La Salve Regina a quattro voci e violini rappresenta un esempio emblematico di come la musica sacra abbia saputo coniugare la tradizione polifonica rinascimentale con il linguaggio armonico barocco. Questa composizione fa parte della raccolta Concerti sacri, pubblicata nel 1770, l'unica raccolta stampata vivente l'autore, che comprende complessivamente dieci mottetti.

L'eredità di Palestrina nel linguaggio barocco
Nel comporre quest'opera, Scarlatti adotta uno stile che richiama i grandi polifonisti rinascimentali, definendolo egli stesso come “lo stile sodo alla Palestrina”. Il compositore integra questa eredità nel linguaggio armonico del suo tempo, gettando un ponte tra l'Italia di epoche diverse. La cifra stilistica dell'opera risiede proprio nella commistione tra il rigore contrappuntistico e la dinamica barocca.
Elementi strutturali e contrappunto
L'incipit dell'opera è caratterizzato da note lunghe proposte dal primo violino, che riprendono l'intonazione gregoriana della Salve Regina attribuita a Hermannus Contractus (1013-1054). Questo tema funge da vero e proprio cantus firmus che fa da collante all'intera composizione. Il motivo, facilmente riconoscibile, viene affidato a turno alle quattro voci del coro e richiamato dai due violini, circondato da linee melodiche più dinamiche e caratterizzate da lunghi melismi, tipici della prassi barocca.
Il contrappunto è presente in modo costante: esso si manifesta talvolta come un gioco di imitazione tra le voci, altre volte impostato in maniera più rigorosa, seguendo fedelmente la scuola palestriniana.
Analisi dei madrigalismi e dell'espressività
Scarlatti utilizza accorgimenti tecnici per sottolineare il significato del testo:
- Ad te clamamus: Il coro viene diviso in due semi-cori, maschile e femminile, che si rispondono con una sorta di breve trillo.
- Exules filii Hevae: Il passaggio è sottolineato da un improvviso cambio di armonia, transitando da un accordo maggiore al suo omonimo minore, eseguito con un piano improvviso che segue il forte slanciato precedente.
- Ad te suspiramus: Il compositore ricorre a un evidente madrigalismo, interrompendo l'incedere ascendente del vocalizzo con brevi pause, che evocano il senso di sofferenza e il gemito nella "valle di lacrime".

L'epilogo della composizione
Dopo il fulcro espressivo, l'antifona mariana si avvia verso l'epilogo, ripercorrendo il clima solenne dell'inizio attraverso un fitto dialogo tra tutti gli attori della sacra rappresentazione. La chiusura avviene, come da prassi, su un accordo maggiore, elemento che infonde un senso di speranza e risoluzione armonica.
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