Palazzo Grimani a Santa Maria Formosa: Un Tesoro Rinascimentale a Venezia

Il Palazzo Grimani a Santa Maria Formosa, situato nel cuore di Venezia nel sestiere di Castello, rappresenta una delle testimonianze più affascinanti dell'influenza romana e toscana nell'architettura veneziana. Questa magnifica residenza, voluta da Gerolamo Grimani e successivamente arricchita dal nipote Giovanni, custodisce una straordinaria collezione d'arte e presenta interni riccamente decorati con affreschi di maestri come Francesco Salviati, Federico Zuccari e Giovanni da Udine. La sua particolarità risiede nella concezione architettonica "all'antica", che si discosta notevolmente dallo stile veneziano dell'epoca, rendendolo un vero gioiello nascosto tra i canali della Serenissima.

Vista esterna di Palazzo Grimani a Santa Maria Formosa

Storia e Architettura di un Edificio Unico

Palazzo Grimani è stata la dimora di una delle più importanti famiglie del patriziato veneziano fino alla metà del XIX secolo. In origine, era la dimora di Antonio Grimani, protagonista della vita politica e militare della Repubblica di Venezia ed eletto doge dal 1521 al 1523. L'edificio venne acquistato a fine Quattrocento dal patrizio Antonio Grimani e successivamente donato ai suoi quattro figli, divenendo la dimora di questo ramo della famiglia, da allora denominato “di Santa Maria Formosa”.

La configurazione attuale del palazzo è il frutto di imponenti lavori di trasformazione condotti nel corso del Cinquecento. Il palazzo, dall’impianto originario veneto-bizantino, modificato e ampliato nel corso del Quattrocento, venne donato nel 1500 da Antonio Grimani ai figli Vincenzo, Girolamo e Pietro. Le complesse vicende ereditarie assunsero una chiara definizione solo nel 1532. A quella data, i figli di Girolamo, Vettore (procuratore di San Marco) e Giovanni (patriarca di Aquileia), assieme al fratello Marco, divennero proprietari e decisero di andarvi ad abitare, occupando rispettivamente il primo e il secondo piano. Nel 1537, avviarono una prima fase di interventi, senza modifiche sostanziali all’impianto generale dell’edificio, ma volti a rendere l’edificio più funzionale e ad arricchirne l’aspetto con raffinate decorazioni.

Le trasformazioni di maggior rilievo furono realizzate dopo la morte di Vettore nel 1558. A partire da quella data, Giovanni, divenuto unico proprietario, avviò un grande ampliamento del palazzo, costruendo due nuove ali che sostanzialmente raddoppiarono le dimensioni dell’edificio. Trasformò la fabbrica gotica dall’impianto a elle in un palazzo a blocco con grande corte centrale porticata sui quattro lati. L’intervento di Giovanni Grimani diede un volto completamente nuovo al palazzo, guidato dai suoi riferimenti culturali in materia di architettura e arte, molto lontani da quelli dell’ambiente veneziano, e dalla sua passione per l’archeologia, ereditata dallo zio Domenico.

Soprattutto Giovanni intervenne direttamente nella progettazione, rifacendosi al trattato di Sebastiano Serlio e forse utilizzando suggerimenti del Sanmicheli (al quale l'intera fabbrica è stata in passato attribuita). È probabile che non vi fu la mano di un architetto famoso a coordinare gli interventi di trasformazione, ma che fu lo stesso Giovanni, sempre circondato da ottimi consiglieri quali Sanmicheli, Serlio, Sansovino e Palladio, l’artefice del rinnovamento del palazzo. Il risultato è un'architettura pregevolissima che fonde elementi della tradizione veneziana e di quella tosco-romana. Ciò fa di Palazzo Grimani un unicum nel contesto veneziano, paragonabile per importanza culturale alle opere di Jacopo Sansovino per l'area di Piazza San Marco.

Nel 1981, il palazzo è stato acquistato dallo stato italiano. Un lungo restauro ha permesso di ricostituire lo stato originario dell'edificio e di riportare alla luce la bellezza delle sue decorazioni. Il Museo di Palazzo Grimani è stato quindi aperto al pubblico nel dicembre del 2008, e oggi ospita al suo interno una collezione di statuaria classica, spesso accompagnata da mostre di arte contemporanea.

Gli Ambienti Principali e le Loro Decorazioni Artistiche

La fusione tra diverse culture artistiche si riscontra nelle meravigliose decorazioni pittoriche dello scalone e delle sale al primo piano, dove lavorarono pittori come Federico Zuccari, Francesco Salviati, Giovanni da Udine, Lambert Sustris e Camillo Mantovano.

Il Cortile Rinascimentale e la Loggia dei Cesti

L’ampio cortile è il risultato di un’imponente ristrutturazione del palazzo conclusasi negli anni Sessanta del Cinquecento. La fabbrica medievale originaria era composta da sole due ali e aveva le caratteristiche proprie della casa fondaco veneziana, con una pianta a L che si sviluppava lungo l'angolo determinato dalla confluenza tra i rii di San Severo e di Santa Maria Formosa. Nel Cinquecento, l'edificio fu ristrutturato e ampliato in più fasi dai fratelli Vettore e Giovanni Grimani, secondo uno stile ispirato alle antiche domus e al gusto architettonico del Rinascimento romano. Le logge che si realizzarono furono adornate di statue classiche. La Loggia dei Cesti, che si può osservare, era interamente affrescata con motivi vegetali e completata dai meravigliosi cesti in stucco.

Cortile interno di Palazzo Grimani con logge e statue

Lo Scalone Monumentale

Tra il 1563 e il 1565, la volta a botte dello scalone che conduce al portego del piano nobile fu sontuosamente decorata da Federico Zuccari, giovane artista di cultura romana, con affreschi allegorici che rimandano alle virtù del suo committente, completati da grottesche e rilievi a stucco con creature mitologiche. Questi ultimi riproducono alcuni cammei antichi della collezione di Giovanni Grimani. Nell’insieme, lo scalone poteva competere per magnificenza solo con la Scala d’Oro di Palazzo Ducale e con quella della Libreria Marciana.

Volta affrescata dello Scalone Monumentale di Palazzo Grimani (Federico Zuccari)

La Sala del Camino

La grande sala angolare, appartenente al nucleo più antico dell’edificio, fu rinnovata negli anni Sessanta del Cinquecento. Essa è dominata dallo splendido camino sormontato da marmi colorati e da ampie decorazioni in stucco, con volti ritratti di profilo, ghirlande di fiori e frutti e uno stupefacente mostro con la bocca spalancata, visibile al centro. Nicchie e mensole ospitavano altri pezzi archeologici della collezione Grimani. Alle pareti sono ancora visibili frammenti di una decorazione ad affresco che richiama il colonnato del cortile.

I Camerini di Apollo, Callisto e Psiche

Situati nell’area della fabbrica medievale, i camerini di Apollo, Callisto e Psiche furono decorati tra il 1537 e il 1540 da artisti di formazione rinascimentale e manierista.

Camerino di Apollo

Sulla volta a botte, in uno schema derivato dal soffitto di una tomba romana, si svolge la disputa tra Apollo e Marsia narrata nelle Metamorfosi di Ovidio. I quattro episodi sono opera del fiorentino Francesco Salviati: Marsia ebbe l’ardire di sfidare Apollo nella musica, il suo flauto, l’aulos, contro la lira divina. Sconfitto nel duello, venne condannato da Apollo a morte, scorticato vivo, come punizione per la sua superbia. A Giovanni da Udine, amico e collaboratore di Raffaello nella sua bottega romana, si devono gli stucchi, le figurette di divinità classiche, le grottesche e gli straordinari uccellini, nella rappresentazione dei quali era nota la sua maestria. Nella lunetta sulla parete di fondo una figurazione allegorica di ambientazione romana allude alle origini e ai fasti della famiglia Grimani.

Affreschi di Francesco Salviati nel Camerino di Apollo

Camerino di Callisto

Come nel camerino di Apollo, anche quello dedicato alla ninfa Callisto e alla sua metamorfosi si rinvia al celebre testo di Ovidio. Il racconto si snoda attraverso cinque riquadri in stucco bianco a fondo oro, a partire dal primo - sulla parete di fronte alle finestre -, dove la ninfa addormentata viene amata da Giove, fino all’epilogo - al centro del soffitto -, in cui Callisto e il figlio Arcade vengono tramutati in costellazioni. Riscoperta a Roma la tecnica dello stucco antico, Giovanni da Udine offre qui un saggio della sua grande abilità, ricreando animali, nature morte e dodici putti, simboleggianti i mesi dell’anno, accompagnati da quattro segni zodiacali riferibili alle stagioni. Alcuni specchietti tondi incastonati negli stucchi impreziosiscono la composizione e richiamano le stelle del firmamento.

Camerino di Psiche

Questa sala, che costituiva assieme alla successiva il cosiddetto Camerino di Psiche, fu divisa in due ambienti solo nell’Ottocento. Nell’assetto originario, databile agli anni Trenta del Cinquecento, il soffitto era decorato da cinque dipinti dedicati alla favola di Amore e Psiche, narrata da Apuleio. Il dipinto ottagonale alla parete, probabile copia dell’originale realizzato da Francesco Salviati nel 1539, costituiva il centro della composizione e raffigura Psiche, venerata come una dea per la sua bellezza. Ai lati delle finestre, due candelabri con uccelli e pesci richiamano le decorazioni delle Logge Vaticane a Roma e furono realizzate da Camillo Mantovano negli anni Sessanta del Cinquecento.

La Sala del Doge, il Vestibolo e la Cappella

Questi tre ambienti appartengono all’ultima fase edilizia del palazzo, conclusasi entro il 1568. Nella sala, una lapide sopra il camino ricorda ed esalta il ruolo di Antonio Grimani, a cui il luogo fu dedicato e il cui busto ritratto, oggi perduto, troneggiava nella nicchia centrale. A sottolinearne l’importanza, le pareti e i pavimenti sono interamente decorati da riquadri marmorei, secondo il gusto antico. Molti di questi marmi rari e preziosi, estratti durante l’epoca romana in località della Turchia, della Grecia e dell’Africa, vennero utilizzati nel palazzo come materiali di reimpiego, provenienti da rovine antiche. Nelle altre nicchie, sopra le porte e ai lati del camino, erano collocati vasi antichi, busti e gruppi scultorei classici. Nella cappella, utilizzata dal patriarca Giovanni Grimani per la celebrazione privata della messa, una pala cinquecentesca con una Deposizione attribuita a Giovanni Contarini, allievo di Tiziano, è stata collocata in luogo dell’altare marmoreo, rimosso nel XIX secolo. Dalla finestrella del vestibolo si può scorgere la scala a chiocciola, di probabile invenzione palladiana.

La Sala da Pranzo e la Stanza Neoclassica

Il suggestivo soffitto della Sala da Pranzo, decorato da festoni con nature morte di cacciagione, ortaggi e pesci, alternate a fasce floreali, fu realizzato da Camillo Mantovano attorno al 1567. Lo schema compositivo, con lo spazio suddiviso in spicchi attraverso raggi che convergono al centro, ripropone in chiave moderna un modello utilizzato nelle decorazioni antiche. La tela seicentesca al centro del soffitto, San Giovanni mentre battezza la folla, deriva dall’omonimo dipinto di Nicolas Poussin. L’ambiente era probabilmente destinato a sala da pranzo, poiché una scala oggi murata conduceva al piano terra, dove forse erano situate le cucine.

La Stanza Neoclassica venne rinnovata per essere adibita a camera da letto in occasione del matrimonio, celebrato nel 1791, tra la principessa romana Virginia Chigi e Giovanni Carlo Grimani. La decorazione del soffitto, eseguita dal veronese Giovanni Faccioli, riprende fedelmente alcuni brani di pittura murale antica, come le celebri Nozze Aldobrandini, oggi conservate nei Musei Vaticani.

Il Portego e la Sala a Fogliami

Il grande salone passante è denominato portego, secondo la tradizione della casa fondaco veneziana, ed è l'ambiente che più di tutti ricorda il passato medievale dell'edificio. Qui erano ospitati, in grandi cornici a stucco, i ritratti dei membri illustri della famiglia e si svolgevano feste, banchetti e rappresentazioni di teatro musicale, arte nella quale i Grimani furono importanti mecenati.

Il soffitto della Sala a Fogliami, eseguito nei primi anni Sessanta del Cinquecento da Camillo Mantovano, è ricoperto da una spettacolare decorazione che celebra la natura rigogliosa di piante e fiori, con un fitto giardino abitato da numerosi animali, ricchi di significati simbolici. Nelle lunette sormontate da grottesche, complesse figurazioni in forma di rebus alludono a un lungo e travagliato processo per eresia subito dal patriarca Giovanni Grimani. La decorazione tratta il tema dell’eterna lotta tra bene e male e dell’affermazione della giustizia divina. La sala espone inoltre preziosi contenitori utilizzati per ospitare raccolte di gemme, monete e cammei, dei quali i Grimani erano appassionati collezionisti.

L'Antitribuna, la Tribuna e il Camaron d'Oro

L'Antitribuna è tornata recentemente ad ospitare la tela - in una copia di pregio realizzata da Factum Foundation - che caratterizzava il tondo al centro del soffitto, ispirato al Pantheon. Il dipinto raffigura La disputa tra Minerva e Nettuno per il dominio dell'Attica, l'originale realizzato da Giuseppe Porta detto il Salviati. Da qui si accede al luogo più importante e significativo della casa: la Tribuna Grimani. Tale ambiente, già noto come Antiquarium, in origine custodiva più di centotrenta sculture antiche, fra le più pregiate della raccolta. Sormontato da un lucernario con lanterna che assicurava una costante illuminazione naturale, venne rivestito da marmi a creare un numero eccezionale di spazi e supporti per inserire i marmi antichi, seguendo un percorso ascensionale che conduceva al Ratto di Ganimede al centro del soffitto. La varietà delle fonti architettoniche fa pensare a un coinvolgimento diretto dello stesso Giovanni Grimani nella progettazione.

Interno della Tribuna Grimani con lucernario e allestimento archeologico

La sala Camaron d'Oro è così chiamata fin dal XVI secolo per gli arazzi impreziositi da filati d’oro che un tempo ne ricoprivano le pareti. Ai lati della porta d’accesso sono collocati due busti in bronzo del secolo XVI, raffiguranti l’imperatore Adriano e l’imperatrice Sabina in veste di Cerere.

Le Straordinarie Collezioni Grimani

Nel palazzo erano sistemate le raccolte d'arte e di archeologia del cardinale Domenico Grimani e di Giovanni, patriarca d'Aquileia. Essi furono anche donatori di parti consistenti delle loro collezioni alla Repubblica, che stettero alla base della nascita dello Statuario pubblico della Serenissima. Giovanni, mosso dalla sua passione per l'antichità classica, concepì la residenza come uno scrigno per la sua vasta collezione di sculture e reperti archeologici, trasformando il palazzo in un vero e proprio museo ante litteram.

La collezione di sculture classiche rappresenta un altro fiore all'occhiello di Palazzo Grimani. Sebbene molte di queste opere siano state trasferite in altre sedi durante la caduta della Repubblica Veneta, recenti progetti di valorizzazione hanno permesso di ricostruire parzialmente l'allestimento originario. Oltre alle sculture, il palazzo conservava opere di artisti del calibro di Tiziano, Tintoretto e Veronese. L'esposizione “Domus Grimani 1594-2019. La collezione di sculture classiche a Palazzo dopo quattro secoli”, realizzata in collaborazione con la Fondazione Venetian Heritage e Civita Tre Venezie, ha riportato a Palazzo Grimani una parte considerevole dell'originaria collezione di antichità del patriarca Giovanni, donata alla Serenissima Repubblica nel 1587 (oggi parte del Museo Archeologico Nazionale). Nelle sale del percorso espositivo, alle opere antiche si uniscono bronzetti, dipinti, arazzi ed elementi di arredo, in un insieme che intende rievocare l'atmosfera di una dimora patrizia cinquecentesca.

Statue classiche esposte nella collezione di Palazzo Grimani

Informazioni Utili per la Visita al Museo di Palazzo Grimani

Palazzo Grimani si trova nel sestiere di Castello, in una zona relativamente tranquilla e facilmente raggiungibile. Per raggiungerlo, si può partire da Piazzale Roma e attraversare il centro storico a piedi, oppure utilizzare il servizio di vaporetto scendendo alla fermata "San Zaccaria" e proseguendo per una breve passeggiata.

DiRE | VENEZIA, MUSEO DI PALAZZO GRIMANI_Antinoo

Il palazzo è aperto al pubblico come museo statale, offrendo un'esperienza di visita unica. A regime ordinario, il museo è aperto dal martedì alla domenica, dalle 10:00 alle 19:00, con chiusura settimanale il lunedì. È consigliabile verificare sempre gli orari aggiornati sul sito ufficiale del museo prima della visita, poiché potrebbero subire variazioni in base alla stagione o in occasione di mostre temporanee. Il percorso museale si sviluppa a partire dalla corte rinascimentale e, attraverso lo scalone monumentale, si estende a tutto il primo piano nobile. Il secondo piano nobile è aperto al pubblico in occasione di mostre temporanee. Il biglietto d'ingresso ha un costo contenuto e sono disponibili riduzioni per studenti, anziani e gruppi. Una soluzione vantaggiosa è il Museum Pass di Venezia, che include l'accesso a Palazzo Grimani insieme ad altri musei civici della città.

Per apprezzare appieno la bellezza e la storia di questo luogo, si consiglia di:

  • Partecipare a una visita guidata, disponibile in diverse lingue, per scoprire dettagli e curiosità.
  • Dedicare almeno un'ora e mezza alla visita, per esplorare con calma tutte le sale e soffermarsi sugli elementi più significativi.
  • Prestare particolare attenzione alla Tribuna e alla Sala dei Fogliami, veri gioielli del palazzo.

Palazzo Grimani ospita regolarmente mostre temporanee di arte contemporanea che creano un interessante dialogo con l'ambiente rinascimentale. Il museo dispone anche di un bookshop dove acquistare pubblicazioni e souvenir.

Riguardo alla conservazione, le coperture e i due piani espositivi sono in buono stato per quanto riguarda le strutture e le decorazioni. La parte più compromessa è quella del piano terreno, poiché due lati dell'edificio si affacciano direttamente sul canale e, nonostante il sistema di vasche costruite per contrastare il fenomeno dell'acqua alta, subisce sia gli effetti del moto ondoso che degli allagamenti sempre più frequenti.

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