palcoscenico all'interno di una grotta. La sua struttura presentava un palcoscenico a spinta con la sua conchiglia a forma di grotta, un ponte e un palcoscenico superiore sopra la conchiglia, due vomitoria che conducevano al piede del palcoscenico da sotto le sedute del pubblico, colonne cave accoppiate che si innalzavano dal palcoscenico inferiore al balcone del palcoscenico superiore, e scalinate che fiancheggiavano le colonne per penetrare la conchiglia. La torre a destra del palcoscenico e il canyon che scendeva a sinistra dal terrapieno sullo sfondo completavano gli elementi amalgamati che evocavano un paesaggio fantastico, non il palco vuoto dei teatri moderni. Il design del Soleri Amphitheater, secondo le letture nell'archivio IAIA di Santa Fe, si ispirò a una ricerca condotta da Lloyd New, Charles Loloma e Rolland Meinholtz su forme e luoghi drammatici antichi ed esistenti, per derivare consciamente le "Notes on Indian Theater and Practice" per il nuovo edificio della scuola. L'immagine che emerge è quella di un teatro le cui componenti sintetizzano astrazioni degli spazi cerimoniali tribali tradizionali in un'architettura per la performance del dramma indigeno secolare. Soleri abbandonò la prospettiva a punto unico e il proscenio come piano pittorico del teatro occidentale a favore della creazione di un campo d'azione drammatica tridimensionale.

Questo anfiteatro all'aperto ha ospitato leggendari spettacoli e artisti, da BB King a Carlos Santana, Jackson Brown e Arlo Guthrie, diventando un epicentro per i concerti nel New Mexico. Artisti e pubblico ricordavano la singolare esperienza di suonare e assistere a performance in un luogo così straordinario: "Era abbastanza grande da emanare tanta energia - ricordano a Santa Fe - ma allo stesso tempo abbastanza piccolo per essere intimo". Oltre ai concerti, è stato utilizzato per eventi accademici e come sede per cerimonie di promozione e laurea degli studenti della Santa Fe Indian School (K-12), ospitando anche quattordici Native Roots and Rhythms Festivals. Il MoMa, riconoscendo il carattere innovativo di Soleri, ne incluse i disegni nella mostra «Visionary Architecture».

Foto panoramica del Soleri Amphitheater a Santa Fe, con la sua caratteristica struttura in cemento

Chiusura e Prospettive di Riapertura

Nel 2010, dopo un concerto di Lyle Lovett, l'anfiteatro ha chiuso i battenti. Il sipario è calato e sembrava anche per sempre, al punto che ci sono state mobilitazioni e proteste per cercare di salvarlo da un destino che sembrava senza via di ritorno: la demolizione decisa dall'istituto scolastico che ne è proprietario. Tuttavia, grazie a un progetto di legge, il Soleri Amphitheater potrebbe rinascere, nonostante l'alta cifra necessaria per la ristrutturazione: 15 milioni di dollari. Intanto è iniziata la raccolta dei primi $3 milioni che serviranno per valutare le esigenze strutturali e ingegneristiche. La galleria dedicata all'anfiteatro al SITE Santa Fe Biennial 2018, concepito e progettato dall'architetto Conrad Skinner, ne ha messo in risalto la storia attraverso murales fotografici, facsimili degli schizzi di Soleri, estratti di testi, una presentazione sulla costruzione e un modello in argilla micacea, enfatizzando le comprensioni indigene, le strategie vernacolari e i territori condivisi che hanno ispirato il progetto.

Paolo Soleri

Eredità e Riconoscimenti

Gli anni Sessanta furono segnati per Soleri dall’intensificarsi di premi e riconoscimenti: professore associato al College di architettura di Tempe - Università dell’Arizona -, nel 1963 gli venne conferita la Medaglia AIA (Istituto Americano degli Architetti) per la progettazione. Il suo credo è stato professato ininterrottamente contro ogni compromesso al fine di confermare la validità della sua applicazione su quanto egli considerava la più alta manifestazione del «miracoloso prodigio» che, nella «vera» consapevolezza dell’essere, «trasforma l’idrogeno in coscienza». Per la sua carriera e il suo impatto, Paolo Soleri ha ricevuto il Leone d’oro alla carriera alla Biennale di Venezia il 17 giugno 2000. In quell'occasione, Renzo Piano, anch'egli insignito dello stesso prestigioso riconoscimento, in un libro a più voci del 2010 scriveva: «per me e per gli architetti della mia generazione è stato una grande spinta allo stesso tempo utopica e realista. Oggi finalmente si capisce quanto la terra sia fragile, ma lui lo aveva capito oltre 50 anni fa. Tutto il nostro lavoro prende da quelle lontane intuizioni e l’opera più recente del mio ufficio, la California Academy of Sciences a San Francisco deve molto a Paolo Soleri».

tags: #paolo #soleri #santa #fe