La Bolla Pontificia "Cum Ex Apostolatus Officio" di Paolo IV

La bolla pontificia "Cum Ex Apostolatus Officio", promulgata da Papa Paolo IV il 15 marzo 1559, rappresenta uno dei documenti più significativi del suo pontificato, emanato in un'epoca di profonda crisi religiosa. Questo documento cruciale fu esplicitamente confermato anche da San Pio V con la bolla "Inter multiplices curas" del 21 dicembre 1566. Essa si inseriva nel solco tracciato dalla precedente bolla di Papa Leone X, la "Decet Romanum Pontificem" del 3 gennaio 1521, che aveva scomunicato Martin Lutero e i suoi seguaci.

Ritratto di Papa Paolo IV o illustrazione della promulgazione di una bolla papale

Contesto Storico e Motivazioni dell'Emanazione

L'emanazione della "Cum Ex Apostolatus Officio" avvenne in un periodo in cui l'eresia luterana aveva causato un terribile disastro nella Chiesa cattolica, diffondendosi in Germania e in gran parte d'Europa. I furiosi seguaci di Lutero avevano sequestrato e occupato migliaia di chiese, di conventi e monasteri. Più di dieci milioni di anime a quell'epoca caddero nell'eresia luterana, e circa 50.000 persone furono uccise durante la cosiddetta "guerra dei contadini" in Germania, provocata appunto dallo stesso Lutero. La predicazione di Lutero consentì che il divorzio e le convivenze impure cominciassero ad essere una "norma" per i tedeschi e per gli altri eretico-scismatici.

Il processo distruttivo aumentava sempre più e si diffondeva, con molti chierici cattolici che divennero segretamente eretici, restando apparentemente cattolici e continuando così ad occupare cattedrali e parrocchie. Essi usavano i pulpiti delle chiese per diffondere l'eresia luterana, continuando in tal modo l'opera di distruzione e di devastazione della Chiesa Cattolica. Quindi, per fermare il catastrofico processo di distruzione, causato dall'aggressione degli eretici luterani, e salvare così milioni di anime, Papa Paolo IV pubblicò la bolla "Cum Ex Apostolatus Officio".

Mappa dell'Europa che mostra la diffusione della Riforma protestante nel XVI secolo

Il Contesto dei Conclavi e l'Elezione di Paolo IV

Il pontificato di Paolo IV, al secolo Gian Pietro Carafa, fu profondamente influenzato dalla sua strenua lotta contro l'eresia. Il Conclave che si aprì il 30 novembre 1549, dopo la morte di Paolo III, fu certamente uno dei più drammatici della storia della Chiesa. Il cardinale inglese Reginald Pole (1500-1558) era indicato da tutti come il grande favorito. Il 5 dicembre, a Pole mancava un solo voto per ottenere la tiara pontificia, quando il cardinale Gian Pietro Carafa si levò in piedi e, di fronte all’assemblea attonita, lo accusò pubblicamente di eresia, rimproverandogli, tra l’altro, di aver sostenuto la doppia giustificazione cripto-luterana respinta dal Concilio di Trento nel 1547.

Carafa era conosciuto per la sua integrità dottrinale e per la sua vita di pietà. L’accusa di eresia che per la prima volta era stata lanciata in conclave contro un cardinale rifletteva le divisioni dei cattolici di fronte al protestantesimo. Cardinali come Pole e Morone (che, quando era stato vescovo di Modena tra il 1543 e il 1546, aveva scelto dei predicatori successivamente processati per eresia) coltivavano un cristianesimo irenista e si proponevano di conciliare il luteranesimo con la struttura istituzionale della Chiesa romana. Gli atti dei processi inquisitoriali del cardinale Morone (1557-1559), di Pietro Carnesecchi (1557-1567) e di Vittore Soranzo (1550-1558), tutti appartenenti alla cerchia degli “spirituali”, hanno dimostrato quanto fitta fosse questa rete di complicità, vigorosamente combattuta da due uomini, entrambi destinati a divenire Papi: Gian Pietro Carafa, futuro Paolo IV, e Michele Ghislieri, futuro Pio V.

Il cardinale Gian Pietro Carafa aveva fondato, con Gaetano di Thiene, l’ordine dei Teatini ed era stato scelto da Adriano VI a collaborare per la riforma universale della Chiesa. Era soprattutto al cardinale Carafa che si doveva l’istituzione del Santo Uffizio dell’Inquisizione romana. La bolla Licet ab initio del 21 luglio 1542, con cui Paolo III, accogliendo il suggerimento di Carafa, aveva istituito questo organismo, era una dichiarazione di guerra all’eresia.

Alla morte di Giulio III, nel Conclave del 1555, i due partiti si scontrarono nuovamente e il 23 maggio 1555 il cardinale Gian Pietro Carafa fu eletto Papa, superando di un soffio il cardinale Morone. Aveva allora settantanove anni e prese il nome di Paolo IV. Fu un Pontefice senza compromessi, che ebbe per obiettivo primario la lotta alle eresie e una vera riforma della Chiesa. Il suo braccio destro era un umile frate domenicano, Michele Ghislieri, che nominò vescovo di Nepi e Sutri (1556), cardinale (1557) e Grande Inquisitore a vita (1558), aprendogli la strada al pontificato. Il 1 giugno 1557 Paolo IV comunicò ai cardinali di aver ordinato l’incarcerazione del cardinale Morone per sospetto di eresia, incaricando l’Inquisizione di svolgere il processo. Paolo IV rivolgeva la stessa accusa al cardinale Pole, che si trovava in Inghilterra e che fu destituito dalla carica di legato.

Disposizioni Chiave della Bolla

Nel marzo 1559, pochi mesi prima di morire, Paolo IV pubblicò la bolla "Cum Ex Apostolatus Officio" in cui affrontò il problema della possibile eresia di un Papa. Questa bolla ripropone quasi alla lettera il principio canonistico medioevale secondo cui il Papa non può essere redarguito e giudicato da nessuno, «nisi deprehandatur a fide devius», a meno che non devii dalla fede (Ivo di Chartres, Decretales, V, cap. 23, coll. 329-330).

L'Invalidità dei Sacramenti per Eretici (Articolo VI)

L'articolo VI della bolla "Cum ex Apostolatus Officio", pubblicata da Paolo IV, denuncia l'invalidità del "Sacramento della consacrazione" per un eretico, attenendosi al principio cattolico sulla validità dei Sacramenti. L'insegnamento cattolico dichiara che ogni Sacramento, qualora fosse dubbio, non possa essere considerato valido, e quindi dovrebbe essere ripetuto in modo condizionale o assoluto. Tuttavia i Sacramenti del Matrimonio e dell’Ordine non possono essere ripetuti se non esistono impedimenti specifici, proibitivi e dirimenti, per cui non si possa essere dispensati. Questi requisiti riguardano l'Intenzione, la Forma o la Materia, sia da parte del ministro che da parte del ricevente.

È noto che Lutero essenzialmente cambiò l'insegnamento sui Sacramenti, ed in particolare la sua concezione eretica del "sacerdozio" era che ogni uomo è un "sacerdote", e tale "sacerdozio comune" pertanto non è più per lui e per i suoi seguaci un Sacramento. La bolla mirava, quindi, a chiarire l'invalidità dei sacramenti officiati da eretici, come conseguenza delle loro deviazioni dottrinali.

Infallibilità e Sanzioni

La bolla papale "Cum Ex Apostolatus Officio" è considerata un insegnamento infallibile del Magistero che non necessita pertanto di ulteriore approvazione, e lo stesso Papa stabilì che fosse valida in perpetuo. La bolla definisce l'illiceità degli atti contrari e le sanzioni penali e divine, statuendo: "Pertanto, a nessun uomo sia lecito (liceat) infrangere questo foglio di nostra approvazione, innovazione, sanzione, statuto, derogazione, volontà e decreto, né contraddirlo con temeraria audacia." La dichiarazione di Infallibilità papale è qui presentata come semplice e chiara, senza bisogno di spiegazioni ulteriori.

Questioni Interpretative e Durata

La "Cum ex Apostolatus Officio" resta un autorevole documento pontificio che conferma la possibilità di un Papa eretico, anche se non dà alcuna indicazione sulle concrete modalità con cui egli perderebbe il pontificato. Ancora oggi si discute se la Bolla di Paolo IV sia una decisione dogmatica o un atto disciplinare; se sia ancora in vigore o se sia stata implicitamente abrogata dal Codice del 1917; se si applichi al Papa che sia incorso in eresia ante o post electionem, e così via.

La storia della Chiesa, anche nei momenti di più aspro scontro interno, è più complessa di quanto molti possano credere. Il Concilio di Trento, che è un monumento della fede cattolica, fu inaugurato e poi chiuso da un personaggio gravemente sospetto di eresia luterana. È da notare che, sebbene alla morte di Paolo IV, il nuovo pontefice Pio IV impose l’annullamento del processo contro Morone e si scontrò duramente con il cardinale Ghislieri (poi Pio V), fu proprio quest'ultimo a confermare la validità della bolla di Paolo IV.

Difficoltà di Traduzione

La traduzione della Bolla dall'originale in lingua latina è un'opera difficile, a causa della grand'estensione dei periodi e delle forme verbali assai complicate. Questo ha reso certe traduzioni pubblicate in altre riviste scorrette. La causa di tale infedeltà è dovuta non solo alla tendenziosità di certi traduttori che distorsero il senso originale a favore di opinioni opposte, ma alla difficoltà intrinseca di certi periodi latini, molto lunghi e complessi. L'importanza del documento deriva dalla profonda convinzione che: "Poiché, a causa della carica d’Apostolato affidataci da Dio, benché con meriti non condicevoli, incombe su di noi il dovere d’avere cura generale del gregge del Signore. deviata dalla fede."

La solennità di tale documento è sottolineata anche dalle numerose firme cardinalizie presenti al momento della sua promulgazione:

  • † Io R. Card.
  • † Io F. Card.
  • † Io Fed. Card.
  • † Io P. Card.
  • † Io R. Card.
  • † Io T. Card.
  • † Io Fulvio Card.
  • † Io Michele Card.
  • † Io Giovanni Card.
  • † Io Giovanni Card.
  • † Io Gerolamo, Card.
  • † Io B. Card.
  • † Io Diomede, Card.
  • † Io Scipione, Card.
  • † Io Card.
  • † Io Antonio, Card.
  • † Io Taddeo, Card.
  • † Io Virgilio Card.
  • † Io F. Michele Card.
  • † Io Clemente Moniliano, Card.
  • † Io G. Asc., Diacono Card.
  • † Io N., Card.
  • † Io Giacomo Card.
  • † Io Gerolamo, Card.
  • † Io Innocenzo, Card.
  • † Io Luigi, Card.
  • † Io Carlo, Card.
  • † Io Alfonso, Card.
  • † Io Vitellio, Card.
  • † Io Giovanni Battista, Card.

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